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Pierfranco Fornasieri
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avatarSony A7 mkII (ma anche le altre) come cambiare da monitor posteriore a mirino
in Fotocamere, Accessori e Fotoritocco il 18 Settembre 2017, 15:37


Recentemente ho messo le mani su una Sony A7 mkII e ho incominciato ad usarla.
Sorvolando su molti aspetti che trovo positivi, legati all'utilizzo e alla resa, non ho però potuto fare a meno di notarne altri che mi preoccupano (spero di sbagliare e di essermi perso qualcosa)

A proposito della scelta del mirino da utilizzare in fase di ripresa: monitor posteriore o mirino oculare.
All'interno del menu della Sony A7 mkII questa cosa si può settare in tre modi:
solo mirino oculare,
solo mirino sul dorso,
automatico.

Si capisce facilmente che cosa significhi: scegliendo il mirino oculare si disattiva completamente il mirino sul dorso e ogni opzione, compresi i settaggi nel menu di altre cose, la si osserva dentro l'oculare; scegliendo il mirino sul dorso, succede l'esatto opposto, e viene disattivato completamente il mirino oculare. Poi c'è l'opzione "automatica" che switcha in automatico fra uno e l'altro a seconda di quello che "dice" il sensore di prossimità sull'oculare: se vede buio pensa che tu abbia l'occhio lì attaccato e disattiva il monitor posteriore, se il sensore non vede buio allora ti attiva il mirino posteriore.

Ora, mettiamoci nei panni miei (o di qualsiasi fotografo che faccia foto cosiddette "spontanee"). Probabilmente a prima cosa che uno vorrebbe fare, sarebbe quella di muoversi con la fotocamera in mano, che pende sul fianco, ma con i monitor disattivati e la possibilità di attivarli con un click, scegliendo velocemente e di volta in volta quale usare.
Quindi una delle prime cose che ho cercato a menu è stata la possibilità di inserire la voce che seleziona il modo di uso dei monitor come funzione in uno dei pulsanti "custom" della fotocamera. In questa maniera avrei richiamato l'opzione velocemente.
Con mio stupore ho scoperto che la cosa sembra impossibile. Non si può fare. Puoi mettere un sacco di funzioni nei pulsanti custom, fra le quali la preziosissima "invia a smartphone" e altre amenità, ma non puoi mettere il modo d'uso del monitor.
Se vuoi cambiare il monitor che vai ad usare, devi smanettare nel menu tutte le volte, oppure rassegnarti alla funzione di switch automatico fra i monitor, col risultato che se tieni la fotocamera a tracolla, o lungo il fianco o in mano che tocca la gamba, questa continuerà ad attivare a vanvera il mirino oculare, saltando da questo al monito posteriore, e a consumare una quantità abnorme di batteria. Oppure la devi spegnere ogni volta che non stai scattando.
C'è una funzione usabile e customizzabile sul pulsante che il monitor posteriore lo fa diventare nero, ma che comunque non risolve l'esigenza di una scelta veloce fra i due monitor che non sia stupidamente automatica.

Qualcuno ne sa più di me? Cosa non ho capito?
Spero sinceramente di essermi perso qualcosa, perché se fosse davvero così sarebbe una situazione che a mio parere, da un punto di vista pratico e ftografico, rasenta il ridicolo.






avatarPrime impressioni d'uso del Leitz Summicron M 50 “Wetzlar”
in Obiettivi il 24 Maggio 2016, 9:24


Mi arriva via posta, questa lente dei primi anni settanta. Mi viene sempre una specie di atteggiamento che è una via di mezzo fra l'ammirato e l'ossequioso quando maneggio simili oggetti per la prima volta. Restituiscono una sensazione di solidità e di perfezione ottica e meccanica senza precedenti: soprattutto quando sono in uno stato di conservazione ottimo come l'esemplare che mi ritrovo fra le mani.
E' stretto, questo Summicron, rispetto al cinquanta millimetri leggermente più luminoso che usavo fino a pochi giorni fa. Ma questa cosa la so già, visto che ne ho posseduto un modello molto recente, di quelli con il paraluce incorporato, che era stato costruito nel 2008.
Era troppo perfetto per i miei gusti, quello. Davvero troppo. Non aveva alcuna magia o perlomeno io non ce l'ho mai vista. L'ho dato via senza troppo rimpianto.
Mi arriva questo “Wetzlar” via posta, dicevo, e con esso tutta la sua storia e anche un po' dell'alone mitico che accompagna da sempre quest'obiettivo.
Non mi piace granché il paraluce 12585 che la lente ha in dotazione. Ma, pazienza, so perfettamente che gli obiettivi Leitz del periodo di questo sei lenti sono assai proni al flare e quindi decido di farmelo piacere comunque. Non tutte le lenti Leica sono come le recenti Zeiss ZM, che mantengono tutto il contrasto del mondo con qualsiasi tipo di luce sfavorevole.
In compenso apprezzo l'ergonomia dell'obiettivo e la solidità costruttiva, il diaframma a dieci lamelle e soprattutto la ghiera di messa a fuoco, che ha una rotazione di circa 180 gradi per passare da settanta cm ad infinito, ma di questi bastano 40° per andare da infinito a 2 metri, mentre almeno 120° sono usati per focheggiare a brevi distanze.
So già che questa cosa si tradurrà, operativamente, in velocità nella messa a fuoco quando il soggetto non è vicino e nello stesso tempo in raffinata precisione quando invece lo è.
La sapevano lunga i tedeschi. La sanno ancora.
Lo monto in macchina e decido di farci una sessione mattutina intera.
Ho già un sei lenti, è il Summicron 35, il cigno con matricola alta. La sua resa mi piace molto. Vediamo se questo Wetzlar si difende ugualmente bene.
Lo provo per tutta la mattina, in giro per Torino, facendo scatti di strada e in luoghi pubblici.
SI maneggia bene, non c'è che dire. E lo provo un po' in tutte le situazioni: luci artificiali, penombre, a distanza ravvicinata, ad ampie aperture, a diaframmi intermedi, in chiesa, in situazioni di forte contrasto.
Il Wetzlar non rivela nessun limite. Risponde sempre come vorrei che facesse e non sbaglio una foto.
A casa, scarico le immagini sul Mac…
La prima cosa che mi colpisce è lo sfocato, assai simile a quello del “cigno” trentacinque, uniforme, morbido, gradevolissimo e nonostante tutto leggibile.
La seconda cosa che mi colpisce è la precisione e l'estrema disinvoltura con cui la lente restituisce una nitidezza e un contrasto eccellenti a ogni diaframma e in ogni zona del fotogramma. Obiettivi così nitidi, di solito, non presentano uno sfocato così gradevole. Questo lo fa.
La terza cosa che mi colpisce è la facilità con la quale tiro fuori tutti i grigi del mondo, nella mia conversione in bianconero. E' da un po' che penso di non aver affatto bisogno di una Leica Monochrom; in questi giorni, se possibile, ho avuto l'ennesima conferma di questo pensiero.
La quarta impressione è data dalla bella trasparenza che sembrano avere le ombre attraverso questa lente, nonostante il contrasto pronunciato. Si fanno amare i dettagli in ombra, attraverso il Wetzlar, e sono facilmente gestibili in post produzione, più di quanto non accadesse in altri casi, alla faccia dei super sensori, della corsa agli ISO e della dinamica artificiale di alcuni software di conversione RAW.
L'ultima impressione, la quinta, la più netta e schiacciante, è data da una caratteristica che questa lente tira fuori più di ogni altra cosa e che mi è capitato di notare a video, mentre osservavo il tiff di una foto fatta in chiesa. Senza dire nulla, ho chiamato colei che mi sopporta e le ho detto “Guarda questa foto. A mio parere questa lente ha una caratteristica, secondo te qual è?”.
Dopo alcuni secondi di silenzio le ho sentito dire
“è tridimensionale…sembra di essere lì, dentro l'immagine”.
Già. E' tridimensionale, il Wetzlar.
Senza ogni dubbio.
Le immagini (alcune più altre meno, ma tutte almeno un po') prendono aria, respirano, annullano ogni barriera fra chi osserva e quello che rappresentano. Traspaiono.
La focale cinquanta è la mia preferita e la più usata.
Ho la sensazione di aver trovato il compagno ideale, per me. Un peccato non averlo mai voluto provare prima, memore della resa dell'altro Summicron che invece era perfetto, forse di più, ma non ti portava da nessuna parte.






avatarCosa può fare una Leica - parte seconda
in Fotocamere, Accessori e Fotoritocco il 19 Aprile 2016, 11:19


Ciao.
Apro il secondo giro su questa discussione, perché non mi sembrava finita.






avatarLe "Seconde Storie" a Paratissima 11
in Tecnica, Composizione e altri temi il 05 Novembre 2015, 9:24


Le Seconde Storie di Pierfranco Fornasieri sbarcano a Paratissima!!!
Un'esposizione di 6x3 metri in posizione centrale, all'interno della celebre manifestazione Paratissima, che l'anno scorso ha sfiorato i 100.000 visitatori.
Prinp Editoria d'Arte 2.0, casa editrice del volume, ospita all'interno del suo stand il progetto espositivo "Seconde Storie", di Pierfranco Fornasieri, con una grande installazione fotografica, oltre a stampe bianconero fine art e un sacco di belle cose da vedere.

Paratissima 11 - Ordine e Caos
4-8 novembre, Torino Esposizioni
Sezione G@P - Galleries at Paratissima
Stand Prinp Editore - Pad. C13

www.facebook.com/events/1499246227036641/
www.fornasieri.com
www.paratissima.it

Venitemi a trovare, se vi va, che ci facciamo una bella chiacchierata e offro il caffè!



















avatarSony A7, Fuji X-Pro, Canon, Cartier Bresson e...blasfemie
in Fotocamere, Accessori e Fotoritocco il 05 Marzo 2014, 18:56


L'altro giorno leggevo della vita di Henry Cartier Bresson, e pensavo.
Non smetterò mai di stupirmi del fatto che c'è chi si entusiasma perché una macchina fotografica mette a fuoco in qualche decimo di millisecondo in meno di un'altra.
E che pensi subito dopo che quello sia uno strumento da possedere ad ogni costo.
Così come non smetterò mai di stupirmi per coloro che continuano a saltare da un corpo macchina ad un altro, solo perché il secondo è di progettazione più recente.
Mi immagino sempre che si aspettino di ricevere una certa linfa vitale e creativa dal nuovo corpo macchina, che rinvigorisca in loro un entusiasmo assente oppure una voglia affievolita.
Come se anni fa non si facessero belle foto. Come se oggi qualcuno riuscisse a produrre capolavori che in passato non erano producibili.
Henry Cartier Bresson pensava ai surrealisti, all'inizio degli anni trenta. Pensava a cosa mettere dentro ad una foto, fosse anche solo la vetrina di un negozio, un manichino svestito, oppure lo sguardo fra due passanti o un ciclista in movimento. Pensava al perché mettercela, a cosa avrebbe voluto dire, attraverso quello scatto, e perché e come avrebbe voluto dirlo.
Poi si è dato al reportage, anche lì perché aveva cose precise da dire e sapeva come voleva farlo. Ha prodotto capolavori e scritto la storia della fotografia con mezzi che oggi nessuno di noi immaginerebbe neppure di dover prendere in considerazione.
Messa a fuoco a mano, pellicole chimiche da 100 ASA, assenza di display, esposizione manuale, niente esposimetro.
Che bestemmie sono mai queste? Come facevano quelli come lui a scattare e stampare roba buona senza la Sony A7, o la Fuji tal dei tali, la Canon "seguotuttoenonlomollo" o anche solo una raffichina sifilitica da 5 fot/sec.
Ho evitato di citare Live View e Focus Peaking per pietà verso il grande maestro, che ho nominato già troppo ed in un modo che rasenta la blasfemia.
Ironia gratuita a parte, mi scopro a fare questi pensieri.
A chiedermi cosa muova chi oggi fa fotografia.
A chiedermi se è sempre stato così come oggi ed anche in passato c'era chi si affidava al mezzo e basta, oppure a domandarmi quando la fotografia di consumo abbia creato questa tipologia di fotografo, così particolarmente attaccato alla tecnologia, da arrivare ad aspettarsi da essa addirittura un'ispirazione creativa o ad affidare ad essa al sua capacità di scattare.







avatarLa vita della macchina fotografica, la tecnica e le fotografie fruibili...
in Fotocamere, Accessori e Fotoritocco il 16 Settembre 2013, 16:38


Incuriosito da tutto quello che mi capita di leggere fra gli interventi su questo forum, vi vorrei proporre un tema di riflessione.
Questo topic non è rivolto ai professionisti, per i quali cambiano alcuni fattori al contorno, ma ai fotoamatori cosiddetti (più o meno) "evoluti".

Una macchina fotografica cosiddetta "ammiraglia", al giorno d'oggi, così come ormai anche le cosiddette semi-pro, ha la capacità di scattare a lungo e, se usata con lenti di qualità, produrre fotografie che sono godibili, fuibili e proponibilissime. Insomma, di qualità professionale per la maggior parte degli usi ed estremamente elevata.

Fra sei-sette anni quella macchina varrà quasi niente, ma le fotografie che ci fate oggi rimarranno tali. Godibili, fruibili e proponibili. Di qualità estremamente elevata.
E allora, perché cambiarla? Mi dico spesso...

Che cos'è che produce ed alimenta il meccanismo di insoddisfazione nei confronti di un mezzo che continua a dare risultati elevati?
Che cosa ci induce a cambiare corpo macchina?

Forse che noi fotoamatori evolviamo in maniera talmente rapida da avere bisogno sempre più di nuove e nuove funzionalità per fare foto di qualità?
O é qualcos'altro che evolve in maniera così rapida da farci perdere la bussola e distrarre completamente da quello che dovrebbe essere il nostro fine: cioè fare delle foto di qualità, fruibili e godibili.
Quanto è la vita utile di una macchina fotografica e quanto invece quella di un fotografo e della sua tecnica?

Ciao
Pierfranco







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Attrezzatura: Ricoh GR IIIx, Ricoh GR IV Monochrome, Panasonic Lumix LX100 (Per vedere le statistiche di fotocamere, obiettivi e ISO più utilizzati da Pierfranco Fornasieri, clicca qui)

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