kodak Charmera in Fotocamere, Accessori e Fotoritocco
il 17 Gennaio 2026, 22:11
Kodak Charmera – non una fotocamera, ma un generatore di ricordi
La Kodak Charmera è un oggetto difficile da inquadrare con i criteri tradizionali della fotografia digitale. Se la si valuta come una “fotocamera” nel senso tecnico del termine, si rischia di non ca× del tutto. Se invece la si osserva per ciò che essa realmente è, allora emerge con sorprendente chiarezza la sua natura: non è nata per creare fotografie perfette, ma per evocare ricordi.
Ed è proprio qui che, a mio avviso, risiede il suo fascino.
Un progetto volutamente fuori dal tempo
La Charmera rievoca esplicitamente l'esperienza delle pellicole formato 110: immagini morbide, rumore evidente, gamma dinamica limitata, gestione delle luci imperfetta. Tutti elementi che, sulla carta, rappresentano dei limiti, ma che nella pratica diventano il linguaggio espressivo etereo.
Il sensore (CMOS di veramente piccole dimensioni 1/4", con lente equivalente 35 mm e diaframma fisso a f2.4) lavora in modo completamente automatico. Gli EXIF risultano poco affidabili e sostanzialmente fissi, a conferma del fatto che l'utente non è chiamato a controllare la tecnica, ma a concentrarsi esclusivamente sul momento.
L'immagine come memoria, non come documento
Una fotocamera moderna – come una Sony RX100 o una reflex – è in grado di catturare il reale con una precisione quasi clinica, spesso superiore a quella dell'occhio umano. La Charmera no.
E proprio per questo la sua immagine è diversa: non conserva tutte le informazioni, conserva l'essenza.
Le fotografie prodotte non “mostrano tutto”, ma lasciano spazio all'interpretazione, alla rievocazione emotiva, a ciò che la mente completa da sola. Guardando uno scatto della Charmera, non si dice “che bella foto”, ma piuttosto: “ricordo esattamente quello che provavo quando l'ho scattata”.
Comportamento operativo e filosofia d'uso
Durante l'uso quotidiano si percepisce chiaramente che si tratta di una macchina semplice, economica, ma non trascurata. La componentistica interna, pur essenziale, appare coerente e dignitosa: nessuna raffinatezza, ma neppure improvvisazione totale.
La gestione dell'esposizione è graduale e “a step”, con tempi di adattamento visibili passando da scene scure a scene luminose e viceversa. Questo comportamento, anziché essere un difetto, diventa quasi un mezzo creativo: anticipando o sfruttando la compensazione automatica, è possibile ottenere leggere variazioni di esposizione in modo empirico.
Un oggetto che invita a fotografare di più
Uno degli aspetti più interessanti della Charmera è l'assenza di pressione. Non c'è ansia da nitidezza, da microcontrasto, da prestazione assoluta. Si scatta con più leggerezza, più istinto, più libertà.
Ed è forse questo il suo più grande pregio: ti fa tornare a fotografare per il piacere di farlo, non per dimostrare qualcosa.
CONCLUSIONE
La Kodak Charmera non è per tutti.
Non è per chi cerca controllo, precisione, perfezione.
È per chi cerca un'esperienza, un ritorno a una fotografia più ingenua, più emotiva, più umana.
In un'epoca in cui tutto è iperdefinito, ipercontrollabile e iperottimizzato, la Charmera osa essere imperfetta.
E proprio per questo, sorprendentemente, funziona.