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Che manchi il giallo non sono certo non capisco se casualmente siano assenti dalle inquadrature oggetti gialli o se effettivamente il giallo sia sbiadito o poco saturo. Le fitografie dono scattate per la maggiore parte tra il 1972 ed il 1975 con qualche scatto preso nei primi anni ottanta
Ordunque Andrea premetto che ho visto le foto col cellulare, quindi il mio giudizio può essere qualsiasi cosa ma di certo non al di sopra di ogni possibile dubbio, ma viste così onestamente tutto possono sembrare ma non ipersature, il cromatismo generale, e la sua saturazione mi sembrano anzi quelli tipici del Kodachrome, peraltro canonicamente sottoesposto di mezzo stop, mentre la dominante blu nelle zone in ombra, peraltro tipiche delle fotografie in ombra scoperta, sono inevitabili e, forse, un pochino enfatizzate dalla tendenza ai toni freddi delle Kodachrome 64.
"Domenica mattina presto", un bel progetto. Me ne ricorderò la prossima volta che nessuno in casa ha voglia di alzarsi e io sento il bisogno di girare per la città con la mia macchina fotografica.
Ciao Andrea, ho rivisto le fotografie e in effetti di giallo c'è pochissimo, una striscia intorno al minuto 1:50/4, qualcosina intorno al minuto 3 e null'altro, mi pare. Confermo la mia precedente ipotesi sulla pellicola, mi pare una Kodachrome, anche se nell'insolito formato 120 , la saturazione infatti mi pare proprio quella tipica della Kodachrome leggermente sottoesposta, certamente consistente ma non eccessiva insomma, e anche la dominante blu nelle zone in ombra non è eccessiva. Parlando dell'opera invece devo dire che è molto interessante, il tema mi pare incentrato su una sorta di ricerca sull'Archeologia Industriale e sui quartieri operai tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, le fotografie sono tutte rigorosamente uguali, quasi assolutamente ripetitive tanto nell'inquadratura quanto nella composizione, ovviamente non escludo che si tratti di una precisa scelta artistica dell'autore volta a creare un continuum fra le varie immagini, ma alle volte, sinceramente, risulta piuttosto pesante proprio in virtù della voluta, e direi quasi sfacciata, ripetitività. In definitiva è un'opera certamente interessante, e per gli appassionati del tema, nelle cui fila potrei annoverare me stesso, la definirei anzi assolutamente imperdibile seppure, ripeto, a volte un tantino monotona.
@Caldani: mi sembra una tipica carta patinata. Perché lo chiedi? @Psolo, le fito sono scattate nei primi anni settanta con una Hasselblad. Domanda da ignorante: non esisteva la Kodachrome in formato 120?
Per quel che può essere utile, nella presentazione del libro si parla di negativi:
“ Peter Mitchell's Early Sunday Morning is made up of over 90 images, each one selected from a cache of five hundred negatives which had previously sat unseen for over 30 years. „
@Psolo, le fito sono scattate nei primi anni settanta con una Hasselblad. Domanda da ignorante: non esisteva la Kodachrome in formato 120? *********************************************
Eh Andrea, questo sinceramente non lo ricordo. Quello che so per sicuro è che l'unica pellicola, di tutta la produzione Kodak, a essere confezionata solo ed esclusivamente nel formato 35 mm era la TP 2415 anche perché, a detta di Kodak stessa, due stampe 13x18 cm, di cui una ottenuta da un negativo Technical Pan, e l'altra da una stampa a contatto ottenuta con una QUALSIASI ALTRA PELLICOLA, confrontate fra loro, risultavano essere indistinguibili. Oltretutto le Kodachrome, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, erano stato prodotte anche in lastre, certamente 4x5" e forse anche 5x7" e 8x10", e quindi, anche se al riguardo non ho notizie certe, sarei portato a ritenere che queste emulsioni, seppur di rado, siano state tagliate anche in formato 120 però...
Per quel che può essere utile, nella presentazione del libro si parla di negativi: *********************************************
500 negativi? Possibile? Ma per un prodotto di Alta Editoria non si usavano negativi... e oltretutto, in origine, la Kodachrome era stata messa a punto proprio per soddisfare le esigenze del mondo editoriale!
“ 500 negativi? Possibile? Ma per un prodotto di Alta Editoria non si usavano negativi... e oltretutto, in origine, la Kodachrome era stata messa a punto proprio per soddisfare le esigenze del mondo editoriale! Confuso „
Sicuramente c'era chi usava anche pellicole negative. In questo momento, perché c'è un'altra discussione su di lui, mi viene in mente per esempio Joel Meyerowitz, con il passaggio al grande formato per "Cape Light" a metà anni '70.
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