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sent on 04 Giugno 2015 (19:01)
Molto interessante, probabilmente davvero uno degli articoli più profondi che siano stati proposti qui. Per addentrarsi nell'argomento e discutere le affermazioni fatte da un grande Maestro bisgnerebbe averne una conoscenza molto più approfondita della mia, comunque posso dire che gran parte delle considerazioni mi sembrano più che condivisibili anche se forse il pessimismo è fin troppo spinto. Credo che una certa deriva sia voluta e inevitabile, una delle persone che per me ha analizzato e compreso meglio la fotografia ( e non solo), Susan Sontang negli anni 70 scriveva "...il restringere la libera scelta politica al libero consumo economico esige che la produzione ed il consumo d'immagini siano illimitati..." Poi è arrivato il web e questa esigenza si è enormemente moltiplicata, la rivoluzione digitale (Smargiassi, anche se poco compreso, non ha detto cose sbagliate al riguardo) è servita a poterla soddisfare, ovviamente mettere insieme grandissimi numeri con originalità e creatività (dopo quasi un paio di secoli d'attività per di più) non è possibile ma penso e spero che ci possano essere ancora nicchie, specie al di fuori dei media, in cui la Fotografia possa continuare ad esercitare la sua magia, che come dice Susan forse non è tanto di essere di per se arte ma d'avere la possibilità di rendere arte qualunque soggeto ripreso. Photoshop forse può contribuire in molti modi anche in questo, basta che resti mezzo come nelle foto di Pino Musi per ricreare un qualcosa di unico e funzionale al racconto e non venga usato invece come macchina per uniformare le immagini ai gusti del mercato. |
user46920
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sent on 04 Giugno 2015 (20:22)
E' di difficile lettura, magari qualche virgola in più e sarebbe stato più facile e chiaro. Però, molto interessante, anche il lavoro di Musi ... Riporto due o tre passaggi secondo me importanti: [...] Facendo delle fotografie che negano di esserlo, o definendo fotografie immagini che fotografie non sono, finalmente i fotografi odontotecnici possono definirsi ed essere considerati artisti.[...] [...] Quattro burocrati pagati da una lobby decidono a Bruxelles che la cioccolata si può fare praticamente senza cacao. Una maggioranza di politici × e mascalzoni approva la legge. Dal giorno dopo la parola cioccolata designerà qualcosa che nulla a che fare con quanto designava fino a un giorno prima. .... Insomma, la fotografia, la cui novità culturale aveva costretto la pittura, la letteratura, la società stessa a trasformarsi e rivoluzionarsi, rinuncia a se stessa per essere considerata arte.[...] fin qui mi sembrava la solita presa di consapevolezza della solita realtà quotidiana, ma poi il risvolto inimmaginabile ... [...] Pino Musi ha tentato invece un impossibile ritorno alla fotografia utilizzando il suo virtuosismo tecnico come un'assurda e impossibile macchina del tempo. Recuperare un mondo che non c'è più attraverso una fotografia che non c'è più.[...] Non saprei come commentare la cosa, mi ha fatto venire in mente subito, le ricostruzioni pseudo-documentaristiche degli animali preistorici. Ma comprendo che possa esser stato un lavoro "esagerato" di fotografia dell'Arte |
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sent on 04 Giugno 2015 (22:21)
“ Per addentrarsi nell'argomento e discutere le affermazioni fatte da un grande Maestro bisgnerebbe averne una conoscenza molto più approfondita della mia „ Letta questa frase e conoscendo i tuoi scatti, ho rinunciato a leggere l'articolo ... se sei impreparata tu, io posso mettere il corredo sul mercatino ... |
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sent on 05 Giugno 2015 (9:31)
Molto, molto interessante: grazie della segnalazione. La lettura del testo non è per nulla facile e questo, purtroppo, allontanerà e farà desistere molti dal proseguire la lettura fino in fondo. Peccato, perché le riflessioni sono decisamente azzeccate. Chi scrive dovrebbe sintetizzare i concetti invece che disperderli. La riflessione, pur essendo centrata sul ruolo della fotografia, mi pare che lambisca anche un altro argomento a me caro, quello delle condizioni in cui versano molti monumenti antichi e di gran pregio del nostro paese. E non parlo di quelli famosi, ritratti in quelle foto, ma degli altri innumerevoli monumenti, non certo meno importanti, che ogni tanto fanno capolino tra i capannoni di una zona industriale o che languono, nascosti da folti agglomerati di erbacce incolte. Nel mio piccolo, uso da anni la fotografia per documentarli, senza alcuna velleità artistica, solo per averne memoria. |
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