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sent on 23 Dicembre 2014 (14:49)
Questa domanda, se non per esperti, è rivolta a chi quantomeno possiede un minimo di competenze sull'argomento. Il tema è questo. : in mancanza di uno spettrofotometro, strumento peraltro non alla portata di tutti, come si può fare per vedere la qualità della sua emissione luminosa, nel senso di vedere se le componenti RGB sono emesse in percentuale simile, oppure diversa, e di quanto..? Questo perché ho flash monotorcia da studio di marche diverse, e vorrei vedere se posso usarli assieme o meno. per esempio fotografando un campione bianco e guardando l'istogramma dello scatto, occorrerebbe essere certi che il campione rifletta la luce in maniera bilanciata... Qualche idea..? |
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sent on 23 Dicembre 2014 (15:21)
Lo spettro del flash è assimilabile a quello della luce diurna. Quello che può cambiare - ma nei flash attuali mi sembra in misura minima - è la temperatura di colore. Se dovessi renderti conto di una disomogeneità puoi usare una gelatina sul flash. Una volta si chiamavano filtri di conversione luce ed il loro effetto era calcolato in decamired. Esiste una serie arancio per ridurre la temperatura che va dal Wratten 85c che trasforma la luce diurna in 3200°k alla serie 81 che la riduce in misura molto minore, ed una serie blu che fa l'opposto e parte dal 80 A. Le lampade che non hanno spettro assimilabile sono quelle al neon; per correggere il flash nella loro direzione si possono usare filtri verdi o in genere quelli di compensazione colore gialli magenta e ciano che si trovano facilmente in densità da 05 a 60 e si possono combinare tra loro. Paolo |
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sent on 23 Dicembre 2014 (15:37)
interessante, seguo. |
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sent on 23 Dicembre 2014 (16:16)
di solito, nel manuale dei flash, o quantomeno nelle specifiche c'e' la temperatura colore. Se e' la stessa non ci dovrebbero essere problemi |
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sent on 23 Dicembre 2014 (16:28)
“ Spettro emissione colorimetrica „ E' una contraddizione in termini; lo spettro di emissione non ha nulla a che vedere con i colori. La definizione di uno spettro emissivo di una sorgente radiante compete alla radiometria. Questo per esempio è il D65 :
 Da notare che questo è il D65 definito dalle norme; ideale e con CRI 100. Soltanto DOPO aver tradotto lo spettro emissivo in grandezza fotometrica possiamo accedere ad informazioni di colorimetria. |
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sent on 24 Dicembre 2014 (22:19)
Feddas, grazie. La temperatura di colore di un flash, e di altre sorgenti luminose può variare nel tempo, e può discostarsi dai valori nominali. Alcune case ad esempio indicano : 5600k +/- 200 ... Il che significa che, nella peggiore delle ipotesi, potremmo trovare un esemplare la cui T K° è 5400, mentre un altro è 5800. Una differenza sensibile, chiaramente viibile in foto in cui la fedeltà cromatica è prioritaria. È chiaramente un caso limite, ma non escludibile a priori. Dobbiamo poi considerare che i flash da studio non vengono quasi mai usati senza diffusori, i quali possono introdurre alterazioni della temperatura di colore . Se poi abbiniamo lampeggiatori di marca diversa, le cose si complicano perché il dato di targa dei gradi kelvin, da solo non basta ad informare sulla qualità della luce emessa. ! Possono esserci leggeri slittamenti verso il verde o il magenta... diversità nella forma d'onda..... etc . Come al solito tutto dipende dalle esigenze del momento. Foto di food, still life, beauty, gioielli, tessuti, etc. necessitano di un controllo accurato di tutte le variabili in gioco. In tanti altri casi... non ci si pone neanche il problema. ! Quanti sono coloro che impostano la fotocamera in AWB...? Buon Natale. ...! Francesco |
user3834
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sent on 24 Dicembre 2014 (22:44)
Secondo me dipende molto da cosa vuoi fotografare e in quali condizioni, i flash ti daranno delle dominanti, è inevitabile, basta che queste siano trascurabili. |
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sent on 25 Dicembre 2014 (10:15)
“ Quanti sono coloro che impostano la fotocamera in AWB...? „ Oggi credo pochi... scattano tutti in RAW e il punto di bianco lo sistemano in fase di sviluppo. “ La temperatura di colore di un flash, e di altre sorgenti luminose può variare nel tempo, e può discostarsi dai valori nominali. Alcune case ad esempio indicano : 5600k +/- 200 ... Il che significa che, nella peggiore delle ipotesi, potremmo trovare un esemplare la cui T K° è 5400, mentre un altro è 5800. Una differenza sensibile, chiaramente viibile in foto in cui la fedeltà cromatica è prioritaria. „ Mi sbaglierò ma il tuo sembra un... problema preventivo, cioè che ti sei posto tu prima di essertici scontrato realmente. La differenza tra 5400 e 5800 K° è senz'altro apprezzabile se si tratta di allineare il punto di bianco del sensore con quello dell'illuminazione (ma era comunque ritenuto una tolleranza normale, anzi minima, all'interno del concetto di daylight). Ma il problema è molto diverso se si tratta di differenze di temperatura tra più sorgenti che concorrono all'illuminazione: infatti nell'insieme comunque si riottiene una media e la differenza tende a riallinearsi. In questo caso, dunque, è assai meno evidente. Quello che è sicuramente fastidioso (ma non sempre pernicioso) è il mescolarsi di luci con differenze elevate, dell'ordine dei 15 decamired, oppure con spettri non continui che danno esiti non solo sull'asse blu-ambra. Il problema si risolve allineando prima la temperatura delle lampade tra loro (ed eventualmente cercando la compensazione per quelle a spettro discontinuo) a quella maggioritaria, cosa che consente di avere una luce omogenea: e poi sistemando il punto di bianco in fase di sviluppo RAW. A parte i lavori di riproduzione, in cui la fedeltà cromatica è prioritaria (ma scommetterei che in questo caso il problema dei 200°k in fase di ripresa sia davvero il minore), negli altri lavori fotografici la standardizzazione della illuminazione è a mio giudizio piuttosto un minus che un plus. I fotografi che usano il termocolorimetro erano rarissimi un tempo e sono ancor meno oggi. E l'uso prevalente, un tempo, era per il cinema, dove si avevano problemi di coerenza tra scene girate in momenti diversi, e non certo di... fedeltà cromatica. La stessa luce solare spazia in un intervallo molto ampio i cui estremi sono molto ricercati dai fotografi di paesaggio. |
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sent on 25 Dicembre 2014 (10:21)
La faccio breve. Parli di foto in studio. Accendi le torce, scatti ad un color checker e con il suo programma correggi il profilo colori. Tac, calibrazione torce fatta. Ti porta via uno scatto ogni volta che vuoi un raffronto o cambi potenza e angolazione. Facile, indolore. |
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sent on 25 Dicembre 2014 (10:46)
“ Accendi le torce, scatti ad un color checker e con il suo programma correggi il profilo colori. „ Come ho detto sopra io dubito proprio che la differenza sia un problema. Ma se lo fosse davvero temo che questa soluzione - che non equilibra tra loro le lampade - non metterebbe al riparo da ombre con tinte diverse e da versanti con dominanti leggere. Un profilo, per quanto corretto, è sempre... medio e calcolato sulla riflessione, e non può compensare le differenze tra le varie lampade, che sono invece differenze di illuminazione. Buon Natale a tutti! |
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sent on 25 Dicembre 2014 (11:06)
Buon Natale! Da prove che ho effettuato col color cheker equilibrate le luci le ombre sono molto più omogenee tra loro. Al contrario se equilibri le ombre. Questo è paricolarmente utile per luci miste dissimili come l'illuminazione in ambienti pubblici, chiese o case. |
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sent on 25 Dicembre 2014 (11:33)
“ Da prove che ho effettuato col color cheker equilibri le luci le ombre sono molto più omogenee tra loro. Al contrario se equilibri le ombre. „ Certo, ma si parla sempre di equilibri diversi tra sorgenti che sono sbilanciate all'origine. Se allinei una sbilanci l'altra: una soluzione possibile tecnica non c'è. Puoi trovare un profilo medio, ed è quello che si ottiene in genere con il bilanciamento del RAW, che puoi spostare verso l'una o verso l'altra sorgente: il problema però, se c'è - e lo ripeto, se c'è, cosa di cui io dubito - in questo modo non si risolve, si... media. La soluzione tecnica, invece, consiste nel bilanciare le sorgenti tra loro "all'origine" - intervenendo cioè non sull'equilibrio complessivo ma in fase di illuminazione su ciascuna lampada -1 diversamente - con opportune gelatine finché non emettano tutte uno spettro coerente e con stessa temperatura di colore. A quel punto con il bilanciamento del bianco nel RAW ottieni il risultato che preferisci. Ho molta stima di quello che scrivi di solito. In quest'occasione mi trovo con un'opinione diversa e forse perché il problema è più di natura logica che pratica. Come ho scritto, dubito assai che una differenza tra lampade anche di 5400 e 5800 K quando sono usate insieme possa creare problemi se non in un lavoro di riproduzione in cui la massima fedeltà delle tinte è lo scopo primario. Di nuovo auguri. Paolo |
user3834
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sent on 25 Dicembre 2014 (12:15)
Come dicevo sopra dipende da cosa fotografi, se si tratta di oggetti piccoli non vedo il problema, se devi fotografare una persona e hai due fonti luminose non adiacenti ti ritroverai inevitabilmente con due incarnati diversi, ma la differenza in kelvin deve davvero essere notevole, se poi uno dei flash induce una dominante (mi pare fosse questo il quesito iniziale) ci puoi fare poco, devi lavorare talmente tanto in post che forse è il caso di comprare due flash uguali. Però senza provare è impossibile definire un eventuale problema. Buon Natale! |
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sent on 25 Dicembre 2014 (15:12)
Ciao Paolo, concordo con te, la soluzione che propongo è solo pratica. Equilibrare due sorgenti è di norma non fattibile se gli illuminanti sono diversi. Da mia esperienza i risultati ottenuti bilanciando i colori sul soggetto sono molto buoni, pratici e veloci. Ovviamente una soluzione esatta non esiste, non può proprio esistere per via delle sorgenti. Con le gelatine si vira solo la risposta non si cambia illuminante. |
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sent on 25 Dicembre 2014 (15:33)
Nessun flash e' perfettamente calibrato con un altro e nessun flash e' stabile nella temperatura colore al variare della potenza. (O meglio ci sono dei flash molto precisi e con piccolissime variazioni ma costano tantissimo. Deve valerne la pena) Anche i diffusori possono alterare un po' la temperatura colore, ad esempio i teli dei softbox o degli ombrelli possono ingiallire un filino. Io testo periodicamente le monotorce sia con una patabola standard che con i diffusori per capire come varia la temperatura colore e per capire quanta luce assorbe un diffusore. Il metodo e' molto semplice, metto la macchina sul cavalletto, uno stativo per monotorce dalla stessa direzione della macchina fotografica ma in alto, in posizione radente. Come target uso un cartoncino grigio 18% piuttosto grande; imposto in manuale la temperatura colore sulla macchina fotografica e scatto a piena potenza, a meta', 1/4 e 1/8. Poi ripeto il test con tutte le monotorce con la stessa parabola. Alla fine sull'ultima monotorcia monto i diffusori e con l'esposimetro flash leggo i diversi assorbimenti della luce. Per controllare la temperatura colore mi basta aprire il raw converter e leggere la differenza tra temperatura colore manuale e temperatura colore registrata durante lo scatto. I miei bowens hanno una potenza praticamente identica e uno scarto di temperatura colore trascurbile se settati alla stessa potenza. Cambiano leggermente al variare della potenza ma non in maniera evidente sui set. L'effetto piu' evidente anche nella temperatura colore puo' essere quello della lampada pilota se si usano modellatori molto potenti come il power light reflector e potenze flash medio basse. In quel caso la lampada pilota se usata al massimo scalda molto la luce. (La mia lampada e' di 250w e ha una temperatura colore di 3200K) In quel caso e' meglio settare la potenza della lampada pilota di quella monotorcia su off o su proporzionale. Buon Natale a tutti. |
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