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La fotografia dove la vita è difficile







user3834
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sent on 02 Marzo 2015 (19:39)    

Per un breve periodo ho collaborato con una agenzia italiana che si occupa principalmente di fotografia da territori difficili, dove la guerra e la fame sono la normalità. Sempre più spesso i fotografi che riportano le immagini dei terribili scontri o delle immense carestie, sono persone autoctone, infatti il fotogiornalismo è ormai un lavoro difficile e mal pagato, quindi meglio "sfruttare" una persona del posto che con 10$ ci vive un mese piuttosto che mandare un "occidentale".

In questi luoghi, oltre al fotogiornalismo c'è anche la fotografia intesa come "arte" e oggi ho letto un articolo che mi è piaciuto molto (nella sua immensa tristezza) e mi faceva piacere condividerlo, è la storia di una ragazza Palestinese che vive nella striscia di Gaza, rinchiusa in una stanza di 10 Mq...

www.thepostinternazionale.it/mondo/palestina/la-mia-vita-isolata-in-un

Mi sono piaciute molto le sue foto e soprattutto il fatto di averle scattate tutte in un unico luogo, molto piccolo e buio.

Se conoscete altri fotografi interessanti, che vivono in zone difficili della Terra... condividete pure ;-)

avatarjunior
sent on 02 Marzo 2015 (21:06)    

Veramente interessante. Purtroppo non conosco nulla di simile.
Grazie

avatarjunior
sent on 03 Marzo 2015 (9:42)    

Bell'articolo molto interessante se mai avrò qualcosa dello stesso tipo da aggiungere lo farò molto volentieri

avatarsenior
sent on 03 Marzo 2015 (10:09)    

Grazie per la condivisione!
Peppe

avatarsenior
sent on 03 Marzo 2015 (10:30)    

Grazie per la segnalazione, angosciante e foriero di speranza insieme. Stefano

avatarsenior
sent on 03 Marzo 2015 (15:26)    

A dimostrazione che il vero "luogo" dell'Arte è la mente; finché lei non raggiunge i propri confini, nessun luogo fisico è così angusto da soffocare l'Arte

avatarsenior
sent on 03 Marzo 2015 (16:28)    

Segnalazione davvero meritevole. Grazie...

Ciao
F

avatarsenior
sent on 03 Marzo 2015 (17:07)    

... un bacione a Nidaa ....

Triste

avatarjunior
sent on 03 Marzo 2015 (20:59)    

Già ho lasciato un commento in questa sezione ma man mano che il giorno andava avanti ho notato che qualcosa di strano si era insinuato nella mia mente a proposito dell'articolo letto.

Le foto e l'iniziativa di Nidaa sono molto belle e molto particolari, ma nonostante ciò ho trovato qualcosa che secondo me non va nello scritto, probabilmente dovuto alla decisione e impostazoine del giornalista di turno.

Io infatti non capisco come data la situazione di Gaza il giornalista abbia messo in risalto solo un episodio che ha segnato in negativo la vta di Nida cioè:
Il 18 novembre 2013 era stata fermata dalla polizia di Hamas mentre lavorava su un progetto artistico con altri giovani palestinesi. Perché era insieme a uomini? Perché indossava una salopette di jeans invece del più tradizionale abito islamico? "Sono un'artista," aveva risposto. L'hanno picchiata.


Poi ha di nuovo sottolineato le restrizioni religiose imposte di Hamas e solo sullo sfondo ha lasciato la morte e la distruzione lasciata dal conflitto:
Alienata dalle restrizioni religiose imposte da Hamas e dalla situazione di conflitto perenne con Israele, Nidaa non ha lasciato la sua stanza per più di un anno.


Queste dichiarazioni stridono molto, secondo me, con quanto detto, per esempio, da John Ging capo dell'Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi)
I civili di Gaza hanno a disposizione 3 ore al giorno per cercare di sopravvivere; i soldati israeliani le restanti 21 per cercare di sterminarli


Con l'operazione "Piombo Fuso" in pochi mesi l'esercito di Israele ha ucciso 1285 persone di cui 895 civili, 280 bambini e 111 donne (fonte Palestinian center for human rights). Alcuni di questi morti erano paramedici e stavano andando a soccorrere delle vittime. Le cifre dell'ultima operazione "Margine di protezione" sono molto simili ma non le ho sotto mano.

Non è strano che di tutto questo putiferio, della mancanza di medicinali, di cibo, delle case abbattute tutti i giorni nell'articolo non ci sia traccia?

Ripeto le foto e la creatività dell'artista sono mirabili ma mi sembra che il giornalista dia una visione delle problematiche che hanno portato a questo progetto un po' di parte e distorta.

Restiamo umani

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