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Per una critica del giudizio esperto







avatarsenior
sent on 02 Aprile 2016 (16:30)    

Marameo, sono perfettamente d'accordo sul discorso dei troppi pseudoartisti, ma non riesco a capire se nel tuo concetto di arte sia più importante la capacità di trasmettere qualcosa o la perfezione tecnica; ovviamente nessuna delle due è sufficiente se non c'è anche l'altra, ma se devo tollerare qualche mancanza preferisco che sia sull'aspetto tecnico; il mio discorso, in definitiva, è tutto qui. Anzi, se proprio dovessi scegliere, preferirei una persona che sa trasmettere il proprio pensiero, anche se con una tecnica da far storcere il naso, piuttosto del contrario (certo, se proprio la tecnica facesse schifo, forse non sceglierei nessuno dei due e andrei a farmi una passeggiata nei boschi dietro casaMrGreen)

user15476
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sent on 02 Aprile 2016 (17:44)    

Un nota sulla “perfezione”; la intendo come "ciò che ha raggiunto il suo scopo", diversamente da “excellentia”. Non la vedo necessariamente come una compulsione quando riferita alla tecnica.

Prendendo come riferimento questa definizione, una tecnica che non raggiunge il suo scopo influisce in qualche modo sulla capacità di trasmettere?

preferirei una persona che sa trasmettere il proprio pensiero, anche se con una tecnica da far storcere il naso


Certamente una buona posizione filosofica (e visione romantica); salvare il pensiero e tralasciare la tecnica. Mi domando come si riesca ad emozionare gli altri in questo modo.

A prescindere dal giudizio più o meno esperto, la questione del dibattito si sbroglia nella seguente (dall'articolo prima postato):

« Per me l’asticella si alza con l’evolversi della mia esperienza. E’ una figura fluida. »


avatarsenior
sent on 02 Aprile 2016 (19:55)    

Mi domando come si riesca ad emozionare gli altri in questo modo.

Non capisco il senso di questa domanda, la qualità di una fotografia è del tutto indipendente dalle emozioni che può suscitare.
Esse sone legate essenzialmente a chi osserva, a ciò che l'immagine suscita in lui indipendentemente dal suo livello, la foto della madre bambina emozionava Barthes al di la di qualunque altro aspetto.
Una buona fotografia deve comunicare o rivelare come dice Sara Munari
L’artista è colui che riesce a mostrarmi cose che non avevo ancora compreso o visto interpretate in quel modo. L’artista serve, nella mia mente a svelare i segreti del mondo.
l'emozione in questo ha poco spazio.
Personalmente credo che comunque la tecnica abbia molta importanza pur restando subordinata al messaggio però credo che le foto dello sbarco in Normandia di Capa siano l'emblema del fatto che si può comunicare ai massimi livelli nonostante un incidente comprometta in modo grave la qualità d'immagine.

A prescindere dal giudizio più o meno esperto, la questione del dibattito si sbroglia nella seguente (dall'articolo prima postato):

« Per me l’asticella si alza con l’evolversi della mia esperienza. E’ una figura fluida. »


Però deve evolversi nella direzione giusta e Sara mi sembra sia abbastanza chiara al riguardo
Bisogna farsi il culo per studiare, capire, macinare stili
cercare d'evolversi solo guardando test Mtf porta poco lontano e soprattutto è necessario rendersi conto sempre del proprio livello evolutivo attuale.

avatarsenior
sent on 02 Aprile 2016 (20:08)    

Marameo, indubbiamente ho enfatizzato un po' troppo l'idea con quello "storcere il naso"; infatti ho anche scritto "se proprio dovessi scegliere", nel senso che preferirei comunque anche una buona tecnica. Non a caso aggiungevo che "se proprio la tecnica facesse schifo ..." con quel che segue.
Ma ti chiedo una cosa: pensi davvero che una tecnica raggiunga il suo scopo solo se non presenta sbavature di nessun tipo? Perché appunto di questo trattava l'articolo di Smargiassi: di sbavature criticate come se fossero falle di un metro di larghezza in una diga. La critica in sè non è mai negativa quando mette in luce un difetto, ma occorre saperla tarare in base alla reale portata di quel difetto; ribadisco che Smargiassi non sarà uno stampatore di professione, ma per le tematiche di cui si occupa da una vita non mi pare che non sia in grado di esprimere un giudizio su una mostra o una singola immagine. Secondo il suo ragionamento è l'ipercritica, non la critica, ad essere negativa; qual'è la differenza? La critica assume toni diversi in base ad una scala di valori delle imperfezioni che riscontra, l'ipercritica non ha scale di valori e condanna qualunque minimo difetto come se fosse il male assoluto.
Io sono un evoluzionista, perciò non credo che esista la "perfezione", perlomeno non su questa Terra, e quindi non mi aspetto che si possa raggiungere uno scopo solo creando l'opera "perfetta". Una cosa ben diversa invece è la "tensione" verso la perfezione, cioè al miglioramento, a lasciare difetti sempre più piccoli (ma che comunque continueranno ad esserci); è questo che dà un senso all'ultima frase che hai citato:
« Per me l’asticella si alza con l’evolversi della mia esperienza. E’ una figura fluida. »

Personalmente credo che l'ipercritica riveli solamente invidia; non è esattamente una buona consigliera, nemmeno per un critico di professione.

user46920
avatar
sent on 02 Aprile 2016 (20:51)    

Caterina, un'altra domanda:

- credi che la "fotogorafia" scattata da Smargiassi, si possa considerare fatta con un 300mm e che inquadri solo un particolare sella situazione critica odierna, o che sia invece una ripresa grandangolare ... o altro?


lo chiedo a te, perchè penso tu ne abbia la facoltà ;-)

avatarsenior
sent on 02 Aprile 2016 (20:58)    

Agli ipercritici sfugge la realtà.

Lo stesso accade agli ipocritici.

Per i primi scovare i difetti veri o presunti diventa una missione.

Per i secondi se tutto è bello, conseguentemente niente è bello davvero, niente assume rilevanza o emozione e tutto si appiattisce nell'indistintamente bello.

Buona serata.

Patrizio

avatarjunior
sent on 02 Aprile 2016 (21:52)    

..Marco, di artisti puri credo che oggi ne siano rimasti pochi..
, ne sono consapevole ma il mio discorso era in tono, diciamo minore, cioè più legato a chi fotografa per passione come me e che a volte cerca solo lo scatto d'effetto per avere il "che bellaaa!" della massa.

...mi rendo conto che più libri leggo e meno faccio fatica a leggere immagini..
aspetto interessantissimo e che mi piacerebbe che qualcuno sviscerasse a fondo dando consigli dettagliati su un percorso per imparare a leggere fotografie

...mi limito a fare piccole osservazioni tecniche..
ecco io penso che persone come te potrebbero spingersi anche un po' più in là per permettere a persone come me di imparare qualcosa in più. D'altronde so che l'argomento dell'approfondimento nei commenti alle immagini sul forum è già stato affrontato diverse volte con esiti alquanto incerti (vedi Jeronim). E immagino anche che la cautela nei tuoi commento sia legata al tuo carattere e personalità (rispèetto per le persone) e per questo ti ammiro..

...perchè si rischia di generare un appiattimento della produzione su determinati standard dettati dalle tendenze del momento..
Altro aspetto interessantissimo...

Avevo già letto la tua proposta della brava Sara Munari, e anche lì avevo ritrovato quel fare foto solo per sentirsi dire bravi..

p.s. Resta inteso che anch'io mi metto tra quei "fotografi" che cercano lo scatto che affascini il pubblico....ma vorrei riuscire a fare un passo in più, tutto qui.

Grazie e buona fine settimana anche a te

avatarjunior
sent on 02 Aprile 2016 (22:04)    

La critica in sè non è mai negativa quando mette in luce un difetto, ma occorre saperla tarare in base alla reale portata di quel difetto; ribadisco che Smargiassi non sarà uno stampatore di professione, ma per le tematiche di cui si occupa da una vita non mi pare che non sia in grado di esprimere un giudizio su una mostra o una singola immagine.


Era proprio quello che intendevo quando ho detto che il fotografo che criticava la mostra probabilmente aveva cercato il pelo nell'uovo.

grazie Daniele

avatarsenior
sent on 02 Aprile 2016 (22:26)    

L'articolo è interessante come spunto di riflessione, ma come contenuti non ci siamo. Non ho sentito il concerto, non ho visto la mostra e non ho il parere diretto e non filtrato di chi ha mosso le critiche. Con queste basi è difficile farsi un'idea, ma i critici hanno notato dei difetti cosa dovevano fare? Tapparsi le orecchie e chiudere gli occhi? L'opinione di Smargiassi, per quanto possa essere autorevole e rispettabile, è l'opinione di una singola persona, e come tale va presa. Credo che mettere le foto sotto un microscopio ed analizzare ogni singolo pixel sia pura follia, ma se c'è qualcosa che non va perchè si dovrebbe fingere che tutto vada bene? Chi si espone pubblicamente (in tutti i campi) deve preparare la bocca al sapore dolce degli elogi ma anche a quello amaro delle critiche. Per finire il vecchio detto "beata ignoranza", in qualche modo evocato dall'autore dell'articolo, va bene solo per le battute di spirito. Chi con l'impegno, la fatica e lo studio, acquisisce delle competenze e delle conoscenze profonde e specifiche, ha tutto il diritto di esprimere il proprio parere.

user15476
avatar
sent on 02 Aprile 2016 (22:52)    

Non capisco il senso di questa domanda, la qualità di una fotografia è del tutto indipendente dalle emozioni che può suscitare.


Il senso sembra abbastanza chiaro: "Mi domando come si riesca ad emozionare gli altri in questo modo."

Barthes vive quasi una sorta di "esperienza mistica" osservando la fotografia della giovane madre. Ma è un emozione personale perché riguarda una persona che ha fatto parte della sua vita.

Può un artista suscitare emozioni simili negli altri? Probabilmente di simile non c'è niente, ma può comunque scatenare il punctum o l'aspetto emotivo nel soggeto che fruisce dell'opera. Che la tecnica non sia indispensabile per la riuscita dell'intento dell'artista è solo una favola che intriga come quella del "talento VS duro lavoro".

Io sono un evoluzionista, perciò non credo che esista la "perfezione"


Questo pensiero sembra legato al classico "Nessuno è perfetto", quasi una specie di aforisma con cui si guarda al mondo (o si rifiuta di capirlo); un immagine tra sé e la realtà. Ma per ognuno l'asticella si alza con l'evolversi della proprio esperienza.

La morale della favola; ci sono l'ipercritico più o meno esperto e il suo amico a cui invece la mostra è piaciuta (dal suo racconto sembra una piacere tipo "studium").

Penso che quella mostra sia stata un flop Sorry

avatarsenior
sent on 02 Aprile 2016 (23:27)    

Penso che quella mostra sia stata un flop

Credo che un giudizio dato su una mostra non vista chiuda perfettamente il cerchio evidenziando una immensa superficialità d'approccio...finisce sempre così, quando si cita il pensiero di un critico o di una grande fotografo alla fine gli viene dato sempre torto con qualunque pretesto.
Poi s'invoca la crescita.
Il senso sembra abbastanza chiaro: "Mi domando come si riesca ad emozionare gli altri in questo modo."

Ed è esattamente quello che ha fatto l'autore dello scatto, ha emozionato un'altro che in quel momento doveva ancora nascere.

Marameo il punctum è una reazione emotiva personale punto. La fotografia per essere Buona deve fare altro. sul resto non ho raccontato favole ma citato casi concreti, mi aspetto risposte argomentate , mai detto che la tecnica non sia mai importante, in certi casi di foto artigianale o documentaria può essere moltissimo, semplicemente che non è tutto, la storia lo dimostra e quella puoi ignorarla come hai fatto nel messaggio prrecedente ma non puoi cancellarla, è realtà non favola.

L'impressione che ho è che si voglia puntare tutto sulla tecnica perchè non si riesce ad andare oltre

user20639
avatar
sent on 03 Aprile 2016 (1:14)    

Mi sembra che sono state molte le occasioni del nostro forum per dire che la tecnica è uno strumento, importante, ma rimane strumento. Almeno questo è il senso che ho capito in molte circostanze.
Sono anche del parere che il diavolo sta nei dettagli, e anche i dettagli sono espressione.
Con queste premesse, vorrei riaffermare che tutte le cose vanno insieme, non possiamo parteggiare per una o per l'altra cosa: l'idea o la tecnica sono importanti entrambi e spesso comunicano. L'esistenza di un buon lavoro è un insieme di tutto.
Il problema di Smargiassi, è abbattuto da secoli, niente di nuovo sotto il sole, lui ne parla come una scoperta originale.
Se guardiamo la storia dell'arte, quando si parla, se è più importante il senso o l'estetica : è lo stesso discorso.
Ci sono fiumi di libri e folle di artisti che si sono posti il problema, ma oramai si sa che le due cose sono facce della stessa medaglia.
Per cui, parteggiare per l'una o per l'altra non ha più senso.
Non bisogna cadere nella trappola di pensare che è meglio la tecnica del contenuto, o il reale dall'irreale, la creatività o l'esperienza, il tempo o lo spazio.
Sono tutte cose necessarie per fare un lavoro, privilegiare un solo aspetto vi può distrarre, secondo me.
Fate una verifica, mettetevi un foglio bianco davanti, cominciate a riempirlo di parole, di colori o disegni, vedrete subito che avrete bisogno della tecnica, quanto delle idee. Alla fine, la forma è sostanza, quanto il senso.
Un caro saluto

avatarsupporter
sent on 03 Aprile 2016 (8:41)    

@Enrico, credo che Smargiassi sia stato sorpreso da una reazione inusualmente forte ad un problema minimo, quindi si tratti di un caso estremo e abbastanza isolato almeno nel suo contesto, ma sono solo cosiderazioni personali, non posso aver certezze;-)

avatarsupporter
sent on 03 Aprile 2016 (8:58)    

Marco, a volte lo scatto ad effetto per la rete lo cerco anch'io, nulla di male anzi di solito sono anche molto divertenti da fare, l'importante è avere il senso di quello che si sta facendo e tu ce l'hai;-)

Approfondire la cultura in rete in comunità vaste è mestiere per temerari ed eroi, si era arreso persino Eco, non vedo come possa farcela ioMrGreenMrGreen ogni tanto provo a lanciare qualche spunto sapendo già che dovrò arrendermi quando inevitabilmente la discussione verrà fatta scivolare nel surreale, l'altra sera all'incontro cui ho partecipato mettendo il link nella prima pagina il giornalista parlava dei danni fatti nel mondo occidentale dalla "cultura della libera volpe nel libero pollaio" e dell'impossibilità di fatto di venirne fuori.

Per un percorso di crescita ti segnalo questo www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=1688799&show=1 il libro di Pagano è piuttosto semplice, si legge in un'ora, nulla di magico e risolutivo ma una valida traccia, un punto di partenza con alcune linee guida ed un buon elenco di testi suggeriti.

avatarsenior
sent on 03 Aprile 2016 (9:00)    

L'esistenza di un buon lavoro è un insieme di tutto.
Leoconte condivido tutto il tuo intervento.

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