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Parlare di/della fotografia - 3







avatarsenior
sent on 05 Marzo 2019 (20:59)    

Mah secondo me la scelta di rappresentare una globalizzazione e un certo tipo di società usando lo stesso linguaggio o comunque un linguaggio che nello stile ricordi proprio quello usato dai soggetti immortalati è vincente, certo a primo impatto fa storcere il naso, ma credo funzioni molto bene/QUOTE]

Concordo al 100% con quanto detto da Matteo, Martin Parr utilizza uno stile che si adatta perfettamente alle scene che cattura nelle sue immagini. Il suo modo di fotografare è completamente opposto al mio approccio alla fotografia, molto più vicino a quello diJunichi Hakoyama (recentemente citato da Filiberto), eppure mi piace moltissimo.
Riesce a esasperare la realtà, mettendone in luce gli aspetti contraddittori e grotteschi...
Se dovesse ritornare a Napoli per una mostra sarei curioso di conoscerlo :)







user39791
avatar
sent on 05 Marzo 2019 (21:03)    

Sergio è morto nel 1986 sono tutte foto analogiche. Le sue opere sono esposte in tutti i più importanti musei del mondo. Rispetto le opinioni di tutti ma questo è uno dei fotografi più bravi di sempre e non per me ma per quelli che se ne intendono davvero di fotografia.

avatarsenior
sent on 05 Marzo 2019 (21:25)    

Filiberto mi hai anticipato!!!MrGreen...lo volevo proporre prima questo fotografo argentino davvero molto bravo. Ottima scelta

avatarjunior
sent on 06 Marzo 2019 (0:59)    

Filiberto sapessi quanta post produzione si faceva nella stampa bianconero a pellicola. Era quello che intendevo. Tra mascherature e gelatine la post che su faceva era la stessa di adesso (certo, magari meno precisa).

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (5:49)    

la post si faceva già in partenza scegliendo la pellicola.

user39791
avatar
sent on 06 Marzo 2019 (7:35)    

Lo so anche io che esisteva la camera oscura e che elaborare le foto era una pratica comune anche con la fotografia analogica. Ma dato che qualcosa ho fatto pure io so bene che non ha nulla a che vedere con quello che si può fare oggi con il digitale. Per me in quelle foto c'è una vera magia, e rimango del mio parere.

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (8:59)    

Ho sempre adorato questo scatto:
www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Pedro-Luis-Ra

ma anche altri come questo lo li trovo di impatto
www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Pedro-Luis-Ra

Trovo che alcune immagini siano un po' troppo volutamente sceniche come quelle di questo tipo:
pinobertelli.it/wp-content/gallery/pedro-luis-raota-sulla-fotografia-d

pinobertelli.it/wp-content/gallery/pedro-luis-raota-sulla-fotografia-d

quasi a voler dare un'enfasi o un epicità un po' forzata, ma non posso non apprezzare la sua produzione a livello generale
Voi che nè pensate?

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (9:09)    

Beh è innegabile che le foto in sé, la capacità di vedere lo scatto e le composizioni sono da fotografo di razza vera. Ma vera vera.

Alcune concordo con te che siano un po' troppo volutamente sceniche, e in effetti va detto che fa molto uso di schiarimenti selettivi (inclusa la bimba con l'ombrello fatta notare sopra), ma questo mi ha fatto deviare e riflettere per un attimo sul fatto che, dunque, questo genere di "foto volutamente scenica" esisteva anche prima della spettacolarizzazione diffusa - di cui si parlava in precedenza - che regna oggi giorno.

Solo che magari al tempo era una cosa a volte normale? Normale intendo relativamente all'ancora ristretto mondo fotografico di quegli anni. Non so, voi che dite? Magari sono io che ne so troppo poco e il concetto di foto "preparata" o "volutamente scenica" (anche in reportagistica) è sempre esistito...

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (9:11)    

Ho trovato questo commento sull'autore:
e sono proprio gli oppressi che vengono innalzati in qualcosa di raffinato, quasi di sacro, forse solo “cantati” come una canzone appassionata… l'onestà intellettuale non ha bisogno di regole… il suo principio è la liberazione della comunità umana dalle proprie catene.
L'elegia figurale dell'intera opera di Raota è a dire poco curiosa… sempre al limite tra l'estetica del racconto e l'estetismo della tecnica… tuttavia a noi sembra che le immagini di Raota riescono a comunicare in profondità l'epica di una povertà senza rimedio… a vederE – la donna che fugge dall'incendio di un carro con due bambini in braccio, la vecchia che tira la rete, il ragazzo che porta i pesci sulla spalla, i volti austeri di vecchi, i sorrisi dei ragazzi, i pianti e i giochi dei bambini (tutti abilmente appoggiati su sfondi neri) – si coglie tanto l'amarezza di un discorso amoroso, quanto la legittimazione a vivere diversamente. Non so… si resta perplessi di fronte a tanta perizia costruttiva, si avvertono dubbi, sensazioni, paradossi… a volte il fotografo è così preso dalla sua idea affabulativa che si vede solo l'immagine che desidera o poco altro… altre volte, la fabbricazione della propria realtà è così compiuta che il soggetto fotografato emerge dall'immagine e diventa storia.

user39791
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sent on 06 Marzo 2019 (9:11)    

Indubbiamente la sua fotografia è molto "caravaggesca". Nelle sue foto la fanno da padrone le luci e le ombre che mettono in risalto il soggetto con una rappresentazione sospesa tra il teatrale e il naturale. La sua è una fotografia dove alla base ci sono sempre le emozioni.

In lui esiste la dicotomia del credo bressoniano dell'attimo fuggente con la capacità di creare composizioni quasi teatrali. Sicuramente le sue foto sono molto spettacolari, però non è una spettacolarizzazione fine a se stessa ma è congeniale a quanto vuole trasmettere il fotografo.

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (9:56)    

Foto eccezionali secondo me. Le prime due indicate sono molto belle.

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (10:10)    

@Matteo
Ripongo la domanda: ha davvero importanza sapere la macchina e l'obiettivo utilizzato con Parr che è il fotografo portato ad esempio nel topic prima?

No, ma questo testimonia quanto la fotografia presa a se stante sia molto sopravvalutata a discapito del come ci si é arrivati (idea/folgorazione), del perché (contenuto) e del fine (messaggio). È molto piú interessante la persona che con la sua esperienza di vita, il suo gusto estetico, le sue idee e suggestioni ha prodotto quell'immagine.
D'altronde viviamo in una societá piena di sovrastrutture paradossali, dove spesso un'opportunitá espressiva viene barattata con una manciata di "likes".

user90373
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sent on 06 Marzo 2019 (10:13)    

Credo abbia trovato un buon equilibrio tra racconto ed enfasi.

www.bestselected.it/catalina-filip-gallery.html

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (10:37)    

Su Parr penso che Matteo abbia colto il giusto quando scrive
"Quello che colpisce è che non cerca la luce perfetta, non cerca soggetti "esteticamente belli", ma non necessariamente dei soggetti come Bruce Gilden, cerca situazioni paradossali della società dove vive gettando uno sguardo molto ironico quasi divertito", ma il fatto che non cerchi i consueti soggetti non vuol dire che le foto siano formalmente trascurare, per quelle foto che io conosco e ammetto che non sono tantissime, mi sembra che ci sia comunque un'armonia compositiva ed un equilibrio ricercato pur in soggetti destabilizzanti.

avatarsenior
sent on 06 Marzo 2019 (10:45)    

Parlando di foto: Mi sovviene un filmato che circolava in rete in cui si vedeva la Leibovitz che era seduta a fianco di un monitor che mostrava una sua foto, seduto alla workstation era un altro che interveniva modificando la luce dello scatto inserendo fonti di luce che non erano presenti sul set. La cosa mi aveva particolarmente colpito perché"spiegava" due cose. A certi livelli la fotografa diventa come il regista di un film, si avvale di un'équipe di esperti, non deve conoscere in dettaglio i mezzi tecnici ma deve sapere esattamente cosa consentono di fare. Di conseguenza deve avere già in testa dove vuole arrivare , con i diversi mezzi, per cui magari si rinuncia a fare una luce sul set sapendo che quello lo si potrà fare "dopo".

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