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Confronto tra Helen Levitt e Vivian Maier






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avatarsenior
sent on 24 Gennaio 2025 (22:46)    

Intanto lo sviluppo, scelte con certi contrasti non sarebbero state fatte all'epoca.
Poi il modo di raccontare e accostare le foto, tendenzialmente l'attenzione su certi soggetti e un certo modo di raccontare é più recente in quegli anni l'attenzione era su un racconto diverso, negli anni in questione i temi predominanti erano il dinamismo della vita urbana, i simboli di progresso o i momenti di comunità e appartenenza
Può sicuramente essere che la Maier fosse in anticipo sui tempi altrimenti non ci sarebbero tutti quegli scatti, ma la selezione su decine di rullini é caduta su quelli scatti dichiaratamente dai curatori per piacere al pubblico attuale
Ero curioso quindi di un confronto con un'autrice che fosse come la Maier lontana dall'ambito editoriale commerciale, anche la levitt non era una fotografa professionista o comunque non faceva quello per vivere


si ma guarda che, come è normale, un soggetto di una scena di strada lo riprendeva con 4 o 5 fotogrammi. la scelta cade su quello più interessante e venuto meglio ma non è che ogni foto non mostrata sia un soggetto a parte.
La costanza della qualità della composizione è evidente. La scansione o stampa finale che vedo non è diversa da quella di altri fotografi del tempo. Guarda le foto di Doisneau. Lei non scattava mica negli anni '30 ...
www.avvenire.it/multimedia/pagine/robert-doisneau-pescatore-di-immagin

edit: qui si vedono meglio www.holdenluntz.com/artists/robert-doisneau/

avatarsenior
sent on 24 Gennaio 2025 (23:16)    

Le ho viste in mostra per questo lo dico ma non é solo una sensazione mia ti basta leggere un po' on line e noterai che é un discorso abbastanza diffuso
La differenza di sviluppo si nota

avatarsenior
sent on 26 Gennaio 2025 (17:30)    

Per quanto possa apparire che la documentalitá costituisca il territorio franco d'una qualsiasi tensione espressiva, fotografare è "mettere in forma" e, al pari d'altre "modalitá", un esercizio di Scrittura :


"Ci sono momenti della nostra esistenza che non danno pace fino a quando restano informi. E anche in questo, almeno in parte, è il significato dello scrivere versi."

Vittorio Sereni


Credo che risiedano propriamente in questo "darsi pace" le ragioni della forma, si che il fotografare compiutamente risulta una approssimazione della tempestuositá del reale, ( ... se preferite del "Caos divino" ).


Si comprenderá dunque la predilezione d'alcuni non sulle affinitá, tanto delle opere quanto dei loro autori, bensì sul tormento, sulla inquietudine della Fotografia, ... quale quella, ad esempio, appropriatamente ed acutamente indicata da Mirko Fambrini in Dorothea Lange;
non la cifra stilistica, non la pretesa ( ed utopistica ) purezza d'una assoluta documentalitá, se quel che davvero rileva, qual tema, è la nostra stessa esistenza.

La fotografia di Vivian Maier, quella di Helen Levitt e della stessa (particolarmente esemplare) Dorothea Lange sono punti apparentemente singolari d'una costellazione;
in questo senso il Fotografo vive una condizione essenzialmente maieutica e non può che rivelarsi, come l' Angelo della Storia di Benjamin, fatalmente inerme a qualsivoglia ricucitura ...


“Non è che il passato getti la sua luce sul presente o il presente la sua luce sul passato: l'immagine è ciò in cui quel che è stato si unisce fulmineamente con l'adesso in una costellazione”.

Walter Benjamin



Un gentile augurio di buona serata a Voi tutti

avatarsenior
sent on 27 Gennaio 2025 (9:55)    

Forse, anche se ne sono tutt'altro che certo, e' l'aspetto che intendeva porre in risalto anche Ivo...sia pure nel caso fossimo in presenza di commissione o scopo, la fotografia e' pur sempre data dall'incontro tra soggetto (realta') e la sensibilita', il vissuto, ecc..del fotografo




avatarsenior
sent on 27 Gennaio 2025 (9:59)    

Si ma sulle riviste o comunque pubblicazioni veniva richiesto uno specifico soggetto, una ricerca che non era libera ma secondo quello che era quello che veniva rappresentato in quegli anni, entrambe le autrici erano fuori dal discorso editoriale e quindi non influenzate da quei paletti che se pure lasciavano al fotografo libertà di interpretazione erano presenti.
Da questo punto di vista la Levitt e la Maier sono quindi assimilabili

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