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sent on 23 Dicembre 2016 (14:54)
E no eh, ora superiamo ogni limite! Chiamo a Juzza! |
user39791
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sent on 23 Dicembre 2016 (15:47)
Buon ferragosto. |
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sent on 23 Dicembre 2016 (16:40)
Ce ne sono di discussioni inutili più di questa.... Quelle tra 4/3 e ff (quando è noto in tutto il globo che 4/3 fa schifo ) Bona seeeeeera |
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sent on 23 Dicembre 2016 (17:16)
In quanti avrebbero preferito "senza titolo" invece de "il nome della Rosa"? Tralasciando le dovute esigenze di archivio, il titolo è utile anche per tramandare ai posteri. Nelle foto a me in generale piace, ma una buona foto con un brutto titolo è comunque una buona foto, una brutta foto con un buon titolo è comunque una brutta foto. |
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sent on 23 Dicembre 2016 (17:20)
Non ho tempo ora quindi scrivo giusto per avere il 3d nelle notifiche a acculturarmi dopo |
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sent on 23 Dicembre 2016 (17:27)
Buon anno |
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sent on 11 Gennaio 2017 (11:57)
A mio giudizio il titolo ci sta. E il la all'interpretazione. O comunque una guida umoristica. Non sopporto invece le didascalie; personalmente le odio. A meno che non siano una dedica o un chiarimento tecnico (tipo obiettivo mancante da Juza). Ci sono cartoline con sotto spetaffiate da 90 righe, prese magari da Google o Wikipedia, che mi sembra di leggere la settimana enigmistica o un libro De Agostini. Per me non è fotografia, diventa illustrazione, un immagine al servizio della didascalia, il contrario di come dovrebbe essere. La fotografia, per me, deve parlare da sola. |
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sent on 11 Gennaio 2017 (16:27)
Il titolo ad un'opera dell'ingegno umano, che sia Arte scritta o visiva, non è innato nella natura umana; ad esempio, tutti i poemi sumerici che ci sono pervenuti, sia in originale che tramite copie babilonesi, non hanno un titolo; solo per una sorta di convenzione di biblioteconomia dell'epoca (anche nelle biblioteche reali sumeriche si doveva poter effettuare una ricerca nel modo più rapido possibile per quei tempi) erano conosciute con le parole della prima riga impressa sulla prima tavoletta dell'intera opera. Così, sempre per fare un esempio, la celebre composizione nota come "Enuma elish" significa letteralmente "Quando in alto", che non ha alcun significato concreto, a meno di leggere anche il resto della frase scritto nelle righe seguenti. Quindi in origine si trattava esclusivamente di un'esigenza relativa alla collocazione di quell'opera all'interno di un magazzino. Evidentemente è soltanto in seguito che il titolo sembra diventare necessario per dare una sorta di "inquadramento concettuale" ad un'opera. Probabilmente è un fatto relativo alla sempre crescente complessità dei sistemi sociali che ha portato all'esigenza di creare una moltitudine di "categorie" astratte che permettano immediatamente di comprendere se ci stiamo accingendo a leggere/osservare un'opera descrittiva, di finzione, scientifica ecc. e quale ne sia il soggetto specifico. Tuttavia le opere delle Arti visive sono state per millenni già inquadrabili sin dal primo sguardo; probabilmente è proprio per questo che non necessitano obbligatoriamente di un titolo. Ovvio che, nel medesimo contesto delle Arti visive, una vera e propria didascalia diventi molto spesso un'inutile ridondanza. |
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sent on 12 Gennaio 2017 (15:06)
www.juzaphoto.com/galleria.php?t=1921314&srt=&show2=1&l=it Si... Ma non avendo pretese artistiche e volendo documentare un evento la didascalia può aggiungere qualcosa e stimolare ricordi e riflessioni. Il reportage ha spesso bisogno di un sottotitolo che aggiunga qualcosa o contestualizzi. Anche perché spesso la foto nasce proprio come documento/commento (visivo) e può aver bisogno di un documento/commento (scritto) per completarsi... non è necessariamente sempre arte visiva fine a se stessa... |
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sent on 12 Gennaio 2017 (18:09)
- "Ho visto la tua gallery online, belle foto, ce n'è una in particolare che mi piace un sacco" - "Quale"? - "Si chiama Senza titolo " ... |
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sent on 12 Gennaio 2017 (18:53)
“ Ma non avendo pretese artistiche e volendo documentare un evento la didascalia può aggiungere qualcosa e stimolare ricordi e riflessioni. „ Dove l'intento è la documentazione, in effetti, la foto da sola è generalmente insufficiente, basta pensare anche alla fotografia scientifica. In quei casi, però, la documentazione è l'aspetto primario e in genere non è richiesto quello artistico (certo che se poi uno riesce a metterci pure quello ...) |
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sent on 12 Gennaio 2017 (18:56)
“ - "Ho visto la tua gallery online, belle foto, ce n'è una in particolare che mi piace un sacco" - "Quale"? - "Si chiama Senza titolo " ... „ Non male come battuta; comunque esprime bene il motivo primario per cui è sorta la necessità del titolo: quello di individuare immediatamente di cosa si sta parlando: pensa se tutte le foto di quella gallery fossero state "senza titolo" |
user39791
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sent on 12 Gennaio 2017 (19:11)
Basterebbe numerarle in automatico quando vengono caricate e il gioco è fatto. |
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sent on 12 Gennaio 2017 (19:57)
Che brutta la numerazione. Mi sa proprio di mondo triste. |
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sent on 12 Gennaio 2017 (22:30)
Diciamo che il problema è il contesto, se dovessi realizzare un'esposizione probabilmente le numererei. Segue chiosa dello stesso Smargiassi nei commenti: [...] La cosa che vorrei aggiungere è questa: comunque sia, tutte le fotografie hanno una didascalia, anche quelle che sembrano non averla, anche quelle a cui il fotografo la nega. Le fotografie non ci raggiungono attraverso il vuoto spazio siderale, ma attraverso canali. Libro, sito internet, post di un social, poster pubblicitario, foto su un giornale... Questi canali sono sempre, inevitabilmente, ambiti interpretativi che funzionano come contesti (definiscono i limiti dell'interpretazione dell'immagine) e paratesti (aggiungono messaggi all'immagine). Questi contesti e paratesti molto spesso sono fatti di parole, dette o scritte attorno, nei dintorni della fotografia. La definiscono, ne circoscrivono il senso e ne influenzano la lettura. Il fotografo deve solo decidere se provare a contrattare questi testi, o lasciarli ad altri. Non potrà mai illudersi che le sue fotografie "parlino da sole". Il Fotocrate [...] |
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