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Il "punctum" in paesaggistica, esiste?







avatarsenior
sent on 05 Dicembre 2018 (23:02)    

guardando gli esempi fotografici postati da CosmoSub, avevo provato quella sensazione che IronLuke ha riferito di una Fotografia Cenerentola-Tamarra della pittura


E' dai tempi di Baudelaire che la fotografia deve difendere il suo diritto ad essere considerata un mezzo espressivo all'altezza della pittura: "[] ... l'industria fotografica era il rifugio di tutti i pittori mancati, scarsamente dotati o troppo pigri per compiere i loro i studi ...[] ", "[] ... bisogna dunque che essa torni al suo vero compito, quello di essere la serva delle scienze e delle arti, ma la serva umilissima, come la stampa e la stenografìa, che non hanno ne creato ne sostituito la letteratura ...[] ".

Stiamo davvero ancora dibattendo di come liberarci da questo senso d'inferiorità?;-)

avatarsenior
sent on 06 Dicembre 2018 (2:10)    

Cosmosub: è solo che la fotografia, a mio parere, dà il suo meglio quando vuole essere fotografia, senza sensi di inferiorità, e alcune delle foto che avevi postato nel tuo primo intervento mi davano un po' la sensazione, a me e forse ad ironLuke se interpreto bene il suo pensiero, di non essere all'apice delle potenzialità espressive del mezzo proprio perché sembrano perdersi in un terreno che non è il loro. Ma è solo una mia sensazione che magari altri non condividono. Sensazione che invece non mi provoca l'osservazione delle foto di Robert Adams che, sempre a mio avviso, sono fotografia al suo meglio, senza sensi di inferiorità.

avatarsenior
sent on 06 Dicembre 2018 (8:48)    

Forse ho trovato un'altra foto di paesaggio urbano dove mi sembra di rilevare la presenza di punctum

image upload
Robert Frank, villaggio minerario a Matte

avatarsupporter
sent on 06 Dicembre 2018 (9:41)    

Il punctum e lo studium rappresentano in Barthes l'evoluzione del concetto di fotografia come messaggio senza e con codice, tra cioè il puro analogo del reale in cui qualcosa ci viene rivelato e l'introduzione tramite linguaggio di un messaggio da parte dell'autore, l'autore si strugge tra le due definizioni senza trovare soluzione e cerca la via d'uscita creando di fatto un paradosso in cui esistono contemporaneamente visioni contrapposte e non viene chiarita quale sia preponderante, questo almeno quanto sostiene Marra e mi trova concorde.
Detto questo, il punctum essendo totalmente soggettivo
E punctum di una fotografia è quella fatalità che, in essa, mi punge (ma anche mi ferisce, mi ghermisce)"
può esserci in qualunque tipo d'immagini, dipende dall'osservatore, poi se non ricordo male a proposito della fotografia di paesaggio Barthes dice che deve essere "abitabile", insomma ti deve far venire voglia di andare ad abitare in quel luogo, sinceramente mi sembra una visione lontana dalla fotografia di oggi.

user90373
avatar
sent on 06 Dicembre 2018 (9:51)    

.......... poi se non ricordo male a proposito della fotografia di paesaggio Barthes dice che deve essere "abitabile", insomma ti deve far venire voglia di andare ad abitare in quel luogo, sinceramente mi sembra una visione lontana dalla fotografia di oggi.


Personalmente mi capita spesso di aver più voglia di fotografare quando mi trovo in luoghi nei quali sento di poter anche andar ad abitare, che son diversi da quelli "del cuore". Detto questo il "punctum" potrebbe essere un centro d'interesse "variabile" da autore a spettatore così come da spettatore a spettatore.

avatarsupporter
sent on 06 Dicembre 2018 (9:58)    

Certo anche oggi la fotografia di paesaggio può essere abitabile e in certi casi, penso al lavoro fatto per le riviste di viaggi è giusto lo sia...ma non deve esserlo, oggi spesso gli scatti che più colpiscono sono quelli di luoghi o situazioni che non vorremmo abitare ma semplicemente vedere.
Il punctum su questo Barthes è chiaro, è totalmente soggettivo e quindi ammesso lo si trovi cambia con l'osservatore.

avatarsenior
sent on 06 Dicembre 2018 (10:04)    

Al solito, è difficile (se non impossibile) determinare la presenza di qualcosa la cui componente soggettiva è preponderante; possiamo solamente fare come con la meteorologia e affidarci alla statistica: poiché siamo esseri umani, ci risulta più facile veicolare e recepire un messaggio che interessi la sfera della personalità umana, quindi è logico aspettarsi l'individuazione del punctum in immagini che abbiano a che fare con l'uomo e la sua vita, per tutti gli altri generi ... auguri... dipende da chi osserva, dalle sue esperienze, dalla sua cultura ecc.

user90373
avatar
sent on 06 Dicembre 2018 (10:19)    

La domanda è questa:- "Può l'autore indirizzare verso il suo ipotetico punctum, guidando lo spettatore anche attraverso forme espressive "altre?". Pensavo ad un titolo, un commento, una citazione, una musica, un disegno.

avatarsupporter
sent on 06 Dicembre 2018 (10:23)    

No Ettore, non può, il punctum appartiene all'osservatore, quello che dici appartiene alla fase di studium, se indirizzo codifico, il punctum deve arrivarmi senza codice.

avatarsenior
sent on 06 Dicembre 2018 (10:28)    

il punctum appartiene all'osservatore

giusto; può essere colto anche da più persone, ma dovendo colpire al di fuori di un sistema codificato (cioè di un linguaggio condiviso) rimane un elemento personale del singolo osservatore e, paradossalmente, potrebbe persino non coincidere col messaggio che l'autore tenta di veicolare

avatarsupporter
sent on 06 Dicembre 2018 (10:29)    

Faccio un esempio su una mia foto
www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=949051
Qui per me il punctum è la piccola roccia in basso a destra nella zona d'ombra con un piccolo punto di luce, mi richiama una tartaruga, in ripresa non l'avevo minimamente notata mi appartiene come osservatrice non come autore ed è totalmente personale.
Daniele, come spiega Marra Barthes crea un paradosso in cui non è facile districarsi;-)

avatarsenior
sent on 06 Dicembre 2018 (10:37)    

Barthes dice che deve essere "abitabile", insomma ti deve far venire voglia di andare ad abitare in quel luogo

Interessante questa citazione, mi ricorda molto quella di Renoir quando diceva che "[] ... quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso ...[] ", mi trova totalmente d'accordo: non pianificherei mai un viaggio per visitare il paesaggio fotografato da Robert Adams o da Robert Frank, invece andrei volentieri 'a spasso' in quello fotografato da Caterina.


user90373
avatar
sent on 06 Dicembre 2018 (10:43)    

Può crearsi un "punctum" al di fuori dell'immagine? Nel senso che osservandola (l'immagine) lo spettatore viene proiettato altrove ed ivi trovare interesse. Vado forse fuori dal seminato?

avatarsupporter
sent on 06 Dicembre 2018 (10:44)    

Per chiarire, credo che in molti vorremmo visitare questo posto e andarci a spasso...ma abitarci?MrGreen
www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&bk=l-1-s&t=493949

avatarsupporter
sent on 06 Dicembre 2018 (10:53)    

Il punctum è dentro l'immagine ma può proiettare fuori, metto una spiegazione trovata in rete che mi sembra buona

Diversa riflessione coinvolge il termine “punctum”. Può accadere talvolta che la lettura di una fotografia prenda una strada diversa: come se la mente andasse in cortocircuito e la parte più animale prendesse il sopravvento. L'effetto è deciso ma non individuabile e non rintracciabile, una sorta di fulmine a ciel sereno, di folgorazione, che plana in una zona indefinita di se stessi e che provoca un turbamento interiore. Per quanto acuto possa essere il punctum può avere una certa latenza nel realizzarsi, quando la vista ingannatrice degli occhi e della mente è lontana e lascia spazio operativo alla memoria. Un dettaglio della fotografia può sconvolgere improvvisamente il lettore e il suo interesse in maniera violenta e selvaggia, Può trattarsi di qualsiasi cosa . Non ha niente a che vedere con la natura del Referente, (strano, buffo, mostruoso, bello, shockante, fastidioso, etc) esso si trova casualmente nel campo della cosa fotografata come un supplemento inevitabile e soprattutto non voluto.
Il punctum non si cura della morale o del buon gusto, può essere maleducato, sfrontato, irriverente. Il lettore lo aggiunge involontariamente nella foto e tuttavia esso è già presente nella foto, viene riscoperto come un dono, una grazia non richiesta, spontanea. Per quanto folgorante possa essere il punctum esso ha una forza di espansione metonimica, di annullamento del medium stesso: un dettaglio può turbare il lettore fino ad annullare la fotografia e il suo segno, diventando la cosa stessa. Un particolare qualsiasi si impadronisce fatalmente del lettore e lo proietta in una nuova dimensione fantasmatica, in un campo cieco fuori da ogni inquadratura e gli dona una nuova vita non più imbalsamata nel segno.

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