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Il fotografo e l'apparecchio. Chi è il padrone?







avatarsenior
sent on 26 Febbraio 2015 (17:16)    

Sospinto da quel provocatore che è Jeronim e dalle chiacchiere sul kitsch, sul ruolo del fotografo in relazione all'attimo fuggente...

Un testo di parecchi anni fa, era pre-digitale (1983 se non erro) di Vilém Flusser, tocca temi che stanno alla base stessa della fotografia e che l'attuale situazione, impensabile all'epoca dello scritto (ovvero il ruolo della rete, con le sue conseguenze), rende vivi con tale forza da farlo parere scritto ieri.

Molti sono gli spunti che offre, e il gruppo creato da Jeronim sembra fatto apposta per riportarne a mente qualcuno...

Voglio sottoporre uno stralcio, estrapolato ovviamente da un più compiuto ragionamento, secondo il quale, in sostanza, è l'apparecchio a guidare le danze, portandosi in giro il fotografo al solo scopo di ottenere i feedback per migliorarsi all'infinito...

" Ridotto ai minimi termini il programma dell'apparecchio è il seguente:
primo, mettere in immagine le possibilità che racchiude,
secondo, servirsi a questo scopo di un fotografo, salvo nei casi limite di automazione completa,
terzo, diffondere le immagini così ottenute affinchè la società sia con l'apparecchio in un rapporto di feedback, permettendogli così di migliorarsi progressivamente,
quarto, produrre immagini sempre migliori
"

Ovviamente è sempre pericoloso e complicato estrarre brandelli da un testo compiuto, specie se articolato come questo.
E il rischio di andare fuori pista rispetto alla questione posta è alto...

Ma non si ha la sensazione che questa profezia si stia sempre più realizzando, a passi sempre più veloci, tra megapixel e punti af?

Nella presentazione del libro si legge:
" La fotografia è l'emblema della pericolosa deriva che rischia di travolgere gli esseri umani: quella di essere schiavi di una tecnica priva di fondamento.
Solo attraverso il suo ripensamento l'uomo potrà scongiurare la minaccia di asservimento alle macchine e ridare spazio a quella libertà e a quel senso che l'era postindustriale sembra avere smarrito
"

C'è materia su cui fermarsi a pensare oppure no?

Un caro saluto
F

PS: il libro è "Per una filosofia della fotografia", Bruno Mondadori Editore

avatarsenior
sent on 26 Febbraio 2015 (17:43)    

Falena... ottima considerazione.
E la domanda che in fondo l'autore si pone è: ma il fotografo, questo, è in grado di farlo? Sorriso
Ciò che ha posto all'attenzione Jeronim, la famosa "consapevolezza", è abbastanza diffusa per essere il fattore dominante, in generale?
Non so: io fotografo da una trentina d'anni abbondante, ma più passa il tempo più crescono i dubbi Sorriso

Ciao
F

user39791
avatar
sent on 26 Febbraio 2015 (18:21)    

Flusser se vogliamo cercare di semplificare, con tutti i rischi del caso, teorizza una dicotomia costituita dalle intenzioni di chi scatta una fotografia contrapposte a quella dell'apparecchio fotografico.
Il fotografo vorrebbe servirsi dell'apparecchio per produrre immagini allo scopo di rendersi immortale tramite la memoria degli altri.
L'apparecchio vorrebbe servirsi del fotografo per produrre immagini attraverso le quali (e la loro diffusione) ricevere informazioni per produrre immagini sempre migliori. In pratica l'apparecchio vorrebbe utilizzare il feedback della società per il suo miglioramento continuo.
Pertanto si innescherebbe un rapporto "di aiuto e di contrasto" tra fotografo e apparecchio.
Il fotografo vorrebbe lottare per esprimersi tramite l'apparecchio ma non sempre ci riesce. Trasforma l'apparecchio in Idolo e soccombe alla volontà dell'apparecchio stesso finendo per essere usato da quell'apparecchio che lui è convinto di usare........ il rischio c'è tutto...........

user32134
avatar
sent on 26 Febbraio 2015 (18:24)    

Io l'unica consapevolezza che ho è quella di essere conscio di tenere in mano un apparecchio fotografico......
E pur avendo ridotto al minimo indispensabile l'attrezzatura per evitare di perdere di vista lo scopo di avere tutta quella tecnologia tra le mani (mi faccio distrarre molto facilmente dall'aspetto tecnologico), ancora affogo tra i dubbi.... MrGreen


avatarsenior
sent on 26 Febbraio 2015 (18:33)    

Giusta interpretazione Filiberto, che però sposterei leggermente come "centro" ;-)
Il fotografo "vorrebbe" tu dici, ma possiamo interpretare, penso, anche nel senso di "il fotografo crede".
Apparentemente cambia poco, ma certamente conta ai fini delle conclusioni a cui Flusser approda (o a cui noi possiamo approdare).
Ovvero al fatto che qualcosa si può fare, ma la precondizione è proprio quella di riuscire a portare a coscienza tale stato di cose (per decidere di prendere l'aspirina, prima devo aver compreso che ho la febbre Sorriso )

Credo sia sotto gli occhi di tutti quanto, sempre più, la convinzione che determinate qualità tecnologiche miglioreranno le immagini, senza porsi alcun dubbio rispetto a quanto, tali qualità, diventeranno influenzanti il nostro modo di usare l'apparecchio, e quindi i suoi prodotti. Ovvero di quanto incideranno non più sul solo piano tecnico, ma anche su quello culturale...

Come dici, il rischio è di semplificare: il tema di fondo non è infatti tecnologia si tecnologia no, ma qualcosa di più sottile e strisciante, dove la fotografia diventa solo elemento più emblematico e di facile osservazione rispetto ad altri (stirare camicie, cucinare cibi, usare mezzi di trasporto...). E soprattutto, mi pare Flusser lo intenda, più potente degli altri negli effetti.

avatarsenior
sent on 26 Febbraio 2015 (18:34)    

Franziskus.... temo che basti e avanzi una macchina sola, anche compattissima... Sorriso

Ciao
F

Benvenuto tra i dubbiosi! Sorriso

user39791
avatar
sent on 26 Febbraio 2015 (18:36)    

ma possiamo anche interpretare, penso, anche nel senso di "il fotografo crede".
si è più corretto crede!;-)

avatarjunior
sent on 26 Febbraio 2015 (19:03)    

Salve. In quanto fotoamatore (poco foto e molto amatore) forse non dovrei neanche intervenire..
Ammesso che ci sia un padrone, ci sarà anche un servo...tutto sta a capire chi è chi.
Non penso che si possano mettere regole assolute, in quanto anche nel campo della fotografia tutto mi pare molto relatIvo.Mi pare infatti di capire che di una fotografia vadano valutati parecchi aspetti sia tecnici che di messaggio.
Oggi è molto più facile essere bravi tecnici, in quanto la postproduzione odierna permette cose impossibili prima dell'avvento del digitale.
Riuscire a comunicare qualcosa, dare una emozione, mettere in un fotogramma la realtà è già un po più difficile..
E poi conta anche la fortuna!! Essere al posto giusto al momento giusto non dipende solo dalla volontà. Magari uno sogna uno scatto e lo cerca per una vita, ..e niente. Poi arriva il fortunato..e Zac!
Penso però che il professionista coscenzioso sa se dietro a una foto è stato servo o padrone.
Personalmente preferisco una foto tecnicamente non perfetta ma "vera"...ma vallo a spiegare ai fanatici dei pixels.
Aggiungo un'altra provocazione. Per me i veri fotografi erano gli "antedigitali"...Oggi è tutto molto più facile. Fotografia dovrebbe essere quello che dalla realtà si imprime sul sensore.
Io mi reputo fortunato... porto a fare delle belle passeggiate alla mia macchina fotografica, e se la fortuna mi assiste...

avatarsenior
sent on 26 Febbraio 2015 (19:17)    

Ciao 66mosse.
Il tuo intervento è giusto, e parla di quel che effettivamente conta ;-)
Rapporto tra tecnica e resto.... considerazioni giuste.

Ma facciamo un passo indietro... Proviamo con un esempio: lo sfocato...
Ecco, in natura, nell'osservazione comune diciamo così, sostanzialmente non esiste.
E se peraltro andiamo indietro nel tempo e osserviamo i grandi produttori di immagini dell'umano, non è che spunti così prorompentemente, o comunque non pare essere una necessità così sentita.

Eppure oggi sembra determinante: un'espressione povera sembra contare meno, in un ritratto, di uno sfocato morbido e cremoso.
E' bene? E' male? Non lo so e non è importante, qui.

Però... ecco il bisogno di emularlo, ritrovarlo sempre. Ed ecco, che fuori dal territorio "artistico", entrando cioè nelle "azioni del vivere" si spendono più soldi per avere ottiche luminose. Spuntano più scimmie Sorriso
Giustamente parli di messaggio, però ci accorgiamo che il modo di gestirlo, il messaggio, cambia producendo contaminazioni di massa. E per conseguenza, cambiando l'approccio a un'estetica, da una parte, e alle consuetudini comportamentali, dall'altra.

Il termine padrone è ovviamente un paradosso, ma la sottile relazione tra l'atto del pensare immagini e i recinti tecnici forniti dal mezzo, come pare suggerire Flusser, è più intrecciata, forse, di quanto non paia a prima vista Sorriso

Ciao
F

PS: per la tua provocazione.... io ho più anni di ante-digitale che di digitale all'attivo, ma a diventare un vero fotografo non ci sono riuscito! Sorriso

avatarsupporter
sent on 26 Febbraio 2015 (20:44)    

La domanda iniziale e le parole introduttive di Flusser non sono proprio di comprensione immediata, ma proseguendo nella lettura si capisce o almeno credoMrGreen, la fondatezza del dubbio, a me sembra che oggi a proposito delle fotografie il "come l'ho realizzata" sia spesso più importante di "perché l'ho realizzata " e almeno in parte, sia la macchina ad essere padrona, in mille modi diversi.

avatarsenior
sent on 26 Febbraio 2015 (21:28)    

Vaccari insegna...

user39791
avatar
sent on 27 Febbraio 2015 (7:19)    

La rete è solo un mezzo in più molto potente che sia il fotografo che lo strumento hanno a disposizione per avere un ritorno di informazione. Non cambia il problema iniziale. Anzi se vogliamo lo amplifica.

avatarsupporter
sent on 27 Febbraio 2015 (7:19)    

In rete il padrone è quasi sempre la rete;-)


avatarjunior
sent on 27 Febbraio 2015 (7:52)    

Qualche giorno fa, avevo visto questo post, nella parte finale c'è una lettura sui mezzi:
www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=802554156479836&id=54863

avatarsenior
sent on 27 Febbraio 2015 (8:45)    

Il padrone è sempre colui che riesce a dettare le regole.
Se io mi creo le mie regole e riesco a fare "quella" foto anche se l'attrezzatura non è ottimale, anche se il software ... , il padrone sono io.
Se mi lascio condizionare dall'attrezzatura, il padrone è la macchina fotografica.
Se copio pedissequamente gli scatti di Ansel Adams (che, ribadisco, mi piace moltissimo), il padrone è Ansel Adams (non certo le sue 5 jeep cariche di attrezzatura che lui dominava benissimo).
Nel caso della rete ha ragione Caterina:
In rete il padrone è quasi sempre la rete

proprio perché è lei che detta le regole del gioco.

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