Fiori e sogni
È difficile alla mia modestia dire quanta fosse la mia bellezza; essa donò a mia madre per genero un Dio. Si era di primavera, e io me ne andava errando; mi vide Zèfiro,
e io mi allontanai; prese a inseguirmi, e io a fuggire. Ma fu più forte di me. Borea, come aveva osato prendersi una donna nella casa di Eretteo, aveva dato al fratello ogni diritto di rapina. Ma Zefiro fece ammenda della violenza dandomi il nome di sposa; non v'è alcun motivo di lamento nel mio letto coniugale. Io godo di eterna primavera; l'anno è sempre fulgido di luce, gli alberi son ricchi di fronde la terra rivestita di verzura.