Porto Vecchio Trieste
Il Porto Vecchio di Trieste Nella città proibita la natura si riprende i suoi spazi. Avanza l'edera, la Bora semina fiori di campo che crescono fra le crepe dei balconi, sui muri, sui tetti. Le erbacce si moltiplicano lungo i binari che non portano più da nessuna parte. Strano, però. Non c'è nulla di cupo in tutto questo. Nessun senso di desolazione. Piuttosto una sensazione di quiete come quella che assale quando si entra in una chiesa. Silenzio e contemplazione. Eccolo, il Porto vecchio di Trieste, un luogo a parte. Unico, decadente eppure magnifico. Una città nascosta e vietata da sempre, con i suoi settecentomila metri quadrati di archeologia industriale, ruggine e storia, con le sue mille e mille finestre che sembrano occhi pronti a seguirti. Dentro, i fabbricati abbandonati sono uno spettacolo: gli occhi planano su archi e colonne in fila, sui colori delicati di pietre e mattoni, sulle nervature metalliche che dividono un piano dall'altro, sui raggi di sole che disegnano simmetrie di luce. Un po' di tutto questo si può vedere nei film C'era una volta in America di Sergio Leone e Il Padrino, di Francis Ford Coppola, che per girare alcune scene hanno scelto come location proprio l'interno dei Magazzini del Porto vecchio.
Parte di un Articolo del Corriere della Sera "Giusi Fasano"
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Nino Gaudenzi
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