What do you think about this photo?
Do you have questions or curiosities about this image? Do you want to ask something to the author, give him suggestions for improvement, or congratulate for a
photo that you really like?
You can do it by joining JuzaPhoto, it is easy and free!
There is more: by registering you can create your personal page, publish photos, receive comments and you can use all the features of JuzaPhoto.
With more than 259000members, there is space for everyone, from the beginner to the professional.
|
|
sent on 21 Maggio 2016 (8:24) | This comment has been automatically translated (show/hide original) Show. Also exemplary historical notes of the vehicle. Raffaele Spettacolo. Esemplari anche le note storiche del veicolo. Raffaele |
|
|
sent on 21 Maggio 2016 (11:46)
Grazie Raffaele. Queste Montreal me le ricordo da ragazzino e colpivano la mia fantasia quando avevo la ventura di vederne una; evento piuttosto raro per i motivi descritti nella didascalia. Anche qui in Italia ne beccavi una ogni parecchie Porsche 911. La "strategia" (sottolineo le virgolette) della dirigenza dell'Alfa Romeo, di sostanziale abbandono della fascia alta, si rivelò soprattutto nella gestione del segmento delle berline di prestigio: dopo aver prolungato la produzione della 2600 fino al 1979, quando ormai era superatissima*, l'uscita del modello che avrebbe dovuto sostituirla, previsto nel 1973, venne posticipato al 1979. L'Alfa 6 fu un altro flop annunciato. Ciao Roberto * Si pensi che era una 6 posti con 3 allineati su di un divano aneriore e con il cambio al volante. Grazie Raffaele. Queste Montreal me le ricordo da ragazzino e colpivano la mia fantasia quando avevo la ventura di vederne una; evento piuttosto raro per i motivi descritti nella didascalia. Anche qui in Italia ne beccavi una ogni parecchie Porsche 911. La "strategia" (sottolineo le virgolette) della dirigenza dell'Alfa Romeo, di sostanziale abbandono della fascia alta, si rivelò soprattutto nella gestione del segmento delle berline di prestigio: dopo aver prolungato la produzione della 2600 fino al 1979, quando ormai era superatissima*, l'uscita del modello che avrebbe dovuto sostituirla, previsto nel 1973, venne posticipato al 1979. L'Alfa 6 fu un altro flop annunciato. Ciao Roberto * Si pensi che era una 6 posti con 3 allineati su di un divano aneriore e con il cambio al volante. |
|
|
sent on 01 Febbraio 2022 (22:42) | This comment has been automatically translated (show/hide original) In Alfa Romeo it was easier to make a shit and be proud of itWhat to push good ideas In Alfa Romeo era più facile fare una cagata ed esserne fieri Che spingere le idee buone |
|
|
sent on 01 Febbraio 2022 (23:39)
Oltretutto le idee buone non è che siano mancate. Il guaio è che non venivano adeguatamente supportate. Ad esempio l'Alfasud (sorvolando sull'opportunità di allargarsi verso il basso trascurando la fascia alta) dal punto di vista progettuale era un'auto tutt'altro che spregevole. Motore boxer brillante e dall'ottimo rendimento, con un ronzio inconfondibile... pazienza che per i vecchi alfisti esisteva solo il ringhio (anch'esso inconfondibile) del bialbero. Autotelaio tra i migliori, anzi probabilmente il migliore tra le berline a trazione anteriore dell'epoca. Carrozzeria e plancia, disegnate da Giuggiaro, modernisime per quei tempi, tanto che anche dopo 10 anni reggeva bene sotto quell'aspetto. Il problema erano gli standard qualitativi dello stabilimento di Pomigliano d'Arco: Materiali, assemblaggio, verniciatura, rifinitura e controllo qualità... Si diceva che iniziava ad arruginirsi quando era ancora dal concessionario... Poi, a partire dai tardi '70 - primi '80, all'IRI hanno cominciato ad avere difficoltà a coprire i passivi e quindi in Alfa Romeo dovettero tagliare gli investimenti, col risultato di tirare avanti sino alla fine degli anni '80 con le piattaforme (avanzatissime al lancio ma inevitabilmente invecchiate) di Afetta (90 e 75) e Alfasud (33). Poi fu ceduta alla Fiat al valore fondiario dei terreni di Arese e Pomigliano. Il guaio è che in quegli stessi anni aveva prevalso la linea di Romiti (imposto agli Agnelli da Cuccia), ovvero diversificare gli investimenti (operazioni finanziarie, grande distribuzione, persino Club Mediterranee ecc.) rispetto a quella di Ghidella (investire nel core business dell'automotive - come avrebbero fatto nei decenni successivi i gruppi tedeschi e la francese PSA), tanto che alla fine Ghidella* dovette rassegnare le dimissioni. Quindi la Fiat si trovò due marchi premium praticamente sovrapposti, ovvero Alfa e Lancia; con a disposizione investimenti che sarebbero stati sottodimensionati anche per una sola delle due. Le conseguenze erano fin da allora prevedibili. Buona serata. * Vittorio Ghidella, oltre che un manager, era un ingegnere di prim'ordine, laureato col massimo dei voti al Politecnico di Torino. Supervisionava la progettazione delle auto e poi le collaudava di persona facendoci dei gran chilometri. Ricordo una sua intervista, negli anni '80, sul supplemento illustrato, ora non ricordo se del Corriere della Sera o di Repubblica, nella sua villa sulla collina torinese. In una foto lo si vedeva suonare un antico clavicembalo e, se ben mi ricordo, aveva dichiarato una predilezione per J.S. Bach. Prima di iscriversi al Politecnico aveva conseguito la maturità classica, anche quella col massimo dei voti. Dall'intervista si capiva che per lui cultura umanistica e tecnico-scientifica erano tutt'uno; in ciò simile a un altro grande ingegnere piemontese, Adriano Olivetti. Oltretutto le idee buone non è che siano mancate. Il guaio è che non venivano adeguatamente supportate. Ad esempio l'Alfasud (sorvolando sull'opportunità di allargarsi verso il basso trascurando la fascia alta) dal punto di vista progettuale era un'auto tutt'altro che spregevole. Motore boxer brillante e dall'ottimo rendimento, con un ronzio inconfondibile... pazienza che per i vecchi alfisti esisteva solo il ringhio (anch'esso inconfondibile) del bialbero. Autotelaio tra i migliori, anzi probabilmente il migliore tra le berline a trazione anteriore dell'epoca. Carrozzeria e plancia, disegnate da Giuggiaro, modernisime per quei tempi, tanto che anche dopo 10 anni reggeva bene sotto quell'aspetto. Il problema erano gli standard qualitativi dello stabilimento di Pomigliano d'Arco: Materiali, assemblaggio, verniciatura, rifinitura e controllo qualità... Si diceva che iniziava ad arruginirsi quando era ancora dal concessionario... Poi, a partire dai tardi '70 - primi '80, all'IRI hanno cominciato ad avere difficoltà a coprire i passivi e quindi in Alfa Romeo dovettero tagliare gli investimenti, col risultato di tirare avanti sino alla fine degli anni '80 con le piattaforme (avanzatissime al lancio ma inevitabilmente invecchiate) di Afetta (90 e 75) e Alfasud (33). Poi fu ceduta alla Fiat al valore fondiario dei terreni di Arese e Pomigliano. Il guaio è che in quegli stessi anni aveva prevalso la linea di Romiti (imposto agli Agnelli da Cuccia), ovvero diversificare gli investimenti (operazioni finanziarie, grande distribuzione, persino Club Mediterranee ecc.) rispetto a quella di Ghidella (investire nel core business dell'automotive - come avrebbero fatto nei decenni successivi i gruppi tedeschi e la francese PSA), tanto che alla fine Ghidella* dovette rassegnare le dimissioni. Quindi la Fiat si trovò due marchi premium praticamente sovrapposti, ovvero Alfa e Lancia; con a disposizione investimenti che sarebbero stati sottodimensionati anche per una sola delle due. Le conseguenze erano fin da allora prevedibili. Buona serata. * Vittorio Ghidella, oltre che un manager, era un ingegnere di prim'ordine, laureato col massimo dei voti al Politecnico di Torino. Supervisionava la progettazione delle auto e poi le collaudava di persona facendoci dei gran chilometri. Ricordo una sua intervista, negli anni '80, sul supplemento illustrato, ora non ricordo se del Corriere della Sera o di Repubblica, nella sua villa sulla collina torinese. In una foto lo si vedeva suonare un antico clavicembalo e, se ben mi ricordo, aveva dichiarato una predilezione per J.S. Bach. Prima di iscriversi al Politecnico aveva conseguito la maturità classica, anche quella col massimo dei voti. Dall'intervista si capiva che per lui cultura umanistica e tecnico-scientifica erano tutt'uno; in ciò simile a un altro grande ingegnere piemontese, Adriano Olivetti. |
|
|
sent on 02 Febbraio 2022 (22:29) | This comment has been automatically translated (show/hide original) Beautiful intervention Roberto P Bellissimo intervento Roberto P |
|
|
sent on 03 Febbraio 2022 (0:13) | This comment has been automatically translated (show/hide original) Thanks. A risentirci. Grazie. A risentirci. |
|

Publish your advertisement on JuzaPhoto (info) |