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È un tema in cui mi imbatto spesso, ultimamente. Se ne parla molto, ci sono approcci differenti, scuole di pensiero che si confrontano, ma mi piacerebbe aprire uno spazio dove discuterne in modo più approfondito, con calma e senza preconcetti. Qualche tempo fa ho letto una riflessione del fotografo Francesco Ferla: lui racconta la Sicilia attraverso la sua bellezza, scegliendo di non mostrare il degrado, il malcostume, le sue "storture". Ferla fotografa con passione ciò che ama, e questo traspare chiaramente nel suo lavoro. Una posizione simile l'ho ritrovata anche qui, in più di un post: l'idea che il mondo, così spesso segnato da bruttezza e sofferenza, abbia un bisogno profondo di bellezza, e che questa vada condivisa, quasi come un atto di resistenza o di cura. Al tempo stesso, ricordo un post di Sara Munari su Facebook in cui sottolineava come siamo inondati di immagini: foto magari belle, ben fatte, ma senza contenuto, senza progetto, senza una direzione. È qui che riaffiora, secondo me, il vecchio concetto di arte “utile” — non solo in senso pratico, ma anche morale, politico, educativo. Un'idea di matrice rinascimentale, forse superata da buona parte dell'arte contemporanea, ma che oggi sembra riaffacciarsi in reazione all'abbondanza di immagini "vuote". Forse proprio per questo oggi si torna a dare valore all'idea, al progetto, al significato dietro l'opera. Io, personalmente, mi trovo spesso a metà. Amo le fotografie semplicemente perché sono belle, perché mi colpiscono esteticamente e potrei restare a osservarle per ore. Ma amo anche quei lavori che mi obbligano a pensare, che mi aprono una nuova prospettiva, che mi fanno deviare dal mio solito sguardo. E' impossibile dare una definizione univoca di "bello", non mi ci avventuro nemmeno, quello che posso dire è che c'è chi è più portato a notare certe finezze e chi meno, ma che l'occhio è sicuramente allenabile e si "impara" a notare e poi apprezzare anche cose che prima non ci suscitavano molto grazie allo studio e all'apprendimento. D'altra parte lo stesso Guido Guidi, tanto vituperato qui su juza, più volte ha affermato che spesso le foto non vanno guardate con un occhio troppo "armato". Insomma non ho una posizione assoluta e trovo comunque interessante questa altalena tra estetica e contenuto. A me capita di avere idee e provare a rappresentarle e periodi in cui non so dove voglio andare e penso solo a un immagine che mi si forma nella testa e voglio creare e quando mi chiedono: perchè hai fatto questa scelta? posso solo rispondere perchè mi piaceva così
Sono belle le sintesi. La sola estetica può portare la fotografia a diventare complemento d'arredo. Il solo contenuto potrebbe non attrarre . Cerchiamo una sintesi costruttiva
Discussione interessante: visto che anche tu ti cimenti con la ritrattistica, come declini nel genere l'idea di ritrarre la bellezza? Da un lato il concetto greco di kalokagathia (chi è bello esteticamente possiede anche uno spirito nobile), dall'altra il bisogno di dare voce anche a corpi che non rispondono ai canoni del momento.
Io sono dell'idea che qualunque soggetto sia interessante, anche la periferia più degradata della peggiore città del mondo o la modella che non risponde ad alcuno dei canoni di bellezza comuni, se l'occhio del fotografo la ritrae con rispetto e intenzione di raccontare qualcosa. Rispetto significa anche: senza mentire o falsare la realtà, ma cercando il punto di vista migliore. La bellezza estetica senza un fine (per es. storytelling, ma anche uno scopo sociale o politico) è tutto sommato vuota.
“ La bellezza estetica senza un fine (per es. storytelling, ma anche uno scopo sociale o politico) è tutto sommato vuota. „
Parli di almeno un 90% delle foto che vediamo.
La cosa preoccupante è che non preoccupa affatto.
Il concetto di bellezza che vige oggi è svuotato di qualunque accezione "alta". È estetica violentata all'inverosimile. È droga visiva senza alcuna prospettiva o punto di vista. È, tutto sommato, un misto di disperazione e apatia che si aggrappa all'immediatezza pur di percepire un briciolo di vibrazione vitale.
Anch'io non ho una posizione assoluta, ma pur apprezzando certe foto meramente "descrittive", le foto che ricordo di più sono quelle che mi han fatto più riflettere. Talvolta, non sempre, anche estrapolate da progetti.
“ A me capita di avere idee e provare a rappresentarle e periodi in cui non so dove voglio andare e penso solo a un immagine che mi si forma nella testa e voglio creare e quando mi chiedono: perchè hai fatto questa scelta? posso solo rispondere perchè mi piaceva così „
Si puo' produrre una "bella" immagine riprendendo qualcosa di brutto e degradato? Ovviamente si'
La sola bellezza e' sufficiente e giustifica lo scatto? ovviamente no
Il solo contenuto e' sufficiente e giustifica lo scatto? ovviamente no
Una immagine e' bella perche' cio' che e' ripreso e' bello? es. le tre cime di lavaredo, scattate all'ora buona dal solito punto panoramico, con una ammiraglia settata in automatico, la consideriamo una cartolina da 50 cent o una bella foto?.
La moda rincorre l'estetica, la tecnica rincorre il risultato.
In mezzo a questi due impostori, dove fissiamo il registro?
“ Il concetto di bellezza che vige oggi è svuotato di qualunque accezione "alta". È estetica violentata all'inverosimile. „
Non è sempre stato così? Con la differenza che oggi vediamo (pubblicato) tutto quello che prima rimaneva in un cassetto e non aveva piattaforme per essere condiviso così facilmente?
“ Nell'autorialità e nella buona fede di chi scatta. „
non e' sempre vero... sono molti i casi di chi, scattata e pubblicata la foto, ha magari vinto il Pulitzer, ma e' morto dentro come uomo. Penso per esempio a John Leonard Gaunt Jr.
In fotografia sicuramente più che nelle altre arti visive.
Questo perché è il mezzo più democratico e immediato per produrre immagini. E abbiamo oltrepassato uno sdoganamento tale che mai come oggi il concetto di bellezza si è svuotato ed appiattito.
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