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Dal grande formato al medio formato digitale, oggi.


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avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2024 ore 21:28

Provenendo da qua

www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=4727112&show=16

Si e' parlato di grande formato in ritrattistica, modi di imitarlo in digitale e resa delle medio formato digitali oggi a confronto... possiamo continuare visto che ci sono anche domande...

Scusate se forse sono fuori tema, poiché non riesco a leggere tutte le pagine precedenti. Dovrei passare da una Sony a7R5 (riproduzioni opere d'arte) ad una MF e sono indeciso fra Fuji GFX 100II e Hasselblad X2D. Continuo a sentire che la seconda ha colori migliori, ma è poi vero? Possibile che la Fuji non abbia un profilo neutro (mi dicono di usare il Provia/Standard) o che non si riesca a correggere in pp? Sorry! Piccolo mistero: perché sulla Hassy ci sono i buchini per microfono e altoparlante se poi non gira video????


Fuji ha il suo set su Capture One, Hassy su Phocus.
I migliori colori non esistono e questo mito dell' HNCS e' marketing.

Nel tuo caso, andrei di profili custom per il tuo specifico modello con la sua illuminante per la riproduzione.
Altrimenti hai sempre un margine di errore.

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 0:46

"dillo a chi fa le caricature, a chi fa veri ritratti, a mille e oltre fotografi oltreché a Settimio Benedusi e i suoi "ricordi stampati”
Bisogna essere seri e comprendere il senso di tutto questo. Che sia un ritratto rubato o uno posato, al di fuori del ritratto di un attore, sta nella capacità del ritrattista studiare la persona e raffigurarla nel momento in cui assume un'espressione naturale che lo rappresenta al meglio"

Chi fa una caricatura "carica" i tratti del viso e del fisico, agisce sulle apparenze portandole al grottesco.
Un' "espressione naturale" è cosa ben diversa dall' "essenza" o dallo "spirito" del soggetto.
Serietà è non millantare.

Fate una prova: lasciate che un vostro amico, della cui intelligenza fotografica avete stima, scelga e vi sottoponga 1 o 10 o 100 ritratti che lui ritenga riusciti (secondo il parametro della cattura dell'essenza) di persone a voi sconosciute e cercate di raccontare l'essenza della persona ritratta. Sono disposto a scommettere che andrete per farfalle e vi avvicinerete ben poco.
Se fosse vero che da un ritratto si può conoscere qualcosa di una persona allora avrebbe ragione il Lombroso.

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 0:49

A Salt chiedo cosa pensi dei ritratti di Nadar.

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 1:14

Stefano, potresti proporti a Sgarbi per "duplicare" certi quadri ;-)

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 6:09

Seguo e continuo a leggere interessatissimo

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 8:29

Si possono fare dei buoni ritratti con una Rolleiflex 3.5 e mettendo le persone in posa?
Voglio ricondurre la mia digressione nell'alveo del tema della discussione. Questo aneddoto che sto per raccontare potrebbe dare parzialmente ragione a Filo63 e Salt, o forse no. La premessa è che io non mi reputo affatto un buon ritrattista, sono un semplicissimo fotoamatore che quando ritrae le persone si sente piuttosto impacciato. Al punto:
Tempo fa tenevo un corso di nuoto a delle persone con problemi psichiatrici che frequentano un centro diurno. Al corso arrivavano queste persone accompagnate dall'educatrice, assieme a me c'era anche un altro collega istruttore. Un giorno portai con me la vecchia Rolleiflex 3.5 del 1961 caricata con una Ilford e chiesi alle persone se avevano piacere a farsi fotografare. Feci una dozzina di ritratti a mezzo busto mettendo in posa una alla volta le persone nello stesso posto, sotto un albero antistante l'ingresso della piscina. Feci sviluppare e stampare il rullino ma, prima di regalare le stampe alle persone ritratte, venne a casa mia una mia amica che era psicoterapeuta e per gioco le sottoposi i ritratti chiedendole di individuare tra la dozzina di foto quali fossero i ritratti della educatrice e del collega istruttore di nuoto.
Quale fu il risultato?


avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 8:57

Caro Andrea.taiana, questo che trattiamo è argomento complesso e necessiterebbe di uno spazio più ampio.
"Nel ritratto fotografico si realizza un'attendibilità che non pone o allontana il problema della somiglianza fisica e però restituisce il senso di quella vita, di quella storia, di quell'opera compiutamente, in entelechia” scrive Leonardo Sciascia che scrisse il libro "sulla fotografia”

Ma anche la definizione che viene da Paul Valery "Se mi trovassi davanti a questa effige / ignoto a me stesso, ignaro dei miei lineamenti / in tante orrende pieghe d'angoscia e d'energia / leggerei i miei tormenti e mi riconoscerei”

Oppure Roland Barthes "La foto-ritratto è un campo chiuso di forze. Quattro immaginari vi si incontrano, vi si affrontano, vi si deformano. Davanti all'obiettivo, io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quelle che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede io sia, e quello di cui egli si serve per dimostrare la propria arte.”

E per tornare a noi, a molti gradini più in basso, la qualità del ritrattista è quella di mettere a suo agio il soggetto, parlare con lui, fare in modo che le barriere psicologiche si riducano al punto che il soggetto entri in empatia con il fotografo. Spesso, se ci facciamo fotografare da un bambino, cala la soggezione, la paura del giudizio e regaliamo noi stessi all'obiettivo.

Ovviamente le persone con un deficit cognitivo o con alterazione della percezione e privi di barriere psicologiche, come nel caso da te descritto, offrono il proprio io con estrema naturalezza.

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 9:10

Nello "scatto rubato” di Salt c'è una scorciatoia che conduce sullo stesso territorio di quanto affermo... sciogliere la tensione e l'ansia del soggetto. Molte popolazioni avevano paura che la fotografia o lo specchio rubasse l'anima.

L'attore o i modelli, nei ritratti, interpretano ciò che il pubblico si aspetta, raccontano il vestito che indossano e interpretano un personaggio. Non è detto che raccontino se stessi.

Per quanto riguarda la caricatura
Chi fa una caricatura "carica" i tratti del viso e del fisico, agisce sulle apparenze portandole al grottesco.
non esiste solo quella che porta ad una iperbole dei caratteri fisici del soggetto ma anche quelle di Forattini o la famosa stock.adobe.com/it/images/what-is-on-a-man-s-mind-by-sigmund-freud/515

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 11:08

Ritornando in tema, io credo che la caratteristica imprescindibile sia la propensione e lo studio della metodologia per la ritrattistica. Ovviamente sia che lo si faccia per professione sia che sia un genere elettivo per il proprio passatempo.

A partire da Rembrandt sino ai fotografi matrimonialisti, il ritratto è un genere di comunicazione visiva che instaura un rapporto tra operatore e committente, pagante o no. Escluderei la street dove il soggetto chiaramente è "rubato”.

Nella metodologia esiste anche l'aspetto tecnico e tecnologico, è qui rientriamo in OT. Dall'illuminazione, naturale o artificiale, dalla scelta della tipologia di obiettivo sino alla fotocamera, ogni elemento che entra in gioco è parte del progetto. Non esiste uno strumento elettivo se non quello che permette al ritrattista di esprimere al meglio quello che lui vuole rappresentare.

Greg Williams usa delle Leica SL o Q a seconda di quello che vuole raccontare (ovviamente esiste tutta la realtà di Ambassador etc. ma questo non è importante) usa un 90 mm o un 75 se non addirittura il 28mm per essere "spontaneo” o per ritrarre la persona gregwilliams.com/photography/.

P.s: per Salt... quando distingui la mentalità creativa da quella oggettiva, ricordati che la creatività non è idea, o estemporaneità ma è un processo analitico molto lungo e scientifico. Dai Licei artistici alle Accademie d'Arte, dal Politecnico di Milano allo IED, tutto questo si insegna.


avatarjunior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 11:28

Grazie a Karmal e ad Ulysseita per le vostre risposte!

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 13:57

Quale fu il risultato?
concludo l'aneddoto, la mia amica psicoterapeuta individuò senza tentennamenti l'educatrice nel gruppo dei ritratti mentre ebbe qualche titubanza sull'individuazione del collega istruttore ma dopo qualche dubbio indovinò pure quello (era in dubbio tra due foto).
Questo dimostra qualcosa? Che le foto restituiscono la psicologia delle persone ritratte? Che la mia amica era un'ottima ed esperta psicoterapeuta? Che io sono un ottimo fotografo ritrattista? Che la Rolleiflex 3.5 e la Ilford sono magiche? Che il disagio psichiatrico è una brutta bestia che deforma il volto e buca la pellicola?
Non lo so.
N.B. Filo63 non sono uno psichiatra ma direi che la malattia psichiatrica non necessariamente abbassa le barriere psicologiche (credo che spesso o in alcuni casi avvenga il contrario), quello che credo di avere notato è che la malattia psichiatrica in alcuni casi genera il desiderio di essere accettati aiutati e non respinti come è facile che accada.
P.S. una persona con tratti paranoici difficilmente si farà ritrarre

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 14:07

N.B. Filo63 non sono uno psichiatra ma direi che la malattia psichiatrica non necessariamente abbassa le barriere psicologiche (credo che spesso o in alcuni casi avvenga il contrario)
io ho scritto
N.B. Filo63 non sono uno psichiatra ma direi che la malattia psichiatrica non necessariamente abbassa le barriere psicologiche (credo che spesso o in alcuni casi avvenga il contrario)
avrei dovuto aggiungere un (come probabilmente) nel caso da te descritto!

Comunque argomentavo su una tua, e non solo tua, affermazione riguardante il ritratto.

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 14:11

Filo: perfetta la tua citazione di Roland Barthes sui quattro immaginari che si incontrano, ce l'ho sempre stampata in mente. È quello il gioco che secondo me, al contrario forse di quello che dice Salt sulla necessità di rubare lo scatto (se interpreto bene il suo pensiero) rende particolarmente interessante il ritratto posato, io vincendo la mia stessa timidezza sto cercando di dedicare i miei sforzi a quel tipo di ritratto, a persone sconosciute fermate per strada o addirittura nelle loro abitazioni.

Su La Camera chiara di Barthes e sul ritratto più avanti aggiungerei un'altra notazione, se non mi castrate perché insisto troppo sul fuori tema.

avatarsenior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 14:15

Tornando in tema: Paco ha venduto il Canon 135 mm f2.
Io ce l'ho ancora ma mi domando e vi domando: agli effetti del ritratto, meglio un 135mm f2 su Full Frame o meglio un 135mm f4 basculante su MF44*33 ???

avatarjunior
inviato il 06 Febbraio 2024 ore 14:16

Ho letto le trenta pagine di argomentazioni varie...e come sempre il mondo è bello perchè vario...ognuno con le proprie teorie :D Da uscirne matti! :D

Vabbè quindi perchè no, dico la mia...
Prima di tutto, le primissime immagine che hanno aperto 30 pagine fa questo lunghissimo thread sono bellissime, bravo Uly ad averle postate. Alcune mi ricordavano i lavori di Sally Mann, un altra che lavora con il grande formato, o Alec Soth (altro che usa il grande formato)...
Secondo...passando per il ritratto del papà di Uly confrontandolo con quello di Jack Nicholson...per me è un nonsense confrontarli e dire una fotocamera meglio dell'altra...se l'ambientazione è completamente diversa, penso anche allo sfondo, uno è bianco e l'altro è scuro...e come qualcuno diceva, il make up può aver fatto il suo su Nicholson...Comunque non toglie la bellezza dello scatto di Uly...
E poi...e poi alla fine quello che, almeno per me conta, è il contenuto, il soggetto...si può fare una foto con un contenuto pazzesco su una polaroid e fare una foto che non significa niente con un banco ottico...
poi forse il grande formato ha senso a pellicola, su digitale tra ottiche e PP si possono ottenere risultati molto simili che il 90% dell'utenza non percepisce le differenze...

Al di là di tutto comunque credo, che come ogni forma d'arte, l'oggettività non possa esistere...c'è soltanto la soggettività. Può piacere o non piacere. E la soggetività non è soltanto l'utente che guarda il prodotto finito, ma anche di chi produce quell'immagine, quindi il piacere (o meno) di lavorare con certi strumenti...

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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