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avatarsenior
inviato il 01 Novembre 2022 ore 19:00

Ma un colore può essere proprietà di qualcuno?

www.dday.it/redazione/44165/la-follia-dei-colori-in-abbonamento-panton

avatarsenior
inviato il 01 Novembre 2022 ore 20:30

Pazzesco.
Ma si fottano adobe e anche pantone ...

avatarsenior
inviato il 06 Novembre 2022 ore 18:55

Il problema può essere serio per chi ormai c'è invischiato nei colori Pantone, e la retroattività a me puzza tanto di t*fa.

Siamo alla beffa, sarei contento se quei colori millantati di proprietà ce la facessero a rifarli in qualche modo e che Pantone ci chiudesse i battenti, su una cosa spregevole così.

avatarsenior
inviato il 06 Novembre 2022 ore 20:16

Commento nel link sopra citato


"Mi sembra ci sia una discreta confusione su questo argomento, a cominciare dall'articolo.
Pantone nasce come produttrice di inchiostri per la stampa. Come altre aziende simili ha dovuto dare un codice colore alle sue tinte per distinguerle.

Vista la qualità dei suoi inchiostri, l'assortimento sempre maggiore negli anni e l'elevata costanza di produzione e la possibile corrispondenza fra inchiostri destinati ad usi diversi (stampa litografica e serigrafia per dirne un paio) negli anni è diventata un punto di riferimento per molti settori della grafica, della prestampa ed ovviamente della stampa.

Con l'avvento del digitale, Pantone è stata una delle prime aziende ad introdurre le sue palette in molti programmi di grafica o impaginazione e via via si è specializzata in sistemi di misurazione e riproduzione colore, fino ad approdare fra le braccia di X-Rite.

Questo cambio di concessione di licenza sui suoi prodotti digitali, ovviamente può non piacere ma personalmente posso capirlo.
Quelle che prima erano delle semplici guide per la scelta dei suoi inchiostri (molto costosi) si sono trasformate negli anni come un semplice indicatore per la composizione colore che, parlo per esperienza diretta, i 90% degli stampatori usa per creare le tinte utilizzando i pigmenti basi di altre aziende.
Non ho i dati delle vendite di inchiostri della Pantone né dei suoi ausili digitali, ma immagino che X-Rite, l'attuale proprietaria, stia cercando di monetizzarne l'uso e non riuscendo a farlo tramite un accordo con uno dei suoi licenziatari, ADOBE, stia provando altre strade.

Sottolineo inoltre, come evidenziato nell'articolo, che il "problema" riguarderà solo i lavori che richiedono una stampa a tinte dichiairate e non in quadricromia, per la quale non cambia nulla, o che vedono la quadricromia affiancata ad una o più tinte dichiarate (o Solid come le chiamano gli americani o "di scatola" come le chiamerebbe uno stampatore).

Sicuramente per chi lavora nel settore potrà essere una scocciatura, ma qualunque operatore con un minimo di esperienza sa perfettamente come dichiarare una tinta Pantone anche senza accedere alle palette digitali Pantone."

avatarjunior
inviato il 06 Novembre 2022 ore 20:28

Ci sono sempre le care vecchie mazzette Pantone, disponibili in qualunque studio grafico.
(Comunque è una bella seccatura)

avatarsenior
inviato il 06 Novembre 2022 ore 20:37

Delle mazzette Pantone, se poi non potrai riprodurle nel file, te ne fai veramente poco. E consideriamo che in stampa tipografica spesso e volentieri i colori Pantone vengono trattati direttamente con un procedimento a parte.

Se riesci a convertire la tinta pantone in CMYK, beh, sei a posto. Il problema è che non è così facile da fare, e spesso i risultati sono abbastanza deludenti. Già mettersi a cercare su vari siti dedicati alle conversioni in RGB o CMYK delle varie tavolozze colore (Pantone con tutte le sue, RAL e tanti altri) si può notare come i risultati siano abbastanza incoerenti tra loro.

avatarsenior
inviato il 07 Novembre 2022 ore 8:44

Comunque io non ci vedo nulla di tragico
Vogliono salvaguardare il loro lavoro di conversione colore proprietario
Se ti accordi lo ottieni, altrimenti no
La retroattività è una forzatura che avrà la sua logica

avatarsenior
inviato il 23 Novembre 2022 ore 19:23

Cosa c'è di pazzesco nel farsi pagare qualcosa che si e inventato e su cui si spendono ore e ore di ricerca per trovare la miscela giusta e migliaia di euro/dollaro per produrre quel specifico inchiostro per le migliaia di applicazioni diverse ( stampa, verniciatura a polvere etc etc) Bah il mondo sta andando a rotoli, si vuole tutto gratis come diritto acquisito, ma scusate perché voi chiedete lo stipendio a fine mese? Lavorate gratis che la logica è la stessa…

avatarsenior
inviato il 23 Novembre 2022 ore 19:29

+1

avatarsenior
inviato il 23 Novembre 2022 ore 19:36

Be ricordo il famoso nero preso in esclusiva da Anish Kapoor

avatarjunior
inviato il 23 Novembre 2022 ore 20:21

Il problema è che i colori Pantone sono ormai da anni uno standard, è impossibile farne a meno nella stampa offset con tinte piatte. Si fa con la carta intestata, con i biglietti da visita, con le buste, con i blocchi note, con la carta chimica... Però non esiste solo Adobe, per fortuna. C'è anche qualche coraggiosa software house che propone prodotti alternativi in cui, per il momento, le librerie Pantone ci sono ancora senza sovrapprezzo.

avatarsenior
inviato il 24 Novembre 2022 ore 8:13

Ma perché si parla di problema? Dove sarebbe il problema? Chi ha necessità di utilizzare i colori Pantone, io gli utilizzo, lo fa in ambiente professionale dove si presuppone che ci sia un cliente che paga per il servizio , ergo i costi dei colori Pantone sono già inclusi nel prezzo che il cliente paga, discorso diverso è se si fanno prezzi ridicoli ai clienti, ovviamente in questo caso il costo della licenza Pantone diventa un problema perché si sta vendendo il servizio sotto costo.

avatarjunior
inviato il 24 Novembre 2022 ore 8:27

Qualsiasi colore è una terna di 3 numeri........sono così segreti sti PANTONE? MrGreenMrGreenMrGreen

avatarsenior
inviato il 24 Novembre 2022 ore 8:44

Qualsiasi colore è una terna di 3 numeri........sono così segreti sti PANTONE?

Intanto non bisogna confondere i concetti di tricromia e quadricromia, soprattutto se si deve andare in stampa dove vale il secondo, poi il problema di fondo è proprio dato dal pigmento di stampa che, essendo una sostanza materica, con una chimica e una fisica proprie, non è facile da imitare partendo da altre sostanze.
I produttori di pigmenti, Pantone in testa, si sforzano da sempre di ottenere nuove sostanze, coperte da relativi brevetti, che permettano non soltanto di ottenere nuove tonalità di colore, ma che siano anche utilizzabili con le più svariate tecniche di stampa e/o verniciatura senza cambiare quella tonalità.
Difficile, se non impossibile, ottenere la stessa identica tonalità se parti da altre sostanze pigmentate anziché utilizzare quella brevettata da quel determinato produttore, in questo caso Pantone.

avatarjunior
inviato il 24 Novembre 2022 ore 9:03

Ci può stare la richiesta di un compenso per il loro utilizzo, del tutto giustificato. Il fatto che costino più della licenza mensile di Photoshop mi lascia perplesso. Ma in un mondo dove anche Mercedes fornisce il suo "acceleration increase pack" auto.hwupgrade.it/news/auto-elettriche/accelerazione-in-abbonamento-me al costo di 120 euro al mese, di cosa ci stupiamo?

Sicuramente qualcuno creerà un color book chiamato Pantalone, con gli stessi colori dentro e un tool che rinomina i Pantone in Pantalone e viceversa nei vari file grafici.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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