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Gattini e dintorni: ok, ma è tutto oro quello che...?


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avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 0:08

Caro Loiety direi un po' diverso...
2 punti direi:

- in sostanza, spesso ce la si prende con la foto "da social", ma il vero kitsch forse non è quello.
Perché la "foto da social" ha tutt'altra funzione rispetto a quella della fotografia di chi... fa fotografia.
Dall'articolo di Smargiassi:

la fotografia dei social network non è quasi mai kitsch. Chi condivide selfie o pizze o piedi o gattini non ha nessuna intenzione di fare arte, né contro-arte, né stile: le foto dei social network sono parole di conversazioni, sono costruzioni e autopresentazioni dell'Io pubblico, fanno parte di un'antropologia della recita sociale e non della scena dell'arte.

- viceversa, una fotografia dall'aspirazione più "nobile", di un appassionato che ci da dentro, che ha una qualche aspirazione (artistica o altro), può facilmente, quella si, risultare kitsch.
Proprio per la differenza di ambizioni, proprio per come quest'ultima fotografia ritiene di proporsi.
Sempre dall'articolo:

il kitsch è un'attitudine estetica che fraintende l'arte, scambiando la sostanza per l'effetto, riducendola ad effetto d'arte, cioè ad artificiosità ed eccesso...
.....il kitsch è l'imitazione mal riuscita, è la volontà di stile che manca il bersaglio e si sbrodola addosso....


In pratica, non è che evitare gattini e tramonti sia per forza il viatico per la buona fotografia ;-)

Ah, personalmente ritengo che il problema non sia nel banale in quanto tale, così come la soluzione non sia nell'originalità a ogni costo. Anzi... Sorriso

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 1:09

Ah, personalmente ritengo che il problema non sia nel banale in quanto tale, così come la soluzione non sia nell'originalità a ogni costo. Anzi...


A mio modo di vedere, lo so che è una frase che potrebbe risultare ardua e forte per i più, ma in realtà il banale di per sè non esiste.
(O quasi, al netto delle debite eccezioni, che restano però in una percentuale minima se non infinitesimale).

Le rappresentazioni che ne vengono date, in realtà sono tali.
O meglio restituiscono ciò che viene associato poi all'essere banale.
E non i soggetti di per sè, qualsiasi essi siano.

Certamente anche l'originalità da sola non costituisce un parametro che fa la differenza.
Ma può essere uno degli ingredienti, e non a caso laddove personalmente la cito, la associo sempre a varie altre componenti, come infatti testimoniato nel pot precedente dove ho elencato caratteristiche per le quali anche certe foto dei gatti potrebbero risultare ineccepibili e inattaccabili (da Benedusi a Gardin).

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 1:26

E non i soggetti di per sè, qualsiasi essi siano.


Per inciso Remember, non pensavo al soggetto, richiamando l'idea di banale.

Banale puà essere l'intepretazione concettuale, quella formale. Banale può essere una rappresentazione comunicativamente prevedibile. Banale può essere l'approccio complessivo alla fotografia.

Per questo dico che il banale non mi spaventa: in base a come le sue espressioni si incriociano e si sommano può risultare interessante.
O forse, più semplicemente, perché amo una fotografia fondamentalmente banale.
O forse ancora, perché faccio fotografia banale ;-)

Rispetto all'originalità: non che in sé sia cosa cattiva, ma... a parte "mostri", l'abbinata di originalità e buona foto non credo di averla ancora mai incontrata Sorriso
Molto spesso invece, quella "volontà di stile che manca il bersaglio" di cui fa menzione l'articolo. Quella si.

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 2:00

Ti chiarisco che anche se ho scritto argomentando su una tua frase che ho quotato, quanto ho scritto non lo rivolgevo principalmente a te, in quanto reputo che tu abbia già le idee ben chiare di tuo, ma più che altro per dare uno spunto di riflessione su chiunque in questo 3D lo possa poi andare a leggere o ne sia interessato. ;-)

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 2:09

O forse, più semplicemente, perché amo una fotografia fondamentalmente banale.
O forse ancora, perché faccio fotografia banale


Su questo fondamentalmente non ti credo, o meglio quello che si potrebbe interpretare non in maniera univoca, non penso corrisponda a quello che tu vorresti intendere.

In altre parole ho l'impressione che il tuo concetto, tu non lo abbia espresso in maniera troppo chiara o univoca.
Se approfondirai mi sarà più chiaro se mi sto sbagliando o male interpretando, o ci stia azzeccando.

avatarjunior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 2:30

la fotografia dei social network non è quasi mai kitsch. Chi condivide selfie o pizze o piedi o gattini non ha nessuna intenzione di fare arte, né contro-arte, né stile: le foto dei social network sono parole di conversazioni, sono costruzioni e autopresentazioni dell'Io pubblico, fanno parte di un'antropologia della recita sociale e non della scena dell'arte.

Concordo al 75%.
Io fotografo principalmente i tramonti che vedo dalla mia finestra, perché ho una meravigliosa e gratuita vista degli Appennini. Dei milioni di tramonti esistenti, solo il mio riesce a rievocare determinate sensazioni, quelle che provavo nel momento dello scatto e deve farlo solo per me.
Questo discorso regge se si usano i social nella maniera "sbagliata", cioè come spazio gratuito offerto da qualcuno. Nella maggior parte dei casi probabilmente vale il discorso della costruzione dell IO pubblico e della vendita della propria immagine.

In generale non concordo con l'accostamento kitsch-fotografia. La fotografia non è mai arte e quando lo è non è fotografia, come generalmente intesa, ma qualcosa di più simile alla "pittura digitale". Però andrebbe definita l'arte in maniera univoca e non credo sia possibile.

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 8:43

Concordo al 75%.
Io fotografo principalmente...


Caro Kotatsu, se ben intendo il tuo post, credo sia bene rbadire una cosa...
Nello specifico, non credo ci si rirefisca a tutte le foto che "vanno su Facebook", ma alle foto (diciamo così) "a uso e consumo" di Facebook, oppure "fatte per" Facebook.

Sul social, come sappiamo, c'è tutto (da mia zia Pina alla pagina di McCurry), per cui ritengo che nell'articolo, la frase che hai citato e commentato, si riferisca ancora una volta a quella fotografia che non ha ambizioni particolari, eseguita da persone che, solitamente, non hanno passione particolare per la fotografia stessa.

Poi sicuramente c'è una zona di confine, nella quale è difficile capire in quale delle due categorie ci si trovi, e per questo (credo) Smargiassi scrive "quasi mai" ;-)

Parliamo di tramonti: un fotografante appassionato ha in genere criteri diversi di "bel tramonto" rispetto alla zia Pina.
Di solito la Zia Pina non ha particolare concezione di "orizzonte storto" oppure di "colori totalmente slavati" o cose del genere: quel suo tramonto serve solitamente a dire: "hey, guarda dove mi trovo e come sono ganza".
E quindi ecco la logica della definizione di Smargiassi e della separazione dei due orticelli.

Ripeto: se bene ho capito il senso del tuo intevento ;-)

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 9:02

seguo

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 9:07

“ O forse, più semplicemente, perché amo una fotografia fondamentalmente banale.
O forse ancora, perché faccio fotografia banale ?


Su questo fondamentalmente non ti credo, o meglio quello che si potrebbe interpretare non in maniera univoca, non penso corrisponda a quello che tu vorresti intendere.

In altre parole ho l'impressione che il tuo concetto, tu non lo abbia espresso in maniera troppo chiara o univoca.
Se approfondirai mi sarà più chiaro se mi sto sbagliando o male interpretando, o ci stia azzeccando.


Remember, c'ha delle belle pretese, te! MrGreen
Per essere precisi davvero (ammesso sia possibile: chiaro e univoco, su ste cose...) dovrei sapermi esprimere come Eco, e così purtroppo non è.

Tra un po' mi si citerà la Treccani rispetto al significato di "banale", ma resterà sempre e comunque qualcosa di legato a cultura e sensibilità personale. E la stessa situazione apparirà sempre a qualcuno banale e a qualcun altro no.

Esempio: la foto della testa che si scuote, attraverso mosso o multiesposizione.
Se non sai praticamente nulla di fotografia ti parrà molto originale e creativa. Se ne hai masticato appena sarà del tutto noiosa, milionesima brutta copia di qualcosa che era forse nuovo cinquant'anni fa. E banale all'inverosimile.

Comunque, per risponderti partirei da una cosa che mi ha sempre toccato abbastanza. Di un limpido Umberto Saba:

Amai trite parole
che non uno osava.
M'incantò la rima fiore amore,
la più antica, difficile del mondo


Nel caso specifico della tua citazione io intendevo qualcosa di questo genere: nella mia fotografia non cerco soggetti straordinari, non tendo verso composizioni sorprendenti, non ho un codice di ricerca a monte particolarmente personalizzato, non post produco in una maniera che voglia essere in qualche modo "emergente" e men che meno è alla ricerca di chissà quale originalità.
Mettici anche che faccio bianconero: per qualcuno 'sta cosa è già banale di per sé Sorriso

Questo faccio e solitamente questo tende a piacermi all'esterno (con eccezioni ovviamente: già abbiamo parlato di arte altrove e, rispetto ad artisti dei quali ci siamo detti, certamente non è il banale a distinguerli...).

Ma devi però leggere tutto quello che ho scritto prima: il fatto che certi tratti si possano definire banali, non significa affatto che, alla fine, quel che risulta sia necessariamente una produzione fotografica di buona o cattiva qualità.
Ovvero: messi assieme a dovere e con una sensibilità adatta, molti tratti banali possono fare una buona fotografia, così come molti tratti più... bizzarri potrebbero tranquillamente generare foto noiosissime.

Mi piace pernsare che una buona fotografia è quella che, magari nella globalità di una produzione generale, contiene una minima dose di poetica. Del tipo suggerito da Saba magari Sorriso

Approfitto per un'ultima nota, che credo potrbbe però essere spunto per un altro topic magari, che qui si devia....
Il fotografo di cui tu riporti talvolta gli scritti, mi pare dia molta importanza all'idea che una fotografia debba "raccontare". Se ben capisco il senso, sono fondamentalmente d'accordo.
Tuttavia non definirei la fotografia (più o meno buona, sempre sottinteso) accostandola al "racconto", quanto piuttosto alla poesia appunto: fose molti tra i distinguo che sono stati espressi rispetto alla fotografia che "racconta", (non illecitamente) troverebbero più giusta collocazione ;-)

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 9:09

IlPizza:
allevatori che buttano a caso foto col cel impostate da cani

le foto ai gatti impostate da cani vengono sempre male per definizione ma non so come verrebbero le foto ai cani impostate da gatti MrGreen perdonatemi la stupidata...

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 9:36

Più seriamente parlando, il problema del fotoamatore è quello: avere un giusto metro di giudizio critico per la propria produzione (che molte volte, nel mio caso ma forse anche per molti altri, finisce solo su un hard disk o in un cassetto). Si cerca di farsi una cultura sfogliando ed acquistando libri o leggendo in rete, ci si riempie gli occhi di immagini, si sperimenta con la DSLR, si parte con certi maestri come riferimento e con le loro immagini sedimentate nella coscienza si producono le proprie, a volte, per le più riuscite, si appongono le cinque stelle su Lightroom, se c'è un progetto valido si stampa anche un proprio fotolibro. Il problema è capire se abbiamo un mondo interiore talmente forte ragion per cui la nostra produzione acquista un rilievo ed una personalità tale da riflettersi in uno stile proprio. Il giudizio deve essere in primo luogo un nostro giudizio, pur con aiuti esterni non può essere che nostro. Se superiamo il vaglio di noi stessi osiamo proporci al vaglio del mondo, alla ricerca dell'apprezzamento che sotto sotto è il fine ultimo per cui ciascuno vuole esprimersi.
Probabilmente spesso succede che qualcuno "osa" esporsi al giudizio del mondo dopo una sopravvalutazione di se stesso o dopo un giudizio troppo indulgente. E qui si vede forse quel kitsch non artistico perché inconsapevole per l'autore, qui si vedono spesso gli emuli senza la stoffa. In questi casi ci può partire facilmente la frecciata, "ma guarda questo che fa il Fontana della Brianza e quello che fa lo Cindy Sherman "de no altri". Tuttavia non dobbiamo essere troppo severi nel giudizio, chi è senza peccato…

avatarjunior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 9:53

Penso che l'articolo di smargiassi, al di là delle simpatie o antipatie per l'autore, sia condivisibile.

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 9:54

Caro Andrea...
in primis la stupidata ci sta, che sennò ci si prende troppo sul serio, e qui mica siamo Smargiassi ;-)

Per il resto trovo corretto tutto quel che scrivi.
Sia nell'analisi, sia nelle conclusioni.

L'attenzione non troppo indulgente nel valutarsi, il tentativo di conoscere e di maturare senso critico, proprio per poter osservare le cose in modo più compiuto, proprie e altrui...
Sapere che raramente si è senza peccato. E in qualche misura tenerne conto.

E poi, magari, "liberarsi" un po'.
Ogni volta che si valuta qualcosa (anche criticamente come è giusto), che si evidenzia un qualche limite, chi si sente anche vagamente toccato in prima persona tende alla difesa senza quartiere, prima di tutto.
A volte è comprensibile, perché certe posizioni hanno il sapore dell'attacco e sanno talvolta essere sgradevoli (e di sicuro anche io sopporto molto male certi atteggiamenti).
Ma normalmente "fare quadrato" per principio su qualcosa è molto probabile se ci limiti e nulla più.


avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 9:56

Penso che l'articolo di smargiassi, al di là delle simpatie o antipatie per l'autore, sia condivisibile.


Grazie per il passaggio: credo anche io che leggerlo con favorevolezza sia utile, poco o tanto, a osservare meglio e utilmente quello che facciamo, un po' tutti...

avatarsenior
inviato il 12 Gennaio 2020 ore 12:03

Sicuramente Francesco e' un articolo interessante.
Gli eccessi penso siano spesso legati al fatto che una fotografia corretta da un punto di vista tecnico, che trasmette una sua poetica, come piace a te giustamente dire, ma con toni sommessi e garbati, non verra' probabilmente presa sufficientemente in considerazione dalla lettura veloce e disattenta tipica del web.
Pero' non associerei la violenza cromatica (anche nel bn) e l'eccesso necessariamente al kitsch cosi' come non definirei migliore una foto solo per il fatto di essere tecnicamente a posto e senza eccessi di sorta; sono banale, lo so' ;-)
Per quanto riguarda fotografie con velleita' artistiche che arte non sono c'e' pieno il web, comprese tutte le mie sicuramente, ma quanti pittori fanno arte? Quanti musicisti fanno arte? Tutti i brani che ascoltiamo sono arte? Tutti i quadri che vediamo, anche nelle gallerie sono arte?
E' Giusto comunque provarci se lo si desidera, i consigli e' saggio ascoltarli specie se arrivano da chi ne sa,' basta non siano dictact, anche perche' come tu hai ribadito, non ci sono risposte certe ma insegnamenti e convinzioni che al peggio vanno nel calderone delle nostre esperienze arricchendoci come persone se non come fotografi.
Poi se qualcuno pensa di fare arte ed e' felice, che male c'e'?... Togliendogli l'illusione non e' che si ottiene il solo risultato di sminuirgli l'entusiamo?
Buona domenica, ciao Ale ;-)
Sorriso

22 Febbraio 2020

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