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Gattini e dintorni: ok, ma è tutto oro quello che...?


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avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 9:35

Si è tornati spesso, di recente, sulle questioni legate al fotografare gattini e tramonti (ecc, ecc, ecc ;-) ).
Alcuni concordano con la visione critica, altri rivendicano il diritto di ognuno di far quello che gli pare.
In generale io condivido posizioni come quelle espresse per esempio da Matteo Groppi, quando suggerisce di contestualizzare il discorso e il pubblico a cui si rivolge, perchè in questo caso il ragionamento la sua ratio ce l'ha, senza dover diventare dogma per tutti.

Ma non è questo il tema del topic.
(Lo dico per evitare ripetizioni di dialoghi già recentemente fatti, in cui chi lo voleva si è giù espresso più che abbondantemente)

Fatta l'analisi superficiale dello stato delle cose, quella per cui l'appassionato storce il naso di fronte ai selfie su Facebook per intenderci, o altri mettono in guardia da gattini e tramonti...
non è che andando oltre le insidie si annidano anche (e pure di più) in una fotografia dalle pretese assai più ardite?

Creando il gruppo "cultura" ormai parecchio tempo fa, il caro Franco-Jeronim (che forse non legge più, ed è un peccato...), impostò una discussione su un articolo di Smargiassi dedicato al kitsh. Per chi non lesse, trova l'articolo qui: smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2015/02/09/fenomenologia-d

Allora se ne discusse, se ben ricordo, da un altro punto di vista.
Ma oggi, che gattini & tramonti sono tornati così decisamente nelle chiacchiere del forum, non vale la pena di chiedersi se il kitsch possa annidarsi, ancor più che nei selfie con la bocca a cuore o nella pizza ritratta con orgoglio, in alcune espressioni che tentano magari di essere "concettuali", che portano le stimmate del "progetto", che si dichiarano alla ricerca di una fotografia "che racconta"?

Cito solo due passaggi dall'articolo, per contestualizzare meglio il concetto:

Ultimamente c'è un certo consenso, fra i fotografi che si ritengono tali, anzi che si ritengono “autori”, nel considerare kitsch le fotografie dei social network, i selfie, le foto ombelicali di pizze sul tavolo e di piedi in spiaggia e di gattini eccetera.
Lo sono davvero? È quello il vero kitsch fotografico? Io dico di no


kitsch è l'imitazione mal riuscita, è la volontà di stile che manca il bersaglio e si sbrodola addosso

NOTA : questo topic non è e non vuole essere in difesa di selfie, gattini o altro.
Vuole solo suggerire di non fermarsi alla definizione di buone regolette che, una volta apparentemente rispettate, mettano tutto a prosto e concludano ogni pensiero ;-)

NOTA 2 : se possibile, eviterei di vedere la cosa in base alla simpatia o antipatia verso Smargiassi.
Al centro terrei l'idea, a prescindere da chi ne sia il portatore ;-)

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 9:54

parto da una premessa: i gattini sono la materia di cui è fatto l'internet.

detto questo il concetto ti kitsch è vago come vaga è la moda, la vera direttrice unica di qualsiasi movimento artistico,fotografia compresa.

il diritto di un'artista di sguazzare nel kitsch è sacrosanto e spesso riesce a far emergere delle performances di una bellezza esaltante.

il diritto di un amatore qualsiasi di sguazzare nel kitsch è sacrosanto anche se porta ad affogare in un mare marrone e maleodorante.

quello che non è sacrosanto è arrogarsi il diritto di proporre il proprio prodotto senza averlo studiato prima,senza aver affrontato un percorso ed uno studio concreti.

e come è sacrosanto sguazzare nei clichè è sacrosanto criticare quel clichè per chi lo osserva, per chi si trova di fronte l'ennesima polaroid con il flash sparato ad una con le zinne de fori senza aver affrontato un percorso che porti ad essere la Stefanie Schneider del momento.

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 9:57

il diritto di un'artista di sguazzare nel kitsch è sacrosanto e spesso riesce a far emergere delle performances di una bellezza esaltante.


Doverosa precisazione: suggerisco di leggere l'articolo.
Il riferimento positivo al kitsch voluto e cercato c'è.
E non è l'oggetto quello del ragionamento ;-)


avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 10:01

Doverosa precisazione: suggerisco di leggere l'articolo.
Il riferimento positivo al kitsch voluto e cercato c'è.
E non è l'oggetto quello del ragionamento ;-)


ovviamente l'ho letto prima di rispondere.

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 10:03

L'articolo è troppo generalista. Troppo politicamente corretto. Tutto può essere kitsch e tutto può non esserlo.

Preferisco l'estremismo di Benedusi che almeno ti fa pensare da che parte vuoi stare.
Gattini, tramonti, culi e tette presi da lontano col teleobiettivo per me sono sempre kitsch.

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:19

L'articolo è troppo generalista...

Preferisco l'estremismo di Benedusi...


Credo, forse sbaglio, che le due cose non debbano necessariamente essere messe in contrapposizione: in fondo, quando si produce uno singolo scritto, una lezione o cose del genere, si ha un certo qual obiettivo, in funzione del quale il ragionamento può essere più o meno circostanziato. Più specifico a volte, o espressione di principio altre.

Posso condividere il ragionamento finale, ovvero che tu ritenga certe cose kitsch urbi et orbi.
Poi si può tentare di capire se oltre quello il kitsch finisce e siamo quindi a posto, oppure se si tratta solo di una nobilitante autoconvinzione non sufficiente.

Il punto, perlomeno per me, è che c'è molta fotografia pretenziosa, che guarda dall'alto in basso certe espressioni, ma che ha solo un leggero profumo in più.
E, soprattutto, amo chiedermi se è (e in che misura) quello che faccio io: mi interessa poco giudicare l'altro, molto di più cercare di capire quel che faccio io ed essere critico verso quello Sorriso

Poi definire cosa è kitsch e cosa non lo è, o peggio ancora come osservare una fotografia, direi che non può essere sicuramente l'oggetto di un singolo articolo di Smagiassi, Benedusi o altri, e men che meno un topic qui.
Per quello c'è l'evoluzione personale, costante e individuale, che ognuno sviluppa per sé, e che ha i suoi tempi e luoghi ;-)

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:29

ovviamente l'ho letto prima di rispondere.


Perdona: il riferimento al "kitsch sacrosanto" mi aveva tratto in inganno.

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:38

butto lì uno spunto diverso..
faccio il vet e allevo sphynx:
la foto con gattino/pelosetto messa poi su pagina fb o instagram (per quanto magari mi faccia vergognare in altri ambiti) mi porta clientela.
Nel caso dell'allevamento la foto del gattino passato su fb se fatta bene mi fa conoscere come allevamento e mi fa vendere il cucciolo distinguendomi da altri allevatori che buttano a caso foto col cel impostate da cani.
Ci metto infine i gattini fotografati in expo (e non sono pochi): se chi le fa le fa bene ha la coda di gente e si fa giornata (magari annoiandosi) ma tanta resa e poca spesa.
Che siano arte, kitsch o altro è in effetti un altro discorso

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:40

Ai tempi avevo letto l'articolo di Smargiassi; dalla citazione fatta da Francesco riporto due spezzoni:

kitsch è l'imitazione mal riuscita
insomma, l'eccesso di manierismo; se non è più un esercizio per impadronirsi di una tecnica o per cercare di comprendere l'approccio di un determinato autore ai temi che fotografa, rischia effettivamente di diventare, nella sua ripetitività, un'imitazione mal riuscita anche per soggetti "di un certo peso" oltre che per i gattini.
In fondo, il percorso di base, l'idea che ha portato a quel modo di fotografare e a quei soggetti non è tua, ma di un altro; mica è facile superarlo MrGreen
E' la posizione di chi non osa o di chi non ha idee particolarmente originali; finché non oltrepassa il limite del "fotografo per il mio piacere personale" rimane una posizione perfettamente lecita e non criticabile; se si spinge al paragone con l'archetipo, al proporsi rivendicando un'autorevolezza che è anch'essa di un altro, beh, allora il discorso cambia;

è la volontà di stile che manca il bersaglio
qui, oltre ad una naturale conclusione del pensiero precedente, ci vedo anche la posizione di chi osa, ma senza sapere dove vuole andare a parare, e finisce per
proporre il proprio prodotto senza averlo studiato prima,senza aver affrontato un percorso ed uno studio concreti
come scrive Ponz666.

Su un sito come questo, dove ci sono sì autori con i contrococò, ma anche tanti che sono approdati semplicemente per cercare un miglioramento tecnico e qualche consiglio altrimenti difficile da ricevere, ma senza particolari velleità artistiche o narrative, è difficile discriminare queste posizioni (anche se certi risentimenti piccati nei confronti delle critiche ti mettono la pulce nell'orecchio); bisognerebbe vedere in quali altri contesti ciascuno di noi inserisce o meno le proprie foto.

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:41

Credo che in qualche misura vadano tirati in ballo i cliché, squisitamente “fotografici” nel nostro caso.
Per alcuni sono da evitare come la peste. Ed il discorso non può neppure avere inizio perché se c'è una presa di posizione ideologica, un preconcetto così forte rispetto all'argomento, li si esclude, li si condanna e amen; finita li.
Per altri, viceversa, sono degna materia d'indagine. Il cliché visto come mezzo bicchiere pieno, come buon punto di partenza: perché quel tipo d'immagine funziona universalmente e quindi merita di essere indagato, i suoi limiti coltivati, spostati, reinventati.
Questi due approcci prescindono da chi li fa; il professionista, il fotoamatore evoluto come il dilettante assoluto si trovano - con i loro rispettivi strumenti culturali e creativi - dinnanzi al medesimo “dilemma”.

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:41

la foto con gattino/pelosetto messa poi su pagina fb o instagram (per quanto magari mi faccia vergognare in altri ambiti) mi porta clientela.


Considerazione corretta, ma nel contesto credo sia un po' fuori tema.
E' chiaro che, in termini funzionali, tutto il ragionamento non ha rilevanza alcuna, e quello che tu dici mi pare inoppugnabile ;-)

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:45

suggerisce di contestualizzare il discorso e il pubblico a cui si rivolge
condivido in pieno, se io faccio una mostra fotografica rivolta ad esperti di fotografia non propongo certo la gnocca figa o il tenerissimo gattino..... ma se voglio pubblicare una foto su facebook sicuramente la tenerezza e la bellezza oltre che una buona saturazione ne decretano il successo....come pubblicare una macro o una foto di fauna selvatica su juza in jpeg e senza post produzione.... ti massacranoMrGreen

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:50

bisognerebbe vedere in quali altri contesti ciascuno di noi inserisce o meno le proprie foto


In fondo il cuore della faccenda è tutto qui Daniele.
Non è affatto questione di criticare o meno qualcosa infatti.
Tuttavia, se hai una certa posizione/convinzione rispetto a quello che fai, ovviamente devi cercare di essere un minimo critico.
Come ho detto qui, e in altre circostanze, io non amo particolarmente muovere critica a "quelli che" (esercizio già troppo diffuso), ma piuttosto rivolgere attenzione poco indulgente a quel che faccio.
Poi ognuno lo farà per sé, nel modo che ritiene più giusto e appropriato. O non lo farà, perché non è un dovere.

Un vizio, in questo forum, è quello di pensare che qualcuno ti dica "cosa devi fare" Sorriso
Semplicemente si incontrano dei punti di vista, e tu li filtri per verificare se considerarli tali da prenderli in considerazione o meno.
In fondo persino Platone o Kant non costituiscono "obbilgo" ;-)

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 11:51

...ti massacrano...


... Cool Qui si aprirebbe un altro tema Sorriso

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2020 ore 12:24

Personalmente concordo quasi completamente con Smargiassi e mi identifico con quanto detto da Ramon. Però nel valutare sopratutto i social, va ricordato che lo scopo dei social non è la gratificazione fotografica , ma quella sociale. Nel valutare pertanto una foto sui social, non dobbiamo dimenticare che quello sono, social, nel bene e nel male. Ripeto, se uno si alza e vede al balcone una alba toccante per i suoi colori, tira fuori lo smartphone e scatta mezzo mosso, non cambierà la storia della fotografia, e lo sa già, ma comunica al suo gruppo la sua emozione del momento, e la fotografia di per se non ha questo valore assoluto.
Non vorrei che osservando i social con l'occhio del fotografo questo ogni tanto venisse dimenticato.



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