user107253
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 17:02
“ Che per la maggior parte delle fotografie fatte da non-fotografi rientra in un processo di costruzione dell'identità personale dove l'immagine ha un ruolo senza precedenti.... „ condivido! |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 17:13
“ allora vuol dire che le foto non parlano per me! „ Volevo dire che inevitabilmente (anche senza volere..) tu e ognuno di noi diciamo qualcosa ATTRAVERSO le foto che facciamo. |
user90373
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 17:22
@ Ale Z A volte, un pò per gioco un pò perchè "condizionato trasversalmente" mi ritrovo a scrivere attraverso le immagini delle, almeno dal mio punto di vista, emerite c@zz@te, la delusione è forte quando vengono apprezzate. |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 18:09
“ Che bello, senza parlare di nuovi e progressivi modelli di macchine fotografiche, siamo arrivati a pag. 4. Ci sono ancora nuclei di Resistenza dunque? Eeeek!!! „ A volte la realtà ci sorprende.... |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 18:11
“ A volte, un pò per gioco un pò perchè "condizionato trasversalmente" mi ritrovo a scrivere attraverso le immagini delle, almeno dal mio punto di vista, emerite c@zz@te, la delusione è forte quando vengono apprezzate. „ Ettore, non bisogna nemmeno essere troppo severi con se stessi... |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 18:53
Mi allaccio alla questione Instagram. Secondo me lo state approcciando in maniera sbagliata: Instagram è un social, non un museo di fotografie e non si prefigge di mostrare buone fotografie, ma vendere e fare ricavi; svolge la stessa funzione dell'album fotografico di mio nonno nell'attuale epoca dell'internet 2.0. A casa ho moltissime foto scattate da mio nonno, il cui valore fotografico rasenta lo zero: sono raccolte dei luoghi che visitava, delle gite in compagnia, delle cene di natale, delle feste al circolo della pesca, delle bocce; il loro valore e il loro messaggio è: io c'ero, io ho visto o fatto questo. Instagram è la stessa cosa, solo che al posto che rimanere confinato nelle mura domestiche e alla ristretta cerchia di amici che vedeva l'album o la proiezione delle foto delle vacanze, raggiunge una cerchia ben più ampia. Eppure non ho mai sentito nessuno denigrare le foto che faceva mio nonno, così come le qualsiasi foto che favello i vostri nonni: è più un'avversione al telefono, che al tipo di foto. Se poi sei bravo, allora puoi sfruttare le potenzialità dell'internet 2.0 per fare soldi: molte persone vedono quello che pubblichi e allora tu sponsorizzi qualche oggetto; ma questo non è altro che la versione internet 2.0 dei calciatori e attori che facevano i testimonial televisivi. Semmai, credo sia più utile educare al linguaggio fotografico: a molti piacciono foto con pp oscene e indecenti; ma degustibus... P.s.: io mi ritengo degno erede di mio nonno che faceva foto ai momenti conviviali  |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 19:08
Faccio un scempio, shore ci pubblica foto pensate per Instagram, non credo abbian lo stesso senso e valenza di quelle di tuo nonno, piacciono o meno usa un mezzo che in origine era pensato per altro a suo modo e a suo vantaggio perché gli è congeniale instagram.com/stephen.shore?utm_source=ig_profile_share&igshid=1pb |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 19:41
Io la fotografia la vedo come un fatto puramente artistico ( la qual cosa può essere anche un limite). Sono orientato quindi a chi ha qualcosa da raccontare e lo fa attraverso le sue fotografie, non una singola fotografia ma attraverso un percorso ostinato, ossessivo (mi viene in mente D'agata). I social sono solo un mezzo da utilizzare senza farci sopraffare. Con queste premesse ribadisco quello che ho detto in un precedente 3d e che ha riportato E. Perazzetta. La fotografia non è cambiata si divide sempre in buona fotografia (che possiamo anche tradurre in buone idee) e il resto che fa volume |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 19:50
“ La fotografia non è cambiata si divide sempre in buona fotografia (che possiamo anche tradurre in buone idee) e il resto che fa volume „ Quì si era allargato il giudizio anche alla sociologia della fotografia oggi, ma... questo tuo giudizio è equilibrato e pieno di buonsenso! |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 20:02
Io credo che invece la foto è cambiata moltissimo, cioè un Bresson ora non avrebbe la stessa valenza, I tempi sono diversi,mi chiedo cosa avrebbe fatto Nan golding o ghirri con un cellulare Certo esistono belle e brutte, lavori buoni e altri banali, ma non credo che si possa affrontare la fotografia allo stesso modo di prima. Rifare le foto di Bresson ora allo stesso modo è fare qualcosa di anacronistico |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 20:29
Ci sono idee che invecchiano. Altre no. Bresson é invecchiato ma le foto della Gol din le considero a tutt'oggi attualissime. La vita vissuta trasposta in fotografia si tramuta spesso in forma artistica duratura. Vedi anche il sopracitato d'Agata |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 20:42
Si è no, nel senso che sicuramente le foto di nan goldin sono attuali, ma rappresentava il suo tempo, la colonna sonora punk di The Ballad of Sexual Dependency aveva senso allora non oggi, la diffusione dell'aids ha indubbiamente influito, ne è scaturita anche una mostra e aveva un'importanza legata a quello che succedeva e a che impatto la malattia ha avuto, quindi le sue foto funzionavano bene in quel tempo con quello che aveva intorno, ora probabilmente il problema dell'aids sarebbe trattato diversamente Un po' come le foto di Larry Clark probabilmente avrebbero un approccio, un'estetica e un risultato diverso se fatte oggi Il valore delle foto resta, anche l'idea e il fine ma oggi l'approccio e la realizzazione sarebbe differente non solo per il cambio di tempo ma proprio per come approccio all'immagine |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 21:08
@Francesco, ma anche @Jack... Non si sta parlando se la media fosse meglio in passa od oggi. Ma di fruizione appunto. Su instagram, o su spotify si ha una quantità di contenuti (foto-file audio) "infinita" e per cui è obiettivamente più rappresentativa e interessante di quelli di questo forum , o di un negozio di LP. Sta all'utente digitare "Cindy Sherman" o "beautiful ass", "Charles Mingus" o "Rovazzi" e poi farsi un'idea... Quello che cambia è appunto la modalità di fruizione tendenzialmente più mordi e fuggi e il fatto che questa ricerca non richiede nessun "impegno" ai fruitori. Non bisogna possedere un giradischi, non bisogna recarsi alla mostra ne leggere riviste di settore per informarsi e non rischiare di prendere fregature per acquisti a scatola chiusa. E non bisogna nemmeno versare un euro visto che il cellulare già lo si ha e instagrame e spotify (versione base) sono gratis. Ciò non è certo un male a priori, anzi... è una manna per chi come me cerca informazioni sui vari "artisti". Ed è assolutamente comprensibile che per un ragazzo in piena età puberale i nomi di Eggleston o di Robert Frank non siano fra i suoi pensieri... Tra l'altro un interesse non esclude l'altro Cioè voglio di Il punto è che il "target" di utenza si è allargato in quanto la condizione minima è avere un cellulare. E questo crea situazioni che prima sarebbero state "inconcepibili". Non sono in grado di dire chi sia meglio musicalmente fra Rovazzi o Remigi. Ma Rovazzi a differenza di Remigi era già famosissimo su internet prima di cantare (non ho idea per cosa). Quindi è diventato un cantante perchè era già famoso e non famoso perchè era un cantante A differenza di Remigi non fa soldi vendendo dischi/CD in quanto non mi risulta ne abbia mai prodotto uno. Nei concerti dopo aver cantato tutte le sue canzoni (20 minuti) sta più di un'ora a farsi selfie con i fans. L'età dei suoi fan è sui dieci anni. Mia figlia ne ha otto e abbassava un po'la media, ma non di molto... |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 21:23
“ La domanda è: Eco ha qundi ragione? Internet dando la "parola" a tutti a creato sono una marea di fotografie banali dove la qualità è affogata dal rumore di fondo? „ Per me SI, ha ragione al 1000%. |
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