| inviato il 15 Febbraio 2021 ore 21:19
“ .... xche' uniformare a tutti i costi? - x ogni scatto il suo taglio, indipendentemente dal formato del sensore „ Ma infatti logicamente il ragionamento non fà una piega, ma ci sono dei fattori culturali, tradizionali, irrazionali, ecc...che ci fanno preferire i formati standard, sarà stupido ma é cosi é inutile negarne l'esistenza |
| inviato il 15 Febbraio 2021 ore 23:52
Non credo siano solo le convenzioni o la forza delle abitudini a farci preferire certi rapporti d'aspetto, quanto il fatto che i rettangoli i cui lati stanno in rapporti numerici semplici risultino di per sé più armoniosi. È un po' come nella musica: molte cose variano tra culture musicali differenti, ma alcuni rapporti tra i suoni sono identici in tutto il mondo perché le frequenze di quei suoni stanno in rapporti numerici semplici: l'uso dell'intervallo di quinta, per esempio, è comune a tutte le culture musicali, e le frequenze dei due suoni che lo formano stanno in rapporto 3:2. Idem l'ottava (2:1), la quarta (4:3) eccetera. |
| inviato il 16 Febbraio 2021 ore 10:53
si Miopiartistica e quel che dicevo quando parlavo di "sezione aurea" nelle proporzioni del 3/2, ma l'armonia delle proprzioni secondo me é solo una minima parte della spiegazione come dicevo c'é molta tradizione e abitudine nella scelta dei formati allora che a priori si potrebbe ritagliare una foto come si vuole semplicemente tenendo conto della composizione risultante e degli elementi che si vogliono includere o escudere |
user86925 | inviato il 16 Febbraio 2021 ore 11:51
“ È un po' come nella musica: molte cose variano tra culture musicali differenti, ma alcuni rapporti tra i suoni sono identici in tutto il mondo perché le frequenze di quei suoni stanno in rapporti numerici semplici: l'uso dell'intervallo di quinta, per esempio, è comune a tutte le culture musicali, e le frequenze dei due suoni che lo formano stanno in rapporto 3:2. Idem l'ottava (2:1), la quarta (4:3) eccetera. „ @Miopiartistica, molto interessante questo parallelo, posso chiedere il formato quadrato 1:1 a che tipo di frequenza musicale può essere associata ? |
| inviato il 16 Febbraio 2021 ore 12:59
C'è un paragrafo de Rudolf Arnheim Arte e Percezione Visiva che parla dei rapporti di aspetto "notevoli". |
| inviato il 16 Febbraio 2021 ore 14:10
Diciamo che in un'opera che voglia essere monografica mantenere un formato unico (ma forse pure una focale fissa) potrebbe, ipotizzo, aumentare il senso di "presenza" dell'osservatore il cui occhio dopo alcuni scatti si va a tarare su quello del fotografo. Sapere cosa attendersi dalla pagina successiva, in merito ad elementi da scartare (il resto della pagina) e non dover rielaborare il punto di vista potrebbe aiutare a sentirsi immersi nell'opera o nelle ambientazioni presentate. Forse l'uso di rapporti d'aspetto differenti può ricordare che si è di fronte ad una rappresentazione della realtà, rappresentazione "mediata" da qualcosa, e quindi estrarci dall'immersione. E' solo un'ipotesi. |
| inviato il 16 Febbraio 2021 ore 23:24
@ Nove Il rapporto 1:1 tra le frequenze di due suoni è quello dell'unissono, cioè di due suoni di uguale frequenza, che si considera il massimo della consonanza. La serie dei rapporti 2:1, 3:2, 4:3, 5:4 eccetera genera intervalli che si considerano sempre meno consonanti. I primi quattro venivano considerati dai teorici medioevali come consonanze perfette, seguivano le consonanze imperfette e le dissonanze, ed esistevano vincoli precisi che limitavano l'uso delle dissonanze. Col tempo l'uso delle dissonanze si è sempre più liberalizzato fino a venire considerate semplicemente "consonanze lontane". Nel novecento sono cambiati drasticamente i modi di trattare questi elementi nella composizione, ma naturalmente questi rapporti più o meno semplici tra le frequenze dei suoni continuano a esistere e a giocare il loro ruolo nella produzione e nella percezione della musica perché non sono sovrastrutture culturali ma si basano su fenomeni fisici. Come le diverse culture hanno interagito con queste cose in modi differenti è una faccenda di una tale complessità da dare le vertigini. Immagino che cose simili siano accadute e accadano anche nelle arti visive. Scusate il pippone... |
user86925 | inviato il 16 Febbraio 2021 ore 23:53
grazie Miopiartistica... |
| inviato il 17 Febbraio 2021 ore 9:15
Molto interessante, grazie |
| inviato il 18 Febbraio 2021 ore 10:18
“ Diciamo che in un'opera che voglia essere monografica mantenere un formato unico (ma forse pure una focale fissa) potrebbe, ipotizzo, aumentare il senso di "presenza" dell'osservatore il cui occhio dopo alcuni scatti si va a tarare su quello del fotografo. Sapere cosa attendersi dalla pagina successiva, in merito ad elementi da scartare (il resto della pagina) e non dover rielaborare il punto di vista potrebbe aiutare a sentirsi immersi nell'opera o nelle ambientazioni presentate. Forse l'uso di rapporti d'aspetto differenti può ricordare che si è di fronte ad una rappresentazione della realtà, rappresentazione "mediata" da qualcosa, e quindi estrarci dall'immersione. E' solo un'ipotesi. „ Chiaramente una galleria di immagini tutte con le medesime dimensioni e proporzioni crea già di per sé un senso di uniformità che porta a fare collegamenti mentali tra ogni immagine e le altre. Ma anche il fatto che siano tutte in BN, o che il colore sia trattato in modo simile in tutte le immagini. Non avevo mai pensato invece all'idea di usare per tutte le immagini la stessa focale. In effetti se presento immagini di street o di paesaggio fatte tutte con l'obiettivo normale o con un grandangolo moderato do la sensazione di raccontare quello che ho visto con una certa continuità, un po' come se fosse un piano sequenza cinematografico. Se invece inserisco dettagli fotografati col tele o una foto fatta con un grandangolo spinto rompo la continuità. Però pensando a un fotolibro può essere interessante anche vedere immagini a tutta pagina alternate ad altre più piccole, magari tagliate in rapporti di aspetto differenti. L'importante è che la cosa avvenga con una certa logica, formale o narrativa, o entrambe. |
| inviato il 18 Febbraio 2021 ore 12:52
L'aggiunta della focale fissa mi è venuta in seguito, ma potrebbe essere uno spunto di riflessione. Nel caso che citi sarebbe possibile inserire una pagina panoramica e l'osservatore capirebbe, ma se tutte le altre presentassero foto fatte con la medesima focale (e senza ritagli rilevanti) forse l'impressione di omogeneità ne beneficerebbe. La focale in effetti muta l'aspetto delle cose. |
| inviato il 18 Febbraio 2021 ore 13:05
Io tendo ad usare una focale costante all'interno di una serie. L'ho già detto. Mi pare che questo mi aiuti a definire meglio una "distanza" precisa tra me e il soggetto e anche il rapporto fra il soggetto e il contesto. Anche l'altezza da terra del punto di vista è importante. |
| inviato il 18 Febbraio 2021 ore 17:57
Però nel presentare una serie di immagini tutte con lo stesso rapporto di aspetto e tutte prese con la stessa focale si corre il rischio di annoiare un po', a meno di non essere Vivian Maier... Però non è detto... ultimamente ho preso l'abitudine di tenermi sempre in tasca la Sigma Dp2, che è una macchinetta con un sacco di limitazioni: focale fissa, niente raffica, niente ISO alti, controluce problematici, niente mirino, pochi megapixel quindi non si ritaglia, al massimo si rifila un pochino. Però qualche foto decente la porto a casa lo stesso, ogni tanto, credo grazie al fatto di averla sempre con me, o forse proprio grazie alle limitazioni imposte, che costringono a essere più rigorosi. Gli zoom sono comodi, ma impigriscono, oltre ad offrire una qualità di immagine inferiore, a parità di costo. |
| inviato il 18 Febbraio 2021 ore 19:51
Berengo gira con la sua Leica in tasca con su il 35 mm. e basta e non fa foto noiose... |
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