| inviato il 09 Gennaio 2018 ore 22:29
“ Si accettano spunti ed esperienze personali. Grazie a tutti „ per l'ambientazione non cè che l'imbarazzo della scelta ce nè saranno più di cento al momento in corso.il mio consiglio è di non partire se non con già permessi ed agganci da quà,per esmpio la striscia di GAZA è interdetta a qualsiasi civile,tranne casi straordinari,e,mai inviati con permessi privati ma governativi,quindi...Lascia perdere l'idea balzana di fare tutto da solo.Ammesso che riesci ad arrivare in afghanistan dubito che riusciresti ad andare nelle zona di Bala Murgab,Farah,Bala Baluk, dove ogni giorno si sparano e si trovano le basi più pericolose di tutto il paese.se vuoi dai un'occhiata qui www.occhidellaguerra.it/ Ho fatto diverse volte il fotoreporter di guerra,solo ora col senno di poi posso dire."ma chi me lo ha fatto fare". |
| inviato il 10 Gennaio 2018 ore 22:40
A luglio partirò per i Balcani per lavoro per sei mesi. Vorrei prepararmi al meglio in modo da poter sfruttare il lungo periodo per riuscire a tornare a casa con un reportage completo e dettagliato. Avevo intenzione di prepararmi studiando il più approfonditamente possibile la storia del luogo e della guerra oltre ovviamente alla cultura. Poi cercare di prendere spunto dai grandi maestri di reportage di guerra guardando i loro lavori e visitando qualche mostra. Leggendo i commenti precedenti ho visto che qui sul forum c'è chi di esperienza ne ha da vendere... avete qualche prezioso consiglio che vi sentite di darmi? |
| inviato il 10 Gennaio 2018 ore 23:27
Devi avere un progetto chiaro e capire di tutto ciò che hai bisogno per realizzarlo partendo dalle autorizzazioni ai contatti sul posto e le zone in cui intendi muoverti e documentare. Essere buon fotografo non basta ( ci sono immagini che da sole sembrano banali ma non vanno sottovalutate perché spesso aiutano alla lettura del reportage). Tieni presente che il lavoro più duro è selezionare gli scatti. 20 immagini totali già sono tantissime per un racconto per cui la scelta deve essere ragionata e non basata sulle immagini tecnicamente venute meglio. Dopo tutto questo lavoraccio tocca sbattersi per venderlo e la concorrenza è tantissima. Le redazioni sono molto esigenti oltre che sanguisughe. Non sono un fotoreporter ma qualcosina l'ho capita da amici che ormai hanno chiuso bottega (in passato pubblicavano per testate giornalistiche nazionali e non solo). È come spesso mi è stato ripetuto: le buone foto son quelle che portano soldi tutto il resto non conta nulla. |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 7:05
prova a vedere qui: https//www.facebook.com/warreportingtrainingcamp |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 7:18
Ciao già il solo fatto che chiedi queste informazioni su un forum, mi fa dedurre la totale inesperienza e vista la pericolosità della cosa, ti suggerisco di intraprendere questa cosa. |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 8:00
Grazie Vincenzo e Claudio... @Petulo, rispondevi a me o a chi ha aperto il post? |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 8:12
Per farti un'idea, guardati un film (bello e famoso) The bang bang club. E la storia vera dell'amicizia e del lavoro di quattro fotografi in Sud Africa. Poi continua a leggere le loro storie su Wikipedia. Perché non tutte hanno avuto un lieto fine anche se tra loro c'era un premio Pulitzer.... |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 9:18
Per chi ha aperto il post |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 9:18
Dai un'occhiata anche qui : www.cesura.it/ Comunque penso che foto come quella di Kim Phuk, oggi non sarebbero più pubblicate. Il giornalismo “ embedded „ , è sicuramente più sicuro (diciamo cosi..), me è soggetto a censura delle parti. Immagini, come le bombe sul mercato di Sarajevo, oggi non verrebbero mandate in onda. Giusto, sbagliato.. non so. Le crudeltà e le ingiustizie nel mondo ci sono tuttora, e censurarle per non svegliare le coscienze è (o può essere) una strategia. Nei TG ci danno solo informazioni guidate dalle rispettive redazioni. Nessuno ha detto che per riprendere Mosul sono morti più di 20000 soldati (più i civili..) e del Donbass, chi ne parla? (ci sono pure alcuni giovani volontari italiano..) Scusate OT. Buon lavoro Moreno. |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 10:04
Venendo ad aspetti più pratici, il sito di Reporter Sans Frontieres ha disponibile una guida in varie lingue piena di consigli per giornalisti in "zone ostili". Gli associati a RSF hanno anche la possibilità di sottoscrivere un'assicurazione per eventuali servizi di recupero di emergenza e assistenza medica. C'è anche la possibilità di noleggiare alcuni dispositivi di protezione e di emergenza. rsf.org/en/guidelines-and-advice Comunque mi pare un'avventura da sconsigliare senza una precedente consolidata esperienza in "ambienti difficili". |
| inviato il 11 Gennaio 2018 ore 13:09
Pregno, ho avuto modo di vedere i tuoi scatti in galleria e ti faccio i miei complimenti. Occhio però che fare un vero reportage è ben diverso. Le immagini in galleria ad esempio sono troppo simili per cui come fotografia a sé ci può stare, per crearci un racconto no. Non prenderla come una critica ma osservazione personale. Per intenderci prova con le foto in galleria a costruirci un reportage e noterai che le immagini sono tutte simili (cambia solo la posa del soggetto). Da premettere che non conosco gli scatti che hai in archivio |
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