| inviato il 16 Maggio 2020 ore 9:47
Vorrei dare un piccolo contributo per chi vorrebbe provare la "musica liquida", ma non è convinto. Un esperimento a costo quasi zero, poi se lo si ritiene valido, si possono investire più soldi. Occorrente: 1) un vecchio PC portatile 2) una scheda Edirol UA25 usata 3) un po' di tempo da perdere 1) quasi tutti in casa abbiamo un computer portatile vecchio, che non usiamo più, tanto per fare un esempio, una macchina con uno dei primi processori dual core, con un paio di giga di ram, ma può essere anche un po' peggio. Una macchina del genere è ormai poco usabile per altre cose, ma per riprodurre musica è più che adeguata. La scelta del portatile è dovuta al fatto che bisogna tenerlo possibilmente vicino all'impianto, cosa non sempre possibile con un PC fisso. 2) ho scelta questa scheda, che ha parecchi anni, perché molto diffusa, si trova usata a una cinquantina di €, dispone di tutte le connessioni, analogiche e digitali, in ingresso e in uscita, quindi è usabile anche per "liquidare" i vecchi vinili. Nel caso di SO Linux viene riconosciuta direttamente, senza installare driver ed ha tutti gli switch di tipo meccanico. Comunque, se voleste usarla in ambiente Windows, è stata supportata fino a Win 8.1, ed a Win 10 la successiva UA 25 EX. Naturalmente i convertitori non sono l'ultimo grido, e viene da sé che una successiva sostituzione con qualcosa di più nuovo, apporterà miglioramenti, ma per provare, 50 € non sono certo 1000. 3) il tempo da perdere è quello destinato a rivitalizzare il computer con Linux. Andate sul sito di Ubuntu italia e scaricate l'ultima versione del SO a lungo supporto (LTS), che in questo caso è la 20.04, scegliendo la giusta configurazione (32 o 64 bit). Consiglio di prendere una versione derivata "leggera", Xubuntu o Lubuntu, il SO è identico alla versione "piena", ma dispone di un ambiente grafico più leggero, io, se il computer non è proprio una carriola, consiglio Xubuntu, non così scarna come Lubuntu. Scaricate la iso e poi seguendo le istruzioni del wiki di Ubuntu, preparate il CD o un pen drive, dipende da come è equipaggiato il computer. A questo punto avviate ed avrete due opzioni: prova Ubuntu e installa Ubuntu. La prima fa partire Ubuntu in live senza toccare il contenuto del disco interno, la seconda pialla tutto. Provate la prima e, a parte la lentezza dovuta al caricamento da CD o da usb, dovrebbe funzionare tutto. Se è tutto OK, riavviate e scegliete installa Ubuntu, dopo aver salvato eventuali file che vi potrebbero occorrere. Tenete una connessione internet attiva durante l'installazione, per scaricare alcune cose non presenti nel cd di installazione. Se è tutto a posto sarà sufficiente collegare la Edirol ad una porta usb, selezionarla nelle preferenze audio del computer e collegare i due pin jack in uscita della Edirol ad un qualsiasi ingresso dell'ampli (non phono naturalmente). Io i brani li gestisco con Clementine, ma potrete usare un qualsiasi player per linux. |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 9:50
Le cose sensate in argomento le ha scritte Bergat. Con un po' di senso delle proporzioni io eviterei di dare consigli a chi è ingegnere del suono pensando di saperne più di lui, mi sentirei abbastanza ridicolo. Come ha già detto Bergat, ma in altre parole scritte da Meyer (uno dei due del blind test) tratte dall'articolo che ho linkato: “ Here's how I think it works. SACDs are issued to a tiny niche market that is known to use good to excellent equipment, and to be fanatically devoted to realistic timbres and dynamics. Because the big guys in the record companies don't care at all about such a tiny niche and are financing these SACDs because it's the modern thing and sort of prestigious (and the other companies are doing it), they leave the engineers and producers alone, and the latter just make the stuff sound good on their own studio monitors and good home systems, and send 'em on out there. „ “ A bigger concern is that the focus on high-resolution formats, or minutiae like whether an SACD player converts DSD to PCM during its output processing, distracts from what matters more: the way the music is recorded and mastered. „ ne sono straconvinto, più che il supporto è la qualità della registrazione da principio a fine che conta. Un'ottima registrazione rimane tale qualsiasi sia il supporto, anche in MP3 320 al limite, mentre una registrazione pessima o solo discreta non fornisce un buon ascolto perché è su vinile o in DSD, con la differenza evidenziata da Bergat, oggi volendo su un formato ad alta risoluzione ci fai stare tutta la dinamica di un evento live (che poi uno possa ascoltarla in casa è altra questione) su un vinile assolutamente no, la devi necessariamente comprimere, oltre questo un tempo su vinile le basse frequenze erano tagliate, non saprei dire se oggi tecnicamente sia ancora così. Ho un CD jazz registrato fine anni 50 monofonico che pur con certe limitazioni suona straordinariamente bene. Quello che dispiace è che oggi gran parte della musica che c'è in giro subisce un trattamento indecente perché tanto è destinata a finire su cellulare e ascoltata in metrò con delle cuffiette, per cui come ha spiegato Bergat è probabile che per ascoltarla al massimo della potenzialità offerta dalla tecnologia attuale uno la debba comprare "confezionata su misura" in formati hi-res. |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 10:14
Apposto... |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 11:00
Non so se è stato già chiesto, come si posiziona un servizio tipo tidal HiFi rispetto ad un flac? È notevolmente peggiore, poco, ci vogliono 12000€ di sistema per sentire la differenza? |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 11:04
Tidal HiFi ha tutti i contenuti in formato CD lossless, quindi pari a un flac, con in più alcuni contenuti in MQA |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 11:18
ho erroneamente sovrascritto il mio precedente intervento |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 11:21
Non ne sentiremo la mancanza... “ Io eviterei di dare consigli a chi è ingegnere del suono pensando di saperne più di lui, mi sentirei abbastanza ridicolo. „ Giusto, tu che cosa sei? |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 11:24
Bravo. Ascoltati "Art Pepper meets the Rhythm Section" in vinile e poi ne riparliamo... |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 13:05
Allora ho sempre notato una differenza tra i vinilisti e i digitalisti. Propongo di fare un test. Prendete un disco di musica jazz casomai, con basso elettrico che so uno di Stan Getz o Mile Davis. mettetelo in funzione sul vostro giradischi, col volume a zero. Ora cercate di concentrarvi su uno strumento del brano che conoscete e regolate il volume fino al livello di sentirlo realisticamente, come se foste davanti al gruppo che sta suonando a 3mt da voi e sedetevi sulla poltrona. Il basso elettrico vi fa vibrare le budella? si bene e ora non sentite nessun disturbo legato all'ondulazione del disco? Nessun fruscio? nessun creptio? solo la musica riprodotta a un volume realistico? Cosa dite? che voi non ascoltate così forte? ah ecco il motivo. Voi non vi accorgete dei difetti, perchè ascoltate sempre a un livello non realistico. Vi siete scordati del primo assioma dell'alta fedeltà, ovvero di cercare di simulare la realtà acustica. |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 13:07
“ Ascoltati "Art Pepper meets the Rhythm Section" in vinile e poi ne riparliamo... „ l'ho appena acquistato in versione SACD per ascoltarlo. Tra breve ti saprò dire. |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 13:37
Maserc ho forse trasceso mi scuso e non voglio farlo ancora, una mia amica direbbe che sono un pippaiolo, non mi interessa continuare una polemica sterile. Art Pepper meets the Rhythm Section ce lo ho in CD Maserc e me lo ascolto in CD visto che da 28 anni non possiedo più giradischi, in questa edizione:
 non so quale edizione tu abbia, se anche fosse come dici tu, che il vinile si sente meglio, non mi straccio le vesti alla fine dovremmo ascoltare musica e non impianti hi-fi. Se riuscirò farò il passo di prendermi un DAC piuttosto che uno streamer. Comunque Maserc non facciamoci cattivo sangue se ti piace Art Pepper meets the Rhythm Section almeno i gusti musicali ci accomunano. E poi ripeto quello che avevo scritto nella discussione precedente: uno degli impianti meglio suonanti che mi era capitato di sentire quando ancora andavo alle fiere di Hi-Fi era appunto con amplificatori pre +finale Spectral con casse Avalon e il tutto con un giradischi (non ricordo cosa) come sorgente e suonavano anche roba assai datata. |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 13:54
Ho speso i soldi per il SACD a me l'album non piace. Musica pifferata che si sente nelle mostre per evitare da metter in crisi gli impianti. Non è il jazz che preferisco. Comunque non so cosa si voleva dimostrare con l'ascolto di questo album |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 14:01
“ oltre questo un tempo su vinile le basse frequenze erano tagliate, non saprei dire se oggi tecnicamente sia ancora così. „ Sul vinile vengono registrati anche i 20.000 Hz, ma dopo 5,6 passaggi ti rimangono solo quelle fino a 16.000 e dopo 50 passaggi oltre 8000Hz, non hai niente più. Al tempo d'oro del vinili, i veri audiofili, sin dal primo ascolto, registravano a 19 cm/sec o a 38cm/sec, su REVOX A77, per evitare le perdite in frequenza. Oggi gli incalliti del vinile vanno cercando nei mercatini LP che al 99%dei casi erano suonati su fonovaligie con testine dal peso di 50 gr, che graffiavano inesorabilmente dal primo passaggio il vinile. E oggi c'è gente che crede di aver trovato il nirvana |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 14:39
Purtroppo, molti appassionati, di HiFi e non di musica, continuano a farsi seghe mentali sulle sfumature sonore, il nero infrastrumentale ed altre amenità. certo la correttezza timbrica è importante, ma se il vostro sistema non è in grado di riprodurre la corretta dinamica della musica, ad un volume normale, è inutile spendere paccate di soldi e parlare di HiFi. Avere i picchi a 115 dB nel punto di ascolto significa, con diffusori da 90 dB/1m (e spesso sono 87 se non 84), significa ascoltare a volume adeguato un brano sinfonico ben registrato. Per fare ciò, come vi ha calcolato Bergat, ed è un calcolo che vi potrebbe fare qualsiasi altro addetto ai lavori onesto, significa disporre di almeno di 500 watt. Queste potenze non sono quasi mai disponibili negli impianti casalinghi, ma anche se lo fossero, mi sembrano ben pochi gli altoparlanti in grado di digerire simili potenze. Accade così che l'audiofilo medio si accontenta: volumi di ascolto bassi, ricercando una finezza timbrica che possa far perdonare la mancanza di dinamica e di impatto sonoro dell'impianto, di conseguenza incisioni audiofighe, con musica plin plin, destinate alle salette delle poche mostre sopravvissute, dove appassionati attempati e annoiati, commentano i risultati. In un'altra era geologica, ricordo ancora la presentazione a Roma, al Palazzo dei Congressi, delle Audiolab Delta 3, progettate da Giussani, che ho frequentato nei suoi ultimi anni, ed era tutta un'altra storia: musica sostenuta, volume bello alto e un muro di gente. Sarà che ora siamo diventati vecchi, abbiamo i capelli bianchi, quando ci sono ancora, però che tristezza, che mosceria. |
| inviato il 16 Maggio 2020 ore 15:09
Quando io frequentavo ancora le fiere come il SIM in quasi tutte le sale sentivi girare i vinili a registrazione diretta Sheffield Lab tipo questo che sono andato a ritirare fuori stamattina:
 o altri della stessa casa (ne ho anche uno di Lincoln Mayorga, musica veramente di m...a), come dice Bergat mio padre li registrava sul bobine Sony TC850 a 2 tracce, una pazzia di coso che però aveva spesso problemi di elettronica, ma io e mio fratello avevamo troppa fretta e per stupire gli amici mettevamo su direttamente il vinile ed alzavamo il volume. Risultato: gli amici erano stupefatti, il PhaseLinear 1 volta su 10 bruciavano i tweeter delle Heresy che andavano sostituiti, i dischi Sheffield Lab dopo 10 ascolti erano già un tripudio di crepitii, con le tracce interne che non si potevano ascoltare. Mio padre li fece tutti lavare ma anche dopo le tracce interne non suonavano più come da nuovi. |
|

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |