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inviato il 23 Giugno 2024 ore 23:39
“ Questa non l'ho capita! Puoi ripetere? Concretamente, il diaframma è utile per l'ottica per reflex...serve per verificare la PDC. „ Non è difficile, su un obiettivo con corsa molto corta non riesci ad usare bene la scala dei diaframmi, su uno con rotazione lunga riesce molto più fattibile. “ Sulle ottiche Leitz, invece, il diaframma è quasi inutile; di fatto, considerata la superlativa qualità delle Leitz, la maggior parte delle foto vengono impressionate a TA...poche sono le volte che richiedono la chiusura. „ Questa invece è difficile da capire, le peculiarità delle ottiche Leica sono altre e non certo l'inutilità del diaframma, ne ho un paio pure io che monto su nikon. |
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inviato il 23 Giugno 2024 ore 23:47
@Alex. La mia esperienza con Leica (M) è ferma al periodo analogico. Mi restano 5 corpi, ed una quindicina di ottiche, avendone al tempo possedute + o - altrettante. La necessità di aprire il diaframma (capitava spesso!) era UNICAMENTE legata alla scarsa sensibilità delle pellicole disponibili. "Potendo" diaframmavo eccome; allora come del resto faccio adesso (con i sensori di cui disponiamo ...)! GL |
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inviato il 23 Giugno 2024 ore 23:57
Poche idee ma ben confuse..... |
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inviato il 24 Giugno 2024 ore 1:33
“ Sulle ottiche Leitz, invece, il diaframma è quasi inutile; di fatto, considerata la superlativa qualità delle Leitz, la maggior parte delle foto vengono impressionate a TA...poche sono le volte che richiedono la chiusura. „ E' fisiologico che uno scatto a tutta apertura sia meno nitido di uno a f5.6 o f8 e questo, magari meno rispetto ad altri marchi, ma vale anche per Leica ( uso prevalentemente Leica M con 4 ottiche). “ Poche idee ma ben confuse..... „ Vero, mi sembra di capire che si confonda la chiusura del diaframma per migliorare la qualità con la chiusura per aumentare la profondità di campo |
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inviato il 24 Giugno 2024 ore 2:34
@Angelo con F=35 mm e f/16 e focheggiando sull'oggetto più lontano (infinito) hai il fuoco perfetto a infinito (poco interessante in un matrimonio) e relativamente a fuoco tutti i dettagli separati da almeno 35/16~=2.2 mm a qualsiasi distanza. È evidente che le ciglia (anche mascarate) della sposa verranno impastate a livello singolo, più che accettabili a livello complessivo. |
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inviato il 24 Giugno 2024 ore 22:24
 Valgrassi# Non focheggiare all' infinito ma portare il segno infinito in corrispondenza del diaframma 16 o 22.e leggi a sinistra del barilotto la minima distanza a fuoco sino a infinito.: |
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inviato il 24 Giugno 2024 ore 23:52
Da tenere presente che fotogrando in iperfocale, ovviamente in manuale, la messa a fuoco sara' "sufficiente" e il fotogramma, come si può vedere ingrandendo al 100%, non sara' nitidissimo. A mio parere va bene per foto di strada perche' una volta impostata non serve mettere a fuoco ma non per foto di paesaggio dove, almeno per me, la nitidezza è fondamentale |
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 1:36
50MM Impostato @16 come si vede la distanza a fuoco nitida si estende dai 2,5 metri a Infinito.
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 8:03
Resta da vedere cosa intende per "a fuoco" chi ha messo quelle tacche sul barilotto... Ampiamente soggettivo... E comunque verificabile... fai una prova. |
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 8:19
“ 50MM Impostato @16 come si vede la distanza a fuoco nitida si estende dai 2,5 metri a Infinito. „ In special modo molti anni fa in pellicola quando ero in montagna usavo questo sistema per portare a casa un "simil fuoco" con soggetto e sfondo visibili, per un soggetto a fuoco credo che chiunque poi operi in maniera diversa e convenzionale. |
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 8:48
“ Resta da vedere cosa intende per "a fuoco" chi ha messo quelle tacche sul barilotto... Ampiamente soggettivo... „ Soggettivo fino ad un certo punto: tutti i costruttori si basavano su un CoC di circa 0.03/0.035 per la scala della PdC sull'obiettivo o per le tabelle della PdC al variare del diaframma e della distanza di messa a fuoco che alcuni fornivano assieme all'obiettivo. Infatti l'iperfocale di un 50mm ad f/16 è 4.8m, più o meno la distanza di messa a fuoco del 50mm della foto sopra, per un CoC pari a 0.033. Tale valore è riferito ad una visione della foto ad una distanza pari alla sua diagonale. Dato che il valore f, il CoC e la distanza di visione sono correlati linearmente è facile, partendo dalla scala graduata, aggiustare il tiro per altre esigenze. Se per esempio il CoC di cui ho bisogno è 0.0165, la metà di quello usato per la scala, devo raddoppiare il diaframma; quindi se voglio scattare in iperfocale ad f/16, devo impostare l'infinito alla tacca del diaframma f/8 (avrò meno PdC naturalmente, avendo calato il CoC). Se so che la mia stampa verrà vista ad una distanza pari al doppio della sua diagonale, posso considerare un CoC pari al doppi e quindi, se voglio scattare in iperfocale ad f/8, posso impostare l'infinito alla tacca di f/16 (in questo caso avrò più PdC, avendo aumentato il CoC). Quindi la scala graduata ha comunque una sua utilità secondo me, specialmente con la pellicola; con il digitale, avendo tempo, si possono fare tutti gli scatti di prova che si vogliono per scegliere diaframma e messa a fuoco ideali. |
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 9:12
“ Resta da vedere cosa intende per "a fuoco" chi ha messo quelle tacche sul barilotto... Ampiamente soggettivo... „ finchè gli ingrandimenti erano fatti su un foglio di carta quei riferimenti erano sempre perfetti, su un 20x30 o un 30x40 guardato alla giusta distanza i problemi stavano a zero. Ora con fotocamere da millemila megapixel ingrandiamo al 200% per controllare il dettaglio e ci sta che qualche magagna venga inevitabilmente fuori. “ E comunque verificabile... fai una prova. „ Sinceramente l'ho fatta di recente col 135/2 C/Y dovevo mettere a fuoco 3 persone sedute per terra in diagonale, guardato con la ghiera della maf a quanti metri era la persona più vicina e a quanti metri la persona più lontana, (si parla di circa 1 metro di pdc necessaria). ho messo i due valori centrati sulla tacca centrale e impostato il diaframma necessario per avere a fuoco quello che mi interessava (f8 mi pare) ;) |
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 9:15
“ con il digitale, avendo tempo, si possono fare tutti gli scatti di prova che si vogliono per scegliere diaframma e messa a fuoco ideali „ Purtroppo con il digitale è più complicato, nel caso degli obiettivi Sony. Si può fare una taratura ma questa cambia per ogni obiettivo, specialmente con gli zoom i dati riportati sul mirino EVF come "distanze di messa a fuoco" sono poco affidabili, variano al variare della focale impostata. Ad esempio sullo Zeiss Batis 25, ho fatto la taratura del numerino "distanza di messa a fuoco" ed ho visto che 132m significa infinito, e qui ho risolto. Quindi sul mio Batis ho un riferimento certo e costante ed ho messo una etichetta sul paraluce : 132m = infinito. Invece sullo zoom Sony FE 200-600mm non ho un numero leggibile per le distanze superiori ai 825m. impostato su 600mm compaiono questi numeri : 374 - 412 - 454 - 512 - 583 - 686 - 825 - infinito - infinito - infinito – infinito - ecc., questa "distanza di messa a fuoco" risulta sempre "infinito", non lo posso distinguere da "infinito1" , "infinito2" , "infinito3" , ecc. perchè tutti appaiono con lo stesso nome "infinito". ( N.B. : non c'è il fine corsa sull' infinito vero, se vado su "infinito8" o oltre, le foto risultano molto sfocate). Sul Sony 20-70 va ancora peggio : con focale 70 mm già quando focalizzo a 30m di distanza reale mi segna già "infinito" , se focalizzo a 200m di distanza mi segna sempre "infinito" , se vado oltre 50Km di distanza mi segna sempre "infinito" , se continuo a ruotare oltre l' infinito mi segna sempre "infinito" e l' immagine è molto, molto sfocata. Bisogna avere fortuna, ogni obiettivo Sony segna numeri diversi e variano, sono poco affidabili. Sul Sony 20-70 con focale 20 mm passa rapidamente dall' indicazione "8m" ad "infinito"... con focale 35 mm escono altri numeri... |
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 9:25
Ai bei tempi... con la minox 35, arrampicando in montagna, scattavo abitualmente usando l'iperfocale usando la forcellina verde di riferimento sul barilotto della lente, e devo dire di non aver mai sbagliato la messa a fuoco. Poi... è vero che aggiustavo la distanza 'ad occhio' (e con la minox 35 non si poteva fare altrimenti) ma il risultato era sempre perfetto. ad esempio, questi due scatti della mia galleria sono stati fatti in quel modo e la qualità è ineccepibile anche passando le dia in digitale www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=4528650 www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=4654891 c'è un però... le dimensioni della grana di una pellicola pur eccellente come il Kodachrome 25/64, sono di gran lunga superiori a quelle di un sensore moderno da 45 mpix -con buona pace del cerchio di confusione- questo significa che la messa a fuoco -oggi- è un fattore criticissimo. Usando spesso lenti vintage su corpi moderni, ho verificato che il problema -vero- è sempre la messa a fuoco che spesso soffre di microsfocato, anche quando la lente è impostata sull'iperfocale e devo dire che la cosa è oltremodo frustrante. Per cui... ghiera dei diaframmi a parte -che ha un altro scopo- non mi sento di consigliare l'impiego dell'iperfocale sulle macchine con sensore molto denso. |
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inviato il 25 Giugno 2024 ore 9:30
“ Purtroppo con il digitale è più complicato, nel caso degli obiettivi Sony. „ Per "scegliere la distanza di messa a fuoco ideale" intendevo provare a mettere a fuoco su soggetti a distanza diverse e controllare il risultato, non basarsi sulle indicazioni della ghiera. |
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