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MatteoGroppi
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avatarHa senso pagare per esporre le proprie fotografie?
in Tema Libero il 07 Aprile 2026, 11:31


Nel tempo Alessandro Curti e Sara Munari si sono scambiati qualche frecciatina.
parliamo di due persone che hanno una professionalità e serietà accertata, ma lavorano e hanno riferimenti differenti.
Sara fa un video dove distingue tra due cose: pagare per formarsi (letture portfolio, premi seri) e pagare per esporre (collettive-minestrone).
La prima la giustifica come investimento sulla competenza, la seconda la bolla come acquisto di ego.
Alessandro la cita dando questa risposta:
alessandrocurti.substack.com/p/black-camera-32

di cui faccio un piccolo estratto riassuntivo:

Ma la questione è: perché dobbiamo ancora metterci a raccontare una versione romantica e completamente scollegata dalla realtà del sistema artistico e, in particolare, fotografico? Perché l’artista è disposto a pagare tutto senza battere ciglio (stampa, cornici, comunicazione, ufficio stampa, catalogo, catering per l’inaugurazione), ma il gallerista dovrebbe essere l’unico × che non viene pagato, ma anzi investe lui? Ma che cos’è? Una specie di figura mitologica e sacerdotale che vive d’aria e d’amore, un generoso mecenate che svolazza qua e là come un colibrì ubriaco, si innamora del progetto di un artista e decide investe senza chiedere nulla in cambio? Cerchiamo di essere seri, per un attimo. Questa è una narrazione comoda, funziona bene giusto in questi reel da un minuto, ma è un ragionamento che non regge mezzo secondo fuori da quel contesto. Uno spazio espositivo ha dei costi, sempre. Come anche un premio e la sua gestione. E qualcuno quei costi li deve pure coprire. Se non è l’artista, è qualcun altro, ma da qualche parte i soldi devono pure sempre arrivare


Personalmente credo ci siano delle ragioni in entrambe le posizioni quello che mi piace poco è l'uscita della munari: "voi da che parte state?"
E' da content creator che costruisce engagement chiedendo alla community di schierarsi.
È un formato che funziona sui social ma che appiattisce una questione complessa in una scelta binaria.
Curti risponde che la realtà è più complessa e che il moralismo pubblico non aiuta nessuno.
La distinzione per me non è si paga / non si paga ma cosa compro e a che prezzo, certe mostre che vedo sono ridicole e gli autori han pagato tanto per esporre.
Tempo fa mi hanno scritto vendendomi marketing, presenza di personaggi televisivi e una marea di fumo vario, si pubblicizzava un evento, un vernissage, non una mostra dove gli autori e le opere erano arredamento.
Il modello "paghi per esporre" è tipico del livello medio-basso italiano, ma il sistema reale è molto più sfumato: ci sono gallerie serie che chiedono contributi per i costi di produzione, festival importanti con entry fee, residenze con quota.
Non è tutto uguale, ma va valutato bene, ha ragione la Munari che a volte si paga per il proprio ego






[Evento] Carne politica

Mostra fotografica | 10 Aprile 2026 | Vedi Evento


avatarcarne politica mostra fotografica
in Tema Libero il 02 Aprile 2026, 11:49


Sono tra gli autori che partecipano a questa mostra e sono contento di partecipare ancora con autrici come Nella Tarantino e Rosita Delfino
Per chi vuole farci un salto sicuramente sarò all'inaugurazione


CARNE POLITICA MOSTRA FOTOGRAFICA COLLETTIVA
Il corpo è la nostra unica verità fisica, irriducibile a ogni narrazione digitale, estetica o ideologica. Quando diciamo "carne politica" diciamo questo: che essere un corpo, con il suo peso, la sua pelle, i suoi confini, la sua vulnerabilità, è già, oggi, un atto di posizionamento nel mondo. Essere il corpo è dove dove ogni norma sociale, ogni confine geografico, ogni codice di genere si inscrive o si rompe. OPENING VENERDÌ 10 APRILE 2026 ORE 19 Opificio della Fotografia, Via Niccolò Jommelli 24, Milano da un'idea e a cura di Federicapaola Capecchi Primo focus espositivo di CORPOEIMMAGINI.

La mostra fotografica rimane aperta fino al 10 maggio 2026 CARNE POLITICA è il primo focus di CORPOEIMMAGINI di Federicapaola Capecchi, un’indagine tra fotografia, filosofia, arte e società per cambiare il modo in cui guardiamo e siamo il corpo, oltre ogni narrazione estetica. Il titolo non è una metafora. La carne è politica perché è il luogo dove ogni norma sociale, ogni confine geografico, ogni codice di genere si inscrive o si rompe. Mai come in questo momento storico il corpo è oggetto tanto di rivendicazione quanto di contestazione: corpi che migrano e vengono respinti, corpi che occupano piazze, corpi che non corrispondono a nessuna categoria, corpi che si espongono e corpi che si nascondono.
Corpi che semplicemente esistono dove non dovrebbero. “Sono una curatrice di fotografia e sono una coreografa.
Questi due mestieri non convivono dentro di me: si parlano, si interrogano, a volte si sfidano. Da entrambi ho imparato quanto il corpo costi, quanto occupi spazio, quanto disturbi, quanto resista” - scrive Federicapaola Capecchi ideatrice e curatrice del focus. Per questo primo appuntamento sono state selezionate fotografie che interrogano il corpo attraverso tre direttrici che sono vere e proprie posture di sguardo. Spazio Politico. Il corpo come confine e rivendicazione
Nella selezione ci sono immagini in cui il corpo è lo spazio dove si decide qualcosa. Corpi che resistono alla definizione, corpi consumati che portano il segno del tempo e della fatica, corpi tatuati che hanno scelto di riscrivere la propria superficie come atto di autodeterminazione. “In alcune di queste fotografie c'è quella tensione che in coreografia chiamiamo "contro-peso": la forza che si genera proprio dove due corpi, o un corpo e il mondo, si oppongono. Non è violenza.
È negoziazione. Quello che cercavo in queste immagini” - prosegue Federicapaola Capecchi - “non era la composizione, ma la postura. Un corpo in fotografia, spesso, esiste esteticamente impeccabile, ma politicamente muto.
Qui non è così”. Una carne dirompente, tra polaroid, un decimo comandamento e un angelo della storia. Ci sono due Polaroid. La prima: una donna nuda che regge tra le mani un vecchio televisore, un oggetto meccanico, muto, con una concentrazione quasi liturgica. La luce la colpisce di tre quarti, e il cerchio bianco sullo sfondo galleggia come un'aureola laica. C'è qualcosa di fiammingo nella composizione, ma quello che disturba è il contrasto irrisolto: la carne viva e calda da un lato, la macchina fredda dall'altro, e lei che non sceglie tra i due, ma li tiene entrambi. La seconda: un uomo a torso nudo, un solo occhio, e quello sguardo asimmetrico che ti fissa ha una qualità densa. Sul petto porta tatuato un altro corpo, una figura che abita la sua pelle come un ospite permanente. Due irriducibilità sovrapposte: il corpo che ha attraversato qualcosa e lo porta scritto in faccia, e il corpo che ha scelto di portare un altro corpo sulla propria carne. La superficie si fa archivio e decisione. Entrambe le immagini fanno la stessa cosa: mettono un corpo irriducibile al centro di uno spazio che non sa come contenerlo.

Presenza Viva. La grammatica del peso e della relazione

Alcune delle fotografie selezionate fanno una cosa rara: restituiscono la gravità. Il peso fisico, di un corpo che appoggia, che tocca. Close-up di mani che stringono, di bocche che parlano o tacciono, di pelle che si accartoccia o si tende. Corpi che si sfiorano e si sente la resistenza termica della pelle. Una figura femminile in piedi su uno sfondo astratto, così reale nella sua nudità senza postura performativa da sembrare una dichiarazione. Tra queste immagini c'è una donna dal corpo grande, abbondante, fotografata con durezza e al tempo stesso sensualità che non chiede scusa a nessuno. Non c'è compiacenza né provocazione calcolata. C'è solo un corpo che occupa lo spazio che gli appartiene, con una presenza così carica di sé da rendere ridicola qualsiasi norma estetica che pretendesse di giudicarlo. È una delle fotografie più sovversive della selezione, e non alza la voce. Questa grammatica del peso è quella che interessa in questo primo focus: come stiamo in relazione. Il corpo non esiste da solo. Esiste sempre nel campo di forza di un altro corpo, di uno spazio, di uno sguardo.

Resistenza e Caduta. L'esposizione alla fragilità

La terza direttrice è forse la più difficile da guardare. Alcune immagini catturano il momento dell'abbandono: corpi che mostrano la propria vulnerabilità senza mediazione. Corpi bendati, corpi in ombra, corpi che portano addosso qualcosa di irrisolvibile. In questo gruppo c'è anche una serie di Polaroid, un formato che è già di per sé una dichiarazione sul tempo e sulla perdita, dove l'intimità diventa quasi insopportabile, non per eccesso di esposizione, ma per la qualità di quel silenzio fotografico. Questo focus ama la fotografia che non risolve. Quella che lascia un'apertura, un'ambiguità, qualcosa che continua a lavorare dopo che hai smesso di guardare. D'altra parte curare è assumersi la responsabilità di quello spazio: non semplificarlo, non rassicurare, ma tenerlo aperto. Questo primo focus è un manifesto e una domanda. Cerca l'evidenza del corpo: quella dimensione fisica, pesante, esperita, che resiste a ogni narrazione digitale o estetica. In un'epoca in cui l'immagine è diventata lo schermo tra il corpo e la sua esperienza, fare fotografia, e curarla, è un gesto ed un pensiero importante.Carne politica significa ricordarselo ogni volta che si preme un otturatore, o che si sceglie su quale immagine soffermarsi. Fotografi in mostra: Frida Alin (Messico), Laura Majolino (Milano), Marco Ragana (Padova), Sara Sullivan Peccianti (LaSullivan) (Milano/Siena), Claudio Vitale (Napoli), Nicola Marfisi (Milano), Francesco Tadini (Milano), Alessandro Sarasso (Torino), Patrizio Cipollini (Roma), Simona Innocenti (Genova/Ovada), Nella Tarantino (Napoli), Iaia Gagliani (Milano), Matteo Groppi (Milano), Rosita Delfino (Milano), Giorgio Palmas (Milano), Riccarda Montenero (Parigi), Christine Selzer (Stati Uniti), Francesca Romana Semerano (Roma), Patrizia Riviera (Bergamo), Paola Musumeci (Treviso), Roberto Manfredi (Milano) Informazioni pratiche

Inaugurazione: venerdì 10 aprile 2026, ore 19 Opificio della Fotografia

Via Niccolò Jommelli 24, Milano

















avatarNon mi occupo di racconto (Jeff Wall)
in Tecnica, Composizione e altri temi il 13 Febbraio 2026, 6:47


Non mi occupo di racconto, né mi interessa la narrazione poiché la costruzione di un’immagine ha qualcosa di pittorico e riguarda la composizione, la luce, i volumi, le forme, i colori


Questa la frase di Jeff Wall detta in una sua intervista all'inaugurazione di una sua mostra antologica al MAST

www.finestresullarte.info/recensioni-mostre/jeff-wall-quando-la-fotogr

Cosa ne pensate? É ancora un pensiero valido considerando tutti i cambiamenti in corso?






avatarMostre fotografiche 2026
in Tecnica, Composizione e altri temi il 02 Febbraio 2026, 8:00


Approfitto per condividere un link con le mostre fotografiche più importanti per questo 2026

www.domusweb.it/it/arte/gallery/2026/01/22/mostre-fotografia-italia-da






avataril grande artigiano è prima di tutto un grande spettatore
in Tema Libero il 20 Gennaio 2026, 20:35


Volevo condividere questo pensiero di Riccardo Falcinelli che trovo molto significativo

Diventare bravi a guardare le immagini richiede tanto esercizio quanto quello di diventare creatori di immagini. Anzi, non c’è artista visivo che possa diventare bravo senza un estenuante tirocinio dello sguardo: diventare consapevoli del perché ciò che guardiamo è fatto e funziona in un certo modo. Potremmo dire che guardare è un'arte in sé: e dunque il grande artigiano è prima di tutto un grande spettatore.


Guardare e cercare di capire la fotografia di tanti autori aiuta a crescere anzi serve per crescere senza si farà sempre una fotografia arida






avatarThomas ruff in mostra a Milano
in Tecnica, Composizione e altri temi il 15 Novembre 2025, 19:43


Segnalo questa mostra di uno dei fotografi più importanti contemporanei

www.artribune.com/mostre-evento-arte/thomas-ruff-2/






avatarClub dei fotografi 19
in Blog il 06 Novembre 2025, 14:25


continuiamo da qui:
www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=5125807&show=15

e manteniamo l'intro consueto:


Questo post pone la Fotografia al centro degli interventi futuri.

Per Fotografia non si intende bokeh, porzioni ingrandite di pupazzetti, nitidezza e pp sparata.

Si tenterà di parlare di Fotografia, di autori, con esempi e citazioni.

Si parlerà di sfumature.

Se preferisci la pillola rossa questo è il luogo giusto.






avatarMorto mimmo jodice
in Tecnica, Composizione e altri temi il 28 Ottobre 2025, 20:39


Purtroppo un altro grande autore ci ha lasciato

www.ilmattino.it/napoli/cultura/mimmo_jodice_morto_fotografo_napoli_ul






avatarUn diverso approccio
in Tecnica, Composizione e altri temi il 17 Settembre 2025, 15:09


Questo topic come idea nasce da qui:
www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=5023810&show=12

Voglio portare alcuni esempi dove gli autori hanno creato lavori fotografici pur non scattando in prima persona

Mi ha sempre colpito il libro Evidence.
Evidence è un celebre libro fotografico pubblicato nel 1977 da Larry Sultan e Mike Mandel, considerato una pietra miliare della fotografia concettuale, ha influenzato tantissimi autori successivi.
Per chi non lo conosce nasce da un'idea, scegliere tra centinaia di fotografie provenienti da archivi industriali, scientifici, governativi e della polizia negli Stati Uniti una serie di immagini e accostarle senza didascalie o spiegazioni, togliendole dal loro contesto originario:
Senza descrizioni, le foto assumono un carattere surreale e misterioso, costringendo lo spettatore a interrogarsi su ciò che vede
Loscopo era mettere in discussione l'idea che la fotografia sia un “documento oggettivo”, tutte le foto non hanno scopi artistici, ma sono test di laboratorio,documentazione tecnica o investigativa quindi scatti che dovrebbero essere "oggettivi", ma che grazie alla mancanza di contesto e a accostamenti accuratamente pensati portano chi visualizza a recepire gli scatti in maniera differente dai loro scopi originari


Qualche anno prima Michael Lesy pubblicò Wisconsin Death Trip,il quale è considerato una delle opere più originali e inquietanti della fotografia documentaria e della storia culturale americana.
Lesy attinge al vasto archivio di Charles Van Schaick, un fotografo di Black River Falls, Wisconsin, che tra il 1890 e il 1910 scattò migliaia di immagini della comunità locale alle quali abbina articoli di giornale, rapporti di cronaca nera e documenti ufficiali dell'epoca.
le fotografie, spesso di ritratti in posa o scene di vita quotidiana, acquistano un'aurea diversa perchè accostate a testi che parlano di morte e follia
Viene volutamente creato un contrasto tra l'iconografia di una pacifica comunità rurale e la brutalità delle vicende reali narrate, mettendo in discussione il mito del Midwest americano come luogo idilliaco

Più recente è In This Dark Wood è un libro d'artista realizzato dalla poetessa e artista visiva Elisabeth Tonnard, pubblicato nel 2008. È un'opera che intreccia poesia, fotografia e citazione letteraria.
il titolo “In this dark wood” rimanda all'incipit della Divina Commedia, il libro è composto da fotografie in bianco e nero Elisabeth Tonnard parte dal famosissimo incipit della “Divina Commedia”, tradotto dall'italiano all'inglese e, come una sorta di moderna Queneau della fotografia, ne seleziona 90 traduzioni differenti e si esercita nello stile affiancando ai versetti foto di donne e uomini, di mezza età ovviamente, intenti ad attraversare le strade di una New York notturna, quindi buia.


sono 3 lavori diversi tra loro anche come importanza, ma che usano la fotografia in un modo "differente" da quello a cui si è abituati.
Evidence è un progetto concettuale puro, che rimuove ogni spiegazione, ha avuto una grossa influenza anche per quanto riguarda l'arte in genere in particolare "l' appropriation art"
Wisconsin Death Trip è un ibrido tra storia sociale e narrativa con un montaggio quasi cinematografico, che mescola cronaca e arte, anticipando il documentario sperimentale.
In This Dark Wood nasce come una sorta di poesia visiva minimale è un photobook d'artista contemporaneo








avatarInterferenze e 15 - La Fotografia oltre l'umano
in Blog il 27 Agosto 2025, 8:55


Per chi ha voglia di fare 2 chiacchere dal vivo parteciperò a queste 2 mostre:

photomilano.org/2025/08/22/mostra-e-libro-di-fotografia-a-milano-a-set


Nel libro correlato ci saranno una decina di mie foto, in mostra 2.

Se siete in zona e avete voglia di passare sarò presente a entrambe le inaugurazioni, magari è l'occasione di vedere qualcuno dal vivo e non solo su questo forum con un nickname
L'altra mostra a cui parteciperò è questa:

www.lartechemipiace.com/2025/08/15-la-fotografia-oltre-lumano.html?fbc

Mostra Fotografica a cura di Ilaria Pisciottani e New Format Art
Vernissage con la presenza del critico Roberto Mutti: sabato 27 settembre 2025, ore 17:30
CathArt Gallery di Carla Pugliano, Piazza Giovanni XXIII – ingresso via Salvo d'Acquisto, Varese










avatarIntervista a Roberto Mutti
in Tecnica, Composizione e altri temi il 18 Agosto 2025, 19:44


Condivido questa interessante intervista

www.lartechemipiace.com/2025/08/accompagnare-lo-sguardo-roberto-mutti-

Alcuni passi sono interessanti e li metto qui:

Non mi sento di parlare in generale di una categoria così indefinita come quella dei “giovani fotografi” però se accetta un giudizio necessariamente generico che quindi esclude alcune pregevoli eccezioni, mi sembra che esista un certo diffuso conformismo


Tutti hanno diritto di sentirsi autori, recensori, critici e non importa che lo facciano scrivendo su un giornale o sul proprio profilo instagram. Ma per farlo non ci si può improvvisare, bisogna avere l'umiltà di studiare, approfondire e soprattutto ascoltare

non è la fotografia che sta morendo ma semmai è la generale incapacità di leggerla, interpretarla, approfondirla a preoccupare. Banalizzandola, infatti, le si fa perdere il suo intrinseco valore evocativo











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