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Fotografare uccelli in volo


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Fotografare uccelli in volo , testo e foto by Claudio Cortesi. Pubblicato il 20 Marzo 2021; 47 risposte, 2824 visite.





Da bambino ero attirato dalla natura e in modo particolare da tutto ciò che avesse un movimento proprio: anche oggi per me la bellezza in fotografia naturalistica consiste in forme e colori in movimento. In particolare insetti e uccelli offrono una varietà immensa di modi di volare e di possibili immagini, a prescindere dalle condizioni di illuminazione. Ho scoperto l'anno scorso che le cetonie dorate vibrano molto nella fase di decollo, non basta 1/4000 di secondo per congelarle.
Iniziai a fotografare da adolescente, cominciando da una marmotta in fuga nel parco nazionale del Gran Paradiso. Superai le difficoltà iniziali con capanni autocostruiti usando cannucce di palude dietro i quali ottenni le prime foto discrete mentre i soggetti erano posati e immobili. Fotografare con la pellicola era dispendioso, e mi dedicai ad aironi e limicoli fotografati davanti a al capanno.
Durante il primo anno alla facoltà di Scienze Naturali, incontrai un signore sulla trentina con un lungo teleobiettivo tedesco che scoprii essere un Telyt 560 mm che faceva incredibili scatti di uccelli in volo. Mi colpì un martin pescatore in volo stazionario che brillava nel cielo blu scuro come un rubino.


Fu un incontro fortunato. Si chiamava Maurizio Baldari e aveva appena venduto una serie di fotografie di uccelli in volo al celebre editore Arnoldo Mondadori.
Fin da quando aveva quattro anni e accompagnava suo padre in palude, aveva praticato la caccia e si era disamorato, assistendo ai comportamenti sregolati di tanti cacciatori negli anni settanta ed era passato a fotografare gli uccelli. Erano i tempi in cui sulle enciclopedie venivano pubblicate foto di uccelli impagliati, e vedere colorate diapositive con anatre e limicoli ripresi in volo, mi sembrò un sogno. Cominciammo a frequentarci unendo la sua grande esperienza di cacciatore ai miei studi di ecologia e comportamento animale. Sul piano fotografico imparai tutto da lui, era comunque molto difficile scattare a 1/500 di secondo e ottenere immagini nitide. Avevo venduto con un compagno di università divenuto oggi ornitologo centinaia di fotografie agli uccelli del parco ornitologico di Paliano, ma erano immagini di uccelli posati e mi riproposi di cominciare a scattare a tutte le specie italiane mentre erano in volo. Più facile a dirsi che a farsi. Cominciai imparando che scattare ad animali che vedono l'uomo e scappano mette ansia in chi le guarda perché i soggetti comunicano con il piumaggio stretto al corpo ed il collo teso il loro terrore per i cacciatori.
Quindi bisognava fotografare in località dove i cacciatori non potevano cacciare. Infatti il movimento del fotografo che alza l'obiettivo viene immediatamente associato ad un uomo che punta il fucile. L'ideale sarebbe stato essere immobili in un capannino invisibile e aspettare che un rapace facesse scappare verso il fotografo la sua preda.


Una cosa che imparai a fare solo molti anni dopo. Allora ci mettevamo lungo i percorsi aerei delle varie specie palustri, aspettando che singoli soggetti o piccoli stormi si spostassero da una zona all' altra della palude per dormire o per alimentarsi. Vestire mimetico era un must ma non era sempre consigliabile. In primavera ci mettevamo talvolta vestiti di bianco o a torso nudo dove eravamo ben visibili, attirando la curiosità dei migratori. C'erano circa dieci volte in più uccelli rispetto ad oggi, e i grandi stormi erano molto comuni durante il passo primaverile. Marzaiole e pittime reali, combatenti e piovanelli erano comunissimi da fine febbraio a maggio inoltrato. Imparai a muovermi senza fare scatti e senza tradire interesse per gli animali, facendo finta di zoppicare e di essere in difficoltà sul fango quando volevo mettermi nella posizione giusta oppure avvicinarmi a qualche soggetto raro e isolato.
Le lunghe attese erano piacevolmente superate da barzellette, storielle salaci e racconti di caccia fotografica. In tal modo, quando era il momento di alzare l' obiettivo si era meno nervosi e si eseguiva per tempo un movimento lento e fluido per inquadrare il soggetto. Questa è una dura disciplina per chi inizia, dal momento che l'istinto ci fa essere affrettati e ci fa desiderare di essere noi ad avvicinare i soggetti, col risultato inevitabile di farli scappare da noi.
Seguendo i consigli di Maurizio, cominciai ad ottenere le prime fotografie soddisfacenti e pubblicai un lungo articolo su una celebre rivista fotografica nei primi anni ottanta, Reflex.


Anno dopo anno, presi l'abitudine di non influenzare i soggetti ripresi con la mia presenza, allo scopo insieme di non disturbarli e di ottenere immagini valide e realistiche, che documentassero la loro biologia e il loro modo specifico di volare.
Fotografare uccelli posati lo consideravamo un ripiego per chi non riusciva a fotografare uccelli in volo, che ovviamente è molto più difficile. L'esperienza ha confortato questa valutazione, scoprii fotografi giovanissimi che riuscivano ad ottenere nei capanni fotografie strepitose per dettaglio e sfumature di colore a soggetti posati. Le moderne attrezzature autofocus aiutavano molto già trent'anni fa, per cui non trovavo alcuni piacere a scattare ad uccelli con le ali chiuse. Il gabbiano Jonathan Livingstone colpì molto il mio immaginario giovanile negli anni settanta, con le sue piccole foto in bianco e nero a gabbiani in volo libero, che rinforzavano i concetti di libertà e liberazione espressi nel testo. Il limite principale di questo genere è lo sfondo del cielo blu, un colore monotono e freddo che non aiuta affatto ad ottenere buone immagini. Così cercai di alzarmi di notte in inverno, per arrivare prima e poter scattare immagini con una luce calda e radente. L'alba è preferibile, ma anche il tramonto e persino l'ora blu hanno il loro perché. In particolare, le migrazioni sono caratterizzate da voli all' alba e nelle prime ore, dopo di che gli stormi riposano oppure si alimentano. Comunque per lunghissimi anni preferii scattare durante tutto il giorno, anche per aumentare il numero di fotografie nitide, ai nostri giorni molto più facili da realizzare, grazie ai progressi tecnici delle attrezzature.


Oggi si può riuscire facilmente a riprendere in posizioni plastiche e spettacolari i mille modi di volare di limicoli e anatre, passeriformi e ardeidi, talvolta caratterizzate da formazioni a "V" utili per risparmiare energia, talvolta invece orientati a confondere un predatore come fanno gli storni e i limicoli quando si spostano in gruppo. Il sincronismo degli uccelli che fanno parte di uno stormo fornisce spesso immagini altamente spettacolari sempre diverse non solo per le condizioni della luce, ma anche per le posizioni reciproche e delle ali che di volta in volta assumono i soggetti ripresi. È estremamente bello e interessante il volo di uno stormo rispetto a quello di un singolo. Da questo punto di vista mi interessai sin da giovane a scattare agli stormi in migrazione, rispetto a Maurizio che preferiva invece gli scatti ai soggetti isolati. Comunque sia rimane il fatto che gli uccelli sono dotati dalla natura di ali che utilizzano nei modi più disparati, mostrando la loro grazia e leggerezza soprattutto con i venti avversi o laterali, come quelli di scirocco che accompagnano le loro migrazioni primaverili al mare. I gabbiani corallini volavano contro vento verso sud con una facilità sorprendente. Certamente è molto più agevole e facile fotografarli quando sono posati. Un po' come risolvere una semplice operazione di addizione anziché una equazione di secondo grado. Vuoi mettere le difficoltà a laurearsi in ingegneria rispetto ai calcoli di terza elementare?


Altre volte mi è stato detto che le donne c'è a chi piacciono more e a chi bionde. Bisognerebbe fare un passo in più: c'è a chi piacciono vestite come nella fotografia di moda oppure svestite come nel glamour, in cui si vedono parzialmente o meno le meravigliose forme di cui sono dotate dalla natura. A me piace assai di più il glamour, che assomiglia molto in naturalistica agli uccelli fotografati con le ali aperte piuttosto che chiuse. Stesso discorso per chi fotografa uccelli attirandoli su un posatoio o su un set artificiale che modifica e influenza il comportamento dei soggetti ripresi, talvolta a spese delle loro capacità di adattamento e sopravvivenza. Pur comprendendo chi pratica queste modalità in un mondo in cui la rarefazione delle specie ornitologiche supera il 90% rispetto a cinquant'anni fa, si ottengono esclusivamente foto in stacco o atterraggio con zampe scese e spesso solo con ali di taglio che non rendono onore alla bellezza del volo naturale. È comprensibile anche il divertimento di chi costruisce un set, e riesce così ad attirare specie molto schive, ma preferisco fotografare anche i piccoli uccelli in volo libero, le attrezzature ml moderne lo consentono agevolmente. In particolare l'utilizzo di ammiraglie mirrorless con obiettivi nativi ha il doppio vantaggio di avere tutto il fotogramma coperto di centinaia di sensori autofocus e di non dover calcolare il punto futuro in cui starà il soggetto dopo il sollevamento dello specchio. La consistenza autofocus é molto migliorata con il progresso tecnologico, per me sono diventate possibili fotografie impossibili o molto improbabili con la tecnologia reflex.


Anche la leggerezza dell'attrezzatura è importantissima in questo genere, non solo per gli spostamenti a piedi che sono necessari per ottenere immagini a specie nuove o con sfondi migliori, ma essenzialmente perché in questo genere è necessario fotografare a mano libera. Questo perché la possibilità di seguire in volo il soggetto è fortemente ridotta con un cavalletto, e anche perché il suo peso e ingombro si sommano a quello di obiettivo e fotocamera, limitando fortemente le già scarse occasioni di scatto. Solo una testa Gimbal in carbonio pesa circa un chilogrammo e il treppiede in carbonio un chilo e mezzo. Perciò per chi vuole riprendere le centinaia di specie ornitiche che attraversano il nostro paese in volo, è indispensabile brandeggiare a mano libera il complesso fotocamera/teleobiettivo utilizzando al posto di un treppiede un appoggio a spalla che si può facilmente autocostruire con materiali rigidi e leggeri come l'alluminio e la plastica. Negli articoli che ho pubblicato su questo sito si possono trovare fotografie e dettagli in merito. Un'ultima cosa per chi inizia o vuole avere più possibilità di ottenere immagini. Lo sviluppo ottico ha riguardato questi ultimi dieci anni praticamente solo i telezoom rispetto ai teleobiettivi fissi. La attuale capacità di calcolo in progettazione ha consentito la commercializzazione di zoom 60-600 o con escursione più ridotta 200-600 con prestazioni ottiche che, se il fotografo ha discrete abilità con i software, possono raggiungere o andare molto vicino alla resa dei migliori fissi. In più, avere anche la possibilità di zoomata durante una azione veloce é una possibilità molto utile da utilizzare dopo aver fatto un po' di pratica.







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avatarsupporter
inviato il 20 Marzo 2021 ore 21:00

Bellissimo articolo sull'affascinante argomento della fotografia agli uccelli in volo. Complimenti e grazie per i tuoi sempre chiari e fondamentali suggerimenti. Superflui i commenti sulle strepitose foto allegate! Ciao

avatarsupporter
inviato il 20 Marzo 2021 ore 21:32

Grazie Renzo, essere utile mi fa molto piacere.Sorriso

avatarsupporter
inviato il 20 Marzo 2021 ore 23:54

Articolo molto interessante come i tuoi precedenti .
Molto apprezzabile la tua disponibilità a condividere le tue conoscenza maturate in anni di impegno e studio .
Stupende le foto di esempio .
Un saluto
Walter

avatarjunior
inviato il 21 Marzo 2021 ore 10:50

Sono relativamente nuovo del forum e finora ti conoscevo solo per le accese discussioni tra possessori/tifosi dei vari brand e per il fatto che in un paio di occasioni ho sentito l'amico Arci difinirti: il maestro Cortesi. Questo articolo mi ha completamente fatto cambiare opinione ed anche capire che l'appellativo che ti ha dato Arci è sincero e non ironico (anche tu immagino conoscerai la sagacia di Antonio). Davvero è stata una bella scoperta per me vedere la tua passione e preparazione e mi serve una volta di più a ricordare che le persone vanno conosciute meglio e non ci di deve limitare a poche frasi lette sui forum. Ottimo articolo

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2021 ore 10:51

Sempre piacevole leggerti, questa volta hai aggiunto anche un po' di storia. Interessante.
Fotografie notevoli, ma lo sappiamo.
Riflessioni sulle 'tecniche' su cui fa piacere riflettere, dato che spesso siamo così chiusi sui nostri metodi (io non ho molto da nascondere in verità...).

Però non farei classifiche, per quanto anch'io abbia molta considerazione per i soggetti in volo.
Poi, alcuni, sono più interessanti in altre situazioni: per esempio preferisco fotografare una Garzetta in caccia con la preda che non mentre vola, sarà perché qui da noi son così comuni. Pure gli Ibis sacri, invasori ormai fissi qui in laguna, mi danno più interesse in predazione.
Solo per dire che son considerazioni sempre soggettive. Indipendentemente dalla difficolta e mutabili secondo le specie ritratte.

Un caro saluto.

avatarsupporter
inviato il 21 Marzo 2021 ore 11:25

Grazie della tua opinione Walter.Sorriso
Grazie Caro Marmo. Internet è pieno di gente che parla senza avere precise competenze. ;-)

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2021 ore 11:35

Te l'ho già detto e te lo ribadisco: sei il mio sonyatore preferito...a pensarci bene anche l'unicoMrGreen
Devo ammettere poi che il tuo racconto si lascia leggere molto leggiadramente.
Le foto si guardano con estremo piacere ma sappiamo entrambi che questa non é 1 novità per te.
Mi dispiace solo per la lontananza perché altrimenti ti avrei stressato per praticare più proficuamente questo genere con te.
É evidente, infatti, dal modo in cui scrivi, la passione in te non solo x l'avifauna ma anche e soprattutto per la condivisione della tua lunga esperienza, qualità che ahimè, soprattutto in questo forum, scarseggia ai più bassi livelli.
Su 1 cosa sola mi ritrovo un po' perplesso ossia laddove nella sostanza affermi che il 200-600 che possiedi in post ha 1 resa molto vicina ad 1 fisso.
Concetto che meriterebbe secondo il mio modesto avviso 1 adeguato approfondimento.
Infine non posso che concordare con te laddove affermi che le foto perfette agli uccelli non in volo ma appollaiati trasmettono poco o nulla.
Soprattutto in chi, come te, è ben presente la conoscenza verso la specie che di volta in volta fotografi. Conoscenza che aiuta non poco ed i risultati mi sembrano che siano proprio lì a testimoniarlo.
Chapeau;-)

avatarsupporter
inviato il 21 Marzo 2021 ore 11:35

Caro Mauro, certamente De gustibus non est disputandum ...
Ma a volte si parla un po' come la volpe e l'uva. Da questo punto di vista l' ironia di Karmal (applicata alle attrezzature) rappresenta il miglior modo di rispondere: il suo castoro che rosica un grosso tronco di legno sarà ricordato fino alla notte dei tempi qui su Juza.;-)

avatarsupporter
inviato il 21 Marzo 2021 ore 11:41

Caro Zanzibar Antonio è il mio nikonista preferito, poi vieni tu per secondo. MrGreen
Le attrezzature hanno fatto un balzo in avanti con le ml ff Sony che corrisponde più o meno all' introduzione della fluorite artificiale nei supertele Canon degli anni ottanta. Chi scatta foto d'azione vede differenze che chi fotografa soggetti immobili non può notare.
L'introduzione del telezoom 200-600 a metà prezzo rispetto al valore effettivo dell' ottica, corrisponde in economia al dumping .

Recita Wikipedia :
Il dumping ("scaricare") è un anglicismo, utilizzato nel settore dell'economia, che definisce la procedura di vendita di un bene o servizio su di un mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita o produzione del medesimo prodotto sul mercato di origine al fine di conquistare un nuovo mercato.

Alla fine dei giochi è vendere sottocosto lo zoom per facilitare il passaggio dei fotografi canikon a sony.
Maurizio Baldari, Antino, il sottoscritto e tantissimi fotonaturalisti si sono accorti che pagando il modesto prezzo di una post produzione più complessa dovuta ad aberrazione cromatica residua e forte vignettatura, é possibile ottenere risultati dello stesso identico livello dei migliori supertele fissi canikon o sony, utilizzando il 200-600 che costa 4 o 5 volte meno. I sensori Sony regalano inoltre più dettagli grazie a filtri passabasso meno invasivi o assenti. Questo confronto lo faccio rispetto a 1dxmkII e 7dmkII che ho usato per 6 anni. Questo vantaggio dei sensori Sony si vede soprattutto nei dettagli dei soggetti bianchi come gabbiani e garzette.
www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=3784178

In futuro mi riprometto di sviluppare l'argomento, visto l'enorme interesse dei fotografi a spendere bene i propri soldi.Sorriso

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2021 ore 11:45

Tranqui non mi offendo ad essere in qs caso secondoMrGreen
Se prima o poi verrai in Sicilia a fotografare il grifone mi offro sin d'ora a farti da guida...e ci mangiamo pure 2 aranciniMrGreen

avatarsupporter
inviato il 21 Marzo 2021 ore 11:48

Con grande piacere ;-)

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2021 ore 12:23

Ottimo articolo Claudio, e belle foto, come sempre.
Il 200-600 causa molti dispiaceri. Io consiglio a chi ha un altro sistema di prenderlo ugualmente, come ho fatto io.
Senza bisogno di una macchina delle migliori, anche una apsc di ultima generazione permette di ottenere ottimi risultati.
Col costo di un 100-400 di marca o di un 70-200 recente, si prendono macchina e tele.
E si ha un supertele vero laddove un tempo per arrivare a queste focali ci volevano ben altri investimenti.

avatarsupporter
inviato il 21 Marzo 2021 ore 12:36

Difficile da accettare per chi spende o peggio ha speso da poco 10000 o 20000 euro di attrezzatura. Si pensa semplicemente che non può essere possibile ottenere risultati confrontabili. Ma la realtà ha sempre superato le fantasie e valutazioni umane.;-) E in questo caso è una fortuna. Provare per credere : me ne sono convinto dopo una mattinata di scatti grazie alla disponibilità di Ottaviano, su Juza Otto72.
Grazie per il tuo giudizio Leone, sempre basato su ampia esperienza di scatti e attrezzature.

avatarsupporter
inviato il 21 Marzo 2021 ore 14:10

Claudio, questo è un bel racconto, e a me i racconti piacciono.
Quando ci siamo incontrati la cosa che ho apprezzato in quelle due ore è che abbiamo parlato per il 10% del tempo di attrezzatura e quello secondo me è il peso che ha l'attrezzatura in questo genere di fotografia.
Il resto del tempo è stato speso per parlare di quello che stavamo fotografando e per conoscerci meglio.
Conoscenza dei soggetti e dei luoghi, distanza, luce e prontezza di riflessi, fanno il grosso in questa fotografia.
Ti faccio quindi una critica, negli ultimi tempi hai messo sempre l'attrezzatura di fronte alle tue capacità, foto di questo livello le facevi pure prima, molto probabilmente il numero era minore ma le portavi a casa.
Io ho trovato interessante la tua fotografia in tempi non sospetti e l'esempio mi ha pure spinto a fare questo genere di “caccia”, è così punti e spari e quando ci prendi e' soddisfazione.
Ci vuole allenamento e anche sviluppare conoscenza delle specie per leggere in anticipo i loro movimenti.
Io lo trovo divertente e sfidante.
Comunque complimenti per il racconto, almeno c'è qualcuno che ha voglia e spende tempo per raccontare cercando di rendere partecipi gli altri.
Un saluto
Antonio

avatarsupporter
inviato il 21 Marzo 2021 ore 14:44

Resti sempre il mio nikonista preferito.... ma non immagini nemmeno quanto l' attrezzatura limiti numero, nitidezza e dettaglio delle foto che in avifauna volante si portano a casa. ;-)
Il resto è abilità, ma l'abilità meno è limitata meglio è.Cool

www.juzaphoto.com/galleria.php?t=3897979&l=it

Questo è uno scatto senza ritaglio e in volo libero, peraltro non perfettamente nitido. Mai riuscito a farlo con una reflex.
Che sia necessario avere competenze riguardo ai comportamenti e ai luoghi è noto. Su questo si può sempre migliorare. Ma l'attrezzatura è il principale fattore limitante per chi ha esperienza in fotografia naturalistica.





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