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Come fotografare "wild"


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Come fotografare "wild" , testo e foto by . Pubblicato il .


Fotografare "wild" vuol dire innanzitutto osservare la natura intorno a noi. Ma anche provare piacere nel farlo. A me non costa fatica, perché imparare dalla natura è crescere in umanità e arricchirsi nella capacità di adattamento e comprensione di ciò che ci circonda. Osservare gli animali mi ha insegnato anche ad essere più semplice, perché la complessità del mondo dei viventi può basarsi solo sulla semplicità di ogni specie, pur con l'incredibile varietà di comportamenti e di abitudini che si possono osservare. In questo articolo cercheremo di mettere a fuoco alcune modalità ed anche precise situazioni che ci aiuteranno a ottenere più facilmente fotografie "wild".




Il mondo naturale è una scuola che richiede pazienza e trasmette equilibrio. Insegna a non inseguire e a non correre, perché siamo dotati di uno strumento molto efficiente nell'apprendere i comportamenti vincenti, che ci porteranno a scattare - e ad elaborare in post produzione - immagini originali e una grande varietà di scene di azione che non ci si stanca mai di guardare e di ricordare. Bisogna innanzitutto non farsi prendere dal bisogno di fotografare a tutti i costi e dalla fretta di ottenere risultati. Perciò per evitare di fallire e' vietato inseguire: chi insegue è una minaccia e chi è inseguito scappa voltando le spalle. Cosi' si ottengono solo foto di soggetti spaventati e inquadrati da dietro. È sconsigliato persino inseguire con gli occhi, insistendo troppo con lo sguardo sui soggetti che vorremmo riprendere: mostrare un forte interesse in natura è considerato una minaccia. Questo è vero soprattutto per l'uomo, forse il più pericoloso predatore di tutti i tempi. Lo sguardo deve scorrere sul soggetto che ci interessa riprendere senza insistere, passando poi a guardare intorno in un'altre direzioni. È anche utile fare una specifica attività che indichi che la nostra presenza è dovuta a un interesse preciso, come cercare qualcosa per terra oppure fermarci tranquillamente a mangiare o a fumare. Questo ci aiuterà a tranquillizzare i nostri soggetti, rassicurandoli. Quando sono presenti animali domestici come mucche, pecore, capre, cavalli o altro, la cosa migliore che si può fare e stare vicino a loro rivolgendogli qualche parola e fingendo di accudirli e di essere lì per loro e non per i selvatici.




Lontano dagli ambienti antropizzati invece è essenziale un altro genere di mimetismo. In generale intendo per mimetismo un insieme di comportamenti che ci dissimulano da quell'immagine di minaccia armata di fucile che uccelli e mammiferi associano inevitabilmente a un essere che cammina su due gambe e possiede due braccia: una ghillie fogliata è molto utile come anche muoversi con lentezza e, quando ci si avvicina a una posizione sotto lo sguardo dei selvatici, camminare sui tacchi o fingere di zoppicare e di essere fisicamente in difficoltà. Una volta seduto, trovo molto utile scomparire nel paesaggio. Dopo esserci appostati bisogna muoversi poco e sempre con lentezza, soprattutto se siamo stati accettati e i selvatici sono vicino a noi. Ogni regola però ha le sue eccezioni: durante il passo sia in primavera che in autunno gli animali non conoscono in dettaglio le zone dove si trovano perché non le abitano e perciò può essere utile sedersi vicino a un pescatore. Mettersi ostentatamente in vista a godere il tepore del sole può persino incuriosire i nostri soggetti in migrazione. Gli animali sono come noi, e se non hanno avuto un impatto negativo con la presenza dell'uomo, possono anche avvicinarsi a curiosare quando ci vedono. In particolare mi riferisco ai giovani nati da poco e al passo autunnale. D'altra parte però in inverno è opportuno sparire del tutto dalla vista. Talvolta mi è capitato che qualcuno mi sia passato a pochi metri senza riescire a vedermi. Per ottenere questo ho osservato in diverse occasioni che testa, gambe e braccia sono i principali elementi con cui veniamo identificati dagli animali selvatici. Perciò una ghillie fogliata a forma di poncho è ancor più soddisfacente di una tuta mimetica perché cela meglio la presenza dei quattro arti. Ancor più necessario é nascondere la testa con un copricapo che sia ugualmente mimetico, e se si usano occhiali è meglio coprirli con copri occhiali da sole oppure con una sottile retina mimetica. L'autofocus ci aiuterà a portare a casa i nostri scatti, mentre ci preoccuperemo di mantenere nell'inquadratura i nostri soggetti in avvicinamento senza allarmarsi e deviare dalla loro traiettoria. È così che ho ripreso la coppia di mestoloni qui di seguito.




Ma c'è un mimetismo più sottile e ancor più efficace che possiamo adottare: accennavo all'inizio di questo articolo che in corrispondenza dei luoghi dove l'uomo è presente in maniera inoffensiva sulle rive dei laghi, del mare e dei corsi d'acqua, potremo essere scambiati dalla fauna per un pescatore o per persone che passeggiano da sole o coi cani. Se ci accorgiamo che ci sono anche animali selvatici, sarà un'ottima cosa sederci e con buona probabilità ottenere ottimi risultati, perché saremo poco notati anche quando alzeremo il teleobiettivo per fotografare. Il mimetismo dunque ha molte facce, e riguarda anche il modo in cui solleviamo l'obiettivo: bisogna farlo per tempo, con movimento progressivo e senza scatti. Se siamo in ritardo, conviene lasciar passare il soggetto senza spaventarlo con uno scatto improvviso: è possibile che sia seguito da un altro soggetto che vedendolo volare tranquillo e senza scarti o ci passerà davanti poco dopo di lui. I selvatici infatti sono grandi osservatori e possiedono un patrimonio di conoscenze pratiche, che li fanno sopravvivere a pericoli d'ogni genere.




Questa pittima reale è stata fotografata dalla macchina su una strada lungo la quale erano presenti pozze temporanee d'acqua bassa, dove amano sostare molti uccelli in migrazione nelle coste laziali. La strada si immette sul lungomare di uno dei laghi del Circeo. Quando un ciclista o una persona a passeggio si avvicinava alle pozze, questa pittima volava per allontanarsi dal disturbo, superandomi e concedendosi per qualche scatto in volo. Passando notava poco la mia presenza perché era distratta dal ciclista. Perciò è possibile fotografare animali selvatici sfruttando proprio il disturbo (inconsapevole e non voluto) che l'uomo procura agli animali selvatici. Raccomando di evitare assolutamente qualsiasi disturbo volontario non solo perché non ci farebbe fare buone foto, ma soprattutto perché è necessario rispettare i pochi migratori rimasti che hanno già tante difficoltà a sopravvivere nelle pessime condizioni in cui si trova oggi il nostro ambiente italiano. Considero buona educazione naturalistica non invadere i pochi luoghi rimasti dove i migratori si alimentano e riposano.

Certamente però in queste condizioni, anche se la nostra sessione fotografica va a buon fine, manca il piacere della solitudine in natura e si soffre la presenza di persone, biciclette, cani e automobili che evidentemente non fanno parte della nostra attività fotografica. Ci sono però tante altre situazioni come aree agricole adibite a pascoli dove sono presenti mucche e bufale. Qui gli uccelli selvatici sono abituati a vedere uomini che lavorano e perciò sono particolarmente tolleranti se il nostro comportamento non reca loro disturbo diretto. In particolare si può riuscire a fotografare specie che vivono vicino all'uomo ma che sono difficilmente fotografabili, come gazze ladre e altri corvidi e anche una varietà di altri soggetti. Frequento perciò diversi pascoli recintati e fattorie dove mi presento a contadini e allevatori chiedendo il permesso di poter frequentare queste zone in modo tale da non avere brutte sorprese o disagi quando fotografo.




Persino animali diffidenti come le oche selvatiche frequentano i campi di molte fattorie a condizione che non siano presenti esseri umani su questi terreni e che non vi sia praticata la caccia. Ben mimetizzato all'ombra di un cespuglio e avvolto in una ghillie fogliata, ho ripreso un piccolo gruppo di queste oche proprio mentre era intento a pattugliare i campi circostanti per valutare se fosse o meno il momento di posarsi per mangiare. L'oca che sta al centro della fotografia ha individuato la lente frontale del mio teleobiettivo e non manca di seguirne il movimento durante il volo. Contemporaneamente l'oca più in alto guarda avanti e e l'oca sottostante guarda in alto per accertarsi che non si avvicinino predatori invernali, come grossi falchi e aquile minori. Questi visitatori sono aumentati negli ultimi anni e non mancano di insidiare colombi torraioli e anatre svernanti, ma anche prede più grosse come gli aironi guardabuoi e le stesse oche, anch'esse in incremento. Stranamente aquile minori e falchi pellegrini, per quanto abbiano una vista eccellente e frequentino zone pericolose per la prossita' dei cacciatori, quando cacciano si curano poco degli esseri umani e si prestano a scatti anche ravvicinati come quello di questa foto scattata a circa 25 metri da questo soggetto a morfismo chiaro.




Di conseguenza è utile raccogliere informazioni sulle coltivazioni presenti nei diversi fondi agricoli, perché pannocchie di granturco non raccolte e atri residui del raccolto estivo di patate, di grano e di altre colture, fanno gola a oche e anatre, ma anche ad altri frequentatori invernali del nostro paese, come gru e mignattai.
In conclusione per usare un termine con cui vengono commentate le foto più dettagliate e riprese a distanza ravvicinata, c'è "tanta roba" che possiamo fare per ottenere ottime foto "wild" anche in un paese industrializzato e ad alta densità di popolazione come il nostro.



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avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 12:17

dopo aver apprezzato il tuo primo articolo e le tue foto ti ringrazio anche questo nuovo contributo.

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 12:19

Grazie, sono bloccato col colpo della strega a letto... Sorriso

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 14:38

mi spiace, spero non causato per brandeggiare il 500entone...;-)

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 14:48

Beh, indirettamente. Domenica mattina avevo uno spiffero terribile nella schiena , e l'ho drammaticamente sottovalutato Triste

Però ho portato a casa un paio di foto consolatorie ;-)

www.juzaphoto.com/galleria.php?t=3036897&l=it

avatarjunior
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 14:58

Bello scritto in cui mi ritrovo tantissimo. Complimenti

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 14:59

è successo anche a me l'anno scorso, da allora ho cambiato la giacca mimetica con un giaccone da caccia lungo dietro.
è parecchio che seguo i tuoi scatti, formidabili, ne approfitto per chiederti mediamente a che distanza scatti? e secondo te quanto incide sulla riuscita delle tue foto la 1dxii?

avatarjunior
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 15:03

Molto interessante , grazie ;-)

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 15:13

Grazie Purpett e Theo.

@Roywolf
È un buon suggerimento. La distanza di scatto dipende dall'uso dei duplicatori. Come pure la difficoltà di inquadratura e la velocità angolare. Mi regolo sulle possibilità di crop della 1d mk Il : non oltre il 50% lineare. La perdita di precisione af é marcata con 2X III rispetto all'uso del 1.4X, ma la qualità dei file è ottima. E si possono usare i 1600 iso tranquillamente, utilizzando 1/4000 di secondo.

avataradmin
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 18:02

un bell'articolo e ottime foto!

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 18:36

Grazie Claudio, rimettiti presto.

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 18:38

Grazie Emanuele, questo ho avuto più tempo per rifinirlo...Sorriso

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2019 ore 18:44

Sto già meglio... quel maledetto venticello dietro la schiena mi ha mezzo ammazzato.
Per completare il discorso la 1DX mk II è essenziale per la qualità delle foto che faccio quando uso il duplicatore. Il file è facilmente lavorabile e i colori sono equilibrati tanto che si può farli uscire fuori quando ce ne sono pochi, senza alterazioni di nessun tipo. Si può anche facilmente correggere le dominanti senza ottenere risultati con colori diversi da quelli che osserviamo in natura.
Per le foto che faccio nel mondo delle reflex praticamente non c'è di meglio per l'uso a mano libera.
Ma il futuro delle attrezzature per foto d'azione è certamente ml e perciò Sony.

avatarsupporter
inviato il 11 Gennaio 2019 ore 20:42

Pienamente daccordo, belle foto, ottima esposizione del testo in un italiano corretto, ciao.

avatarsupporter
inviato il 12 Gennaio 2019 ore 8:26

Grazie Giuseppe, mi fa piacere che tu l'abbia apprezzato.Sorriso

avatarsenior
inviato il 14 Gennaio 2019 ore 21:01

Molto interessante e letto con molto piacere, sempre magnifiche ed inarrivabili le tue foto. Complimenti.
Ciao Andrea





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