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inviato il 28 Giugno 2026 ore 10:08
Chiedi una review a Raamiel. |
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inviato il 28 Giugno 2026 ore 10:24
“ Come detto io mi sono arrangiato, tra l'altro ho lavorato con colorimetri/spettrofotometri per anni e non ne ho una grande stima, commettono errori enormi, e non sto parlando di strumenti da 100euro. „ Gli strumenti fanno errori se sono guasti, o se vengono usati male, mi sembra strano altrimenti. |
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inviato il 28 Giugno 2026 ore 23:38
@Andyrunner Grazie infinite per questo tuo contributo. |
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inviato il 29 Giugno 2026 ore 16:44
Ottima iniziativa, per la quale ti ringrazio anch'io. Non ho conoscenze sufficienti per criticare costruttivamente ma utilizzerò il sito per cercare risposte ai dubbi che saltuariamente si presentino. |
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inviato il 29 Giugno 2026 ore 16:54
Molto interessante, lo leggerò, grazie!! |
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inviato il 29 Giugno 2026 ore 23:05
Grazie mille per il lavoro che hai avviato |
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inviato il 30 Giugno 2026 ore 8:48
"Ciao Andyrunner, progetto molto interessante e iniziativa lodevole: fare chiarezza sulla gestione del colore è sempre utile. Visto che chiedi un feedback sui contenuti, ho dato un'occhiata alla sezione 'Esperto' e alla parte sul Gamma e la linearità del cartoncino al 18%. È la classica questione tecnica che ciclicamente riaccende i dibattiti tra fisici e fotografi, una diatriba che va avanti dai tempi dei primi scritti di Dan Margulis. Il punto di vista geometrico/lineare è corretto se guardiamo puramente i dati matematici o lo stimolo fisico dei fotoni sul sensore (l'input). Tuttavia, credo che per un fotografo sia fondamentale non perdere mai di vista l'output e la psicofisica della visione. Alla fine, la pace tra la fisica e la fotografia si trova nello spazio CIELAB (che poi definisce lo standard di ogni colore e luminosità in stampa o a monitor). Nel canale della luminosità, la coordinata L=50 (la metà esatta della nostra percezione visiva) corrisponde proprio a quel cartoncino al 18% di riflettanza fisica. Che lo si chiami Zona V di Adams o L=50, in ogni software di sviluppo e in stampa quel tono si troverà esattamente nello stesso punto visivo centrale. Secondo me, strutturare la guida evidenziando che i numeri dei fisici (lo stimolo) e la percezione dei fotografi (la risposta visiva) sono solo due facce della stessa medaglia eviterebbe di far sembrare 'sbagliate' le teorie fotografiche classiche (come il Sistema Zonale), che restano invece validissime e applicatissime ancora oggi nella gestione delle luci in studio. (Vedi Francesco Francia) Poi se vogliamo alla fine di ogni ragione tecnica, resta il nostro occhio che per essere sinceri ogni occhio è un mondo a parte. Alla stessa frequenza ogni occhio umano vede un colore diverso, che possiamo anche stabilire in regioni del globo. Come vede un verde di un prato della stessa frequenza misurata, un Londinese rispetto ad un siciliano? In bocca al lupo per il progetto, seguirò gli sviluppi!" |
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inviato il 06 Luglio 2026 ore 20:10
Grazie mille ragazzi per l'apprezzamento e per il supporto con ottimi spunti. Grazie in particolare modo ad ivo6767 per questo spunto, che in effetti merita un approfondimento chiarificato. lo metto in lista! |
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inviato il 06 Luglio 2026 ore 22:56
Seguo |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 16:28
Sto finalizzando gli aggiornamenti basati sugli spunti fornitimi da voi, stasera dovrebbero essere già online. Grazie a tutti! |
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inviato il 08 Luglio 2026 ore 8:15
Ma grazie a te del lavorone, perdonami se non posso essere di aiuto ma sono ignorante in materia. |
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inviato il 08 Luglio 2026 ore 8:26
Ottimo,complimenti |
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inviato il 08 Luglio 2026 ore 8:43
Veramente veramente ottimo però tuttavia ci si scontra inevitabilmente con IL problema più comune di tutti. Infatti a parer mio il problema più grande non è la pesonale consapevolezza di questi concetti ma bensì sperare che gli "altri" che visionano la tua immagine la ricevano con una rappresentazione più accurata possibile. Mi spiego meglio: io post produco una immagine con il mio monitor perfettamente calibrato sul mio sistema perfettamente calibrato, rappresento i toni, contrasti e sfumature in modo perfetto esattamente come li voglio io poi esporto l'immagine nella galleria di Juza per far vedere al mondo quanto sono stato bravo (per fare un esempio). Apre l'immagine tizio che ha monitor non calibrato magari con saturazione e luminosità sparati a mille oppure ancora peggio dal suo cellulare e vede un'immagine completamente differente da come l'avevo creata io. Ed ecco che decade tutto. Discorso diverso invece se il nostro fine ultimo è la stampa ma quella purtroppo rimane sacrificata alla nostra unica visione e per un appassionato di fotografia non esporre al pubblico le proprie opere per ricevere consensi è inaccettabile. |
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inviato il 08 Luglio 2026 ore 12:20
Ciao Checofuli, la questione che sottolinei esiste eccome e la sento (purtroppo) menzionare anche da colleghi fotografi professionisti dall'era dei tempi. Dico purtroppo perché spesso la percezione è che diventi una scusante, o per la pigrizia di apprendere un metodo e applicarlo in maniera coerente, o per errata percezione del senso stesso del color management. Perché qui il problema secondo me non è la mancanza di controllo sull'ultimo miglio, è pensare che quel controllo dovrebbe esistere. Lo scopo della color management non è mai stato garantire che chiunque veda esattamente gli stessi valori che vedi tu. È un obiettivo fisicamente irraggiungibile: non hai controllo su schermo, luce ambiente, sistema operativo o percezione di chi guarda dall'altra parte. Nessun medium visivo lo garantisce, mai. Un film calibrato in sala di grading finisce su un televisore con la modalità "vivid" attiva, una foto su rivista patinata viene letta sotto luce al tungsteno in salotto. Nessuno per questo dice che il color grading cinematografico o la stampa patinata sono inutili. Quello che la color management garantisce davvero è altro: un punto di partenza corretto e ripetibile dal tuo lato (schermo calibrato, profilo colore corretto, workflow coerente) più uno standard di interscambio, sRGB con profilo embedded, che il sistema ricevente interpreta correttamente se rispetta a sua volta uno standard minimo. Browser e viewer moderni sono color managed, e su schermi di fascia media in stato di default rendono l'immagine in modo ragionevolmente fedele. Chi apre l'immagine su un telefono con saturazione sparata per scelta personale non è un fallimento della color management: è un utente che ha rotto la catena dal suo lato, fuori dal tuo perimetro di responsabilità, per quanto tu possa lavorare bene. La stampa funziona meglio non perché sia "più seria", ma perché è un sistema chiuso: controlli tutta la catena, dal file al profilo di stampante o laboratorio. Il web è per natura un sistema aperto, l'ultimo miglio non è mai sotto il tuo controllo, in nessun settore (vale anche per audio mastering e broadcast video). Per questo la prassi è lavorare in sRGB con profilo corretto: non per ottenere uniformità assoluta, impossibile, ma per massimizzare la probabilità che chi rispetta uno standard minimo veda un'immagine vicina alle tue intenzioni. Il resto non è un limite della color management, è semplicemente fuori dal problema che si propone di risolvere. |
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inviato il 09 Luglio 2026 ore 18:56
Ciao, faccio fatica a capire il senso del progetto perché sulla gestione del colore esistono già moltissime guide, blog, libri, dvd e risorse che affrontano l'argomento in modo approfondito, sia per chi parta da zero sia per utenti più esperti. Ad esempio, il blog del compianto Boscarol risponde praticamente a tutte le domande più semplici e anche avanzate; a questo si aggiungono i suoi DVD, ancora oggi considerati un punto di riferimento così come i libri di Olivotto e le guide di Raamiel e tutto il materiale in inglese... insomma, c'è di che sbizzarrirsi. Capisco il desiderio di creare un punto di raccolta di contenuti, di facile consultazione, ma una guida ha valore se porta un contributo originale, se non dice inesattezze e/o se nasce da un'esperienza professionale consolidata e riconosciuta nel settore della gestione del colore; altrimenti il rischio è di aggiungere l'ennesima raccolta di informazioni già disponibili altrove, senza offrire qualcosa di realmente nuovo. Non è una critica personale né una polemica: mi chiedo semplicemente quale sia il valore aggiunto del tuo progetto rispetto a ciò che esiste già? Il design moderno e responsive? PS: quando scrivi "si trovano tantissimi articoli e video, ma spesso affrontano solo una piccola parte del problema oppure danno informazioni semplificate o addirittura contrastanti." Non è vero, come dicevo di guide, dvd e libri, ce ne sono parecchi e anche molto autorevoli omnicomprensivi; manca spesso la voglia di studiare. |
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