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inviato il 17 Aprile 2026 ore 12:27
“Carattere di un’ottica”. Io personalmente sono sempre stato titubante riguardo a questa affermazione. Il carattere da cosa deriva? Spesso ci si riferisce ad aspetti che possono essere ricondotti a non ottimali ottimizzazioni, tipo presenza di piccoli difetti o aberrazioni che i costruttori cercano di eliminare nei modelli nuovi. Quindi se da una parte si tratta di imprecisioni da attenuare il piu’ possibile, dall’altra vengono giudicati come connotati particolari capaci di conferire mordente ad un’ottica. Se da un lato si tratta solo di difetti, dall’altro sono giudicati aspetti che rendono particolare e non allineata al trend moderno. Quale è la verità? Un’ottica per essere “di carattere”, non comune e capace di distinguersi dalla massa deve per forza di cose essere caratterizzata da difetti? Deve per forza essere mancante di quella perfezione clinica ricercata attualmente? Non esiste invece una caratteristica (non un difetto) che possa essere affiancata alla correttezza estrema, capace di dare mordente? Molte domande ma io non ho risposte…e voi? Marco |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 13:54
“ io non ho risposte… „ Idem. Credo però che per capire il carattere di un’ottica (sempre che ce l’abbia) occorra usarla tanto tanto; perché sono talmente varie le diverse condizioni di luce, diaframmi, sensore/pellicola, che si possono verificare in così tante combinazioni diverse, che trovare un denominatore comune che ci faccia individuare il contributo specifico della lente non dev’essere facile. |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 14:59
Hai presente quando guardi le gallerie digitali e tutte ti paiono convergenti ad un'estetica unica? Ecco. Quindi sei sicuro di aver bisogno sempre delle migliori prestazioni possibili? |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 16:58
Se da una foto riconosci l’obiettivo usato, vuol dire che ne riconosci il carattere |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 17:09
"Carattere di un’ottica”. ******************************************** È una patetica scusa per non dover ammettete con noi stessi che l'obiettivo, assai costoso ovviamente, che abbiamo acquistato non vale i soldi che abbiamo speso. L'EF 50/1,2 L ne è l'esempio più eloquente. |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 17:11
La storia narra che scattando una fotografia ad una giovane donzella, con abiti succinti, a diaframma f1.2, si scaturisca il "Carattere". Ps. Ovviamente un ringraziamento speciale alla donzella. |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 17:22
“ “Carattere di un’ottica”. „ Io ne ho viste alcune con un vero e proprio caratteraccio, non potevi dir loro nulla che ti tenevano subito il muso. Ricordo poi una Rottenmeier prodotta in Svizzera che era veramente severissima! |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 17:41
Ci sono persone che leggono molto poco (e che forse hanno anche studiato poco) e quindi probabilmente sono digiune in quanto a figure retoriche. Quando si dice che un oggetto ha "carattere" si tratta appunto di una figura retorica e più precisamente di una personificazione. Si usa per tante cose.E' normale e nulla di strano Due oggetti dello stesso tipo,che fanno le cose leggermente in maniera diversa posso dire che hanno appunto "caratteri" diversi Posso ascoltare due pianoforti e fare questa affermazione. Posso assaggiare due vini uguali e dello stesso anno ma di due cantine diverse e dire la stessa cosa.Così come posso vedere due foto scattate con due obiettivi diversi,allo stesso oggetto,alla stessa ora,e dire che hanno due caratteri diversi. Magari semplicemente perchè lo sfocato è diverso,o perchè uno ha più aberrazione sferica ecc Nello specifico il "carattere" di una lente è,per quanto mi riguarda,la combinazione tra i difetti e le caratteristiche. La perfezione annoia,terribilmente |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 17:50
La mia FERMA convinzione è che il "carattere", SE C'E', è quello del fotografo! Gli oggetti, sempre IMHO, NON hanno nè carattere, nè personalità! Se mai, hanno un "rendering", una resa specifica. Ho iniziato ad occuparmi di fotografia nel 1962. Allora "la discussione" era tra lo Zeiss Planar 75/3,5 e lo Zeiss Planar 80/2.8 che equipaggiavano le Rolleiflex. Stessa Casa produttrice dei vetri; stessa Casa che li montava sulle proprie fotocamere. Entrambe costosISSIME (la 2.8 un filo di più ... 20,000 lire di differenza, se ricordo bene). La prima più "secca", "tagliente"; la seconda più "dolce", più "morbida, ma NON per questo meno nitida (le ho entrambe!)! Pochi anni dopo, lo stesso film si ripropose in Casa Hasselblad! Sempre due Zeiss: il Planar 100/3.5, ed il Planar 80/2.8 (più "secco", e più RARO il primo; più "dolce", e diffuso il secondo) ... Li ho entrambi. Storia vecchia, per quanto mi riguarda ... l'unica differenza è che, allora, c'era maggior serietà tra le persone, e non era così diffusa l'ambizione del "seggio di Senatore" tra i sedicenti esperti di fotografia (da forum)! Di conseguenza, nessuno si arrovellava con "carattere", "personalità", "vaporosità", "lirismo", "poesia", "attitudine a raccontare anzichè SEMPLICEMENTE fotografare", "capacità di COMMUOVERE" (sic!), ed altre siffatte amenità! "Nulla si crea; nulla si distrugge", come diceva "quello là"! GL |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 18:00
Il fatto è che una volta le ottiche erano più differenziate come resa rispetto ad adesso, proprio per via di vari difetti non perfettamente corretti e alcuni vetri che oggi non vengono più usati; la perfezione attuale può stufare chi desidera una certa atmosfera in una foto (pare stiano tornando di moda le "vecchie" compattine digitali per gli stessi motivi) e non sono pochi i film e serie televisive girate con vecchi obiettivi. |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 20:25
“ Ci sono persone che leggono molto poco (e che forse hanno anche studiato poco) e quindi probabilmente sono digiune in quanto a figure retoriche. „ 90 MINUTI DI APPLAUSI |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 20:32
“ La storia narra che scattando una fotografia ad una giovane donzella, con abiti succinti, a diaframma f1.2, si scaturisca il "Carattere". „ Personalmente penso invece sia meglio chiudere per avere una sufficiente profondità di campo, senza zone fuori fuoco. È lì che si vede il vero carattere |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 20:53
Vero che all'ottica un attento sguardo potrebbe attribuire un certo "carattere" o meglio rendering. Se pero', questo "carattere", fosse troppo "forte"...potrebbe distrarre il fotografo. |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 21:37
La maggior parte del "carattere" si può sempre aggiungere in post se non c'è, ma quando una lente ha già il suo "carattere" è difficile eliminarlo in post. |
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inviato il 17 Aprile 2026 ore 21:42
Io credo che la parola carattere lo si usi sopratutto per indicare particolarità dovuti a difetti che creano effetti piacevoli , vedi lo swirly bokeh del Helios A mio parere è un uso improprio della parola carattere . Ho trovato in un topic un utente che sosteneva che le Fuji hanno un’anima mentre le Sony no perché progettate da ingegneri giapponesi , stupidata pazzesca . Le attrezzature fotografiche sono strumenti tecnologici e come tali non hanno né anima né carattere . E’ solo il fotografo in quanto essere umano che può donare a una foto tali caratteristiche . |
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