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Il dramma vince sempre. Perché?


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avatarjunior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 10:28    

L'altro giorno riflettevo sul perché il dramma vince sempre. Chi vince i premi più prestigiosi? Chi vince l'Oscar o il Word Presso Photo? Un film drammatico, una fotografia drammatica, cortometraggi tristi e drammatici vincono sempre. Perché? Perché ravvivare o evocare la tristezza è ciò che rende grande un attore, un regista o un fotografo? La vita non è già impegnativa di suo? Non ci sforziamo abbastanza ogni giorno per essere felici e per condividere la nostra felicità con altri in modo da portare un po' della nostra luce negli altri? Perché siamo così attirati da ciò che è triste e drammatico, dalla sofferenza, dal genocidio, dalla morte?

Forse il drammatico dovrebbe smuovere le coscienze, denunciare e cambiare qualcosa? Ma tanto siamo così anestetizzati che una volta distolto lo sguardo passa tutto. Non voglio generalizzare ma è un atteggiamento che vedo spesso, a volte anche in me e questo sì mi rattrista.

Non voglio vedere il mondo con gli occhiali rosa, sono al corrente delle atrocità che vengono perpetrate ogni giorno. Ma allora perché nei mei momenti di svago devo scegliere ancora di vedere un film drammatico o una fotografia drammatica? Perché molti lo fanno? Non si tratta di non sapere o non volere scendere in profondità o di rimanere in superficie per non soffrire, ma di una scelta consapevole. Decido di non guardare un telegiornale non per restare nell'ignoranza, ma perché non voglio che qualcosa succhi la mia energia positiva, così come preferico una mostra fotografica a tema naturalistico che non un reportage di guerra e via dicendo. È una scelta non una debolezza. So cos'è la tristezza e il dramma ma non voglio che si prendano troppo spazio nella mia vita.

Se vi va dite la vostra.

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 10:53    

Forse perché fa maggiormente riflettere, lo vivi anche a posteriori.

Una situazione leggera, divertente può anche farti scompisciare dalle risate, ti lascia un buon umore, ti fa staccare ma alla fine si esaurisce (infatti si chiama “leggera”).

Una situazione drammatica ti lascia spunti di riflessione, tocca corde più profonde e forse, per qualche ragione evolutiva, questo ci piace maggiormente.

Io però ho ben presenti dei capolavori cinematografici classificati come commedie, come tante bellissime foto divertenti ironiche.

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 11:01    

Perchè bisogna creare spunti e avere profondità di una storia.
Se non succede nulla, è qualcosa di leggero e senza pensieri è qualcosa di basso livello? non necessariamente, ma spesso è meno complesso e profondo
Word Press Photo dovrebbe raccontare il mondo, nel mondo c'è sofferenza, guerra, fame.
Certo si possono raccontare anche cose positive e nè ho viste esposte, non è solo morti e fame, ma è difficile non mostrarli e non considerare che il premio funge anche da cassa di risonanza, era auspicato da molti vincesse una foto che raccontasse il genocidio di Gaza per la portata dell'evento anche mediaticamente parlando.
Io non credo che il meccanismo del premio sia perfetto, anzi nè ho sentite varie di critiche anche da chi ha partecipato, ma questo non toglie il valore assoluto di molti degli scatti premiati
Uno può mettere la testa sotto la sabbia e ignorare quel che succede e leggere libri della collana Harmony, è una scelta che ci può stare, ma è chiaro che non sta guardando i problemi, non si pone domande e le fotografie e certe opere cinematografiche a questo puntano a interrogare lo spettatore, a fargli mettere in discussione le sue convinzioni

avatarsupporter
inviato il 03 Aprile 2026 ore 11:03    

cosi e per la fotografia ma non per i film, oggi sono conosciuti anche dai giovani i primi i film di Fantozzi e Amici miei, mentre i film della stessa epoca considerati capolavori di Fellini e Pasolini oggi sono nell'oblio

avatarjunior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 11:48    

Spunti interessanti. Di sicuro una situazione drammatica fa riflettere, ma davvero abbiamo bisogno di una tragedia per riflettere? La vita non ci fa riflettere lo stesso? Penso che ognuno di voi ne avrebbe da raccontare di drammi nella propria vita. Quelli probabilmente, se lo vogliamo, ci fanno riflettere e cambiare più di quanto possa fare un film o una foto di una tragedia che accade distante da noi e di cui siamo solo spettatori inermi.


Word Press Photo dovrebbe raccontare il mondo, nel mondo c'è sofferenza, guerra, fame.


È vero e come hai scritto poche righe dopo, ci sono anche cose positive. Il mondo ne ha tante. Dovrebbero darci modo di riflettere tanto quanto quelle tristi. Sembra di essere diventati dipendenti dal tragico. Come se ne avessimo bisogno per smuovere coscienze. Che poi non mi sembra che con la maggiore diffusione attuale di questi messaggi si siano smosse le coscienze. Un po' come il detto che la storia insegna. Ma cosa sta insegnando?

avatarjunior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 12:04    

Condivido totalmente le tue perplessità’ Tommaso. Credo sia la naturale conseguenza di cio’ siamo e di come facciamo informazione nella societa anche attraverso le immagini. Io ho fatto da tempo la mia scelta, mi tengo ben lontano, per quanto possibile, da tutto ciò’ che puo’ alterare il mio benessere interiore. Quindi tutto ciò’ che e’ strumentalmente studiato per cercare di attirare l’attenzione attraverso il dramma o peggio il terrorismo trova la mia porta chiusa. Niente telegiornali o talk show dei quali ti devi sciroppare servizi confezionati ad arte per drammatizzare e spesso non corrispondenti al vero, basta imbattersi in qualche notizia di cui conosci i fatti per capire quante castronerie vengo dette. Mi informo su televideo, se la notizia mi interessa la leggo altrimenti passo avanti, per essere informati basta e avanza. Oggi ci deve essere la lacrima ovunque, ce la mettono anche dove non c’è. Siamo una società drogata, piena di falsi moralisti che giocano sulle vere sofferenze solo per fare audience e conquistarsi l’attenzione di gente morbosa. Sul piano fotografico quindi anche io preferisco una bella fotografia di paesaggio che mi regala un momento di piacevolezza e serenità piuttosto che una foto drammatica, magari in zone di guerra che, per quanto utile strumento di denuncia, contribuisce a renderci inizialmente turbati ma poi sempre più asettici e distaccati. Abituati a vedere tragedie propinate ovunque ci facciamo convincere che solo un dramma è meritevole di attenzione soddisfacendo così un oscuro morboso bisogno di essere spettatore dell’altrui sofferenza.

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 12:07    

Hai ragione su un punto: i drammi personali ci cambiano più di qualsiasi immagine. Ma proprio questa differenza è la chiave, non la controprova della tua tesi.
L'arte non funziona perché ci fa vivere una tragedia, ma perché ci crea una distanza estetica dal reale.
È questa distanza a renderla utile: posso guardare una foto di Gaza senza il terrore, senza l'adrenalina, senza il meccanismo di sopravvivenza che mi farebbe pensare solo a scappare.
Posso riflettere, appunto perché non sto subendo.
La tragedia personale invece ci sopraffà, spesso ci cambia, certo, ma altrettanto spesso ci paralizza, ci chiude, ci fa guardare il proprio ombelico.
Non è detto che sia la forma migliore di comprensione del mondo.
Sul fatto che le coscienze non si smuovano: storicamente non è del tutto vero.
La foto di Nick Ut dei bambini in fuga dal napalm in Vietnam ha contribuito concretamente a cambiare l'opinione pubblica americana sulla guerra.
Le immagini di Aylan Kurdi hanno spostato il dibattito europeo sui migranti, temporaneamente, d'accordo, ma lo hanno spostato, purtroppo poi si passa subito ad altro.
Il problema non è l'eccesso di immagini drammatiche, ma la mancanza di contesto attorno a queste immagini.
Lo shock senza cornice produce anestesia.
Ma la risposta non è togliere le immagini: è migliorare come sono presentate.
Poi c'è una questione estetica che va considerata: il dramma è strutturalmente più ricco per la narrazione visiva e cinematografica.
Non per un nostro gusto perverso, ma perché il conflitto genera significato.
L'arte gioiosa esiste , ma tende a celebrare ciò che già abbiamo, quella tragica ci interroga su ciò che stiamo perdendo o che non vogliamo vedere.
Infine: la scelta di proteggersi da certi contenuti, come dici tu, è legittima.
Ma attenzione a non confondere una strategia di igiene mentale personale con una teoria estetica o etica generale. Che io preferisca non guardare certi documentari per preservare il mio equilibrio è comprensibile, ma da lì a concludere che i premi sbaglino a valorizzare quella fotografia, o che l'arte dovrebbe spostarsi verso il positivo, il salto è lungo e a mio avviso sbagliato.

avatarjunior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 12:27    

Oltre gli spunti già dati, sto leggendo un libro che parla di meccaniche della psiche umana e dei bias cognitivi, e al momento ho letto un riferimento (seguiti da studi scientifici citati, quindi non parliamo di "sentito dire") ad uno studio nel quale si evince che l'uomo per sua natura tende ad affrontare ed attenzionare temi "peggiori" al fine di averne "il controllo", ossia la conoscenza e creando un eventuale "riparo" una volta elaborati.
Penso che questa meccanica si rifletta su questo comportamento, " attenziono di più i temi drammatici per la paura che possano accadere a me, e se dovessero accadere a me, so che cosa fare"
Ovviamente è tutto inconscio, quindi potrebbe non essere palese a primo impatto.

Essenzialmente il meccanismo che c'è alla base è la paura dell'ignoto che ha, per sua natura, l'essere umano

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 13:49    

La rappresentazione dei drammi è iniziata nell'antica Grecia (la famosa tragedia).

I motivi per i quali prese piede e fu molto voluta dalle persone sono vari ma il più interessante è quello descritto da Aristotele e cioè la Catarsi. Un processo di purificazione emotiva da sentimenti come pietà e paura tramite l'identificazione da parte dello spettatore con il dramma rappresentato

E nel corso dei secoli non siamo cambiati. La pietà e la paura continueranno ad attirarci (ed è una bella cosa)

La letteratura è sempre stata permeata da drammi,così come la musica (basta pensare alle opere liriche che sono 9 volte su 10 drammi senza lieto fine)

avatarsupporter
inviato il 03 Aprile 2026 ore 14:47    

il dramma vince il premio della critica..
il comico del pubblico..

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 15:03    

Del pubblico basso, certo vacanze di natale era visto ma era una boiata e resta tale.
E sfido chiunque a dire che meritasse un qualunque premio

avatarsupporter
inviato il 03 Aprile 2026 ore 15:07    

Ma i fantozzi.. la pantera rosa.. frankenstein junior.. ecc ecc , sono capolavori..

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 15:09    

I primi 2 fantozzi, frankenstein junior versione italiana ha decisamente migliorato l'originale con il doppiaggio, uno dei pochissimi casi.
Mel Brooks non ha più raggiunto il livello di quel film

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 15:12    

se ricordo bene frankenstein junior aveva avuto anche la candidatura all'oscar, ma non lo vinse

avatarjunior
inviato il 03 Aprile 2026 ore 16:53    

Alleggerire ogni tanto fa bene. Come prendere un sentiero laterale che ti porta in un luogo tranquillo, dove ricaricare le energie prima di tornare sulla dura strada di tutti i giorni. Alle volte indulgere -troppo- sul dramma e il male che ci sovrasta, sembra forse quasi un filino necrofilia... Riuscire a far pensare veramente, anche con immagini solari, leggere, ironiche, senza scandalizzare nessuno, sembra difficile, ma forse non è impossibile.

Del pubblico basso, certo vacanze di natale era visto ma era una boiata e resta tale.
E sfido chiunque a dire che meritasse un qualunque premio

Sicuramente vero, anche se, magari qua e la, qualcosa di buono c'era... Scene Cult, come quella della "Discesa della Morte" , (appunto!) in Vacanze di Natale 95. Un piccolo gioiello MrGreen, splendida allegoria (?) di dove il genere umano stia andando a finire, consapevolmente, tutto sulle note di Scatman John! CoolMrGreen

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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