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Tridimensionalita' percepita, perche' alcune lenti fanno meglio?


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avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 12:56    

Da un topic, dove parlavo di Lenti M su Sony e di Sony A1ii, sono uscite alcune foto fatte l'ultimo sabato.
Partendo dal presupposto che cerco di capire perche' alcuni vetri fanno cose simili :

qua il 50 CV apo lanthar a f8




qua a f5.6




qua a f8




Tutte su M

qua su SL3 a f2




e qua su Sony A1ii




Ho sempre pensato fosse un vetro speciale montato su corpo speciale per il suo stack sottile ma esce il suo timbro anche su SL3 che ho verificato DIVERSA con le M e su A1ii che e' molto diversa con le M.

Poi scatto con un 18mm su Sony a f8, il Batis...e...












..io ci vedo la stessa impronta fra due corpi diversissimi montate su due corpi diversissimi.. a focali diversissime..

E allora...
COSA E' che da quella sensazione di stacco dei piani anche se tutti a fuoco?

chatgpt dice:

Cos’è davvero quello che stai vedendo

Quella “tridimensionalità nel tutto a fuoco” non è DOF, non è bokeh, non è magia Leica.
È questo:

Separazione dei piani data dal micro-contrasto nelle frequenze medie lungo l’asse di profondità.

Succede quando:

la lente ha correzione molto uniforme di campo e aberrazioni

il sensore/pipeline non smussa le transizioni tonali

il sistema preserva le differenze di contrasto tra superfici a distanze diverse

Per questo lo vedi:

col 50 APO su M → lente chirurgica + stack sottile

col Batis 18 su A1 II a f/8 → lente molto coerente + sensore/pipeline che non “impasta” le medie

Stesso effetto percettivo, strada tecnica diversa.



Dal punto di vista TECNICO, senza arte, e feeling che arrivano ovunque e la discussione va ovunque... cosa e' davvero che accomuna due vetri cosi diversi nel renderizzare la scena?
E quali altri vetri lo danno a f8?


Tasto destro per aprire le immagini a 24mpx

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 15:22    

Commento le uscite di chatgpt.

Separazione dei piani data dal micro-contrasto nelle frequenze medie lungo l’asse di profondità.


Questo secondo me non ha molto senso: il micro-contrasto è il contrasto restituito a frequenze alte (non meglio definite quantitativamente), micro-contrasto a frequenze medie è un po' un controsenso.
A parte questo cosa significa lungo l'asse di profondità? Se è tutto all'interno della PdC il micro-contrasto restituito non cambia in dipendenza della posizione del piano all'interno della PdC.


la lente ha correzione molto uniforme di campo e aberrazioni


Quindi obiettivo di alta qualità.


il sensore/pipeline non smussa le transizioni tonali


Quindi sensore che non diminuisce la qualità dell'obiettivo (filtro AA pesante o grandangolari per telemetro con stack grosso).


il sistema preserva le differenze di contrasto tra superfici a distanze diverse

Che le superfici siano a distanze diverse (però sempre all'interno della PdC) o sullo stesso piano, non vedo cosa cambi; se un obiettivo è in grado di restituire un ottimo contrasto, lo farà in ogni caso, indipendentemente da dove si trova la superficie all'interno della PdC.


L'AI non ha dato una risposta molto tecnica secondo me.

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 15:25    

E secondo te da cosa dipende?

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 15:52    

Qualità dell'obiettivo, specialmente in condizioni critiche tipo controluce, e sensore che non remi contro l'obiettivo.

Come qualità forse la più importante è il contrasto a varie frequenze, dalle più alte (perchè il soggetto che può contribuire ad individuare visivamente un piano possono essere dei rametti di un albero) a quelle medie; in sostanza MTF piuttosto alte a tutte le frequenze (però ormai gli obiettivi, specialmente a diaframmi medio/chiusi, hanno tutti MTF piuttosto alte).

L'andamento della PdC teoricamente è uguale per tutti gli obiettivi (naturalmente a pari focale ed apertura), ma forse ci sono piccole differenze che potrebbero avvantaggiare un obiettivo che presenta una PdC leggermente più estesa o più spostata davanti o dietro; anche una zona appena fuori dalla PdC che appare più leggibile per uno sfocato senza astigmatismo forse può dare la sensazione di PdC più estesa.
Ma queste sono solo supposizioni, proprio per considerare tutto quello che può avere una possibilità di influenza.

Se si avessero a disposizioni due foto fatte con obiettivi diversi (stessa fotocamera, stessa focale, stessa apertura, fatte nello stesso momento, su cavalletto, con WB ed esposizione livellate, con fuoco nella stessa posizione) e si vedessero delle differenze in termini di effetto spaziale, si potrebbe capire quale caratteristica dell'obiettivo risulta più influente.

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 15:58    

Luce, obiettivi e suggestione personale sono gli ingredienti , in percentuale variabile

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 16:00    

Luce, obiettivi e suggestione personale sono gli ingredienti , in percentuale variabile


Nessuno pensa che un obiettivo possa fare miracoli a riguardo, si sta cercando di capire quali caratteristiche di un obiettivo possono dare quel piccolo contributo in più.

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 16:11    

Boh. Azzardo progressione dello sfocato e aberrazione sferica. Nel senso che le lenti che hanno uno sfocato irregolare, non produrranno mai una immagine tridimensionale. E correggere troppo l'aberrazione sferica, contribuisce a produrre immagini piatte.

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 16:43    

Mah!
Qui ci sono otto fotografie, fatta salva la prima, per quel minimo di luce laterale, e la settima, per via delle linee convergenti del paesaggio, le altre sono come devono essere (per forza di cose) le immagini viste con un occhio solo... bidimensionali.

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 16:44    

Probabilmente la qualità dei vetri ottici, la correzione sferica , il diaframma usato. Ma resto dell’idea che conti più la luce della scena

avatarjunior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 16:48    

Non ci trovo nulla di speciale in queste foto-
L unico effetto "tridimensionale" lo ritrovo a partire dal medio formato analogico di qualità.

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 16:48    

Se si avessero a disposizioni due foto fatte con obiettivi diversi (stessa fotocamera, stessa focale, stessa apertura, fatte nello stesso momento, su cavalletto, con WB ed esposizione livellate, con fuoco nella stessa posizione) e si vedessero delle differenze in termini di effetto spaziale, si potrebbe capire quale caratteristica dell'obiettivo risulta più influente.



ho trovato queste 2...

Qua una lente di pregio su sensore con ministack, 28 ultronii su M10r a f8




qua una lente base, il 28 200 su sensore con stack piu' spesso, la A1ii a f8




vedete differenze fra quelle descritte sopra?

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 16:49    




avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 17:30    

beh... quella e' tanta roba Alessio.... taglio e pdc spettacolari.
Pero' sei a 1.2... io intendo la percezione di piano di fuoco avendo cmq tutto a fuoco.

io intendo piu'... questo:



su questa del 50 apo su M




questo:




e sul 18 su Sony...




questo:




lo vedete solo se aprite a pieno schermo dopo il tasto destro (nell'immagine originale).. senno e' tutto piallato.

avatarsenior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 18:16    

Per carità, da semplice uomo della strada eh, la numero 5 della prima serie che hai messo, è incredibile per profondità.

avatarjunior
inviato il 02 Febbraio 2026 ore 18:18    

Separazione dei piani data dal micro-contrasto nelle frequenze medie lungo l’asse di profondità.


Questa risposta fornita da chatgpt è parzialmente corretta!!!

Ossia, secondo la ottica geometrica lineare tutto ciò che si ritrova all'interno della Profondità di campo (che dipende soltanto dal CoC, dalla distanza del piano di fuoco dall'obiettivo, dalla apertura e dalla lunghezza focale) il contrasto all'interno di questa regione rimarrà immutato e non dipenderà dalla frequenza delle componenti visibili della luce.

Tuttavia, una analisi della risposta in MTF all'interno della regione delimitata dalla Profondità di campo può mostrare anche significative differenze . Ciò vuol dire che a parità di frequenza analizzata la MTF ottenuta nei punti del piano di fuoco è massima mentre via via che ci si allontana dal piano di fuoco (rimanendo sempre all'interno della Profondità di campo) il valore della MTF corrispondente diminuisce e in alcuni casi anche significativamente.

Questa caratteristica è dimostrabile analiticamente.

Due obiettivi che non mostrino aberrazioni di alcun tipo si comporteranno in eguale misura.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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