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Leica annuncia il prossimo sensore non sarà Sony, Parte II


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avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 12:12    

si continua da qui: www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=5208893&show=16

A mio parere, quando faccio la post sulle foto preferisco partire dalla base migliore possibile che la mia strumentazione mi consente di ottenere.

Le persone al 99% non si rendono conto della differenza? vero
Una foto scattata con una macchina del 2010 non è distinguibile da una scattata con una macchina del 2025, a parità di dimensioni etc etc? anche.
Ma non significa che certe differenze non ci siano, e che (per esempio) in casi limiti possano emergere.

Leica decide di cambiare il fornitore dei sensori? Secondo me è una gran cosa, l'immobilismo non ha mai fatto bene a nessuno. Soprattutto se i sensori precedenti di alcune loro macchine non brillavano per separazione colore o altro. Vediamo cosa tirano fuori, e che risultati otterrano... io sono curioso.

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 15:37    

@Paco68
Io ho una Range Rover ed un mio amico la prima cosa che ha detto è stata "tutti quei soldi per avere solo tot cavalli?"

Sì, perchè io guardo altro, per me è più importante andare ovunque, montagna, mare, condizioni avverse su un salotto volante, comodissimo, per me la comodità è più importante della potenza del motore.


Ora ho capito di che colore è la felicità...:-P

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 17:46    

Credo che la scelta di un sistema fotografico non si basi solo su misure o grafici, ma soprattutto su esperienza personale, cultura visiva e obiettivo fotografico. È questo che spesso manca nelle discussioni.

Quando seguo certi thread resto più colpito da esempi fotografici in cui soggetto e intenzione sono leggibili, piuttosto che da infinite prove fatte su rami, cieli o muri, senza alcun riferimento reale. In quelle immagini non sai a che latitudine è stato scattato, in che contesto di luce, e alcune dominanti potrebbero essere non solo accettabili, ma corrette: fotografare un cielo a Roma non è come fotografarlo a Londra.

È per questo che, guardando il lavoro di fotografi come Paco, mi dimentico completamente dell’attrezzatura utilizzata. Al contrario, davanti a certi esempi tecnici mi ritrovo a discutere se “quel rosso in più” sia giusto o sbagliato, e lì mi chiedo quale sia davvero il senso di questo confronto.

Non amo particolarmente la cultura colore di Adobe, ma sarebbe scorretto definirli incompetenti: hanno costruito un sistema completo che copre l’intera filiera, dall’acquisizione alla stampa di qualunque prodotto digitale. Mi sono allontanato dai loro strumenti per molte ragioni, ma non per mancanza di rispetto verso il loro lavoro.

Ho usato marchi diversi, apprezzandone pregi e limiti. Alla fine però mi sento più vicino alla cultura di prodotto di Leica e Hasselblad, non perché siano “migliori in assoluto”, ma perché sono più coerenti con il mio modo di vedere. È una scelta percettiva, non ideologica.

I miei interventi precedenti erano proprio rivolti ad analizzare l’oggettività scientifica dell’aspetto percettivo, e qui nasce il problema dell’approccio di Raamiel: l’aggressività con cui difende una metodologia presentata come assoluta e oggettiva si scontra con la natura stessa della percezione, che non è mai riducibile a una metrica unica. Inoltre questa metodologia risulta zoppa perché non viene mai messa a confronto alla pari con i metodi e i risultati delle aziende che progettano e producono fotocamere, sensori e ottiche. Non c’è un vero confronto tra processi, strumenti di misura e obiettivi industriali.

Infine, Raamiel non è un soggetto terzo, un giornalista o un ricercatore indipendente, ma un produttore di profili colore o tecnologie affini. Questo non invalida il suo lavoro, ma rende problematica la pretesa di oggettività assoluta: quando chi giudica è anche parte in causa, la trasparenza metodologica e il confronto con pratiche consolidate diventano imprescindibili.

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 17:57    

Questo non invalida il suo lavoro, ma rende problematica la pretesa di oggettività assoluta:

Non sono d'accordo.Qui non trattasi di un giudice che deve disporre di chi gli ha ucciso la moglie.
Questo non consegna la ragione a Raamiel.

Non è il mio intento.
State disputando su di un àmbito nel quale non entro.
Ma non credo che Raamiel sia mosso da interessi particolari.E non difende il suo lavoro.Difende e propone le sue conoscenze.Come chi a lui oppone le proprie.

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 18:14    

Non sono d’accordo sul fatto che qui si debba parlare di conflitto di interessi in senso giudiziario. Non stiamo valutando un arbitro che debba dirimere una controversia personale, e questo non consegna automaticamente la ragione a Raamiel, né era questo il mio intento.

Non entro nel merito della disputa tecnica in cui vi state confrontando. Credo però che Raamiel non sia mosso da interessi particolari e che non stia “difendendo il suo prodotto”, ma piuttosto proponendo e difendendo le proprie conoscenze, esattamente come fanno coloro che gli oppongono un punto di vista diverso.

Posso comprendere anche una certa vivacità di toni, come una sorta di sindrome di Davide contro Golia. Tuttavia è innegabile che, dal momento in cui Raamiel e Uly hanno iniziato a commercializzare profili colore online, un interesse esista – ed è legittimo. Proprio per questo, però, credo che da quel momento sarebbe stato opportuno cambiare timbro: ascoltare di più, abbassare il volume del confronto e spostarlo su un piano realmente paritario.

Se devono alzare la voce, sarebbe più coerente farlo direttamente nei confronti di Adobe, Fuji, Leica o di altri produttori, mettendo a confronto la propria metodologia con la loro: con i loro strumenti, i loro protocolli di misura e i loro risultati. È lì che il confronto diventerebbe davvero significativo.

Per il resto, io ho semplicemente messo a confronto due logiche differenti: una che si definisce oggettiva e una che riconosce la componente percettiva come parte integrante della fotografia. E resto convinto che le crociate contro concetti come cultura del colore, percezione visiva o diversa sensibilità umana rispetto a quella strumentale siano, oggettivamente, parziali.

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 18:22    

Ecco la fase due.

Tarallucci per carità non difende non è mosso, propone le sue conoscenze.

Il fattore in questione rimane sempre che al “sentimento” non si può andare a contrapporre sempre la scienza, i numeri, i grafici.

Chi usa FELICEMENTE Leica ti sputa in faccia. E la scelta aziendale, di non usare più sensori Sony, è una scelta che considero (ma penso ci voglia poco) di grandissimo richiamo, di grande spessore di marketing.

Mi tolgo un sensore che non ha rivali e mi sviluppo i sensori con un partner diverso, per mantenere una sorta di unicità ed esclusività del blasone.

Dei numeri, sicuramente ne terranno conto in Leica e non penso uscirà una fotocamera con un sensore come quello di una A73 che mi faceva pena, così come non avranno una color Science peggiore.

E si, Raamiel “boccia” la SL3 solo perché i numeri dicono quel che dicono. E ‘un tantino presuntuoso.
Se la color science della SL3 l’avesse fatta lui con Ulisse sarebbe stato meglio?
Ma credo che non freghi nemmeno questo si leicisti.
E neanche di fare le foto ai figli sotto l’albero di natale con la facilità di una A1II con zoom F2.
E nemmeno di farci avifauna con occhio sul fuoco.

Il sentimento che Leica vuole tornare a far vivere (puro marketing secondo me) hanno pensato di risvegliarlo con sensore fatto da Osram sviluppato con loro.

Qui l’hanno già bocciata la prossima Sal× M-penis

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 18:23    

Uno spettrofotometro da dei risultati oggettivi, non credo ci sia troppo da discutere ; qualsiasi persona con giuste competenze e attrezzature può invalidare un determinato valore se a sua volta porta le sue evidenze e dati sperimentali, si chiama metodo scientifico. Altro è la valutazione percettiva quindi soggettiva di quei dati da parte di ognuno, la differenza sarà visibile nella realtà ? Su quale supporto ? Secondo quali paradigmi fisiologico oftalmici ? Quindi una cosa è il perceptum dell'osservatore, altra la risposta spettrale di una superficie sensibile fatta di fotodiodi e transistor ... questi due piani non andrebbero confusi ... quindi mi risulta difficile comprendere il misunderstanding Sorriso

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 18:34    

Francamente?
Non ricordo una discussione che si sia esaurita con un "vincitore".;-)
Qui si è ammessa una sfiducia di fondo verso una contraddittore solo perché sembra emergere un malcelato interesse di parte.
Io non assumo né una né l'altra.Non ne ho le competenze.Dico solo che se anche l'interlocutore fosse un cicero pro domo sua,non è con sospetti o deligittimazioni che si dovrebbe negare la solidità del suo argomentare.
Ma del resto questa è la prova provata che in un campo che si ritiene scientifico la verità assoluta è una chimera.Non lo fosse sarebbe,tout court,la fine della ricerca.Cool

Uno spettrofotometro da dei risultati oggettivi, non credo ci sia troppo da discutere ; qualsiasi persona con giuste competenze e attrezzature può invalidare un determinato valore se a sua volta porta le sue evidenze e dati sperimentali, si chiama metodo scientifico.

Appunto.Dati.Argomentazioni.Prove.Riscontri.Confutazioni.

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 18:37    

Sono d’accordo che lo spettrofotometro fornisca dati oggettivi e che questi possano essere confermati o smentiti da chiunque disponga di competenze e strumentazione adeguata. Questo è il metodo scientifico e non è in discussione.

Aggiungerei però che non esiste lo spettrofotometro in senso assoluto: esistono strumenti con architetture, risoluzioni spettrali, ripetibilità e tolleranze molto diverse, oltre a costi che vanno da poche centinaia a decine di migliaia di euro. Anche la misura, quindi, non è mai un punto fisso, ma un intervallo di affidabilità legato allo strumento utilizzato e alle condizioni di misura.

Il punto centrale resta che quei dati descrivono lo stimolo fisico, non l’esperienza cromatica. La catena fotografica non termina sul sensore, ma sull’osservatore, e lì entrano in gioco fenomeni che non sono più risolvibili con una sola misura strumentale: adattamento cromatico, memoria del colore, metamerismo dell’osservatore, differenze individuali nella risposta dei coni.

Quando chiedi “la differenza sarà visibile nella realtà, su quale supporto e secondo quali paradigmi fisiologico-oftalmici?”, la risposta è: su qualsiasi supporto e secondo paradigmi già documentati dalla CIE e dalla psicofisica della visione. Lo stesso stimolo spettrale può generare percezioni diverse in osservatori diversi: è il cosiddetto observer metamerism.

Per questo i due piani non vanno confusi, ma nemmeno separati come se fossero indipendenti. La risposta spettrale del sensore è una condizione necessaria, non sufficiente, per definire il colore fotografico. La fotografia esiste solo quando qualcuno la guarda, e lì il dato oggettivo diventa esperienza, con tutta la variabilità che la scienza stessa riconosce.

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 18:44    

Se a voi va bene e’ tutto grasso che cola.

Ma io ci penserei due volte a dare 5k ad un produttore che spera nei profili canned di Lightroom per la sua parte pro, sia con le S vecchie che con le SL, senza nessuno specifico del brand stesso come fanno tutti.

Noi siamo Leica, teh… e ti danno un sistema venduto come pro e non hanno neanche il loro di software se vuoi profilazioni vagamente serie.


E che in un bosco legga tutti i verdi uguali per colpa della separazione del sensore, nel 2026 rispetto a concorrenti che sembrano colorimetri con il sensore uguale ma con cfs più serie e’ la ciliegina.
Timbro cromatico deciso? No, parte raw digitale ignorata suona meglio.
“Ma chissene dei grafici” e’ il mantra del 2026, tutti amanti di ciò che esce dai propri acquisti fatti per fede dogmatica.



Questo tipo di interventi crea i misunderstanding.
Gli amici chiamati a supportare a volte farebbero bene a richiamare ad un minimo di onestà intellettuale e non affossare il discorso sul fondo di una argomentazione che solo a loro importa. Leica non parla di niente di tecnico.




www.mixvale.com.br/2026/01/03/leica-annuncia-il-ritorno-al-proprio-sen

Leica Camera AG ha ripreso lo sviluppo dei propri sensori di immagine per le fotocamere della linea M. L’informazione è stata confermata da Dr. Andreas Kaufmann, presidente del consiglio di sorveglianza della società, in una recente intervista con un podcast specializzato.

L’annuncio è avvenuto durante una conversazione su Leica Enthusiast Podcast, pubblicata nel dicembre 2025. Kaufmann ha evidenziato che il processo è in corso da tempo e che l’azienda ha fatto progressi significativi nella creazione di una versione più avanzata del componente.

Questo movimento rappresenta un cambiamento rispetto ai modelli recenti, come la serie M11, che utilizzano sensori forniti da Sony. L’iniziativa mira a ottenere un maggiore controllo sulla tecnologia e la differenziazione nel mercato della fotografia premium.

Cronologia del sensore su Leica

Leica ha una tradizione nello sviluppo di sensori personalizzati. Até la linea M10, l’azienda ha collaborato con AMS Osram, con sviluppo presso Áustria e produzione nelle fonderie europee.

Questa partnership ha portato alla realizzazione di componenti ottimizzati specificatamente per gli obiettivi Leica M, senza elementi non necessari come i pixel dell’autofocus. Il passaggio ai sensori Sony sull’M11 ha consentito risoluzioni più elevate, come 60 megapixel, ma ha ridotto l’esclusività del marchio.

Il ritorno allo sviluppo interno rafforza la strategia dell’indipendenza tecnologica. Kaufmann ha affermato che il processo richiede circa cinque anni, in linea con il ciclo di lancio dell’azienda.

Nuovi dettagli del progetto

Lo sviluppo del nuovo sensore è iniziato intorno al lancio dell’M11, nel 2022. L’azienda mantiene il segreto sulle specifiche tecniche, come risoluzione o caratteristiche innovative.

Si ipotizza che debutterà in futuro il componente Leica M12, previsto per i prossimi anni. L’approccio pratico consente regolazioni precise, come microlenti adattate e filtri colorati unici.

Ottimizzazione per obiettivi a telemetro privi di distorsioni.
Priorità alla qualità dell’immagine fissa rispetto al video o all’autofocus veloce.
Possibile riduzione della dipendenza da fornitori esterni.
Mantenimento di un’elevata gamma dinamica e prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione.

avatarjunior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 18:50    

Verissimo che esistono molti spettrofotometri, che esistono devianze, tolleranze, approssimazioni, d'altronde non è una scienza pura ergo non ha il dono né il primato né il peso della verità : ) così a maggior ragione lo Special Metamerism Index smi ha tolleranze davvero notevoli pur apprezzando lo sforzo di determinare uno standard percettivo ... quindi è vero che i due piani sono connessi ma non vanno confusi se non si vuol precipitare nel totale arbitrio della sofistica ;-)

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 19:42    

Io ho poche competenze tecniche, seguo con curiosità queste discussioni sperando che non degenerino in attacchi personali peraltro pubblici e dunque maggiormente spiacevoli.
La domanda che vorrei fare è una sola. Si è paragonato nell'altra discussione un sensore con 60 mpx ad uno con 45 mpx.
Verrebbe ragionevole pensare che ( ammetto di avere cercato in rete) a causa della minore dimensione dei fotositi sia logica una peggiore separazione cromatica ( si parla di cross-talk).
Ecco la domanda: è corretto paragonare sensori a diversa risoluzione per valutare questo parametro ? il risultato della sl3 è tanto differente da una sony a 60 mpx per separazione cromatica?

avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 20:17    

Sono d’accordo sul fatto che i due piani – strumentale e percettivo – siano connessi ma non vadano confusi. Tuttavia, il mio intervento nasceva come risposta a una prima parte della discussione che ipotizzava incapacità progettuali o mere operazioni di marketing da parte di Leica, supportate da singoli dati di separazione cromatica presentati come verità definitive.

Ho voluto riportare il discorso su una valutazione più ampia, nella quale eventuali scelte tecniche vengano lette in relazione a obiettivi di risultato differenti e a una cultura di progetto diversa, non come errori tout court. Se questo approccio viene liquidato come privo di logica scientifica, rispondo secondo la mia esperienza professionale che, su questo piano di confronto, ha pari dignità.

Infine, se alcune opinioni vengono presentate come talmente fondate da sovrastare tutte le altre, credo sia legittimo chiedere che vengano messe realmente a confronto con chi questi sensori, fotocamere e ottiche li progetta e li realizza ogni giorno, utilizzando strumenti, metodi e protocolli industriali ben più articolati di quelli di una discussione tra utenti.

avatarsupporter
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 21:02    

Quindi fatemi capire, Leica SL3 monta un sensore che fa schifo e lo produce Sony ma quello Sony è magnifico?
Allora Sony passa a Leica un sensore vecchio? Ergo Leica fa bene a lasciare Sony

Poi vedo certo video e sono destabilizzato, chi ha ragione?


avatarsenior
inviato il 10 Gennaio 2026 ore 21:09    

Il sensore può essere lo stesso ma poi c'è il resto. E Ramiel ha spiegato bene cosa non fa bene Leica.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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