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nell'altro topic ci si chiedeva se la MV potesse sopravvivere alla elettrificazione. Secondo me, la questione è un'altra.
Descrivo due situazioni vissute recentemente, seguendo la disciplina del drift.
Italia: a Varano, in uno dei "figli" più famosi della motor valley, con pochissime abitazioni a centinaia di metri di distanza, la gara è stata autorizzata con pesantissime limitazioni, anche di rumore, riuscendo a malapena a farla svolgere nella sola domenica. Pochissimi spettatori dal vivo, 3 o 400 spettatori nella live.
Spagna: circuito di Jarama, Madrid. Inserito, direi incastonato in un contesto residenziale con abitazioni praticamente confinanti. Le auto hanno girato venerdi, sabato, domenica. Migliaia di famiglie sugli spalti. Bambini che giravano nei box a chiedere le gomme consumate con le firme dei piloti. Salivano in macchina, si facevano fotografare in piedi sui motori. 10000 e più spettatori online.
La motor valley non sopravviverà alla elettrificazione per il semplice fatto che è morta ormai almeno da 20 anni. Ossia da quando l'auto ha cominciato ad essere sempre più considerata il male della società moderna, il simbolo dell'inquinamento, dello spreco, qualcosa di empio. In particolare, le auto sportive che portano nella loro stessa funzione l'estremo di questi peccati.
Non discuto sul diritto delle persone ad essere difese da qualcosa di fastidioso. Ci mancherebbe, è sacrosanto. Il punto è proprio che nella cosiddetta patria dell'automobilismo e peggio ancora in quello che dovrebbe essere il suo cuore pulsante, il rumore delle automobili sia considerato un "fastidio".
La MV è nata dal genio di ingegneri, artigiani, meccanici, carrozieri che conoscevano bene le aspettative, i sogni, i desideri di un appassionato, perchè lo erano prima di tutto loro stessi.
Oggi l'esaltazione e la pomposità con cui in italia di parla della MV è la stessa con cui ci si vanta dei tesori di roma: è facciata, marketing territoriale, “vendere un brand al turismo” nel tentativo di conservare un primato EREDITATO sapendo che, se dovesse cadere, nulla e nessuno potrà mai più ricostruirlo. Non abbiamo la cultura per costruirne altro e nemmeno la cura per custodirlo.
Come dire: “abbiamo questa cosa fantastica, ma non chiedeteci di capire cos'è, di viverla o di supportarla”.
Certo, Ferrari è un brand unico al mondo, per ora...ma non nasceranno più nuovi Ferrari, Maserati ecc.
Motor Valley, ormai è solo museo dei ricordi che viene tenuto in vita solo per convenienza di marketing e per mera vanità.
All'aeroporto di Bologna dove passo spesso a fianco dell'entrata principale da alcuni anni c'è uno spazio espositivo dove fa' bella mostra l'ultimo modello Lamborghini, ora c'è la Temerario . C'è sempre la fila a farsi dei selfie o foto ricordo.
si, perchè pur se pochi, appassionati di auto ci sono ancora.
Ma a livello di cultura generale e di passione per le auto sportive, la situazione è ben diversa. Per rendersene conto basta cercare di organizzare una qualsiasi competizione automobilistica o parlare del superbollo.
Non sto criticando chi consideri lo sport automobilistico come qualcosa da fare sparire, è solo una considerazione di quanto sia contraddittorio pensare di avere ancora una motorvalley in un paese dove le competizioni automobilstiche sono considerate un disturbo. Negli anni 70-80, i comuni si contendevano i passaggi delle prove speciali...oggi, quei pochi sindaci che ancora osano autorizzarli sanno già che al lunedi successivo avranno sul tavolo esposti e denunce.
Godiamoci anche questa ulteriore eredità fin che dura, ma forse invece che vantarci di quello che hanno costruito i nostri avi, dovremmo vergognarci di come lo stiamo rovinando.
Angor ha ragione da vendere. Ed i responsabili di tutto questo son ben saldi in sella. Chi si preoccupa della CO2 dovrebbe mettere in moto il cervello e chiedere la riforestazione (piantare alberi...) invece di strozzinare le persone... Invece tagliano alberi secolari e non puliscono i fiumi.
Certo, la follia del Green Deal non aiuta, ma non è solo questo...anzi, non è nemmeno questo.
Il problema è soprattutto culturale. Come dicevo, l'Italia, da almeno trent'anni, non è più la patria dell'automobilismo. C'è solo un pugno di marchi che, nell'epoca d'oro, hanno costruito un prestigio internazionale e oggi lo usano per monetizzare. In realtà ormai sono reliquie di un successo passato, a cui l'Italia contemporanea si aggrappa con denti e unghie, trasformandole in motivo di orgoglio nazionale.
Ma quell'orgoglio, forse anche legittimo, per me dovrebbe lasciare spazio almeno a un po' di imbarazzo. Basta confrontare ciò che SONO stati capaci di creare gli italiani di allora con ciò che NOI non riusciamo più a produrre oggi. Viviamo di rendita, celebrando un passato che non siamo più in grado di eguagliare. E usiamo le coniugazioni verbali per farlo nostro. Non siamo stati NOI italiani a creare la Ferrari, ad esempio, ma ALTRI italiani, ormai morti da tempo. E' l'effetto tifoso di calcio, quando dice che ABBIAMO vinto lo scudetto. No, non sono i tifosi a vincere lo scudetto, sono i 20 calciatori della squadra di calcio a farlo.
È quella che io chiamo la sindrome di Roma: il mondo intero ci invidia il nostro patrimonio, ma noi dovremmo vergognarci per come lo abbiamo lasciato ridurre. Lo stesso vale per la Motor Valley. Non è l'elettrico che la uccide: è il fatto che, in fondo, era già morta da tempo.
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