| inviato il 20 Novembre 2025 ore 0:44
Per forza alle superiori ormai insegnano una cippa lippa. Gli fanno studiare la costituzione e niente codice civile. Scienze delle costruzioni? Nisba. Topografia? Nisba. Agraria? Nisba. Estimo? Nisba Economia politica? Nisba Tutto rimandato alla laurea triennale. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 1:04
Old_pentax Io insegno topografia da 35 anni. Cerco di fare il possibile e più che il possibile. Ma le ore sono state dimezzate e si tenta di istruire delle rape. La laurea triennale, al contrario, è esattamente vuota di contenuti pratici. Vada a vedersi i programmi delle materie. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 4:02
“ ...e si tenta di istruire delle rape. „ Questa affermazione, a mio modesto avviso, descrive la postura con la quale si affronta la giornata. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 7:39
Federico non mi sembra che le cose brillassero 'prima' (ai nostri tempi), figuriamoci oggi dopo riforme su riforme (di programmi e ordinamenti) ad un ritmo che non ha corrispondenza altrove. Basta vedere i dati OCSE di qualche decina di anni fa, sostanzialmente è cambiato poco o nulla. Non darei colpe a nuove generazioni ('rape') che subiscono gli effetti dei riformatori che appartengono alla nostra o a quella ancora precedente. E aggiungo che un sufficiente riscontro per capire risiede nel livello di istruzione di chi 'comanda' attualmente o pochi lustri prima. Non un insieme di giovani di 20 anni, prodotto della 'nuova scuola', ma originato e proliferato in quella 'vecchia'. “ a laurea triennale, al contrario, è esattamente vuota di contenuti pratici. Vada a vedersi i programmi delle materie „ dipende. C'è università e università, non si può mettere tutto insieme. E quelle online le metterei proprio a parte come inclassificabili. Proliferano per un motivo e per un indirizzo sociale ben preciso. E nonostante tutto sono fiducioso. Le nuove generazioni daranno quella svolta che la nostra 'addormentata' non ha saputo dare, |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 10:00
Beh, almeno un po' di geometri lavorano in pratiche buropratiche, inizio lavori.e perizie. Gli architetti, laurea dura, se non emigrano all'estero, sono a spasso: qualcuno per poche lire passa le notti a disegnare i render per altri. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 11:03
“ Gli architetti, laurea dura, se non emigrano all'estero, sono a spasso: qualcuno per poche lire passa le notti a disegnare i render per altri. „ Con gli architetti ci lavoro e mi sentirei di affermare che quelli bravi/e, seppure spesso costretti a un lungo e anche mal pagato praticantato, prima o poi emergono. Il problema è che gli architetti nel nostro paese sono veramente tanti e non tutti possono essere assorbiti dalla richiesta del mercato. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 11:12
“ Ma le ore sono state dimezzate e si tenta di istruire delle rape. „ Da ex docente penso che nel momento in cui un docente, educatore oltre che insegnante, fa questa affermazione stia tradendo la sua funzione e che l'unica strada che ha davanti sono le dimissioni. Questo disprezzo verso i discenti lo qualifica pienamente. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 11:37
“ Con gli architetti ci lavoro e mi sentirei di affermare che quelli bravi/e, seppure spesso costretti a un lungo e anche mal pagato praticantato, prima o poi emergono. Il problema è che gli architetti nel nostro paese sono veramente tanti e non tutti possono essere assorbiti dalla richiesta del mercato. „ Concordo. Rilevo però una mediocrità diffusa.Oramai sanno progettare solo per linee diritte. Solo angoli che definiscono la struttura.Nessuno smusso.Nessuna curva. Le archistar mi provocano una nausea unedefettibile. Banalità di una noia insopprimibile. Opinione personale.Ovviamente. “ Questo disprezzo verso i discenti lo qualifica pienamente. „ Può essere.Ma chiedo?A quele titolo questo giudizio? Io qui rilevo dalle due parti una perentorietà che andrebbe motivata. Da una parte vi è una simil generalizzazione che veicola una platea di apprendisti senza arte né costrutto, dall'altra una palese deligittimazione del giudizio in essere e un invito drastico e inappellabile. Fra i due estremi credo che dovrebbesi praticare la via dell'esperienza e spiegare le ragioni degli asserti. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 12:02
“ Concordo. Rilevo però una mediocrità diffusa.Oramai sanno progettare solo per linee diritte. Solo angoli che definiscono la struttura.Nessuno smusso.Nessuna curva. Le archistar mi provocano una nausea unedefettibile. Banalità di una noia insopprimibile. „ In effetti, non si può certo affermare che il periodo attuale brilli per creatività in architettura. C'è da dire che l'architettura fa riferimento a un linguaggio estetico in voga in un determinato periodo (moda) e la maggior parte dei designer non fa altro che attenersi a tale linguaggio. Ci sono alcuni creativi che riescono ad uscire dalle righe, ma forse il loro lavoro non emerge come potrebbe. Sono tanti anni che lavoro con gli architetti e mi sento di dividerli in due categorie. I primi sono quelli che "hanno studiato architettura", molto bravi a fare copia incolla... e ben poco altro. Poi ci sono molti "architetti creativi", ma che comunque devono rispondere a una committenza che non sempre è in grado di comprendere il valore estetico e funzionale di un determinato progetto. E se la Committenza è disposta a pagare prevalentemente per le "linee dritte", quello ti tocca disegnare. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 12:16
Questo è argomentare e rendere ragione dei giudizi che si esprimono. Rilevo che,come in tutte le epoche,sia il paradigma a dettare il consenso.E le linee guida. Certo non è che oggi abbondino in fantasia. Forse che la stessa sia da considerarsi come un'attacco al pensiero unico? "Si vede che è nuova,sembra cinese" Sgarbi riguardo alla ricostruzione del teatro la Fenice. Ricordo che dopo l'incendio,quando si discuteva della ricostruzione, invitò taluni a progettare i cessi della stessa. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 12:59
“ Può essere.Ma chiedo?A quele titolo questo giudizio? „ Da pedagogista. So benissimo, ma è una delle basi della pedagogia, che dagli studenti si ottiene in relazione all'idea che abbiamo di loro, è dimostrato scientificamente, se li consideriamo rape otterremo ben poco; compito del docente è cercare e trovare il meglio in ciascuno degli studenti che i genitori e lo Stato gli affidano non disprezzarli e se un docente disprezza i propri allievi è un docente che tradisce la sua professione. E non sono io che lo dico ma è alla base della professione docente. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 13:28
Capisco.Non fa una grinza. Non voglio fare l'avvocato del diavolo,spero solo che quel riferimento fosse rivolto ad una parte degli alunni. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 13:33
 Ecco.Come volevasi dimostrare. Progetto di un chiosco in montagna. Linee rigorosamente rette.Angoli.Nulla di nuovo.Nessun slancio.Nessuna digressione. Copia ed incolla.Appunto. |
| inviato il 20 Novembre 2025 ore 13:47
“ spero solo che quel riferimento fosse rivolto ad una parte degli alunni. „ E sarebbe comunque sbagliato. Ti racconto una storia: In California, nel 1968, due tizi un po' strani, due psicologi Rosenthal e Jacobson, si presentarono in una scuola primaria e dopo aver simulato varie batterie di test dissero ai docenti che dei bambini, inseriti a caso, più alcuni che erano comunque considerati dai docenti come quasi persi, in un gruppo erano i più intelligenti della classe e che erano quelli in grado di dare i migliori risultati alla fine dell'anno tutti i bambini di questo gruppo ebbero significativi miglioramenti nei risultati scolastici mentre, effetto Pigmalione, mentre i bambini considerati meno capaci hanno dimostrato significativi peggioramenti, effetto Golem. Cosa significa: Significa che se un insegnante crede nel successo dei propri alunni comunica fiducia e fornisce maggiori risorse e maggior supporto. Per questo affermo che se un docente definisce rape i propri allievi sta tradendo la professione nostro dovere, il mio fino a pochi mesi fa, è credere fermamente che ogni allievo, ogni bambino, ogni ragazzo, che ci è affidato può ottenere il successo scolastico massimo possibile e che è nostro preciso dovere fare di tutto perché ciò avvenga. Se lo stesso docente non crede in un alunno come possiamo pensare che l'alunno creda in sé stesso? |
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