| inviato il 13 Novembre 2025 ore 14:19
Col passare del tempo sto sempre più rivalutando l'uso delle focali corte e cortissime, soprattutto in ambiti diversi da quelli canonici, come il paesaggio. In particolare, mi interessa l'uso del grandangolo nel ritratto (ambientato e soprattutto in studio). Ho trovato un paio di fotografi interessanti, almeno in quest'ottica (battuta scontata, lo so). Del primo, Platon Antoniou ( www.platonphoto.com/ ), sono piuttosto noti i ritratti dei potenti, in primis quello di Bill Clinton
 ma soprattutto quello di Vladimir Putin, usato per una copertina di Time nel 2007
 a me piacciono molto anche altri suoi ritratti, forse banali nella composizione ma molto efficaci, come quelli di Michael Douglas e di Moby:

 o anche quello di un ben più giovane Mark Zuckerberg
 Quello che mi colpisce nelle sue foto è il dialogo tra il potente (o quanto meno famoso ) e il fotografo, con il primo convinto di dominare la scena e il secondo intendo ad evidenziarne i tratti anche ridicolmente umani. Sulla falsariga del ritratto di Zuckerberg sopra, troviamo la serie Close Up di Martin Schoeller ( martinschoeller.com/ ), del quale propongo tre esempi femminili per compensare quelli tutti maschili di Platon: Amy Adams, Natalie Portman e Anne Hathaway


 Qui credo che il valore della serie stia invece nel volontario appiattimento dei ritratti, tutti realizzati con la stessa tecnica e simili a sofisticate foto tessera. Un appiattimento formale che però non riesce a livellare davvero i visi e le personalità che rappresentano. Finora non ho trovato altri esempi, ma confido in voi. |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 14:38
Per me il maestro del ritratto con ottiche grandangolari rimane Helmut Newton |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 16:26
Ho sempre pensato (ed usato) il ga (da 28 mm in giù) per ambientare il ritratto. Gli esempi postati sono di grandi fotografi che hanno impiegato, però , il ga diversamente, soprattutto il primo dei due. Ritratti fantastici ma comunque “strani” , sui quali si potrebbe discutere molto. |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 16:53
Ma il secondo è grandangolo? |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 17:57
“ Ma il secondo è grandangolo? „ Cos'è un grandangolo? Nell'elenco degli obiettivi qui su Juza considera grandangolari gli obiettivi fino a 35mm su FF, io sarei più propenso a scendere a 28mm. Al di là delle misure, i ritratti di Schoeller mostrano una "distorsione grandangolare" (metto le virgolette perché altrimenti la discussione se si tratti di distorsione o meno potrebbe prendere settimane) sensibile, che i ritratti classici cercano di limitare il più possibile. |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 18:13
Sono quasi certo di ricordare che per i ritratti di quella serie Schoeller avesse usato un mediotele (appena posso cerco la fonte), ma comunque evidentemente tale da poter stare abbastanza vicino al soggetto e ottenere quell'effetto. |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 18:37
Io avevo letto da qualche parte che usa un medio formato a pellicola, per cui le considerazioni sulla lunghezza focale dell'obiettivo andrebbero "tarate". |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 18:42
Aspettiamo che arrivi Ombra Grigia a nominare Lee Jeffries |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 18:54
@Ironluke In effetti è quello che sembra anche a me. |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 19:03
“ Io avevo letto da qualche parte che usa un medio formato a pellicola, per cui le considerazioni sulla lunghezza focale dell'obiettivo andrebbero "tarate". „ Confermo, ho trovato l'articolo che ricordavo: www.popphoto.com/photos/2008/12/behind-lens-martin-schoeller/ “ For my “Close Up” series I used a Mamiya RZ67 Pro II with a 140mm lens. „ Per gli amanti delle equivalenze, dovrebbe essere più o meno come usare un 65mm su FF. Non ho provato a cercare se esiste qualche "dietro le quinte" che mostri Schoeller al lavoro, ma considerato che da vicino un obiettivo sarà anche un po' più corto di quanto ci si aspetterebbe leggendo il dato nominale, è probabile che per riprendere il soggetto in primo piano fosse attorno al metro di distanza o anche qualcosa meno. |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 20:04
Sì, in un altro articolo dice di essere ad un metro/un metro e mezzo dal soggetto. Su Netflix c'è un documentario su Platon nella serie "Abstract". Interessante il setting dei ritratti in studio, molto più semplice di quello che mi aspettavo. Lui invece sta davvero vicino al soggetto, anche solo mezzo metro. |
| inviato il 13 Novembre 2025 ore 22:52
ottima discussione Butwhatdoitellyoutodo, trovo i ritratti fatti con il tele di una noia mortale... adoro i primi piani con il grandangolo, non conosco molti fotografi ma trovo stimolante osservarli nel grande schermo, vedi Terrence Malick, Iñárritu, Darren Aronofsky, Tarantino, Wes Anderson, Aleksandr Sokurov, Terry Gilliam, Agnès Varda, Kim Ki-duk, Wong Kar Wai, etc... qui Rombro potrebbe iniziare una lista dettagliata “ a nominare Lee Jeffries „ come non amare gli scatti di Lee Jeffries, per me un maestro del ritratto, adoro quello stile di ripresa, molto meno i suoi contrasti esasperati, ma trovo i suoi ritratti davvero ipnotizzanti, sembrano includere empatia ed intimità con il soggetto. Mentre il classico ritratto ripreso con un teleobiettivo mi lascia quasi sempre una sensazione di distacco, freddezza, indifferenza e forse per questo motivo molti fotografi, per addolcire questa separazione con il fruitore, utilizzano spesso lo sfocatone con ridottissima profondità di campo che aiutare a veicolare lo sguardo sul fotogramma, un espediente tecnico come lo zucchero a velo sopra un dolce riuscito male. Senza contare lo sfondo sfocato dietro il soggetto che fa apparire il tutto artificioso ed irreale, in pratica una figurina appiccicata su uno sfondo fiabesco e banale come la cartolina di un incantevole posto di villeggiatura. Solo i fotografi con un certo carisma riescono a realizzare i ritratti migliori, non basta avere il tele e modelli, oltre all' attrezzatura ci vuole un punto di contatto con il soggetto. Con il gramdangolo, dovendo avvicinarsi magggiormente con il soggetto serve una sinergia, fiducia e rispetto reciproco. tornando al grandangolo mi viene in mente Jeanloup Sieff che lo ha usato spesso, specie nelle foto di moda

 qui su yuza ho visto ottimi ritratti col grandangolo fatti da Danpa76 (vedi street Milano) ma anche da RobBot (vedi Ritratti non convenzionali) |
| inviato il 14 Novembre 2025 ore 6:36
Le trovo affermazioni molto molto opinabili Tra l'altro non sopporto l'approccio di Lee Jeffries nel prendere la foto lo trovo spesso troppo "violento" e per quanto all'inizio sia di impatto lo trovo noioso alla lunga In molti casi il grandangolo un espediente per fare la foto che colpisce ma solo un espediente tecnico. Per questo sono curioso di vedere cosa esce da questo topic perché autori bravi ce ne sono molti e mi piacerebbe conoscere di più. Consiglio al visione di abstract su Netflix già citato, é interessante in generale anche oltre la puntata su Platon che ammetto di aver conosciuto da lì |
| inviato il 14 Novembre 2025 ore 7:58
Capisco la critica all'approccio di Jeffries, e infatti Platon sembra averne uno molto diverso (lo si vede appunto nel documentario). Non sono però d'accordo sulla "condanna" del grandangolo come espediente tecnico , perché qualsiasi strumento in fotografia lo è, dalla fotocamera all'obiettivo alle luci. Io ho iniziato a ragionare sull'uso del grandangolo nei ritratti quando ho capito che è molto più vicino alla visone umana da vicino del supertele "sparato" da qualche metro di distanza. Che poi consenta di creare immagini diverse dalla "norma fotografica" del ritratto è proprio il suo punto di forza. |
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