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Intervista a Roberto Mutti


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avatarsenior
inviato il 18 Agosto 2025 ore 19:44

Condivido questa interessante intervista

www.lartechemipiace.com/2025/08/accompagnare-lo-sguardo-roberto-mutti-

Alcuni passi sono interessanti e li metto qui:

Non mi sento di parlare in generale di una categoria così indefinita come quella dei “giovani fotografi” però se accetta un giudizio necessariamente generico che quindi esclude alcune pregevoli eccezioni, mi sembra che esista un certo diffuso conformismo


Tutti hanno diritto di sentirsi autori, recensori, critici e non importa che lo facciano scrivendo su un giornale o sul proprio profilo instagram. Ma per farlo non ci si può improvvisare, bisogna avere l'umiltà di studiare, approfondire e soprattutto ascoltare

non è la fotografia che sta morendo ma semmai è la generale incapacità di leggerla, interpretarla, approfondirla a preoccupare. Banalizzandola, infatti, le si fa perdere il suo intrinseco valore evocativo

avatarsenior
inviato il 18 Agosto 2025 ore 19:53

Aggiungerei:

"La filosofia per me non è stata solo una rivelazione e uno studio molto appassionato ma soprattutto continua ad essere una guida per la vita di ogni giorno e, inevitabilmente, un filtro critico per affrontare anche la fotografia."

Sempre per tenere presente che quell'incapacità si riscontra a monte nel disinteresse e nell'appiattimento generale dell'individuo.

La fotografia, in questo senso, è solo una testimonianza di quel problema.

avatarjunior
inviato il 18 Agosto 2025 ore 22:00

Grazie per la condivisione

avatarjunior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 6:09

Intervista molto interessante, grazie.

Non mi sento di parlare in generale di una categoria così indefinita come quella dei “giovani fotografi” però se accetta un giudizio necessariamente generico che quindi esclude alcune pregevoli eccezioni, mi sembra che esista un certo diffuso conformismo


Secondo me influisce in merito, e da parecchio tempo, il problema di accesso alle vetrine, piccole o grandi che siano. Finché mostre ed esposizioni rimangono appannaggio dei grandi maestri, ai giovani fotografi (che spesso così giovani non sono più da tempo) resta soltanto l'internet, dove non c'è vero dialogo o spazio per una crescita costruttiva. Non sono così ingenuo da non sapere che i costi di una mostra non si finanziano da soli, ma ogni tanto sarebbe bello rischiare un McCurry di meno e proporre qualcosa di nuovo. E il problema non è solo italiano, ben inteso, qui in Germania le cose non vanno molto diversamente.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 6:13

Ho letto da poco un' intervista sulle mostre a palazzo reale a Milano e si evidenziava come quella di basilico non fosse andata come sperato e che con una diminuzione dei finanziamenti nel prossimo futuro avrebbero fatto solo mostre che avessero di sicuro un certo appeal di partenza

avatarjunior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 6:18

Da un lato i governi investono sempre meno sulla cultura (e anche qui sottolineo che non è un giudizio politico, ma un dato di fatto), dall'altro si rischia sempre meno. Una soluzione sarebbe forse di affiancare a una grossa esposizione di sicuro successo (per fare cassa) una piccola mostra di un autore emergente, che così beneficia della cassa di risonanza e che, ovviamente, comporta costi minori che non inciderebbero sul budget del big di turno. La Deichtorhalle di Amburgo fa spesso così e la gente va a vedere entrambe le esposizioni, visto che il prezzo del biglietto è uno solo.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 9:45

"La fotografia autoriale esisterà sempre perché da qualche parte del mondo ci sarà qualcuno che rifletterà sul metalinguaggio, si confronterà con un corpo o un volto, indagherà su un paesaggio, farà vivere di vita nuova un oggetto, sarà testimone di avvenimenti da condividere."


Non tutto è ancora perduto.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 14:35

Grazie della condivisione di questa intervista, copio anche questo passaggio che mi pare una bella lezione anche per noi , a partire da me stesso, che tendiamo sovente ad esprimere giudizi, sia pure da un forum "amatoriale", senza cercare di metterci dalla parte dell'autore:
<<Le mostre non si costruiscono per il pubblico ma per mettere in luce il lavoro di uno o più autori e lo si deve fare facendosi guidare da un solo elemento che è la sincerità ma non è detto che questa paghi. Faccio un esempio per essere chiaro: la più recente e purtroppo ultima mostra di Salgado sull'Amazzonia è stata visitata da moltissime persone che ne hanno apprezzato la bellezza ma molto meno il messaggio politico di allarme su quanto stiamo facendo al pianeta. Non parliamo poi dei tanti addetti ai lavori che hanno parlato di una deriva estetizzante dimostrando di essere incapaci di ascoltare e vedere, presi come sono dal far sentire i loro non richiesti giudizi. >>

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 15:08

Difatti, così come l'estetica prevale sul contenuto, anche quando ci si trova davanti a lavori pregni di senso, purtroppo si tende a rimanere affascinati dalla parte estetica, sempre per il fatto che siamo educati a cercare l'armonia e la piacevolezza. Cosa che poi succede anche con la musica.

Questo però è un problema prettamente legato all'immagine, perché il senso della vista, per quanto ogni minimo stimolo sia elaborato dal cervello, è quello che usiamo continuamente per mappare e significare il mondo nell'immediato.

Quindi possiamo anche dire che è il senso più pigro e viziato...e non è un caso se vediamo tanta fotografia ripetitiva e dozzinale lodata: quando si riporta il "bello", le persone non hanno bisogno di altro, anzi...il pensiero è visto quasi come un "di troppo".

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 16:21

Le mostre non si costruiscono per il pubblico ma per mettere in luce il lavoro di uno o più autori e lo si deve fare facendosi guidare da un solo elemento che è la sincerità ma non è detto che questa paghi.



Concetto più che condivisibile nonchè auspicabile, anche se nel mondo reale non mi pare sia così,
perlomeno nelle mostre di richiamo.
Il pensiero e il lavoro dell'autore non mi sembrano predominanti.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 18:15

É una frase in effetti che mi ha colpito.
Credo che intendesse dire che una mostra non la si fa cercando di seguire le mode, ma cercando di fare un percorso sensato e "educare" il pubblico e non solo subirlo.
Poi credo sia ovvio che certe scelte vengano fatte anche in base al luogo della mostra

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 18:27

Ma di quanti organizzatori (e non parlo solo del mondo fotografico) si può dire che lavorano con spirito "sincero ed educativo"?

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 19:01

Ho visitato la mostra di Salgado a Trieste citata nell'intervista perché mia moglie voleva assolutamente andarci. Non siamo usciti con la consapevolezza di aver visto delle belle immagini, che già c'erano, ma eravamo oppressi dal fatto che in Amazzonia si tratti male gli indigeni e la foresta vergine stessa e che si sia impotenti nel fare qualcosa al riguardo. Non che non sapessimo nulla di queste atrocità, ma con il tempo ci si dimentica.

avatarjunior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 19:13

@Matteo, sono stato a Palazzo Reale - mostra di Basilico - (giugno)e purtroppo eravamo in pochi io una turista e il personale di servizio... come peraltro capita alle mostre riguardanti la fotografia (almeno durante le mie viste)

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2025 ore 19:27

Rombro io credo che dipenda, un bravo curatore vuole fare il suo lavoro e spesso lo saprebbe fare bene, ti scontri ovviamente con sponsor, budget ecc.. e credo che spessi si debba scendere a compromessi.
Nell'articolo letto legato a palazzo reale oltre la bassa affluenza legata ad alcune mostre si evidenziava la diminuzione dei fondi pubblici e quindi la necessità di prendere prodotti più o meno preconfezionati da sponsor privati

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