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L'angelo della storia


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avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2023 ore 18:05    

A teatro ho visto la rappresentazione l'angelo della storia.
L'ho apprezzata moltissimo, vengono raccontate molte storie di molte epoche dove ognuno recepisce la realtà in base a come é stato abituato a percepirl.a, filtrandola e facendo la storia, ma agendo in base ai propri percorsi mentali che ne influenzano le scelte.
Un concetto ovvio ma che mi rendo conto che per molti così non é, l'unica realtà é la loro, il modo corretto di fare le cose é solo il loro.
Bisognerebbe imparare a mettersi più in dubbio.
Nella fotografia ho notato che si vive per assolutismi, la fotografia vera é quella che dico io, nella street devi fare foto solo in questo modo ecc.. ecc..
Magari nel nostro piccolo facciamo minuscoli racconti del reale ma ricordiamo che sono sempre filtrati dal nostro modo di pensare derivato da come siamo stati educati, dal nostro bagaglio.
Il racconto forse é l'immenso mosaico dell'insieme delle foto scattata in ogni irripetibile giorno.
può essere bello o brutto o forse banale ma é quello che vogliamo mostrare,ricordare e che in qualche modo ci rappresenta.
Ma il nostro modo di vedere non é per forza il migliore e la visione é in continua evoluzione e cambiamento così come la società che proviamo a raccontare
Sono sempre più convinto che bisogna cercare di valutare e vedere le cose in prospettiva in base a molti fattori e non limitarsi a schemi rigidi

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2023 ore 18:32    

Beh direi che è condivisibile…ma c'è più di qualcuno che critica foto per lui banali che non hanno messaggi, studio…o che non servono perché internet ne è già piena…

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2023 ore 19:10    

E stanne certo che Matteo è uno di quelli lol

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2023 ore 19:20    

Nelle storie rappresentate c'era anche quelle delle balene che si spiaggiano perché non hanno il concetto che la capobranco si é persa e la seguono sempre o quella del soldato giapponese rimasto sperso nella giungla per 29 anni senza arrendersi all'evidenza che la guerra fosse finita perché il suo pensiero aveva quella visione e non concepiva altro che quello
Le storie sono tante, anche le foto
C'é il racconto del quotidiano, degli affetti, la pubblicità e quelli che sperano nel loro quarto d'ora di notorietà
Nel quadro generale sicuramente c'é spazio per che lotta e cerca di cambiare le cose e per chi cerca donne disposte a spogliarsi per masturbarsi sugli scatti e condividerli in chat con gli amici.
La foto del battesimo ha un senso per chi la commissione e un valore, la foto dell'hamburger nel suo contesto ha un senso e anche quella della donna con le gambe aperte ha un senso per quello che si masturba.
Il quadro é la nostra storia e il nostro racconto che può essere anche insulso o per un'istante importantissimo sta a noi raccontarlo
Ogni giorno facciamo la storia anche senza saperlo e magari siamo il soldato nella giungla che inutilmente difende qualcosa a cui nessuno pensa più e potrebbe essere che non ce ne rendiamo conto perché banalmente il nostro modo di pensare fondamentalmente ci ha portato a quella situazione e non ci siamo accorti che il mondo é cambiato e andato avanti

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2023 ore 20:20    

Da un determinato (ma anche indeterminato) punto di vista, ogni "cosa" assume o produce senso. Ma da qui a quella generica forma reazionaria di qualunquismo che di solito si sintetizza con "vivi e lascia vivere" il passo è breve...
Comunque sono curioso di vedere se e come procederà questo thread.

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2023 ore 22:12    

Kengiro Azuma era un kamikaze pronto a schiantarsi col suo aereo sul ponte di una nave americana, per la gloria dell'Imperatore, che considerava un dio. La guerra finì prima che potesse farlo e ne rimase completamente disorientato. Tuttavia non passò il resto della vita a piangersi addosso ma ebbe la forza di riconsiderare tutte le sue convinzioni, e diventò uno dei più importanti scultori del secolo scorso.
È una bella storia.

avatarsenior
inviato il 18 Ottobre 2023 ore 15:41    

Riassumo dal sito del gruppo teatrale "Sotterraneo.net" i concetti de "L'angelo della Storia" che MatteoGroppi ha giustamente attualizzato: il filosofo Walter Benjamin descrive un angelo che vola con lo sguardo rivolto al passato, dando le spalle al futuro. L'angelo vorrebbe fermarsi per trarre insegnamenti condivisi dalla Storia maestra di vita, ma una tempesta gonfia le sue ali e lo trascina inesorabilmente in avanti. Questa tempesta è ciò che chiamiamo progresso.
----------------------------------
A differenza di Matteo non ho visto la commedia ma capisco l'importanza dell'argomento per gettare luce sulla confusione del presente, sullo spezzettamento dell'informazione, ridotta a BLOB in cui vediamo ed ascoltiamo nei social e in tv il tutto ed il contrario di tutto.
Siamo sovrainformati ma informati male ed è difficile dividere il grano dal loglio.
E' questo, credo, il messaggio su cui gli attori del collettivo teatrale vogliono farci riflettere. Soluzioni collettive a breve termine non ce ne sono se non investire su una scuola non nozionistica che coltivi il coraggio del dubbio e la fatica dell'approfondimento.

avatarsenior
inviato il 19 Ottobre 2023 ore 10:26    

Io l'ho visto come un invito a non rimanere nei nostri limiti, ma provare a riflettere che percepiamo la realtà influenzati dal nostro bagaglio culturale e da come ci hanno insegnato a recepire il mondo.
Questa ovviamente è una visione parziale, io la vedo come un mettersi in dubbio

avatarsenior
inviato il 19 Ottobre 2023 ore 11:22    

Il fatto che la maggior parte delle persone continui per tutta la vita a riproporre a sé stessi a agli altri di attraversare le stesse esperienze che ha fatto e, quel che è peggio, nelle stesse modalità emotive nelle quali le ha vissute , è probabilmente una delle più grandi palle al piede che si autoimpone il genere umano. Sicuramente lo è per quanto riguarda la didattica (l'insegnamento è il mio mestiere da qualche decennio, e ho avuto tempo per pensarci su bene, a questa cosa).
Vedo che c'è ancora gente che pensa di insegnare in modalità sergente Hartman, o che si rammarica di non poterlo fare come e quanto vorrebbe, ma non lo fa sulla base di un ragionamento e di una precisa scelta razionale ma semplicemente seguendo una coazione a ripetere. Anche su questo forum ho letto interventi che lasciano intendere che se vai a seguire un corso di fotografia dove il docente ti sclera addosso a ogni caxxata che fai quello sia un buon modo per imparare... che ridere... quello è il modo nel quale ha imparato chi scrive, e non ne ha conosciuti altri. Come fa a dire che quello è il modo migliore? Mi capita spesso di pensare invece che, per esempio, molti studenti di musica della mia generazione abbiano imparato a leggere la musica nonostante le lezioni di teoria e solfeggio che hanno subito. Si vede che ci tenevamo proprio tanto. Ma la cosa più incredibile è che poi, quando questi musicisti debbono insegnare a leggere la musica ai loro allievi lo fanno riproponendo pari pari le stesse spiegazioini e esercitazioni che hanno attraversato loro, e ottengono, ovviamente, gli stessi minimi e insignificanti risultati. E poi si incaxxano perchè i ragazzi che non studiano. Da sganasciarsi, se non fosse un problema piuttosto serio (ho parlato di musica perchè è il mio campo, ma credo che il ragionamento valga più o meno per tutti gli insegnamenti).

avatarsenior
inviato il 19 Ottobre 2023 ore 11:36    

Non mi pare che quello che scrivi centra molto, non si parla di metodi di insegnamento ma di schemi mentali.
Non sono a favore dell'insegnamento nozionistico, sul modo di approccio del docente dipende e non voglio entrarci.
Concluderei qui l'OT che non centra nulla con quanto scritto.

Però non credo che il riportare esperienze passate sia un errore in assoluto, è un modo per provare a non ripetere gli sbagli passati, è chiaro che questo crea la struttura della nostra vita e del nostro approccio, ma è sensato, semplicemente dobbiamo metterci nell'ottica che non siamo necessariamente nella ragione.
Una delle storie raccontate riguarda Jim Jones che guidò gli appartenenti della sua setta religiosa, i People Temples, a quello che è considerato il più grande suicidio di massa della storia moderna. Muoiono più di 900 persone, tra cui 276 bambini, i bambini piangevano quando il veleno faceva effetto perchè non avevano lo schema mentale per capire che quel suicidio fosse giusto e sensato e il dolore andava accettato

avatarsenior
inviato il 19 Ottobre 2023 ore 11:39    

L'insegnamento si può fare accettando schemi mentali dal passato (che hanno generato metodi di insegnamento) in maniera acritica oppure ragionandoci sopra e cercando di fare qualche passettino in avanti. Questa roba qui di chiama progresso delle idee. E se il progresso non passa anche dall'insegnamento allora io sono un coccodrillo...

avatarsenior
inviato il 19 Ottobre 2023 ore 11:54    

Sicuramente passa anche dall'insegnamento
Banalmente non c'entra nulla la questione insegnate duro o no

avatarsenior
inviato il 19 Ottobre 2023 ore 19:20    

Banalmente non c'entra nulla la questione insegnate duro o no


Non è questione di essere duri o molli, forse non mi sono spiegato. La questione è se ragioni su quel che stai facendo (nell'insegnamento ma anche in qualsiasi altro campo) e cerchi di introdurre sperimentazioni, progressi e miglioramenti o se continui a fare le cose sempre nello stesso modo perchè è così che ti è stato insegnato. Il progresso cammina sulle gambe delle persone intelligenti e flessibili. I pachidermi contribuiscono poco. Sempre IMHO, naturalmente.

avatarsenior
inviato il 19 Ottobre 2023 ore 20:00    

La base é il testo di Benjamin che é contro l'idea di progresso a ogni costo che lascia macerie (lui si riferiva a quelle della guerra), cerca e propone una dimensione altra che valorizza il presente e la memoria e lascia spazio a una visione diversa rispetto a quello che aveva portato gli operai in fabbrica a essere disumanizzati in nome del progresso

avatarsenior
inviato il 20 Ottobre 2023 ore 8:14    

Credo che il rapporto tra gli schemi mentali (personali e/o imposti dal contesto sociale) e le esperienze passate o presenti, nostre o di altri ecc., sia una cosa estremamente complessa proprio perché non ci è possibile estraniarci completamente dal bagaglio culturale e comportamentale che ci siamo costruiti e che ci serve come "autodifesa" collaudata; in questo non siamo diversi dagli altri organismi viventi.
Penso anche che oggi la cosa abbia raggiunto forme spesso "radicali" per vari motivi, tra cui indubbiamente la sempre maggiore spinta alla competizione sociale e, di conseguenza, all'egocentrismo.
Nel campo delle forme espressive e comunicative, soprattutto di quelle visive, si è però raggiunto il paradosso di rivendicare giustamente una maggior umiltà, e quindi il dubbio, solo dopo che per un secolo e oltre si è proposta un'arte (ad esempio l'astrattismo) in cui l'unica cosa che sembrava importante era la percezione soggettiva, oppure in cui si è propagandata l'idea che "tutti possano fare tutto", senza voler accettare il fatto che non abbiamo tutti le medesime attitudini e capacità in qualunque campo, quindi alimentando ulteriormente l'egocentrismo dell'incompetente che si avventura in un campo non suo; egocentrismo che a sua volta nasce dal fatto che “Il soggetto che non ha competenze, al tempo stesso non ha gli strumenti per valutare la sua incompetenza” (una frase di David Dunning, docente di psicologia sociale alla Cornell University, Ithaca – NY - USA).
Il paradosso è quidi costituito dal fatto che l'aver notevolmente abbassato l'asticella delle regole sociali, per quanto ottuse e coercitive potessero essere, ha generato questo "cortocircuito" sociale e intellettuale.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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