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Finalmente una reintroduzione di fauna sensata.


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avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2023 ore 19:59

Poco tempo fa in una discussione assai accesa avevo accennato al desiderio di una reintroduzione della lince, operazione che ho sempre atteso e desiderato,

per cui faccio i sinceri complimenti a chi ha avviato questo progetto e spero possa avere un seguito con altre immissioni, animale che trovo utilissimo per il controllo degli ungulati, selettivo, molto schivo verso insediamenti umani, zero assoluto in fatto di pericolosità e con gli ungulati in forte aumento credo e spero possa essere questo un esempio per altre regioni dove invece son state combinate delle gran penate.

Tanti auguri cara Lince, spero un giorno di avvistarti anche dalle mie parti.

www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2023/03/entro-aprile-5-linci-saranno-l

avatarsenior
inviato il 25 Marzo 2023 ore 11:12

Come premessa posso dire che vedo con favore ogni nostra azione tesa a una ricerca su come riportare nelle nostre zone equilibri ambientali ormai gravemente compromessi , devo però altresì dire che mi hanno sempre lasciato quantomeno perplesso soluzioni calate dall'alto , a volte con scarso e nullo contradittorio , e in taluni casi prese più per seguire un'onda green che un reale desiderio di una comunità .
Detto questo , solo per completezza di informazione riporto un articolo apparso su un quotidiano locale dove viene confutato il comunicato stampa entusiastico relativa a questa liberazione ...
La liberazione di due esemplari di lince nella Foresta di Tarvisio ipoteca il futuro della fauna
locale, in particolare quello degli ungulati.
A denunciarlo nei giorni scorsi era stato xxxxx , ricordando come per ben due volte i cacciatori del distretto venatorio del tarvisiano, del quale per anni è stato presidente, si fossero espressi contrariamente al reinserimento delle linci nell'area.
Una posizione, la sua, cui fa eco all'indomani della liberazione delle prime due linci, Claudio Klavora, già
sindaco di Tarvisio ed ex direttore della locale riserva di caccia.
L'ex primo cittadino sostanzia il suo “no “con i numeri.
«Nell'anno passato, nonostante la caccia al capriolo sia durata 8 mesi, non si è raggiunto
l'esiguo numero di abbattimenti concessi, il che fa presumere, con buona approssimazione,
che oggi la popolazione di caprioli presenti in foresta non superi le 250 unità».
Un dato che rende insostenibile, a sentire Klavora, la stessa attività venatoria: «La densità
minima per poter cacciare – ricorda – è di 5 caprioli per 100 ettari, che equivalgono a 350
esemplari per la riserva e a 1.115 per la foresta».
Quanto ai camosci, l'ex sindaco stima la presenza di questi ultimi in poche centinaia.
«Non sono mai stati così pochi, nemmeno negli anni'45-'48, quando per la fame tutti andavano a
caccia, forti anche delle armi lasciate sul campo da due eserciti in rotta».
A questa situazione di partenza si aggiungono ora 2 esemplari di lince in libertà.
Con quali effetti? Klavora li ipotizza a partire da uno studio dell'Università di Lubiana:
«Un lavoro che ha concluso come, in presenza di lupo e orso, com'è nel nostro caso, la
predazione di una singola lince su capriolo e camoscio ammonti a 3, 2 capi a settimana,
per un totale di 166 capi l'anno ».
Con due linci in libertà, cui nel prossimo futuro se ne dovrebbero aggiungere tre, il conto e altresì l'effetto temuto dai cacciatori sulla fauna della foresta sono presto fatti. «I numeri dicono che 5 linci in un
anno dovrebbero avere a disposizione 830 pezzi tra caprioli e camosci e che porterebbero
in un solo anno all'estinzione delle due specie nella Foresta
– denuncia Klavora che aggiunge –.
È pacifico, considerata l'attuale deficitaria situazione faunistica, che le linci dovranno emigrare in cerca
di zone con migliore densità oppure dedicarsi alla più impegnativa cattura dei cervi, ai quali però stanno già pensando i lupi».
Il cacciatore non nasconde il proprio rammarico per una situazione che, guardata con il filtro della storia, appare un controsenso: «Dagli anni'50 del secolo scorso si è lavorato per ridurre il numero delle volpi
in nome della salvaguardia della biodiversità all'interno della Foresta, oggi, sempre in nome di quella, si importano predatori molto più pericolosi.
E mentre qualche personaggio locale battezza le linci – , e conclude –, centinaia di carcasse di animali predati giacciono senza nome in ogni angolo della foresta».

Nulla di trascendentale , ma a mio modo di pensare ritengo che queste posizioni si sarebbero dovute approfondire molto bene prima dell'avvio di questo progetto .


Ps: non ho nulla a che vedere con il mondo della caccia .

avatarsenior
inviato il 25 Marzo 2023 ore 15:15

«Un lavoro che ha concluso come, in presenza di lupo e orso, com'è nel nostro caso, la
predazione di una singola lince su capriolo e camoscio ammonti a 3, 2 capi a settimana,
per un totale di 166 capi l'anno ».


Non sono laureato in scienze faunistiche ma per come la vedo io una lince che ha bisogno di tre capi a settimana assomiglierebbe più a una tigre dai denti a sciabola,

molto più deleterio un branco di lupi che staziona in un posto fino a che non raggiunge la scarsità di prede per poi trasformarsi in nomade per andare a svuotare zone più lontane, non dimentichiamo che la lince a parte il breve periodo degli amori poi si appropria di una vasta area scacciando qualsiasi intruso per cui la sua predazione va a discapito di molti ettari e quindi poco impattante, inoltre non caccia solo ungulati ma anche tante prede minori.

avatarsenior
inviato il 25 Marzo 2023 ore 16:27

I predatori sono necessari all'equilibrio ecologico e concorrono a un suo armonico mantenimento. Ben venga l'introduzione delle linci, che pur essendo già modestissimamente presenti nell'arco alpino, non riescono a fare quel progresso di crescita che sarebbe necessario per garantire una buona diffusione nel territorio. I lupi hanno fatto da soli e si sono diffusi grazie a un abnorme presenza di prede (ungulati) esponenzialmente aumentata negli ultimi decenni. Il lupo italiano, in effetti, si sta anche disperdendo al di fuori dei confini nazionali e sta colonizzando anche la Svizzera e la Francia.
Diverso è il discorso dell'orso, che non è essenzialmente un predatore essendo onnivoro e in grado di procacciarsi svariate tipologie di alimenti, la sua reintroduzione e successiva diffusione in specifiche aree andrebbero forse controllate un po' meglio.
Quell'articolo postato da Silver58 esprime i contenuti tipici espressi dai cacciatori (chiarisco che personalmente non sono contro la caccia in senso assoluto) e dimostra la tipica retorica di chi cerca di difendere i propri interessi, ma, a mio avviso, poco ha a che vedere con la realtà. Se scarseggiano le prede i predatori si spostano o si estinguono, ben prima che le prede esauriscano. L'unico predatore in grado di fare piazza pulita di un ambiente naturale si chiama Uomo.

avatarsenior
inviato il 25 Marzo 2023 ore 16:46

Seguo con attenzione , benvenuto a ogni intervento che possa portare argomentazioni concrete .

avatarsenior
inviato il 25 Marzo 2023 ore 18:01

www.parchionline.it/lince-in-italia.php

www.centrograndicarnivori.it/lince/conoscere-la-lince/la-lince-sulle-a

www.trentotoday.it/green/trentino-lince-b132.html

Aggiungo che nel bellunese sembra che ci siano stati degli avvistamenti abbastanza recenti. Negli anni '90, nell'area degli Spiz di Mezzodì (Valzoldana - Belluno), con alcuni amici avevamo identificato delle tracce sulla neve che apparivano proprio quelle di una lince. Abbiamo cercato per svariati giorni altri segni che confermassero la sua presenza (resti di predazione, peli, escrementi, segni di unghie nei tronchi, ecc.), ma non ne abbiamo trovati.

Non ritengo la lince un pericolo per i caprioli, come indicato nell'articolo postato in precedenza, anche perché le sue prede preferenziali sono lepri, marmotte, volpi, roditori in genere, uccelli e invertebrati. È senz'altro in grado di catturare un capriolo, come altri ungulati alla portata della sua dimensione, ma è decisamente una cattura che può essere solo sporadica, nell'arco di un anno.


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