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inviato il 10 Luglio 2022 ore 13:36
www.corriere.it/cronache/22_luglio_10/milano-notte-taxi-cazzullo-b7487 «Questa è Milano — mi saluta il tassista —. Negli anni '80 era una città più violenta, più armata. Tanti salivano a bordo con la pistola. Eppure la vita era più dolce, più ricca, anche umanamente. Ora la città è meno violenta, ma più aggressiva». Penso che questa frase sia possibile estenderla all'Italia intera se non a tutto il mondo occidentale. Nel nostro piccolo, su questo forum, assistiamo a versamenti di bile per un nonnulla. La base della tolleranza, riflettendoci un attimo, e' nel considerare l'altro non come altro da me, ma come me. Altrettanto efficace e' il non considerare l'avere come essere. |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 14:12
Riflessione e assunto interessante ... penso che in quegli anni ci fosse la prospettiva di una vita migliore , di un progresso economico e sociale ... ora vediamo le nostre aspettative deluse e tutto che ci sta franando attorno e la povertà che cresce quotidianamente , mentre prospettive di miglioramento non se ne vedono ... e tutto questo è ben chiaro a tutti e provoca amarezza e , appunto , aggressività perché miseria fa cattiveria e quando ad un popolo hai tolto la speranza , quello che resta non è bello , per nulla . |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 14:59
Non so, così a naso mi pare che la violenza di oggi sia un po' diversa. Negli anni passati era più diffusa la violenza di chi aveva un motivo per usarla: rapinatori, malviventi che volevano controllare il territorio e cose del genere. Oggi mi sembra si senta parlare invece di più di atti violenti fatti da gente andata fuori di testa. Cose non solo da disperati, ma da disperati scarsi di cervello. |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 15:08
Dilagano ignoranza,superficialità,egoismo e maleducazione. Un mix letale. |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 16:19
“ Dilagano ignoranza,superficialità,egoismo e maleducazione. Un mix letale. „ tutte cose che c'erano anche negli anni 80, forse anche in misura maggiore, non c'era per esempio nessuna potically correct etnica e attenzione ai gender fluid |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 17:04
Un invito ad esporre soluzioni piuttosto che denunciare uno stato dell'arte noto. Wolf identificava le cause in assenza di prospettive di miglioramento (il cosiddetto ascensore sociale) e, soprattutto, assenza di speranza. Di seguito, "scarsita' di cervello" (?), mix letale. Soluzioni? Stante quelle scritte in precedenza (tolleranza e cultura dell'essere vs "altro da me" e cultura dell'avere), per me bisognerebbe ritornare all'associazionismo (arci, azione cattolica, case del popolo, oratori, dx, sx, centro, poco importa) in cui si sta insieme, si scambiano idee ed emozioni, si vede un film e si commentano gli stati d'animo da esso generati, rientrare in comunicazione con i propri sentimenti e vivere (viverli) con gli altri, non contro gli altri. |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 17:09
“ Un invito ad esporre soluzioni piuttosto che denunciare uno stato dell'arte noto. „ Perchè,quello che scriviamo qui ha un qualche tipo di importanza? Le soluzioni sono ormai robe da fantascienza e impraticabili,soprattutto in italia |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 17:12
“ Perchè,quello che scriviamo qui ha un qualche tipo di importanza? „ Certo che ne ha. Basta che uno solo di noi migliori in qualcosa (io in primis) che le parole scritte sono ben spese. Poniti la domanda: perche' frequento Juzaphoto? e datti una risposta. Quella risposta e' valida per la tua domanda. |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 17:18
Letto, ... d'un fiato. Ti ringrazio Fregod ... Provo a sospendere qualsiasi forma di giudizio, o di mera esternazione, soffocando persino una immediata e prorompente inquietudine. Perché, penso, di voler dapprima assorbire ancor piú questo racconto del Corrado di Cazzullo. È anche l'intenzione di chi, a distanza, non puó rivivere fisicamente il viaggio, ... ma non solo: è probabilmente il desiderio, in apnea etica, d'una propedeutica contemplazione estetica della fenomenologia sociale, culturale. Una saturazione contemplativa, puramente estetica che riduca, rimoduli in modo differente ogni successiva espressione di giudizio. E mi (vi) chiedo quindi, a voler iniziare, se vi siano autori, nella fotografia contemporanea, che abbiano o stiano trattando questioni attinenti a tale fenomenologia..., una attuale ed antropologica "night street-photography" per Milano, ... Roma, Napoli, Palermo ...
 Dans un café (L' Absinthe), Edgar Degas 1875-76 Un gentile augurio di buona serata, Ben [Edit: leggo or ora gli ultimi tre post che mi precedono...] |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 18:43
Si ... son davvero belli nell'Autunno quegli occhi di Anna... Che il bello aiuti a vivere meglio, puó ai piú risuonare, soprattutto in momenti d'apparente crisi culturale, una insipiente retorica... o piú semplicemente un cliché. Il bello, invero, è persino sconosciuto... anzi non piú riconosciuto; è lo stesso Corrado a dire: "oggi a presentarTi con un mazzo di fiori ... Ti guardano come uno scemo." Occorre una catechesi del bello, perché ciascuno, anche a non ricercarlo necessariamente, pur "inciampandovi", lo riconosca. Ipotizzo piuttosto, attraverso l'immagine, la possibilitá d'una percezione ulteriore che muovendo dalla narrazione letteraria offra ulteriori angolazioni percettive. Includere la bellezza, od anche il giusto, quali concetti, (benché ognuno teoricamente li agogni) significherebbe introdurre le categorie antinomiche che pur li caratterizzano bello/brutto, giusto/ ingiusto ... e non si va lontano...emergono da subito posizioni assertive, non di rado conflittuali ed essenzialmente sterili ... Credo che il fotografo piú d'altri debba contemplare e coltivare non una neutralitá del giudizio ... ma una sospensione; problematico al piú decidere il conveniente termine di tale sospensione. Trasmigrando dai percetti della narrazione letteraria a quelli della narrazione visiva, pur in modo reciproco, si puó probabilmente giungere ad una dimensione cognitiva non meramente piú ampia quanto piuttosto differente... ecco, io credo anzitutto che sia proprio questa "differenza" lo schermo piú efficace al moralismo ed alla retorica (nella sua accezione negativa). Questa "differenza" è il portato d'una presenza, la cui estrema attualitá implica la sospensione d'ogni giudizio ... ecco, fotografare autenticamente è come guardarsi allo specchio : v'è sempre quel rischio altissimo, e duplice, di confondere la realtá del sé con la convinzione d'una immagine divina o del tutto miserabile. |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 18:45
Io lavoro a scuola, e da lì si può cominciare a fare qualcosa. Ma i ragazzi con problemi in famiglia sono decisamente tanti, più di una volta, e quel che può fare la scuola è molto relativo, in questi casi, e probabilmente quel che si sta facendo non basta proprio. Un indicatore interessante: abbiamo il rapporto tra popolazione scolastica e numero dei laureati peggiore in tutta Europa. Anche perché gli studi universitari, in termini di tasse scolastiche ai miei tempi erano sopportabilissimi, oggi non più. E tutti gli altri costi sono sempre meno affrontabili dalle famiglie. Quindi che poi l'ascensore sociale sia fuori servizio non sorprende. E in ogni caso che decide il fatto che un certo ragazzino andrà o no all'università non è tanto quello che succede alla scuola superiore quanto quel che succede nella scuola dell'obbligo, specie nei primi anni. Poi capita anche che i ragazzi di buona famiglia, che vengono supportati in ogni modo, ripetizioni comprese, in qualche modo arrivino (a calci nel kulo) a laurearsi, mentre altri, meno seguiti e motivati ma più intelligenti e dotati non ce la facciano. Il che ha creato una classe dirigente di m e r d a. Dovessi definire questi ultimi anni per quel che vedo nella scuola (ma forse non solo lì) direi che sono gli anni della rivincita degli ottusi. E non crediate che questo conti poco. |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 18:54
Occorrono riforme strutturali anche nelle stesse universitá ... divenute invero negli ultimi vent'anni opifici d'esami ... Nonostante la rete ... occorre ripristinare tutte le biblioteche comunali e provinciali chiuse negli ultimi trent'anni, istituirne di nuove e renderle anzitutto luoghi di incontro e di reale attrazione culturale ... Far sí che il Teatro non sia "qualcosa d'altri tempi"... ... la cittá ... tema estremamente complesso... Sul piano storico, urbanistico, politico... Venezia è non è piú, da tempo, una cittá. Ma non solo Venezia... per molteplici altre ragioni è la cittá ad esser morta...al piú agonizzante... occorrerebbe ristabilire le relazioni di vicinato, pedonalizzare e favorire una sistematica viabilitá sostenibile piuttosto che intasare all'inverosimile strade ed intere piazze di parcheggi a pagamento, ripristinare, restaurandoli e portando in essi innovazione, i mercati coperti comunali, incentivare il microcommercio e l'artigianato sostenendoli avverso lo strapotere accentratore delle grandi catene di distribuzione e/o dei colossi delle vendite on-line che, di fatto, dirottano tutte le risorse locali che un tempo avevano una cruciale ricaduta sul territorio... tanto piú nelle piccole e medie province ... l'intera dorsale appenninica registra migliaia di paesi spopolati (!) e persino abbandonati (!)... Il territorio va strutturalmente valorizzato con progetti a lungo termine, con una "vision" e non "munto" con una bieca politica dei grandi eventi, di effimere stagioni concertistiche, piste per monopattini e sentieri di terra battuta in luoghi dimenticati da Dio ... Individuare responsabilitá è paradossalmente inutile ... |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 19:01
l'unico vero cambiamento che ho notato nella società e nel modo di rapportarsi é con l'avvento dei social, basta guardare una fermata del bus o la metropolitana, nessuno piu scambia due chiacchiere, tutti con il telefono, non si sa nemmeno che faccia abbia chi ti sta vicino la scuola invece e quella di sempre, che i figli dei ricchi un po tordi vadano avanti a lezioni private é sempre stato che io ricordi |
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inviato il 10 Luglio 2022 ore 19:05
“ la scuola invece e quella di sempre, che i figli dei ricchi un po tordi vadano avanti a lezioni private é sempre stato che io ricordi „ Sì, ma quando ero un ragazzo io anche molti figli dei poveri, tirando la cinghia, ce la facevano a laurearsi. Oggi sempre meno. Non lo dico io ma lo dicono le statistiche |
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