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La fotografia come impronta


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avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 12:08    

Sto leggendo un interessantissimo libro sulla fotografia a positivo unico scritto da Chiesa e Gosio, due collezionisti italiani e studiosi di fotografia di fine 800 inizi 900.
Il libro è bellissimo, ben fatto e ben scritto, coronato da una mole impressionante di fotografie provenienti dalla loro collezione.
Parla soprattutto dei primi processi fotografici a positivo unico, la loro storia, come riconoscerli, i materiali usati, le tecniche, la coloritura, la presentazione, etc.
Quello che mi ha colpito è una frase in cui mi sono imbattuta in un certo punto della lettura, circa dopo una 50ina di pagine.

Si sente parlare di fotografia come una tecnica o un'arte che permette di cristallizzare o fissare un'istante nel tempo, rendendolo eterno.
Un'avventimento storico, un fatto, un volto, che una volta impresso su carta oppure adesso su un supporto digitale sfugge all'oblio.
Ma sinceramente finora non avevo mai sentito parlare della fotografia come impronta.
Certo, lo sappiamo che fotografare significa scrivere con la luce, e che quindi si fa riferimento al mondo del reale, conditio sine qua non per cui una fotografia abbia luogo (anche se poi entra in gioco la rappresentazione personale di questo mondo reale e tangibile) quello che voglio dire è che per gli autori di questo libro, la fotografia è come una vera e propria impronta di un viso o un oggetto che è stato colpito da un fascio di luce e che ha impressionato un materiale fotosensibile, un'impronta che ci parla e ci guarda dal passato con la stessa forza che aveva nello stesso istante in cui è stata scattata, spesso le fotografie antiche infatti si accompagnavano con una sorta di reliquie come ciocche di capelli per far si che questa presenza e immanenza nella fotografia fosse ancora più forte.
Sguardi e dna dal passato.
"Senza presenza non può esserci fotografia" dice ad un certo punto, condizione basilare perchè questa impronta avvenga.
"In quell'esatto istante un fascio di fotoni ha illuminato una mano, un viso, una materia concreta, ne è stato riflesso, imprimendone l'effetto su un supporto adatto a registrarne permanentemente l'esito fisico"
Non fu un caso infatti che Daguerre scoprì come sviluppare la lastra d'argento del dagherrotipo per un caso fortuito, ossia lasciando un cucchiaio dentro un armadio, sopra una lastra, su cui lasciò appunto un' impronta.
"Non si può comprendere cosa sia realmente un ritratto fotografico" aggiunge "senza avere realmente chiara la coscienza che questo è un oggetto in cui l'impronta reale e diretta di una figura, di una persona è stata cristallizzata nel tempo, sospendendone per sempre la presenza in un momento indefinito che è insieme passato e contemporaneamente presente."
Vero che questo discorso ha molto più senso quando si parla di fotografia a positivo unico, per cui il soggetto impressiona direttamente la lastra che si trasformerà in fotografia, non ci saranno negativi nè successivamente positivi (quindi nessuna impronta di impronta, nessuna mediazione) ma in un certo senso credo che il discorso si possa ampliare a tutta la fotografia, anche quella moderna. O no?






avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 13:00    

Sta piovendo anche da te?

avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 13:02    

sono al lavoro... mi annoio MrGreen

avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 13:04    

comunque sì piove...e il libro no, non ce l'ho qui, purtroppo. sennò non mi annoiavo (mi porto avanti con qualche risposta ahaha)
ma è disponibile in estratti su google books, per questo ho potuto recuperare qualche citazione ;-)

avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 13:11    

Grazie della interessantissima condivisione... sono molto in sintonia con la lettura dei due storici

user175879
avatar
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 13:13    

E' un mondo affascinante. Vero però che questa tesi impone un purismo assoluto, qualsiasi intervento esterno compromette il fragile equilibrio dell'essere, l'essere stato, il divenire... insomma non lo vedo adatto alla fotografia moderna, troppo libera di fare quel che si vuole. Opinione personalissima ovviamente, e anche ammesso che abbia capito di cosa stiamo parlando Sorriso

avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 14:00    

@marco: di niente... anzi per chi fosse interessato il libro è questo
www.gri.it/book-dagherrotipia-ambrotipia-ferrotipia.html

@roberto: vero quello che dici, anche io non so se sia applicabile ai tempi moderni e anche gli stessi scrittori limitano l'uso della parola impronta ai positivi unici.
è vero però che l'impronta del soggetto che riflette la luce si imprime anche sul sensore. poi viene trattata e snaturata in mille altri modi, postprodotta, manipolata, stampata, quindi il prodotto finale può essere del tutto dissimile e lontano da quello iniziale, ma comunque l'essenza rimane quella. si parte a lavorare da un'impronta su un sensore.
alla fine comunque sono solo speculazioni, e non importa chi abbia ragione, volevo solo condividere questo loro punto di vista che mi aveva affascinato e che mi aveva portato a vedere la fotografia come un qualcosa di ancora più magico, se possibile ;-)

avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 14:22    

comunque sì piove...

Ahahah , lo sapevo
Per me la fregatura e' che, se continua, l'effetto dura pure domani e anche se non piove potrebbe esserci troppo fango per uscire in bici; finisce che leggo il libro pure io... MrGreen

avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 15:20    

qui piove praticamente da settembre ininterrottamente, non ricordo più l'ultima volta che ho preso la macchina fotografica in mano Triste

avatarsenior
inviato il 21 Dicembre 2019 ore 19:06    

Da noi ha smesso oggi CoolCoolCool
Ed è spuntato il sole ! Sorriso

avatarjunior
inviato il 22 Dicembre 2019 ore 11:57    

Mi intrometto nella questione per portare un piccolo spunto. Le impronte scompaiono o peggio sbiadiscono, insomma perdono quel carattere realistico divenendo pura rappresentazione interpretativa. Per certi aspetti le impronte hanno più caratteristiche in comune con la fotografia moderna essendo ler l'appunto un labile lascito di un istante ormai svanito e non sempre corrispondente a un qualcosa realmente accaduto nella forma e nella sostanza. Trovo che il vacuo senso dell'impronta e la sua errata rappresentazione si adattino perfettamente alla fotografia nella sua interezza se non altro per quel folle tentativo di racchiudere un mondo tridimensionale in un rettangolo bidimensionale MrGreen

avatarsenior
inviato il 22 Dicembre 2019 ore 14:46    

Qualcuno ha detto "fotoritocco"?

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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