user81826
|
inviato il 25 Agosto 2019 ore 17:14
Volevo avere un parere di carattere "pseudo-etico" sulla fotografia di paesaggio con cielo stellato, ma lo stesso concetto potrebbe essere applicato anche ad altri generi. Chiunque abbia scattato paesaggi con astroinseguitore sa che si genera un grosso inconveniente, ovvero che sì, si riesce a seguire il moto delle stelle, però al contempo ci si ritrova con gli elementi del paesaggio mossi. Più l'esposizione è lunga e più tali elementi andranno a generare artefatti; se le esposizioni diventano tante allora anche i problemi aumentano. Le complicazioni ovviamente si presentano in maniera diversa in base a quanto gli elementi sul terreno vanno a sovrapporsi alle zone di cielo. La fusione di fotogrammi relativi al cielo con quelli relativi al terreno è sempre un processo complesso, che per portare a dei risultati con gradienti "naturali" come quelli del un singolo scatto, richiede una certa attenzione, e questo vale in generale. Esistono però delle scene particolarmente problematiche, come quelle menzionate sopra, dove fisicamente non è possibile effettuare una fusione "realistica" proprio per il moto relativo tra cielo e terra. In quei casi c'è chi rinuncia a scattare, chi si accontenta del singolo fotogramma non inseguito, chi inclina diversamente la testa del treppiede, chi sposta il treppiede di qualche metro, chi fotografa la parte di cielo in un posto completamente diverso e chi addirittura usa una stessa ripresa del cielo per n diverse composizioni del terreno. Il confine tra fotografia e grafica è labile, come quello tra fotografia e fotomontaggio; ognuno segue un diverso paradigma; cercare di rendere il tutto oggettivo porta solo a discussioni infinite; vorrei però sapere qual è la vostra idea al riguardo. Per maggiore chiarezza inserisco anche un piccolo sondaggio: 1-multiesposizioni sono lecite per la vostra idea di fotografia? 2-se avete risposto si alla prima domanda, ritenete lecito fare le varie esposizioni in momenti molto diversi rispetto ai normali tempi fisiologici di scatto? Del tipo scattare la foto del terreno al tramonto e la foto al cielo qualche ora dopo di notte, senza muovere il cavalletto? Invece fare le esposizioni nello stesso identico posto ma a distanza di giorni o tempi ancora più lunghi? 3-sempre se avete risposto si alla prima domanda, ritenete lecito fare le varie esposizioni in luoghi tra loro diversi? Del tipo scattare la foto del terreno in un luogo e la foto al cielo 1 metro di lato, per evitare di avere un ostacolo nella visuale? E se invece di 1 metro parliamo di un posto totalmente diverso, a chilometri di distanza fa differenza? 4-effettuare clonature "importanti" (non la polvere,per dire) nella foto è lecito? 5-effettuare delle ricostruzioni della foto tramite dei software è lecito nell'ambito fotografico o si passa all'ambito della grafica? Parlo di tipo degli algoritmi automatici di riempimento. 6-ritenete importante il metodo di realizzazione della foto, e ricercate dunque trasparenza da parte dell'autore della stessa, e cambiando quindi idea sulla qualità di una foto in base al processo realizzativo (ovviamente nel caso in cui vi sia fiducia sulle dichiarazioni del fotografo), oppure vi interessa solo il risultato finale indipendentemente dal resto? In tutto ciò escludo i casi meglio definiti in cui ad esempio si montano immagini di archivi online su pezzi di proprie fotografie, in tal caso penso che ci troviamo tutti d'accordo che si sia sotto l'etichetta della grafica. |
|
|
inviato il 26 Agosto 2019 ore 9:35
Per me quello che conta è il risultato finale di una fotografia per arrivare al risultato desiderato...quello che molti non fanno è dichiarare come lo fanno e secondo me è questo lo sbaglio...anche io ammetto che non sono molto onesto ma i miei risultati non sono da premio e sto imparando quindi credo di potermelo permettere e poi non interesserebbe a nessuno .....ma se uno è bravino e pluripremiato credo abbia il dovere di dichiararlo, come nel caso di fauna selvatica ritratta in ambienti controllati o altro.. Non c'è niente di male a fotografare un'insetto trovato morto, e la mia domanda è perché non dichiararlo? Così la via lattea, la domanda viene spontanea, perché uno non la fotografa una volta per bene e poi non la appiccica variando solo il paesaggio? Tanto la via lattea sempre quella è..Oppure nel caso di ritratti dichiarare se una modella è a pagamento o no, oppure se il set è allestito da qualcun altro o è stato creato da te...insomma riguarda tutti i generi il tuo quesito sull'etica della fotografia. E aimè spetta al fotografo dichiarare e disilludere i principianti come me |
|
|
inviato il 26 Agosto 2019 ore 9:44
Molto di ciò che riporti, dipende dal fatto che tecnicamente la tua attrezzatura non è in grado di fare una foto sola in cui ci sia il paesaggio e le stelle, se ci fosse una macchina in grado di scattare a 2.000.000 di iso, tu piazzi il cavalletto e con un singolo scatto di qualche secondo fai tutto il sopra e il sotto come in uno scatto normale, il resto del discorso cade nella categoria fotomontaggio, come potrebbe avvenire in una foto normale, se tu prendi intere zone e le sposti le cloni e via discorrendo, diventa un altra cosa. |
user81826
|
inviato il 26 Agosto 2019 ore 13:33
Esatto, il discorso è molto simile a quello relativo la fotografia di fauna. Tutto è lecito in senso assoluto, io però vorrei sapere cosa lo è per voi. Per me il risultato conta in maniera limitata, è diciamo imprescindibile nel complesso dal modo in cui è stato ottenuto. In ogni caso capisco da un punto di vista artistico piazzare il cavalletto al tramonto, riprendere il paesaggio, e 3 ore dopo dallo stesso punto, nella stessa giornata, riprendere il cielo. È una sorta di doppia esposizione ritardata nel tempo, ma con un senso. Invece certe immagini con cielo ripreso in un posto completamente diverso da quello di scatto faccio fatica a concepirle se non come elaborazione prettamente grafica, ed in sostanza non le considero più fotografia o le considero fotografia di scarso interesse e con poco valore. |
|
|
inviato il 26 Agosto 2019 ore 16:52
Per me se prendi un cielo da una parte e il paesaggio da un altra è un fotomontaggio punto. |
user120016
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 8:46
Parto dal presupposto che, scattando a pellicola e non essendo capace di fare fotomontaggi (il massimo che so fare in camera oscura sono ritagli, mascherature e bruciature), per me l'unica strada è quella del singolo scatto. Detto ciò, se la tecnologia lo consente, concepisco la possibilità di doppie esposizioni o di fusioni di scatti fatti in tempi o luoghi diversi ma, come ha scritto Goldrake, si tratta di fotomontaggi. Etico o non etico? Non sta a me dirlo ma basta esser chiari sulla terminologia: lo scatto singolo è una cosa, la doppia esposizione è un'altra ed il fotomontaggio è un'altra ancora. Se a te interessa il risultato, e non ti interessa come ci si arriva, tutto è lecito. Poi è da distinguere se il fine è ottenere una bella stampa da appendere in casa perché ti piace così o un'immagine per partecipare ad un concorso o ad una mostra con qualcosa in palio. Nel primo caso, chi se ne frega che si tratti di un fotomontaggio, nel secondo caso ci va un po' di onestà intellettuale. |
|
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 9:01
Si tratta di un argomento interessante e molto dibattuto: io voglio portare un punto di vista completamente diverso: perché? Prendiamo la pesca. Se lo scopo è mangiare il pesce, è ovvio che la cosa più facile è andare in pescheria. Se lo scopo è divertirsi e superare i propri limiti, o "sfidare l'animale", è chiaro che la cosa più appagante è prendere la canna gli stivali ed infilarsi nel torrente. Che scopo hanno quelli che si infilano nel torrente con la cesta piena di pesci presi in pescheria??? |
user81826
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 9:12
A me interessa sempre, anche quando espongo una foto in casa per me. Io distinguo nettamente ad esempio un focus stacking, una panoramica od una doppia esposizione fatti in un certo modo da uno scatto al cielo preso in un posto e quello al terreno preso in un altro posto. Uno è solo un'espansione tecnica permessa dalla tecnologia, l'altra solo un fotomontaggio. Ai concorsi ovviamente scatto singolo, ma talvolta è permesso anche altro. Come già detto una definizione assoluta non mi interessa, anche perché non esiste, cerco solo opinioni. Marco, chi fotografa la Via Lattea in un posto e poi la riusa altrove probabilmente è interessato a fare delle belle immagini, non fotografie in senso classico. Personalmente penso che basterebbe un po' di trasparenza, come sul modo in cui si è fotografata la fauna selvatica, un po' quel che diceva Alessandro sopra. |
|
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 9:13
Ricordo un documentario (mi pare di National Geographic) dove un fotografo aveva ricevuto l'incarico di fotografare un albero molto alto (forse un centinaio di metri) e per farlo aveva costruito una apparecchiatura sui cui erano installate tre Canon 5d3 con tre ottiche identiche angolate in modo da coprire la larghezza massima dei rami. Questa incastellatura veniva sollevata ad ogni scatto a mo' di ascensore fino ad arrivare alla cima. Alla fine del processo tutte le immagine sono state fuse in unica foto che è diventata, appunto, la copertina di un numero della rivista. Io trovo questo processo corretto perché ha prodotto un immagine che ha dato modo a molti di ammirare questo albero secolare in tutta la sua imponenza, cosa che nemmeno andando sul posto sarebbe stata possibile in quanto l'albero stesso si trova all'interno di una foresta ed é impossibile vederlo da lontano. Si tratta evidentemente di un fotomontaggio ma se é dichiarato non vedo che problema ci sia. |
|
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 9:18
Paolo chi fa un fotomontaggio "tecnico" come l'esempio dell'albero, o magari un cliente che chiede "la foto dell'azienda agricola con un cielo pieno di stelle sopra" secondo me rientra semplicemente nel caso "compra il pesce pescato" e lo vedo pienamente legittimato a farlo |
user120016
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 10:07
La mia opinione è che bisognerebbe fare un bel distinguo tra fotomontaggi e fotomontaggi... L'esempio del fotomontaggio dell'albero di National geographic non è un ''falso'' (passatemi il termine). Semplicemente sono state assemblate n foto per ottenere l'immagine completa di un soggetto che esiste come tale e dunque reale. Un po' come fare un merge di foto per creare un landscape da 180 gradi usando un medio tele... Ben altra cosa è se io prendo una via lattea in un posto e la metto dietro ad un soggetto esposto a nord. Così come prendere la foto di una stella alpina e clonarla in una foto del deserto del Gobi... Creo un'immagine artefatta che non esiste e non esisterà mai. Poi, ripeto, se il fine è di creare un'immagine ad effetto e non ci interessa altro, va bene tutto. Ma a quel punto siamo in una terra di mezzo tra fotografo e creatore di immagini. |
|
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 10:42
Ho letto la discussione.. Io non mi dilungherò molto ma penso che fino a quando si cerca di ricreare il momento e non cambiare per nulla il posto in cui ci si trova per me non è ne digital art e ne fotomontaggi.. Quando invece si fotografa la via lattea in un posto e lo sfondo in un altro quando in quel stesso posto non esiste realmente allora la chiamo fotomontaggio..infatti non è esattamente un posto esistente ma lo si è creato dal nulla. Pensate un po' io cerco sempre di non muovere nulla e sia gli scatti per il cielo che per lo sfondo lo faccio esattamente da dove mi posiziono..(ho qualche esempio sul mio profilo) Un sauto Pier |
|
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 10:43
La mia opinione a riguardo è abbastanza netta, per me è foto, intesa come foto astronomica, una foto che rappresenta la realtà, seppur per realizzarla sono necessari 300 singoli scatti (esagero), e la fusione con il paesaggio. Mi spiego meglio. La foto sarebbe reale se esistesse una macchina fotografica con una sensibilità ISO talmente alta da permettere con un singolo scatto di 15 secondi di riprendere la via lattea con la stessa profondità di immagine che si avrebbe con astroinseguitore e somma di decine di immagini via software? La risposta ovviamente è si. E allora perchè non dovrebbe essere reale una foto realizzata con la somma didecine di scatti, paesaggio compreso? Si tratta di compensare i limiti dell'attrezzatura con tecniche di ripresa, ma sempre rappresentando la realtà. Quello che invece per me è un falso senza se e senza ma è la foto costruita a tavolino fondendo un paesaggio ed una ripresa del cielo che nella realtà sarebbero incongruenti. Facciamo un esempio. Riprendo una magnifica via lattea fotografando il cielo a sud e fondo questa ripresa con una foto di un castello arroccato su una montagna rivolta a nord. Ecco in questo caso non ho riprodotto la realtà, perchè se qualsiasi altro fotografo volesse recarsi nella stessa location per realizzare lo stesso scatto sarebbe impossibile replicarlo. Tutto ciò che è legato alla realtà e quindi alla fisica deve essere replicabile, nel caso sopra si tratta di mero fotomontaggio anche se da un punto di vista estetico il risultato può essere ottimo. |
user120016
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 10:52
Bruno, è esattamente quel che ho scritto qualche intervento prima... |
user81826
|
inviato il 01 Settembre 2019 ore 10:56
Il caso sud/nord è palesemente un fotomontaggio, però esistono casi più al limite. L'esempio tipico è proprio quello della Via Lattea con esposizioni molto lunghe ottenuta in mezzo al bosco. È impossibile da ottenere in loco tutta la foto, va fatto lo scatto al bosco e ripresa la Via Lattea fuori dal bosco. Questi sono casi più al limite, cosa ne pensate? Personalmente lo ritengo diverso dalla classica fusione di più scatti nello stesso punto. |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 259000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |