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Landscape photographer of the year 2018


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avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 9:35    

Ciao a tutti,

hanno pubblicato le foto vincitrici, un interessante spaccato sulla nuova tendenza della fotografia di paesaggio:



Landscape Photographer of the Year 2018
- Pete Rowbottom - Ice Spikes, Glencoe, Scotland -




The Sunday Times Magazine Award - Winner
- Stuart McGlennon - Buttermere Bloom, The Lake District, Cumbria, England -




Adult Classic view - Runner-up
- Mario D'Onofrio - Milky Way meets St Michael's Mount, Cornwall, England -

QUI potete vedere tutti gli altri risultati, che ne pensate?

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 9:55    

Nuove tendenze? Ma dove?

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 9:57    

Di foto come la n. 2 è pieno anche Juza
www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&bk=m-1-&t=3056954

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 10:06    

Mi sembrano parecchio "normali", con un tocco di "già visto".
E inoltre mi sembra di averle già viste qualche mese fa: è forse un concorso vecchio di 6/7 mesi?


Comunque, in generale, i concorsi dove i partecipanti devono pagare e possono sottoporre qualche decina di foto, pagando ovviamente di più, mi lasciano sempre molto perplessi ...


avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 10:53    

Giudizi personali, gusti personali.
Come in tutte le "competizioni" dove si giudica in base al proprio gusto :)

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 11:21    

Nuove tendenze? Ma dove?


ah ecco cercavo anche io di capire queste nuove tendenze...

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 11:38    

Niente di nuovo come proposte paesaggistiche.

La seconda fotografia in particolare, rappresenta quei filtraggi di luce tanto di gran moda quanto stucchevoli, che sono in auge da gran tempo, caratterizzati da una mancanza di realismo e di misura veramente emblematici.

Buona giornata a tutti gli intervenuti.

Patrizio

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 11:40    

I British vivono in un mondo a se stante. Lo dimostrano queste immagini, ancorate negli "anni 90" per schemi e gusto estetico. D'altronde non credo sia un caso se dopo il pionierismo paesaggistico con i vari Cornish, Noton, Ward e White, oltre a non esserci stata una grande evoluzione, non siano emersi paesaggisti di rilievo mondiale.

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 15:00    

Si, continuo a preferire la 'scuola americana'.

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 16:45    

Si continua a vedere nel paesaggio solo la dimensione estetica innaturale. Un vicolo cieco oggi senza interesse, se mai lo ha avuto.

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 16:55    

Si continua a vedere nel paesaggio solo la dimensione estetica innaturale

Non ho capito, in che senso? Confuso

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:02    

Si, continuo a preferire la 'scuola americana'.

I gusti non si discutono, ma se parliamo di ambito naturalistico, la fotografia paesaggistica europea é decisamente di ben altro spessore. ;-)

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:09    

Non ho capito, in che senso?


Personalmente non credo che la dimensione estetica (la "bellezza"...) sia la linea di indagine più interessante e proficua per quanto riguarda la fotografia di paesaggio.

La trasformazione mediante post-produzione di aspetti fondamentali (saturazione e temp. del colore, contrasto di illuminazione, ecc.), crea il paradosso di voler celebrare un paesaggio "naturale" con un'immagine "innaturale", cioè molto distante dall'esperienza visuale che sperimentiamo davanti ad un paesaggio.

L'uso e l'abuso di scorciatoie "estetiche" che vogliono indurre nell'osservatore un effetto emotivo, impediscono la "scoperta" di una dimensione più essenziale dei luoghi, che rappresenta invece il vero soggetto della foto di paesaggio, dietro quello che si vede in superficie. Naturalmente è una visione personale.

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:15    

@Ale Z interessante contributo.

avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:26    

L'uso e l'abuso di scorciatoie "estetiche" che vogliono indurre nell'osservatore un effetto emotivo, impediscono la "scoperta" di una dimensione più essenziale dei luoghi, che rappresenta invece il vero soggetto della foto di paesaggio

Volendo riassumere al massimo mi sembra di capire che apprezzi di più un approccio descrittivo, piuttosto che narrativo, ho capito bene o è troppo riduttivo?

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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