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inviato il 30 Dicembre 2018 ore 11:43
"Dicevo alle modelle e ai modelli dove mettersi, gli facevo ripetere gesti che si accordavano con le situazioni. E lo facevo con gusto, con felicità. Una nuova maniera che mi ha fatto scoprire molte cose insospettate su me stesso e sulla mia maniera di intendere la fotografia. Ho scoperto, per esempio, che anche le fotografie "costruite" sono sempre anche fotografie trovate, da reporter. Quello che conta è comunque raccontare una storia." (Scianna) Finiamo l'anno con una bella rissa? ilfotografo.it/mostre/ferdinando-scianna-la-grande-mostra-retrospettiv |
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inviato il 30 Dicembre 2018 ore 14:39
Appunto costruite.... devi saperlo fare, contestualizzarle, nella storia che devi raccontare, l'idea la deve mettere il gotografo, per comunicare. Una situazione che potrebbe accadere o che si è visto accadere, ma non nel momento in cui si poteva fotografare, quindi la si crea/ricrea. Per me non c'e niente di strano. E non è neanche un falso. |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 13:20
Si è sempre fatto (questo non vuol dire che siano tutte costruite) e chi la pensa in modo diverso è affar suo. |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 13:29
concordo con entrambi |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 13:52
Non è che avete frainteso la citazione? Non so da dove sia estratta, ma direi che si riferisce alla fotografia di moda, in cui si cimentò la prima volta con le celeberrime fotografie di Marpessa per Dolce & Gabbana provenendo da esperienze solo fotogiornalistiche. In tema di reportage, Scianna scrive invece (dal link indicato sopra; il neretto è mio): “ Come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell'azzardo degli incontri con il mondo. „ |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 14:08
La distinzione tra immagini trovate e costruite sicuramente va distinta ma ciò non toglie che costruire o improvvisare una scena sia sbagliato. |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 14:13
Il testo è preso dal facebook della mostra di Forli, non metto il link perché lunghissimo, ma lo trovi facilmente Mi chiedo spesso, quando guardo una fotografia che non sia prettamente "giornalistica", quanto mi serve che sia stata fatta da un "testimone invisibile" (non amo molto Bresson, a dire il vero). La curiosità mi nasce dalle innumerevoli discussioni nate su Mccurry e tanti altri, su cosa voglia dire costruito, ricostruito o non ri-costruito |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 14:26
"cosa voglia dire costruito, ricostruito o non ri-costruito"...anche qui penso che ci siano pensieri diversi in merito. |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 14:35
Le discussioni su McCurry erano nate perché prima che venissero scoperte le manipolazioni lasciava intendere di essere ancora un reporter. Però non mi sembra ci sia una relazione con quello di cui parlava Scianna, e cioè che per lui le fotografie di moda, seppur costruite, sono sempre in qualche modo "trovate" e assimilabili a quelle di reportage (e in effetti penso basti vederle per coglierne questo aspetto, la capacità di raccontare una storia). |
user28347
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 14:41
le foto che colpiscono sono quelle dei registi o dei culoni come me,quelle della via di mezzo si sprecano in mezzo a centinaia di foto |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 14:41
Mi viene in mente una fotografia di Mccurry in un vicolo con impronte rosse di mani sui muri e un ragazzino che corre. Per spiegarmi il ricostruito, il non-ricostruito e il totalmente fatto mi immagino: 1) Mccurry che aspetta "qualcosa" 2) Mccurry che chiede ad un ragazzino di correre nel vicolo 3) mccurry che fa mettere le impronte di mani da un assistente e poi chiede al ragazzino di correre nel vicolo. Per me il 1 e 2 sono la stessissima cosa, il 2 è solo una versione del possibile. Il 3 è un'ottima fotografia ma diversa dalle 2 precedenti nicolanigri.files.wordpress.com/2014/02/steve_mccurry.jpg?w=1038&h |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 17:21
Io invece mi ricordo una vecchia foto in B/N di Philippe Halsman,in cui compare Salvador Dalì che fa un salto mentre dipinge una tela e ci sono tre gatti che saltano da un quadro,di cui uno in una scia di acqua.Salta anche una sedia dietro il pittore.Avevo letto la storia di quella foto,costata un lungo lavoro di pazienza,coordinamento tra il salto di Dalì,l'entrata dei gatti e la scia d'acqua. [IMG][/IMG] i.postimg.cc/44tLwf0B/images.jpg |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 17:52
Dalí era un genio. Ricordo una foto con un teschio costruito con donne nude, bellissima. Esempi di fotografie estremamente belle ed estremamente costruite a tavolino |
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inviato il 31 Dicembre 2018 ore 19:03
Le due immagini son due approcci alla fotografia completamente diversi.Quelle di McCurry non penso siano costruite a tavolino ma sicuramente improvvisate coinvolgendo persone del posto. Quelle di Halsman sono pensate e studiate a tavolino con la complicità del suo amico il grande Dalì. In questo caso manomettere l'immagine rientra nel progetto e non si tratta di foto ingannevole a differenza della fotografia da reportage dove non c'è spazio per l'inganno (poi c'è da discutere di cosa s'intenda per inganno) |
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