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inviato il 05 Maggio 2017 ore 16:40
 Ho già letto tante esperienze simili, sapevo che prima o poi sarebbe toccato anche a me. Di solito, di Venerdì, invece del solito 'avanzo' del giorno prima in ufficio, pranzo al centro commerciale. Con l'occasione mi sono voluto concedere una breve 'shutter therapy' (chissà perché non ci avevo mai pensato prima?) e mi sono portato la mia piccola Oly. Dopo poco più di 10 minuti e 4 scatti 4 di numero (tutte varianti di questo) sono stato avvicinato da una non meglio precisata funzionaria del centro commerciale che, cortese ma visibilmente seccata, mi ha invitato a seguirla in ufficio, dove mi ha consegnato ad un addetto della sicurezza per farmi cancellare le foto. Appena soli l'addetto alla sicurezza ha fatto un'allusione poco lusinghiera della dignità femminile e mi ha lasciato andare senza farmi cancellare alcunchè. Ho colto l'occasione per documentarmi ma non ho trovato nulla di specifico (sia su Juza che nel web ho trovato solo discussioni e articoli che riguardano la fotografia delle persone , non dei luoghi in se). Mi sono andato a cercare allora la legge n. 633 del 22 aprile 1941 per vedere cosa dicesse in materia ma, per quando posso comprendere, non esiste qualcosa di così specifico, inoltre "[] ... la variabilità dell'interpretazione delle leggi legate al diritto d'autore, alla privacy, alla miriade di regolamenti regionali, provinciali e comunali rendono la liceità nella sua effettuazione sempre molto difficile da valutare...[] ". |
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inviato il 05 Maggio 2017 ore 17:16
Ho idea che un centro commerciale non sia un luogo pubblico ma un luogo privato aperto al pubblico, il che mi fa pensare che un divieto sia assolutamente legittimo |
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inviato il 05 Maggio 2017 ore 17:36
Come giustamente dice Gerontosauro: Luogo pubblico: luoghi di proprietà del demanio dello Stato e sono accessibili a chiunque senza limitazioni. Luogo aperto al pubblico: luoghi di proprietà privata, ai quali è consentito l'accesso secondo le condizioni fissate dal legittimo proprietario o gestore. Quindi, dipende dalla volontà del gestore o proprietario. |
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inviato il 05 Maggio 2017 ore 17:55
Per i centri commericali in particolare e luoghi simili è anche questione di spionaggio industriale. Certo però che chi vuole spiare i concorrenti non va con una fotocamera a fare foto, ci sono molti altri modi molto più discreti. |
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inviato il 05 Maggio 2017 ore 18:04
“ spionaggio industriale „ ?   Ma se i centri commerciali sono tutti uguali! |
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inviato il 05 Maggio 2017 ore 18:13
E' semplicemente una questione di sicurezza |
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inviato il 05 Maggio 2017 ore 20:23
Negli ingressi dovrebbero essere esposti gli specifici divieti e di solito c'è quello della macchina fotografica. Poi ovviamente c' è sempre chi lo fa col cell e nessuno dice niente |
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inviato il 06 Maggio 2017 ore 13:16
“ Piuttosto vorrei un mio supermercato dove possono entrare solo fotografi con mirrrorless e modelle alte almeno 174cm „ Sono già tuo cliente. Alla fine però sono rimasto colpito dalla prontezza dell'intervento della funzionaria (e dalla superficialità della guardia). |
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inviato il 08 Maggio 2017 ore 9:14
Il Centro può ben vietare le fotografie ai suoi avventori, anche senza motivo. Tutt'altra cosa però è condurre in uffici e chiedere di cancellare foto, o anche solo di poterle guardare sul display della fotocamera. Sono condotte gravissime, che potrebbero essere ritenute penalmente rilevanti e perseguibili. Avresti tutte le ragioni di presentare una denuncia querela alle autorità, che però potrebbero procedere anche in assenza per la gravità del fatto. Non sono per creare disordini e casini, ma nemmeno per chi si crede lo sceriffo. Dovesse ricapitare potresti benissimo chiedere l'intervento della forza pubblica. |
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inviato il 08 Maggio 2017 ore 9:32
@UncleVee Esatto!! De iure, quelli del servizio di sicurezza di un centro commerciale non possono interferire con la tua libertà personale neppure se ti scoprono a rubare. Non sono pubblici ufficiali, non sono autorità giudiziaria, non possono fermarti e neppure identificarti, men che meno perquisirti. Mi pare che non ricorrano le condizioni che autorizzano l'arresto in flagranza da parte di privati cittadini. Possono chiedertelo, ma se tu ti rifiuti devono lasciarti andare. Al più, possono segnalarti all'autorità e seguirti per renderti reperibile, tutto qui. Se ti prendono con la forza e ti portano in un ufficio, tu sei perseguibile per furto e loro per sequestro di persona e violenza privata se usano mezzi coercitivi sulla tua persona. Il tuo è un reato contro il patrimonio, il loro contro la persona. Ci rimettono... @Cosmosub Se le cose sono andate come ironicamente descrivi, penso non si possa contestare nulla all'isterica madame. Se ti ha "invitato" a seguirla, magari perentoriamente ma senza costrizioni, e tu hai aderito, significa che ti sei prestato volontariamente al controllo/confronto. |
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inviato il 08 Maggio 2017 ore 9:36
“ Non sono per creare disordini e casini, ma nemmeno per chi si crede lo sceriffo „ Quoto al 100%. Al momento non ho reagito perché mi sentivo forte delle mie ragioni (sia perché avevo fatto veramente 4 foto di numero di cui mi importava poco, sia perchè non mi era mai capitato ed ero curioso di vedere dove volevano arrivare). Per il futuro mi guarderò bene dal continuare a scattare in luoghi privati con accesso al pubblico ma mi rattrista un po' il pensiero che in qualunque momento chiunque munito di un tesserino possa sentirsi in diritto di chiedermi di giustificare (o addirittura impedire) le fotografie che faccio (a prescindere che il soggetto siano o meno persone). |
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inviato il 08 Maggio 2017 ore 9:51
“ mi rattrista un po' il pensiero che in qualunque momento chiunque munito di un tesserino possa sentirsi in diritto di chiedermi di giustificare (o addirittura impedire) le fotografie che faccio (a prescindere che il soggetto siano o meno persone) „ Sei in luogo privato, la gestione dello stesso è, nei limiti ammessi dalla legge, a discrezione del gestore. E' diatriba che coinvolge anche le strutture museali e i beni culturali e artistici: l'ultima legge (mi pare che la paternità sia di Bondi) sancisce il diritto di fotografare a titolo amatoriale, nel rispetto dei vincoli di sicurezza, occupazione del luogo pubblico (no treppiede), salvaguardia del patrimonio (no flash o altre fonti luminose) e rispetto della proprietà intellettuale (no sfruttamento commerciale). Vale però per i musei pubblici, in quelli privati il titolare dispone come meglio crede. E' una cosa che si chiama libertà... |
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inviato il 08 Maggio 2017 ore 10:05
Esatto! Quindi... nei luoghi palesemente privati (ovviamente) non si può fotografare, nei luoghi privati (ma con accesso al pubblico) non si può fotografare, nei luoghi pubblici si può fotografare ma non le persone (e/o le proprietà private)... QUESTA foto (e tutto il resto della galleria), ad esempio, non sarebbe possibile (salvo che il soggetto sia contemporaneamente l'autore e il proprietario dello stabile)... raga, torno a fotografare albe e tramonti. |
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inviato il 08 Maggio 2017 ore 13:57
Non è proprio come la dipingi.... Nei luoghi privati si può fotografare se il gestore non ha nulla da opporre. Anche in luoghi privati che siano liberamente e facilmente accessibili da luogo pubblico e senza azioni che configurino violazone della riservatezza del domicilio. p.es. se ti affacci al balcone e ti ritraggo dalla strada, nulla da eccepire; se sei nel tuo soggiorno e io mi arrampico su un albero per vedere in casa tua e superare l'ostacolo di un muro di cinta, non si può. Due esempi pratici: 1) anni fa, Gigi D'Alessio fu ritratto sul balcone di casa insieme ad Anna Tatangelo, all'inizio della loro relazione e prima di risolvere legalmente il suo matrimonio preesistente. Intentò causa e perse, perchè venne ritratto da un paparazzo che si trovava tranquillamente e legittimamente sul marciapiede della strada sottostante. In sostanza, l'acquisizione non configurava violazione di domicilio e la diffusioone era legittimata dalla fama dei soggetti. 2) anni fa, Lilli Gruber venne fotografata nuda nella piscina della sua villa. Intentò causa e ottenne un risarcimento di 250.000 euro, perchè il fotografo si era appostato su un'altura vicina con un potente teleobiettivo, senza entrare nella proprietà ma manifestando chiaramente la volontà dolosa di invadere gli spazi privati altrui. La diffusione era legittima per la fama del soggetto, ma ciò era ininfluente. La questione non toccava la privacy e quindi la diffusione dell'immagine, ma le modalità di acquisizione ceh avevano violato la riservatezza del domicilio. Nei luoghi pubblici in linea generale si può fotografare tutto e chiunque. Ci sono riserve legate a questioni di sicurezza (siti sensibili, di interesse particolare per l'ordine pubblico) o di tutela dei minori. Le restrizioni derivanti dalla legge sulla privacy riguardano la pubblicazione dell'immagine, non l'acquisizione. Tutelano la riservatezza dell'identità, violabile attraverso l'indebita diffusione dell'immagine del volto. Infatti ci sono un sacco di eccezioni, di situazioni in cui un'immagine può essere diffusa. In sostanza, si può SEMPRE fotografare in luogo pubblico o in luogo privato dove il gestore lo ammetta, si può diffondere un'immagine: - quando il volto è - o è reso - irriconoscibile (mi sembra, tra l'altro, il caso della foto che citi ad esempio) - quando la persona è già nota o famosa, per cui la sua identità è già conosciuta a prescindere dalla pubblicazione dell'immagine - quando la divulgazione risponde a esigenze legate al diritto di cronaca - quando la persona è presente in un'immagine rilevata in luogo pubblico, durante un pubblico evento, e non costituisce parte essenziale dell'inquadratura (cioè se si tratta di presenza accidentale e non di ritratto. L'elemento dirimente è la risposta a una semplice domanda: "la foto sarebbe la stessa se il soggetto non comparisse?"). - quando l'esposizione dell'immagine avviene in un contesto non pubblico, selezionato e ristretto, con accesso limitato e controllabile (es. nel soggiorno di casa mia espongo quello che voglio, anche un ritratto di persona non consenziente). Come vedi, messa così è un filino differente da come la vedi, e anche un po' più accettabile... |
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