user78182
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inviato il 15 Febbraio 2017 ore 12:32
In merito alla parte che l'Argentina ebbe nell'occultazione di criminali nazisti e non, ho letto su Internet quanto di seguito citato: "La regione ove è ubicata San Carlos De Bariloche fu scelta da molti ex-nazisti in fuga in quanto morfologicamente simile alla Foresta Nera od all'Austria. Il loro arrivo ed insediamento nella maggior parte dei casi avvenne senza eccessivi problemi, grazie ai buoni uffici offerti dal governo di Juan Domingo Perón, il beneplacito dei servizi segreti statunitensi (in previsione di un loro utilizzo durante la futura "Guerra Fredda" con la Russia) ed ai canali preferenziali del Vaticano che aiutò gran parte di quei criminali prima a nascondersi in chiese e conventi e poi ad ottenere i documenti (falsi, generalmente rilasciati dalla Croce Rossa) necessari ad emigrare. E' questa una storia estremamente interessante, di cui in Italia si è sempre parlato pochissimo, forse proprio a causa dell'accennato coinvolgimento. Il caso più famoso è quello di Erik Priebke (il boia delle Fosse Ardeatine), che si imbarcò da Genova e entrò in Argentina il 14 novembre 1948. Si trasferì poi a San Carlos De Bariloche dove visse tranquillamente con il suo vero nome. Molti abitanti del luogo lo ricordano ancora come Don Érico, una brava persona, direttore dell'Istituto - tedesco - Primo Capraro e poi pensionato. Questa una delle sue ultime residenze, dove possedeva anche un negozio di alimentari. Nel 1994 un'incauta intervista televisiva alla ABC attirò l'attenzione su di lui, facendo sì che la giustizia italiana si mettesse in moto, riuscendo, non senza difficoltà, ad ottenerne l'estradizione per poter effettuare il processo in Italia. Dopo diverse vicissitudini, nel 1998 venne condannato all'ergastolo, ma vista l'avanzata età gli furono concessi gli arresti domiciliari a Roma. Furono molti i casi di criminali nazisti e fascisti che per arrivare in Argentina usarono la stessa strada, il cosiddetto “Cammino dei topi”. Tra questi anche importanti gerarchi del Terzo Reich, da Josef Mengele (che visse poi in Paraguay - retto per 28 anni dal generale Alfredo Stroessner figlio di bavaresi -, Uruguay e Brasile dove morì nel 1979) ad Adolf Eichmann, che con il nome di Ricardo Klement soggiornò tra Buenos Aires e Tucumán finché nel 1960 gli agenti del MOSSAD (i servizi segreti israeliani), attraverso il loro braccio esecutivo SHIN-BET, lo prelevarono all'uscita dal lavoro alla periferia della capitale. Eichmann venne poi processato e giustiziato in Israele. Dopo la guerra arrivarono anche fascisti italiani e non ultimi i principali gerarchi ustascia, i famigerati nazisti croati protagonisti di efferatezze e massacri paragonabili a quelli attuati dai nazisti, con epicentro nel campo di sterminio di Jasenovac, in Slavonia. In questo caso l'intervento del Vaticano fu ancor più decisivo per la fuga del "poglavnik" (cioé Duce, Führer) Pavelic che approdò a Buenos Aires nel 1947 a bordo dell'“Andrea C”. Nella capitale argentina, costui ed i suoi più stretti collaboratori cooperarono con gruppi legati a Perón. Ma quando nel 1955 il Generale subì un golpe militare e dovette esiliarsi, le alte protezioni vennero meno. Successivamente, subito un attentato, Pavelic fuggì nella Spagna franchista, dove morì nel 1959. È importante notare che fin dalla seconda metà del XIX secolo l'Argentina ha anche accolto un numero altissimo di ebrei in fuga da varie persecuzioni, non ultima quella nazista, e i cui discendenti rappresentano ora una parte importante della società locale." |
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