user39791 | inviato il 24 Novembre 2016 ore 18:51
Antoine D'Agata è una figura controversa nel mondo dell'arte e della fotografia. Nato a Marsiglia nel 1961, D'Agata ha lasciato la Francia nei primi anni '80, per studiare all'International Center of Photography di New York insieme a Nan Goldin e Larry Clark. La fotografia di Antoine D'Agata è sincera e cruda. Il fotografo francese si immerge nei suoi soggetti marginali, senza assumere una postura morale e senza esprimere alcun giudizio. D'Agata prende le distanze rispetto ad un certo tipo di fotografia documentaristica che si avvale di simboli di facile lettura, per presentare una realtà complessa, in un equilibrio che viene continuamente rimesso in discussione tra la fotografia, come strumento di documento, e un'altra fotografia, interamente soggettiva. Una ricerca artistica, quella del fotografo francese, che non pretende di capire ciò che fotografa, ma che si impone di viverlo sulla propria pelle al fine di mostrare una personale visione sensoriale. Una vita da nomade, tra sesso e droga. Un percorso apocalittico, simile a quello di altri artisti eretici della cultura contemporanea come Kerouac, Artaud, Bacon e Pasolini. Immagini frutto di peregrinazioni notturne, amplificate da una percezione alterata dall'uso di sostanze psicotrope, che risultano spesso fuori fuoco, fugaci, mosse e costantemente avvolte da un profondo lirismo drammatico. Scatti che nascono dalla casualità degli incontri, dalle situazioni e dalle scelte dettate dall'inconscio, caratterizzati da una brutalità della forma. Contrapposizioni tra sogno e realtà, incubo visionario e percezione, sessualità e poesia del corpo. Un flusso di immagini che dipinge il delirio incontrollato della solitudine della mente senza lasciare indifferenti, incantando o disgustando, ma provocando, in ogni caso, un sentimento forte e netto. Una fotografia violenta, disordinata e complessa, che non accetta compromessi e rivela la sofferenza individuale dello stesso artista, raccontandoci l'interezza delle sue esperienze, senza conoscere un limite privato. Un lavoro che dimostra la necessità di gridare le minacce e i vuoti dell'esistenza. www.fotomuseumdenhaag.nl/files/media/fotomuseum_den_haag/archief_fotom mediastore2.magnumphotos.com/CoreXDoc/MAG/Media/Home2/6/f/c/e/PAR28092 www.noorderlicht.com/assets/image-818-614/wxaga1.jpg quinlan.it/upload/images/2013/11/atlas-02.jpg www.vincentborrelli.com/pictures/110184_5.jpg?v=1416504036 en.museeniepce.com/var/ezflow_site/storage/images/exposition/expositio www.valeriobellone.com/uploadimages/2015/01/Antoine-dAgata_02.jpg goart.it/wp-content/uploads/2014/11/Antoine-Dagata-senza-titolo.jpg www.iso400.it/wp-content/uploads/2013/07/Marco-Moscato-self-e138740539 www.americansuburbx.com/wp-content/uploads/2012/04/tumblr_mkk1iyNrZT1r unfototipo.files.wordpress.com/2014/10/zk_pictures_232_4380_fb7d1ae81. www.azphotography.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/Antoine-dAga www.vincentborrelli.com/pictures/110184_6.jpg?v=1416504038 www.vincentborrelli.com/pictures/110184_7.jpg?v=1416504039 www.le-bal.fr/sites/default/files/styles/diaporama_full/public/thumbna |
| inviato il 24 Novembre 2016 ore 19:10
Sembra che prima di ogni suo lavoro usasse oppiacei per entrare, in una specie di trance . che gli permetterebbe di isolarsi dal mondo esterno . Le sue Muse preferite sono le prostitute di bassifondi Un Artista molto particolare grazie Filiberto x la condivisione |
user39791 | inviato il 24 Novembre 2016 ore 20:40
Grazie a te per il tuo commento. |
| inviato il 24 Novembre 2016 ore 21:56
Gran bella fotografia quella di Antoine D'Agata... Una ricerca personale della vita attraverso la fotografia. Quasi cieco nell'occhio destro, mi pare, non ha usato solo oppiacei ma è addirittura stato lui stesso dipendente tanto da doversi disintossicare. Ha fatto periodi d'uso alternati alla disintossicazione e ogni volta era spinto dal bisogno di "entrare" in quel mondo di immagini che "solo" lui vedeva. Un grande. Credo che sarà rivalutato nel tempo.. Un Artista..nel vero senso della parola. Grazie per averlo ricordato. |
user39791 | inviato il 24 Novembre 2016 ore 22:38
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| inviato il 24 Novembre 2016 ore 23:29
a me piace tantissimo perchè appartiene a quella categoria di fotografi "eretici" ormai in via di estinzione. consiglio la visione di "The cambodian room" ... |
user39791 | inviato il 25 Novembre 2016 ore 11:36
Grazie per il consiglio! |
| inviato il 25 Novembre 2016 ore 17:21
Belle tutte Filiberto, in particolare strepitosa questa "http://www.noorderlicht.com/assets/image-818-614/wxaga1.jpg" Grazie per la segnalazione, sono pienamente d'accordo con RobBot, si vedono sempre meno sperimentazioni di questo tipo. Consiglio a tal proposito Darcy Padilla (Family Love), scoperto quest'estate al Cortone On The Move. Ciao Max |
| inviato il 25 Novembre 2016 ore 17:40
Fotografo che è sempre stato molto discusso, ho visto una mostra a milano 2 o 3 anni fa. Certe mi hanno colpito molto, estremamente d'impatto, visivamente potenti e rendevano molto bene, altre le ho trovate più deboli.Nel complesso credo abbia fatto cose molto buone ma a tratti ripetitive, il mosso ci sta, è un suo stile, ma dopo un po' potrebbe anche fare qualcosa che si discosta almeno un poco da questo modo di scattare inserendo qualcosa in più |
user39791 | inviato il 25 Novembre 2016 ore 18:37
Grazie a tutti per i commenti. |
| inviato il 25 Novembre 2016 ore 20:56
Un mio carissimo amico ha seguito un suo work shop, non ha saputo descrivermi nulla, ha detto si possono solo frequentare e non raccontare |
| inviato il 25 Novembre 2016 ore 21:04
“ La fotografia di Antoine D'Agata è sincera e cruda. „ ma non volgare. Secondo me è difficilissimo fare questo tipo di foto senza la facile volgarità che può caderci dentro. |
user39791 | inviato il 26 Novembre 2016 ore 17:52
Concordo. |
| inviato il 15 Novembre 2017 ore 19:54
Amo il suo stile, la sua percezione ed il distacco netto dalla realtà |
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