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inviato il 19 Novembre 2016 ore 23:12
Avete presente quando vedete una foto più bella di un altra, ma non riuscite a spiegare cos'ha in più? L'ho provato oggi vedendo delle stampe, in fiera a pordenone nel padiglione fotografia. Alcuni fotografi avevano esposto delle loro foto, c'era una serie di foto in bianco e nero, scattate in digitale (non c'era scritto ma si vedeva), tutte molto nitide e ben esposte. Poi c'era un altra serie di foto, a colori, scattate su pellicola. Si vedeva infatti la grana, erano meno nitide (ma ben a fuoco) rispetto alle altre (classico da pellicola insomma), ed erano bellissime! Sarebbero state belle anche scattate in digitale, avevano belle inquadrature, soggetti... ma, non so perché, avevano qualcosa in più delle altre! Erano molto più belle da vedere! È quel "non so che" che ha in più la pellicola. Ma cos'è che ha in più? Perché sono più belle da vedere, nonostante abbiano più grana e siano meno nitide? O sono proprio questi difetti a renderle più belle? Forse è la resa del colore? |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 3:51
Mah, io credo che una buona pellicola, scansionata bene, come gamma dinamica, ricchezza di sfumature, profondità colore, possa ancora dire la sua. |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 5:51
La stessa differenza che c'è tra ascoltare un LP o un CD. Oppure la stessa differenza che c'è tra ascoltare un violino classico e un violino digitale. Oppure guardare una bella ragazza con gli occhi o tramite un visore virtuale.... |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 9:04
“ sono proprio questi difetti a renderle più belle? „ La seconda che hai detto: sono proprio questi difetti. O anche: quando tutto è perfetto, è l'imperfezione a diventare interessante. IMHO |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 17:50
Secondo me la grana potrebbe avere la sua importanza nel restituire tridimensionalità ma anche nel differenziare una foto dall'altra, avendo un comportamento tutto suo. Poi forse c'è da considerare l'elaborazione digitale, la postproduzione, che con la pellicola è più limitata e questo impedisce di snaturare l'immagine con regolazioni soggettive sbagliate, pur prestandosi bene alle regolazioni di contrasto e saturazione. Magari il fatto stesso che non si possano aprire le ombre indirizza sulla buona strada. Non era possibile cambiare il carattere di una pellicola in postproduzione. Col digitale invece sì, ma fino a che punto è poi qual'è il vero carattere del digitale? Voglio dire: con una velvia sapevi che andava bene per il paesaggio, con altre pellicole i ritratti, oppure il bianco e nero. Invece in digitale siamo sicuri che si possa fare tutto? Ovviamente si fa, eppure anche per me c'è sempre qualcosa che non entusiasma troppo. |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 17:55
Il fascino di una stampa in carta baritata ottenuta da negativo è impagabile per chi la effettua, e forse affascina anche altri per il fatto che una stampa "analogica", con i suoi pregi e i suoi difetti, ci rimanda a svariati anni fa quando, ci siamo appassionati alla fotografia. Ma ci sono anche persone che non hanno mai scattato con la pellicola e non se lo augurano nemmeno... che non saprebbero carpire la differenza... |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 18:05
Quello a cui mi riferisco io non è questione di carte. Si vede benissimo in file e stampe ottenuti da scansione e successiva postproduzione al pc. Tra l'altro a me le stampe, perlomeno a colori, direttamente da pellicola non sono mai piaciute granché e le lascio volentieri al medioevo fotografico. Anche se hanno ancora estimatori. |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 18:07
Non mi sembra azzeccato il paragone cd lp.... Il discorso è ben più complesso mi sento di dire... |
user71191
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 18:24
Non è che per caso il fotografo delle stampe analogiche fosse semplicemente più bravo? :) |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 18:43
“ Non è che per caso il fotografo delle stampe analogiche fosse semplicemente più bravo? :) „ Bella domanda In realtà, però, le stampe fatte in digitale erano pressoché perfette tecnicamente. Solo, avevano un aspetto "plastico", che le rendeva meno belle. |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 18:44
Qui però si entra nella sfera del gusto personale... |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 19:57
Si hai ragione! |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 20:36
L'effetto plastica deriva a mio avviso dalla PP. Molte foto qui su Juza mi fanno questo effetto. Ciao, Roberto |
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 20:39
L'imperfezione rende una foto più reale, mentre che la troppa perfezione la rende inverosimile, quindi non la facciamo nostra. |
user71191
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inviato il 20 Novembre 2016 ore 20:40
Io fino al 2009 stampavo in b/n in cantina. Qualche stampa ce l'ho ancora in giro ed effettivamente, quando mi ricapitano tra le mani, ne tollero maggiormente i difetti, rispetto a quelle fatte in seguito con il digitale. Forse sta in questo il segreto. I difetti della stampa da digitale mi sembrano più "pacchiani", posterizzazione in primis, mentre quelli in analogico, sebbene a volte ancora più evidenti, mi rendono più tollerante. Penso a certe mascherature e bruciature per cui ho fatto una fatica indemoniata, ma anche a certi tiraggi eccessivi che mi sono venuti con una grana mostruosa. Più che farmi storcere il naso mi fanno sorridere. Quasi inteneriscono. |
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