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inviato il 15 Novembre 2016 ore 16:22
Negli animali, i duelli tra i maschi in amore sono sempre spettacolari. In autunno risuonano alti nella foresta i bramiti dei cervi nobili (Cervus elaphus), che richiamano a gran voce le femmine. Nell'eccitazione dei sensi, dimenticano l'innata prudenza della specie e si spingono anche nelle radure aperte. Non appena compaiono all'orizzonte le femmine, si scatenano i combattimenti tra i rivali. I due si affrontano a testa bassa, facendo cozzare con gran fragore le grandi impalcature ossee. Ma le superbe corna ramificate, che pesano dai quaranta ai sessanta chili, sono armi più da torneo cavalleresco che da duello cruento. I contendenti sollevano più volte la testa e più volte l'abbassano, spingendosi l'un l'altro con l'intrico delle corna, sino a che uno di loro, quello che si sente inferiore di forze, riconosce tacitamente la superiorità dell'avversario e di conseguenza cessa di combattere. In molte specie animali, il confronto tra i maschi, più che un duello all'ultimo sangue, è una prova di forza, una sorta di gara sportiva. Non appena, si saggiano le proprie forze e quelle dell'avversario, uno dei due si accorge che non potrebbe uscire vincitore, ritiene inutile continuare una lotta così costosa in termini di tempo e di energie e getta la spugna. Non solo, ma durante il combattimento, i contendenti evitano accuratamente di farsi del male, come se seguissero le regole di un codice cavalleresco. Se due antilopi nilgau maschi (Boselaphus tragocamelus) combattono, si affrontano frontalmente, in modo da contrapporre corna a corna. Non c'è pericolo che una di loro colpisca a tradimento il rivale sul fianco, zona più vulnerabile dove la cornata potrebbe provocare una ferita mortale. I tacchini (Meleagris gallopavo) si scagliano contro i rivali schiamazzando rumorosamente. Se questi non si allontanano, saltano loro addosso e incominciano a colpirli a zampate, afferrandoli per la pelle rossa del collo e della testa. Cercano in tutti i modi di piegarli a terra o di spingerli via. Non desistono dall'attacco fino a che l'avversario non ceda e, vista la malaparata, non si ritiri. I maschi delle lucertole del genere Tropidurus si frustano l'un l'altro con la coda. Se le frustate non sortiscono l'effetto desiderato, passano a lotte più accanite, prendendosi a morsi. Il pesce Apistogramma wickleri colpisce il rivale con lo stesso sistema, cioè usando la coda. Dopo un nutrito scambio di colpi, i due si sospingono a vicenda, tenendosi bocca a bocca, fino a che quello che si vede ridotto più a mal partito non rinuncia alla lotta e mogio mogio si allontana. |
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