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Ancora la luna


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inviato il 10 Novembre 2016 ore 19:43    

L'ostrica è ermafrodita. Ma, come avviene nella maggior parte dei casi, non è in grado di autofecondarsi. La fecondazione deve essere incrociata. I suoi organi genitali producono alternativamente spermatozoi e uova. In altre parole, l'ostrica cambia sesso a ogni ciclo riproduttivo. Una volte è “padre” di una generazione di larve, la volta successiva è “madre” della generazione seguente. E così continua fino alla fine dei suoi giorni. Ci sono ostriche ovipare, come la portoghese Crassostrea angulata e la Crassostrea virginica d'oltre Atlantico, in cui femmine e maschi “temporanei” si limitano a versare simultaneamente i loro prodotti sessuali nel mare. Come al solito, le uova se ne vanno in balia del moto ondoso e delle correnti, gli spermatozoi le inseguono e non appena le raggiungono, le fecondano. La fecondazione è esterna.
L'ostrica edule (Ostrea edulis), invece, trattiene le uova nella cavità del mantello fino a che non ne schiudono le larve. Si rende quindi necessaria una fecondazione interna. Cioè gli spermatozoi debbono penetrare nel corpo femminile. Di primo acchito la cosa nono sembra difficile. Il flusso stesso dell'acqua che porta all'ostrica ossigeno e particelle alimentari, può benissimo trasportare gli spermatozoi che altri individui della stessa specie, temporaneamente maschi, hanno liberato in mare. La faccenda, però, è più complicata. Perché la fecondazione possa compiersi, occorre che la maturazione delle uova e il rilascio degli spermatozoi avvengano simultaneamente. Questa sincronizzazione si verifica per influenza della luna. Si è notato infatti che la sciamatura delle larve avviene sempre durante l'alta marea, che segue immediatamente il plenilunio o il novilunio, soltanto nei mesi estivi, con una punta massima dalla fine di giugno al principio di luglio.
Anche i coralli costruttori, le madrepore, appartenenti a varie specie, fanno l'amore a ritmo di luna. Lo si può vedere persino da un aereo, che sorvoli ad alta quota la grande barriera corallina australiana. Nelle acque del Nord Queensland, la quarta e la quinta notte dopo il plenilunio di novembre e dicembre, a primavera australe inoltrata, nuvole di uova rossicce e torrenti di sperma lattiginoso si riversano in mare.
Si stanno scoprendo man mano altre specie animali che si riproducono in sintonia con le fasi lunari. Una di queste è il riccio di mare, Centrochinus setons, che vive nel Mediterraneo. Le sue nozze avvengono nelle notti d'estate, quando in cielo brilla la luna piena. Il plenilunio è il segnale che fa scattare il rilascio simultaneo di uova e spermatozoi da parte di migliaia d'individui e nell'acqua i gameti dei due sessi s'incontrano e si fondono.
Si danno invece appuntamento alla luna piena di fine dicembre le cernie della specie Epinelephus striatus: queste si radunano in masse che contano dieci-ventimila individui lungo le formazioni coralline, nell'America centrale. Per la maggior parte dell'anno, queste cernie vivono isolate. Ma, nel tardi novembre, d'improvviso cambiano abitudini. Incominciano a radunarsi in piccoli gruppi che s'ingrossano man mano, finché nella notte di dicembre, quando in cielo brilla la luna piena, migliaia di pesci con l'addome gonfio di uova e di spermi si ammassano fitti lungo le scoscese pareti della scogliera corallina, uniti in strane aggregazioni a forma di cono che si estendono fra i quindici e i trenta metri sotto la superficie. Incomincia allora la deposizione, che continua nei giorni successivi. Gli studiosi hanno notato che quando sono intente a deporre gli elementi sessuali, le cernie sono assolutamente insensibili alla minaccia di eventuali nemici. Prese come sono dal “torpore della deposizione”, non si curano di quanto avviene intorno a loro. Tutto ha termine quando incomincia il novilunio. Allora le cernie si disperdono e ciascuna riprende la sua esistenza solitaria.

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